Il “bello” nel vortice dell’oblio tra alcol e droghe nei giovani di Afragola.

Il “bello” nel vortice dell’oblio tra alcol e droghe nei giovani di Afragola.

Se volessimo fare un’analisi del consumo di alcol tra i giovani di Afragola, e la loro apatia verso il bello, richiederebbe una riflessione profonda sul contesto sociale in cui questi fenomeni si manifestano. Émile Durkheim avrebbe potuto interpretare questo comportamento come un esempio di anomia, condizione che si verifica quando le norme sociali si indeboliscono o scompaiono, portando a comportamenti devianti come l’abuso di sostanze. Questa condizione sembra essere particolarmente evidente durante la quel fenomeno che altri definiscono “la movida afragolese”, ma noi sottolineiamo come “quegli improbabili luoghi di ritrovo” dove i giovani spesso si incontrano a consumare alcol e spesso ahimè droghe come mezzo di evasione da una realtà percepita come dolorosa, cercando un temporaneo sollievo dai disagi interiori di cui abbiamo già parlato. Il distacco dall’estetica, osservato in questi contesti, può essere interpretato alla luce delle teorie di Pierre Bourdieu sul gusto e la distinzione sociale, come un sintomo di un più ampio distacco emotivo, spesso associato all’uso di sostanze alteranti. Bourdieu avrebbe potuto suggerire che la capacità di apprezzare il bello è influenzata dal contesto sociale ed educativo, e che l’abuso di sostanze, spesso osservato nella movida e nei suoi improbabili luoghi di ritrovo, potrebbe alterare la capacità di percepire e apprezzare le sfumature e i dettagli che rendono affascinante il mondo circostante. Un mondo che è soprattutto al di fuori e lontano dal luogo dove vivono e dove si ritrovano. Comprendere le motivazioni profonde di tali comportamenti è fondamentale, come suggerito anche da Erving Goffman e la sua teoria sulla costruzione dell’identità sociale. Creare ambienti sicuri in cui i giovani possano esprimere liberamente emozioni, paure e desideri, e fornire opportunità per l’auto-esplorazione e l’educazione emotiva, può aiutare a comprendere le motivazioni che portano all’abuso di alcol e droghe durante la movida, e a rivalutare il ruolo dell’estetica nella vita quotidiana. Un approccio olistico, che promuova l’empowerment emotivo e la consapevolezza dell’impatto dell’uso di sostanze sulla percezione e sulle esperienze quotidiane, è fondamentale per affrontare sia il consumo di alcol che l’indifferenza verso il bello, fenomeni spesso osservati nella movida afragolese. Integrando la terapia individuale con attività creative e artistiche, si può favorire un percorso di guarigione che ristabilisca il legame tra emozioni, bellezza e benessere psicologico, un concetto sottolineato anche da sociologi come C. Wright Mills nella sua opera “The Sociological Imagination”. In questo modo, si può contribuire a costruire una società più consapevole e resiliente, in grado di affrontare e superare le sfide legate all’abuso di sostanze e all’alienazione emotiva, fenomeni che, come già osservato, caratterizzano spesso la movida afragolese e i suoi improbabili luoghi di ritrovo.

Che la politica indichi un bello morale, antitesi di un brutto esistenziale.

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