Mosca replica agli “avventurieri” della comunicazione e avverte: «Sulle allusioni potrei valutare la QUARTA querela»

AFRAGOLA – «Palazzo di vetro o castello di carte? Forse basterebbe prima leggere le carte».

Raffaele Mosca, consigliere comunale di Più Europa, replica agli “avventurieri della comunicazione” che lo descrivono come il “fantasma” della maggioranza e interpretano le sue recenti iniziative come l’inizio di un possibile “fuoco amico” contro l’Amministrazione comunale.

Una ricostruzione che Mosca respinge partendo da una distinzione tutt’altro che secondaria: gli atti presentati non sarebbero interrogazioni consiliari, ma richieste di chiarimenti, informazioni ed estrazione documentale formulate nell’esercizio delle prerogative riconosciute ai consiglieri comunali dall’articolo 43 del Testo unico degli enti locali.

«La differenza non è semantica. È giuridica», precisa Mosca.

L’interrogazione appartiene agli strumenti di sindacato ispettivo. L’accesso agli atti e la richiesta di informazioni servono, invece, ad acquisire gli elementi necessari per esercitare pienamente il mandato elettivo.

La traduzione politica fornita dal consigliere è ancora più diretta: «Chiedere di vedere gli atti non significa accusare qualcuno. Significa fare il consigliere comunale».

Mosca ricorda, inoltre, di essere stato proclamato consigliere il 13 luglio 2026 e sottolinea che le richieste riguardano procedure avviate prima dell’insediamento dell’attuale Amministrazione. Nessuna guerra interna, dunque. Nessuna “bomba a orologeria” e nessuna maggioranza destinata a tremare.

«Temo una cosa molto più semplice: sto facendo ciò per cui sono stato eletto».

È questo il passaggio politicamente più significativo della replica. Mosca rivendica il diritto, ma soprattutto il dovere, di controllare gli atti anche quando si appartiene alla maggioranza. Perché sostenere un’Amministrazione non dovrebbe significare rinunciare alla propria funzione, limitandosi ad alzare la mano e a evitare domande scomode.

«Essere leali a una maggioranza non significa essere ciechi davanti agli atti. Chiedere trasparenza agli uffici non significa sparare contro qualcuno. Se davvero vogliamo un Palazzo di vetro, qualcuno dovrà pur chiedere di vedere cosa c’è dietro i vetri».

La replica diventa ancora più dura quando Mosca affronta il riferimento all’assessore Franco Moxedano e a una presunta coincidenza territoriale con l’amministratrice di un operatore economico.

Secondo Mosca, la ricostruzione partirebbe da un presupposto inesatto: Moxedano non sarebbe residente a Mugnano di Napoli e non avrebbe mai svolto attività politica in quel Comune. Ma il problema, osserva il consigliere, andrebbe persino oltre l’errore geografico.

Il luogo di provenienza di una persona, infatti, non potrebbe diventare il punto di partenza per suggerire interferenze, collegamenti o interessenze nella scelta di un operatore economico.

Mosca ricorre all’ironia: «Altrimenti, da domani, prima di affidare un servizio, oltre al DURC, all’antimafia e ai requisiti di legge, dovremo probabilmente richiedere anche l’albero genealogico e il certificato storico di residenza».

Il confronto, a questo punto, si sposta sul terreno dell’informazione.

«Il giornalismo d’inchiesta, quello vero, parte dai fatti e arriva alle conclusioni. Quando, invece, si parte dalla conclusione e per sostenerla si utilizza perfino una coincidenza geografica, siamo in un territorio decisamente diverso».

Mosca riconosce nella libertà di stampa un presidio essenziale della democrazia, ma traccia un confine netto: «La libertà di stampa non trasforma un’allusione in un fatto».

Nessun problema, dunque, davanti alla critica politica, anche quando è dura. Ma se si evocano collegamenti, interessenze o presunti “contentini”, sostiene il consigliere, occorrono elementi seri e verificabili.

Poi arriva l’avvertimento, formulato senza troppi giri di parole e rivolto proprio agli “avventurieri della comunicazione”: «Esistono anche altri luoghi, meno divertenti di Facebook, nei quali si stabilisce il confine tra critica, cronaca e lesione della reputazione. Considerati alcuni precedenti, preferirei davvero non dover tornare a valutarne l’utilizzo per la quarta volta».

Una frase che lascia intravedere la possibilità di una nuova querela qualora le allusioni dovessero superare il limite della legittima critica politica e giornalistica.

La chiusura, però, torna sul terreno istituzionale.

Mosca assicura che continuerà a chiedere documenti, pretendere risposte e controllare le procedure. E continuerà, allo stesso tempo, a sostenere l’Amministrazione ogni volta che riterrà le sue scelte coerenti con gli interessi della città.

Per lui si chiama responsabilità istituzionale.

Per gli “avventurieri della comunicazione” sarebbe già “fuoco amico”.

«Pazienza. Io continuerò a leggere le carte. Agli altri lascio volentieri i castelli».

Afragola – La Masseria Ferrajoli torna ad essere un laboratorio d’arte.

Afragola – La Masseria Antonio Esposito Ferraioli torna ad aprirsi alla produzione artistica, alla sperimentazione e soprattutto all’incontro tra giovani, territorio e comunità.

Nel 2026 torna Masseria Creative Hub, il progetto nato dalla collaborazione tra la Cooperativa Sott’e’ncoppa e Blue Art APS, che quest’anno compie un passo in avanti aprendosi anche alla dimensione internazionale.

Alla Masseria arriveranno giovani artisti provenienti da Italia, Francia, Australia e Grecia, chiamati non semplicemente a presentare un lavoro già realizzato, ma a vivere il luogo, confrontarsi con il territorio e costruire insieme una nuova opera.

Cinque gli artisti coinvolti: Félicité Bucchianeri, Helena Grompone, Louis Hewison, Filippos Antonakos e Dougal Campion.

Cinema, performance, danza, teatro, sound art, arti visive, scultura e pratiche legate alla terra si incontreranno all’interno di un unico percorso creativo.

Da questa esperienza nascerà “Il corteo funebre”, una performance site-specific costruita direttamente durante i giorni di residenza.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante del progetto: l’opera non arriva già confezionata.

Prenderà forma nella Masseria.

Attraverso il rapporto con gli spazi, la ricerca storica, il suono, la coltivazione, la cucina e soprattutto il confronto con chi quel territorio lo vive ogni giorno.

Accanto agli artisti internazionali saranno infatti coinvolti anche dieci giovani del territorio, che parteciperanno direttamente alla costruzione della performance.

Un incontro tra esperienze lontane e immaginario locale che restituisce alla Masseria una funzione che va ben oltre quella di semplice contenitore di eventi.

La Masseria Antonio Esposito Ferraioli è infatti un bene confiscato alla criminalità organizzata, patrimonio della Città di Afragola e restituito alla collettività.

Uno spazio che negli anni sta provando a trasformare quello che rappresentava un simbolo del potere criminale in un luogo di attività sociali, culturali e produttive.

La gestione è affidata alla rete guidata dalla Cooperativa Sott’e’ncoppa, con Giovanni Russo alla direzione della Masseria.

«Con la seconda edizione di Masseria Creative Hub vogliamo dare continuità a un percorso che mette la produzione artistica in relazione diretta con il luogo e con la comunità che lo vive», spiega il direttore artistico Vincenzo Gallo.

La performance “Il corteo funebre” sarà aperta al pubblico in due appuntamenti:

Venerdì 4 settembre 2026 – ore 20:00

Domenica 6 settembre 2026 – ore 12:30

Un progetto interessante soprattutto per un motivo: perché prova a dimostrare che un bene confiscato può diventare qualcosa di più di uno spazio recuperato.

Può diventare un luogo nel quale si produce cultura.

E, soprattutto, nel quale una comunità torna a produrre futuro.

Afragola – Biagio Castaldo: “Dopo 90 giorni basta alibi, Afragola aspetta i fatti”

Afragola – L’ex presidente del Consiglio comunale, oggi consigliere di minoranza, replica alla difesa della maggioranza e traccia un bilancio fortemente critico dell’avvio dell’amministrazione Giustino: «DUP e bilancio sono adempimenti ordinari. La città vuole servizi, manutenzione e risultati concreti».

Novanta giorni sono sufficienti per cambiare una città? Probabilmente no. Ma, secondo Biagio Castaldo, ex presidente del Consiglio comunale e oggi consigliere di minoranza, sono abbastanza per iniziare almeno a mostrare una direzione, qualche risultato e soprattutto la capacità di affrontare i problemi più immediati del territorio.

È da questa premessa che parte il suo duro giudizio sui primi tre mesi dell’amministrazione guidata dal sindaco Gennaro Giustino e, in particolare, sulla difesa della maggioranza sostenuta dal consigliere Botta.

Castaldo contesta innanzitutto quella che considera una narrazione ancora troppo legata alle responsabilità del passato. Il dissesto finanziario e le precedenti amministrazioni di centrodestra, sostiene, non possono continuare a rappresentare la spiegazione di ogni difficoltà.

La campagna elettorale, osserva il consigliere, è ormai terminata e dopo tre mesi «scaricare le responsabilità sul passato non è più accettabile». Il punto politico posto da Castaldo è semplice: chi governa oggi deve cominciare a essere giudicato sulle proprie decisioni e sui risultati prodotti.

Particolarmente severa è la valutazione del mese di agosto, presentato dalla maggioranza come un periodo di intenso lavoro amministrativo.

Nella ricostruzione proposta dall’esponente di opposizione, l’immagine restituita dagli uffici comunali sarebbe stata ben diversa, con servizi ridotti e una macchina amministrativa percepita come poco presente rispetto alle esigenze quotidiane dei cittadini.

Castaldo richiama anche l’assenza, a suo giudizio, di iniziative culturali o ricreative rivolte agli afragolesi rimasti in città durante il periodo estivo. Un tema che utilizza per sostenere una critica più generale: anche in una condizione finanziaria complessa, secondo il consigliere, un’amministrazione dovrebbe dimostrare capacità organizzativa e iniziativa, cercando soluzioni compatibili con le risorse disponibili.

Altro bersaglio della sua critica è la rappresentazione politica dell’approvazione del DUP (Documento Unico di Programmazione) e dell’avvio della sessione di bilancio.

Per Castaldo si tratta di passaggi necessari nella vita amministrativa di un Comune e non di risultati che, da soli, possano essere presentati come una svolta.

«Trasformare la normale amministrazione in una presunta rivoluzione storica», sostiene in sostanza il consigliere, significherebbe confondere gli strumenti di programmazione con i risultati effettivamente percepibili dalla città.

Ed è proprio sulla distanza tra programmazione e realizzazione che si concentra il passaggio politicamente più incisivo dell’intervento.

Castaldo sottolinea come gran parte degli obiettivi annunciati dalla maggioranza siano ancora declinati al futuro: opere che “apriranno”, strumenti che “consentiranno”, risultati che “arriveranno”. Secondo il consigliere di minoranza, dopo novanta giorni sarebbe invece necessario iniziare a indicare interventi già avviati, servizi migliorati e risultati concretamente verificabili.

La critica investe anche la retorica politica utilizzata dalla nuova maggioranza intorno alla propria autonomia decisionale e all’assenza di condizionamenti esterni.

Per Castaldo sono argomenti che interessano poco ai cittadini se non vengono accompagnati da un miglioramento della qualità della vita urbana.

Il giudizio dell’ex presidente del Consiglio comunale diventa così una contestazione complessiva della cosiddetta “rivoluzione Giusta della normalità”: una formula che, nella sua lettura, rischierebbe di rimanere soltanto uno slogan finché non troverà una traduzione concreta nelle strade, nei servizi e nella manutenzione della città.

Ed è proprio dalla manutenzione ordinaria che arriva l’affondo finale.

Castaldo richiama gli allagamenti verificatisi in occasione delle prime piogge stagionali e invita l’amministrazione a concentrarsi su interventi immediati, dalla pulizia delle caditoie alla manutenzione della rete fognaria, prima dell’arrivo delle prossime precipitazioni.

Il messaggio rivolto alla maggioranza è quindi netto: meno attenzione alla rappresentazione politica dei primi novanta giorni e più attenzione alle emergenze quotidiane.

Perché il vero banco di prova della nuova amministrazione non sarà stabilire chi abbia governato peggio in passato né quante volte venga pronunciata la parola “cambiamento”. Sarà capire se, nei prossimi mesi, alle promesse seguiranno atti capaci di incidere concretamente sulla città.

Ed è su questo terreno che maggioranza e opposizione hanno appena iniziato a misurarsi.

Afragola – Botta: «Settembre banco di prova della maggioranza. Le decisioni tornano nelle istituzioni»

AFRAGOLA – Settembre sarà il primo vero esame politico per la nuova amministrazione. Non soltanto per gli atti da approvare, ma soprattutto per verificare compattezza, metodo e capacità della maggioranza di trasformare il programma elettorale in scelte concrete di governo.

È questo il senso dell’intervento di Lello Botta, consigliere comunale di “A Viso Aperto”, che guarda alla prossima sessione di bilancio come al primo passaggio realmente significativo per la coalizione che sostiene il sindaco Gennaro Giustino.

Il primo appuntamento sarà il DUP, il Documento unico di programmazione, che dovrà essere approvato dalla Giunta e rappresenterà la base sulla quale costruire il primo bilancio dell’amministrazione.

Botta non nasconde le difficoltà legate alla situazione finanziaria dell’Ente e richiama il dissesto come uno dei principali limiti entro i quali la nuova amministrazione dovrà muoversi.

Ma proprio per questo, sostiene il consigliere, sarà necessario dare fin da subito un segnale politico riconoscibile.

L’obiettivo indicato è quello di accelerare il percorso di uscita dal dissesto finanziario, riportando progressivamente il Comune verso una condizione di normalità amministrativa e recuperando una maggiore capacità di programmazione.

Ma è soprattutto sul terreno politico che Botta alza l’asticella.

Il bilancio, secondo il consigliere di A Viso Aperto, dovrà dimostrare se le diverse anime della maggioranza saranno realmente capaci di costruire una visione comune della città, confrontandosi sulle priorità e arrivando a un documento che rappresenti concretamente il programma di governo.

Ed è qui che arriva il passaggio probabilmente più politico del suo intervento:

«Una filiera certa, partecipata, dove ognuno fornisce il proprio contributo di idee all’interno di una sola visione di governo. Senza padrini, senza padroni».

Una frase che va evidentemente oltre la semplice discussione sui numeri del bilancio.

Botta rivendica infatti quella che considera una vera discontinuità rispetto al passato: Sindaco, Giunta e Consiglio comunale devono tornare a essere gli unici luoghi nei quali vengono assunte le decisioni sul governo della città.

Niente centri decisionali esterni. Niente scelte costruite altrove e successivamente ratificate dalle istituzioni.

Per il consigliere sarebbe questa la prima vera “rivoluzione di normalità” della nuova stagione politica afragolese: restituire centralità alle istituzioni locali e responsabilità piena a chi è stato eletto dai cittadini.

Una normalità che, nelle parole di Botta, assume quasi il valore di una conquista politica: riportare le decisioni dentro il Palazzo comunale e sottrarle a condizionamenti esterni rispetto agli organi democraticamente eletti.

Settembre, dunque, sarà molto più del mese del DUP e del bilancio.

Sarà il momento nel quale la maggioranza dovrà dimostrare, atti alla mano, se quella discontinuità rivendicata durante la campagna elettorale è già diventata un vero metodo di governo.

Afragola – Giustino anticipa le mosse di settembre: macrostruttura, strisce blu, cimitero e sottopasso TAV

AFRAGOLA – Settembre dovrebbe segnare l’avvio della fase operativa della nuova amministrazione guidata da Gennaro Giustino.

È lo stesso sindaco ad anticipare alcuni dei provvedimenti che intende portare nelle prime due riunioni di Giunta dopo la pausa estiva.

Sul tavolo ci sono macrostruttura comunale, strisce blu, Forum dei Giovani, revisione dei valori IMU delle aree private, impianto di sollevamento del sottopasso TAV e ampliamento del cimitero.

Una sorta di prima agenda politica dell’esecutivo.

Uno dei primi atti annunciati riguarda il ritorno della sosta a pagamento ad Afragola.

La Giunta dovrebbe approvare gli atti propedeutici alla gara per l’affidamento del servizio delle strisce blu, fermo ormai da anni.

Giustino richiama anche la vicenda contabile legata alla mancata istituzione del servizio negli anni precedenti, sostenendo che sulla questione sarebbe stato aperto un fascicolo della Corte dei Conti e sottolineando il mancato introito per le casse comunali in una fase particolarmente delicata per il bilancio dell’Ente.

L’obiettivo annunciato è arrivare finalmente alla gara e alla riattivazione del servizio.

Ma probabilmente il passaggio politicamente più significativo riguarda la riorganizzazione della macchina amministrativa.

Nella prima Giunta di settembre dovrebbe arrivare la nuova macrostruttura comunale.

Giustino parla apertamente della volontà di rendere più efficienti gli uffici e di modificare gli equilibri organizzativi consolidati negli ultimi anni.

Tra i punti annunciati c’è anche la rotazione alla guida dei settori, richiamando i principi previsti dalla normativa e dalle misure anticorruzione.

Ed è probabilmente proprio da qui che si capirà quanto profondo sarà realmente il cambio di impostazione della nuova amministrazione.

Perché cambiare la macrostruttura significa inevitabilmente ridisegnare competenze, responsabilità e pesi all’interno della struttura comunale.

Altro provvedimento annunciato è il regolamento per l’istituzione del Forum dei Giovani, che la Giunta dovrebbe proporre al Consiglio comunale.

L’obiettivo dichiarato è creare uno strumento stabile di partecipazione dei giovani alla vita pubblica cittadina.

L’amministrazione intende poi affidare ad un gruppo di professionisti uno studio sulla reale valutazione ai fini IMU dei terreni privati.

Secondo quanto sostenuto dal sindaco, alcuni elementi farebbero ipotizzare una sopravvalutazione delle aree determinata negli anni precedenti.

Se lo studio dovesse confermarlo, l’amministrazione punta ad una revisione che potrebbe comportare una riduzione dell’imposta per i proprietari.

Ma inevitabilmente ci sarebbe anche l’altra faccia della medaglia: minori entrate per il Comune e quindi la necessità di riequilibrare il bilancio.

Tra gli interventi infrastrutturali annunciati compare poi il sottopasso della stazione AV di Afragola.

La Giunta dovrebbe approvare il progetto preliminare per un nuovo impianto di sollevamento destinato a contrastare gli allagamenti che si verificano durante le precipitazioni più intense.

Il valore indicato dell’intervento è di circa 2 milioni e mezzo di euro.

Una questione che negli anni è diventata particolarmente evidente proprio in occasione delle cosiddette bombe d’acqua, quando il collegamento verso la stazione viene interessato da importanti accumuli d’acqua.

Infine il cimitero.

Giustino fa sapere di aver già dato indirizzo all’Ufficio Tecnico per predisporre il progetto di ampliamento del camposanto, con l’obiettivo di arrivare durante questa consiliatura alla realizzazione di nuovi locali e affrontare quella che da anni rappresenta una delle principali emergenze della struttura.

Settembre, dunque, sarà il primo vero banco di prova.

Gli annunci sono numerosi.

Adesso bisognerà vedere atti, delibere, progetti, tempi e coperture finanziarie.

Perché dopo la fase delle intenzioni comincia quella nella quale una nuova amministrazione viene inevitabilmente misurata: quella dei provvedimenti concreti.

Caivano – Esposito richiama la politica: «Serve un cambio di passo nel dibattito pubblico»

CAIVANO – Il presidente del Consiglio comunale interviene sul clima politico degli ultimi giorni e invita maggioranza e opposizione ad alzare il livello del confronto. Al centro, la credibilità delle istituzioni e il rapporto di fiducia con i cittadini.

Abbassare i toni, uscire dalla logica delle tifoserie e riportare il confronto politico su un terreno più propriamente istituzionale. È il senso dell’intervento di Luigi Esposito, presidente del Consiglio comunale di Caivano, che affida una riflessione personale al momento politico attraversato dalla città.

Esposito parte da una considerazione netta: Caivano starebbe vivendo un passaggio particolarmente delicato del proprio percorso politico e amministrativo. Un momento nel quale, sostiene, il valore dell’azione pubblica verrà misurato soprattutto attraverso la capacità delle istituzioni locali di recuperare e consolidare credibilità, autorevolezza e fiducia da parte dei cittadini.

Ed è proprio su questo terreno che il presidente del Consiglio comunale individua un rischio. «Perseverare nel clima degli ultimi giorni rende questo traguardo più lontano», scrive, senza entrare nel merito dei singoli episodi ma richiamando evidentemente il livello raggiunto dal confronto politico cittadino.

Il tema centrale diventa così il modo stesso in cui a Caivano si discute di politica.

Secondo Esposito, il dibattito pubblico non può continuare ad essere ridotto ad una contrapposizione permanente tra «bianco e nero», né ad uno scontro tra schieramenti che finiscono per comportarsi come «tifoserie contrapposte», pronte a difendere di volta in volta il proprio riferimento politico.

Una semplificazione che, nella sua lettura, impedisce di cogliere le diverse sfumature delle questioni amministrative e di restituirle ai cittadini con la necessaria chiarezza.

Da qui il richiamo ad un «netto cambio di passo».

Esposito ricorda di aver rivolto, fin dal proprio insediamento alla Presidenza del Consiglio comunale, diversi inviti tanto alla maggioranza quanto alla minoranza e più in generale ai protagonisti del dibattito pubblico locale, affinché venissero innalzati «la qualità e lo spessore» del confronto politico.

Un’esigenza che il presidente collega anche alla particolare fase attraversata da Caivano e al livello dell’interlocuzione istituzionale che oggi interessa la città.

Il messaggio, quindi, non sembra rivolto ad una sola parte politica. È piuttosto un richiamo complessivo al ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere dentro e fuori l’aula consiliare: maggioranza, opposizione e soggetti che partecipano alla discussione pubblica.

Esposito chiude rivendicando le potenzialità della comunità caivanese e assicurando di voler continuare a favorire «un confronto serio e di elevata caratura».

«Caivano possiede le intelligenze e le competenze necessarie per riuscirci. Non abbiamo nulla da invidiare a nessuno», afferma.

Il punto politico posto dal presidente del Consiglio comunale resta dunque chiaro: la credibilità di una classe dirigente non si misura soltanto nelle decisioni che assume, ma anche nella qualità del confronto che riesce a costruire intorno ad esse. Ed è proprio su questo terreno che, secondo Esposito, Caivano è chiamata adesso a cambiare passo.

L’invito è quindi quello di abbandonare la ricorsa al sensazionalismo che fa gioco solo a qualche personaggio in cerca di autore.

Un tempo la chiamavano lottizzazione. Ma è solo un sistema.

La lottizzazione era il sistema con cui incarichi e ruoli pubblici venivano distribuiti più sulla base delle appartenenze politiche che delle competenze. Succedeva a destra e a sinistra, nella Prima Repubblica come negli anni successivi. Ma almeno esisteva un certo pudore: le appartenenze si intuivano, raramente venivano esibite come un titolo di merito.

Oggi, invece, sembra essersi fatto un passo avanti.

Non solo certe nomine vengono ricondotte apertamente a gruppi, correnti e riferimenti politici, ma c’è persino chi pensa di celebrarle in questo modo, raccontando fedeltà, vicinanze e appartenenze come se fossero parte del curriculum.

Ed è qui che nasce il problema.

Perché un incarico pubblico non appartiene a un partito, a un consigliere regionale, a un parlamentare o a una corrente. Appartiene alla collettività. E chi lo ricopre dovrebbe essere scelto per capacità, esperienza e competenza, non perché considerato “uno dei nostri”.

Naturalmente una persona politicamente vicina a qualcuno può essere anche perfettamente qualificata. Ma se, per raccontarne la nomina, si parla soprattutto di chi l’ha sostenuta, a quale gruppo appartenga o quale riferimento politico debba ringraziare, allora si finisce per produrre l’effetto opposto a quello desiderato.

Non si valorizza il nominato.

Si alimenta il sospetto o si dà la certezza di aver partecipato ad una lottizzazione.

E così, nel tentativo di celebrare una vittoria politica, qualcuno finisce per consegnare agli avversari l’argomento migliore per attaccare. “Il trovato elettorale (così si chiamava quello che si candidava ovunque e non veniva mai eletto) prende il contentino nell’ente pubblico”.

A questo gruppo, allora, un consiglio andrebbe dato: liberatevi di qualche improvvisato della comunicazione che, pensando di rendervi più forti, di darvi visibilità rischia soltanto di procurarvi danni.

Perché prima vi trasforma in protagonisti di improbabili lezioni di politica, poi vi espone sui giornali come se foste i protagonisti di una nuova stagione di occupazione delle caselle pubbliche. Un regalo ai vostri avversari politici.

Ed infatti è per pietas umana che non infieriamo, sarebbe come sparare sulla croce rossa.

E il paradosso è proprio questo: non servono avversari particolarmente aggressivi quando c’è qualcuno, nel proprio campo, capace di fare gratuitamente il loro lavoro.

La pubblica amministrazione non è Risiko, (a quel gioco quelli bravi siamo noi).

Gli incarichi pubblici non sono bandierine da piantare sulla mappa.

E soprattutto, se per festeggiare una nomina bisogna spiegare quanto il nominato sia fedele a qualcuno, forse sarebbe meglio non festeggiarla affatto in quel modo.

Perché nella fretta di raccontare una vittoria, si rischia di raccontare qualcosa di molto diverso.

La conferma dell’esistenza di un sistema che distribuisce posti pubblici per fedeltà e non per merito.

Caivano – Angelino: «Chi di fango ferisce, di querela perisce»

CAIVANO – «Chi di fango ferisce, di querela perisce».

Antonio Angelino sceglie una formula netta per intervenire sulle polemiche che, nelle ultime settimane, hanno accompagnato la vicenda dell’appalto per l’igiene urbana a Caivano.

Il sindaco respinge con fermezza quella che definisce una vera e propria operazione di manipolazione strumentale delle notizie, costruita per delegittimare l’amministrazione, mettere in discussione il lavoro degli uffici e alimentare un clima di sospetto intorno alla gestione del servizio.

Secondo Angelino, dietro questa narrazione vi sarebbe una regia politica e mediatica ben precisa, alimentata da soggetti nei confronti dei quali, riferisce il primo cittadino, sarebbero già state presentate querele per diffamazione a mezzo stampa.

Il sindaco individua inoltre un collegamento tra questa campagna e alcune iniziative politiche e parlamentari degli ultimi mesi.

Il riferimento è soprattutto all’interrogazione n. 4-06575 presentata nel dicembre 2025 da un deputato del Movimento 5 Stelle, nella quale venivano richiamate presunte stabilizzazioni a tempo indeterminato, nel cantiere dell’igiene urbana, di soggetti indicati come vicini ad ambienti criminali.

Angelino contesta radicalmente quella ricostruzione.

Secondo quanto afferma il primo cittadino, quelle assunzioni non sarebbero mai avvenute nei termini descritti negli articoli e successivamente richiamati nell’interrogazione parlamentare.

Una vicenda che, nella ricostruzione del sindaco, si sarebbe quindi rivelata una vera e propria «bolla di sapone».

Angelino sottolinea inoltre un altro elemento.

I fatti oggetto delle contestazioni sarebbero stati antecedenti al suo insediamento, avvenuto il 2 dicembre 2025.

Nonostante questo, il 24 dicembre dello stesso anno sarebbe stato proprio il sindaco a trasmettere un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica e ai Carabinieri chiedendo di verificare ogni eventuale irregolarità.

Un passaggio che Angelino rivendica oggi come dimostrazione della volontà dell’amministrazione di non nascondere nulla e di affidare ogni verifica agli organi competenti.

Ma il punto sul quale il sindaco insiste maggiormente riguarda quella che definisce una contraddizione evidente.

Secondo Angelino, infatti, gli stessi soggetti che fino a pochi mesi fa denunciavano il rischio derivante da determinate assunzioni oggi accuserebbero l’amministrazione di non essersi attivata per favorire l’assunzione di alcuni lavoratori da parte della società affidataria.

Una posizione che il primo cittadino sintetizza in maniera molto semplice: se la ditta assume, si grida al condizionamento; se l’amministrazione non interviene sulle assunzioni, si parla di disinteresse nei confronti dei lavoratori.

Ed è proprio qui che Angelino traccia una linea netta.

La politica non raccomanda e non decide chi una società privata deve assumere.

Né il sindaco né gli altri componenti dell’amministrazione, sostiene Angelino, interverranno mai per indicare alla società affidataria chi assumere e chi no.

Le ingerenze, le raccomandazioni e le logiche clientelari, afferma, appartengono a un passato che Caivano deve lasciarsi definitivamente alle spalle.

Questo, però, non significa ignorare i diritti dei lavoratori.

Angelino richiama infatti quanto rappresentato dal Direttore dell’esecuzione del contratto e dal responsabile del settore Ambiente, sostenendo che la gestione del personale e le relative verifiche ricadano nell’ambito delle responsabilità del gestore del servizio.

Eventuali diritti dei lavoratori, quindi, dovranno essere fatti valere nei confronti della ditta e nelle sedi previste dalla legge e dal contratto, senza trasformare la tutela del personale in una pressione politica sulle assunzioni.

Ma ormai lo scontro supera il terreno amministrativo.

Angelino accusa apertamente il deputato caivanese del Movimento 5 Stelle di utilizzare interrogazioni parlamentari e ricostruzioni giornalistiche per alimentare una strategia di delegittimazione nei confronti dell’amministrazione.

Secondo il sindaco, l’obiettivo sarebbe quello di creare le condizioni politiche per riportare Caivano verso un nuovo scioglimento dell’Ente per condizionamento della criminalità organizzata.

È una valutazione politica molto pesante, della quale Angelino si assume pienamente la responsabilità.

Il sindaco richiama anche il passato politico dello stesso deputato e contesta quella che considera una volontà sistematica di trasformare ogni vicenda amministrativa in un nuovo caso politico.

Da qui l’affondo finale.

Per Angelino, non si può utilizzare il diritto di critica come alibi per alterare i fatti, lanciare accuse senza indicare elementi concreti o costruire una narrazione capace di produrre sospetti senza assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni.

Ed è su questo terreno che il primo cittadino annuncia una linea altrettanto netta: alle accuse ritenute diffamatorie si risponderà nelle sedi opportune.

Nessuna pressione, sostiene Angelino, condizionerà l’azione dell’amministrazione.

Nessun tentativo di delegittimazione sposterà il Comune dalla tutela dell’interesse pubblico.

E soprattutto, chiarisce il sindaco, nessuno potrà pensare di ottenere consenso, silenzio o condizionamento attraverso campagne mediatiche costruite sul sospetto.

«Non abbiamo nulla da nascondere», è il messaggio finale.

Il terreno dello scontro, a questo punto, non è più soltanto l’appalto per l’igiene urbana.

È diventato il rapporto tra politica, informazione, controllo dell’azione amministrativa e responsabilità delle parole.

Ed è proprio qui che Angelino sceglie di alzare il livello della risposta:

«Chi di fango ferisce, di querela perisce».

Afragola – Emergenza caldo: attivo il Pronto Intervento Sociale dell’ACCC N19, l’assessore Salierno richiama la rete di solidarietà

AFRAGOLA Con l’aumento delle temperature torna centrale il tema della tutela delle persone più fragili. Anziani, persone con disabilità, cittadini soli o in condizioni di particolare vulnerabilità sono infatti tra i soggetti maggiormente esposti ai rischi legati alle ondate di calore.

L’Azienda Consortile ACCC N19 ha comunicato l’attivazione del Pronto Intervento Sociale – P.I.S., servizio operativo 24 ore su 24 e tutti i giorni, destinato a garantire assistenza e supporto nelle situazioni di emergenza sociale connesse proprio alle elevate temperature.

Per segnalazioni o richieste di intervento è disponibile il Numero Verde 800 188 959.

A rilanciare l’iniziativa anche l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Afragola, Marianna Salierno, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza della rete territoriale e della collaborazione dei cittadini.

Il messaggio è semplice: spesso basta una segnalazione per consentire ai servizi di raggiungere una persona che, soprattutto nei giorni più caldi, potrebbe trovarsi in una condizione di difficoltà senza avere la possibilità di chiedere autonomamente aiuto.

Non si tratta, quindi, soltanto di mettere a disposizione un numero telefonico, ma di rendere effettiva quella rete di prossimità che dovrebbe rappresentare il primo presidio nelle politiche sociali.

Conoscere il servizio e far circolare l’informazione può diventare, in questo caso, già una forma concreta di assistenza.

Caivano – il PD promuove il progetto S.P.I.N.A.: «Ma la Circumvallazione Est resta indispensabile»

CAIVANO –Valutazione positiva dei Democratici sulla nuova “Spina Est”, pensata per ricucire il quadrante orientale della città. Ma dal partito arriva una condizione politica precisa: il nuovo asse non può sostituire la Circumvallazione Est. «Sono opere diverse e complementari».

La Spina per collegare meglio la città. La Circumvallazione per liberarla dal traffico che non dovrebbe entrarci.

È attorno a questa distinzione che il Partito Democratico di Caivano costruisce la propria posizione sul Progetto S.P.I.N.A., il cui Documento di Indirizzo alla Progettazione è stato illustrato da Caivano Bene Comune e Caivano Conta.

Il giudizio dei Democratici è positivo, ma non incondizionato. Per il PD il progetto intercetta una trasformazione reale della città e prova a rispondere a un problema diventato sempre più evidente negli anni: la difficoltà di collegare tra loro le diverse direttrici sviluppatesi ad est di Corso Umberto I senza continuare a gravare sulla Sannitica.

Il punto di partenza, però, viene da lontano.

Il PD richiama infatti l’esperienza di Città del Fare, quando già oltre vent’anni fa veniva posta la questione della congestione di Corso Umberto I, tratto urbano della SS Sannitica e asse sul quale continua a riversarsi non soltanto il traffico locale, ma anche una quota consistente di quello di attraversamento, compreso quello pesante.

Da quella lettura nacque l’idea della Circumvallazione Est, successivamente recepita nella pianificazione urbanistica: un’infrastruttura esterna capace di sottrarre al centro urbano i veicoli che attraversano Caivano senza avere la città come destinazione.

Una visione che, secondo il Partito Democratico, non si limitava alla semplice realizzazione di una nuova strada. La Circumvallazione avrebbe dovuto rappresentare anche un nuovo asse di organizzazione e sviluppo urbano, sul modello di quanto già avvenuto sul versante occidentale.

Nel frattempo, però, Caivano è cambiata.

La crescita edilizia e urbana verso est ha prodotto nuove esigenze. Nel quadrante orientale si sono consolidate diverse direttrici prevalentemente sviluppate in senso ovest-est, come via Scotta, via Clanio, via Rosselli e via Sant’Arcangelo, senza che si sia formata una vera continuità viaria nord-sud capace di collegarle.

Ed è proprio in questo vuoto che, secondo il PD, trova la propria funzione la Spina Est.

L’obiettivo sarebbe quello di mettere in relazione queste direttrici, completare alcune maglie mancanti della rete stradale e ridurre la dipendenza degli spostamenti interni da Corso Umberto.

Una sorta di cucitura urbanistica del quadrante orientale.

Ed è qui che emerge il passaggio politico centrale della posizione dei Democratici: Spina Est e Circumvallazione Est non possono essere considerate alternative.

La prima avrebbe prevalentemente una funzione urbana, destinata a migliorare la mobilità interna e i collegamenti tra parti della città oggi scarsamente connesse. La seconda dovrebbe invece assolvere alla funzione di vero bypass, intercettando soprattutto il traffico di attraversamento prima che raggiunga il centro abitato.

Una distinzione che lo stesso PD riconduce ai contenuti del D.I.P., osservando come la sola realizzazione della Spina possa migliorare la distribuzione della mobilità interna, senza però garantire da sola una completa alternativa alla Sannitica.

Da qui la condizione posta dal partito.

Il nuovo progetto può rappresentare un’evoluzione della strategia urbanistica della città, ma non deve diventare il pretesto per accantonare la Circumvallazione Est.

«La Spina cuce la città. La Circumvallazione la libera dal traffico di attraversamento», è la sintesi utilizzata dai Democratici per spiegare la complementarità delle due opere.

Il PD annuncia inoltre di voler mettere a disposizione i propri rapporti istituzionali, a partire da quelli regionali, per sostenere la ricerca delle risorse necessarie alla progettazione e alla realizzazione degli interventi.

Un’apertura politica significativa anche perché il progetto nasce dall’iniziativa di altre realtà cittadine. Il messaggio che il PD prova a lanciare è quello di una disponibilità alla collaborazione su un tema considerato strategico, evitando almeno nelle intenzioni la tradizionale corsa alla paternità politica delle opere.

Resta naturalmente la parte più difficile.

Perché tra una visione urbanistica, un Documento di Indirizzo alla Progettazione e un’infrastruttura realmente percorribile esistono progettazioni, procedure, disponibilità finanziarie, acquisizioni delle aree e cantieri.

Ed è probabilmente questo il terreno sul quale si misurerà la concretezza della proposta.

Il dibattito aperto dal progetto S.P.I.N.A., tuttavia, ha già un merito: riportare la mobilità di Caivano dentro una visione complessiva e non dentro la soluzione episodica di una singola strada.

Se la Spina Est servirà a ricucire la città che si è sviluppata verso oriente, la Circumvallazione Est continuerà ad avere senso solo se riuscirà a fare ciò per cui era stata immaginata oltre vent’anni fa: portare fuori dal centro il traffico che a Caivano deve soltanto passare.

Due infrastrutture, quindi. Due funzioni differenti. Ma, nella lettura proposta dal Partito Democratico, una sola strategia urbanistica.