Afragola – Alla Masseria Ferraioli la cultura mette radici: domenica tra libri, musica e festa popolare

Afragola – Ci sono luoghi che diventano comunità grazie alla tenacia di chi li tiene vivi. Alla Masseria Antonio Esposito Ferraioli, il lavoro del direttore Giovanni Russo dà forza a un presidio di resistenza e resilienza civile: uno spazio in cui coltivare la terra significa anche coltivare relazioni, partecipazione e possibilità per il territorio e gli “Ortolani” ne sono l’esempio tangibile.

È un impegno che prende forma nell’apertura alla città, nella capacità di far incontrare esperienze diverse e di trasformare la cultura in un’occasione per stare insieme. Domenica 18 ottobre questo spirito accompagnerà una giornata di libri, spettacoli, cucina e musica popolare, con la presentazione del primo disco “’O suono d’ ’e ncazzate” e del libro “La politica fumata” di Libera Sativa.

La giornata comincerà dalla mattina con gli spettacoli per bambini della Compagnia dei Saltimbanchi. Alle 11.30, spazio al confronto con l’autore di La politica fumata, moderato dal professor Nunzio Fiorentino, del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Al centro dell’incontro, la storia della canapa, le sue filiere produttive e le scelte politiche che ne hanno influenzato lo sviluppo. Un tema che, nella proposta dell’autore, si lega alle difficoltà del mondo agricolo e alla necessità di dare a coltivatori e imprese strumenti per costruire autonomia economica, organizzazione e maggiore forza contrattuale. Un’occasione per discutere di terra e lavoro partendo dalle competenze e dalle prospettive concrete del territorio.

A pranzo, la convivialità passerà dagli stand di cucina tradizionale napoletana e dalle braci libere. Dalle 14.30, il laboratorio popolare con ballatrici di tammurriata e posteggia classica napoletana accompagnerà il percorso musicale della festa e la presentazione del disco del gruppo i Tantemici.

Il filo che unisce i due appuntamenti è la volontà di trasformare l’energia popolare in espressione, incontro e partecipazione. La rabbia può trovare parole, suoni e strumenti per diventare proposta; la tradizione può continuare a vivere attraverso chi la interpreta e la condivide.

È anche questo il valore del lavoro di Giovanni Russo e della comunità della Masseria Ferraioli: tenere aperto un luogo nel quale Afragola possa incontrarsi, discutere e riconoscersi. Domenica, in via Procida, ci sarà un’altra occasione per farne parte.

Afragola – Giustino e Botta rilanciano la sfida: ai leoni da tastiera risponderanno i fatti

Afragola – Imu, scuole, strade e nuovi finanziamenti. La maggioranza rivendica il lavoro di questi mesi e guarda avanti: «Un anno contro i dieci precedenti anni fallimentari».

C’è una coalizione che ha voglia di fare, che rivendica l’impegno assunto con Afragola e che non intende lasciarsi dettare l’agenda dagli insulti sui social. È questo il messaggio politico che emerge dagli interventi del sindaco Gennaro Giustino e del consigliere comunale Lello Botta. Due voci che esprimono la stessa determinazione: affrontare i problemi della città e rispondere alle polemiche con il lavoro amministrativo.

Giustino indica le prime tappe. Si parte dalla revisione dei valori dei terreni utilizzati per il calcolo dell’Imu, uno degli impegni della campagna elettorale. Il sindaco annuncia che è pronto l’affidamento dello studio a un professionista, con l’obiettivo di correggere parametri che giudica sproporzionati e arrivare a una riduzione dell’imposta. Una questione concreta, che riguarda le tasche dei cittadini e sulla quale l’amministrazione intende mantenere la parola data.

Poi scuole, commissariato di Polizia e strade. Secondo quanto comunicato da Giustino, il Comune ha concluso gli adempimenti di propria competenza per gli interventi su alcuni edifici scolastici e sul commissariato: acquisita la documentazione attesa dall’Anac, si procederà alla firma dei contratti. Per le prime strade da riqualificare attraverso l’accordo con Enel sarà presentato anche il cronoprogramma.

Dietro questi passaggi c’è il lavoro meno visibile degli uffici: procedure da avviare, atti da completare, condizioni da costruire perché i cantieri possano partire. Un lavoro che difficilmente trova spazio nella rissa quotidiana dei social, dove basta una fotografia per pretendere soluzioni immediate a problemi che si trascinano da anni.

Gli allagamenti hanno mostrato ancora una volta la fragilità del territorio. Giustino richiama le condizioni ereditate, ma assume anche la responsabilità del presente: adesso tocca alla sua amministrazione intervenire. E dalle sue parole emerge la volontà di cominciare, procedere e dare continuità agli interventi, senza promettere che ogni strada e ogni edificio possano essere sistemati contemporaneamente.

Botta raccoglie questa determinazione e rilancia. «Un anno, ogni anno, contro i dieci fallimentari della passata gestione»: è la sfida che propone alla maggioranza e ai suoi avversari. Misurare il nuovo corso attraverso ciò che riuscirà a realizzare, mettendolo a confronto con il bilancio politico e amministrativo di chi ha governato prima.

La contraddizione che indica è evidente: pretendere già ad agosto la soluzione di ogni problema significava riconoscere quanto fosse pesante il lavoro lasciato sulle spalle dei nuovi amministratori. Una pretesa che diventa ancora meno credibile quando arriva da chi quelle responsabilità di governo le ha esercitate e oggi sembra aver scoperto l’urgenza di intervenire.

È qui che la polemica dei leoni da tastiera, soprattutto di quelli bocciati alle urne, mostra il proprio limite. L’aggressività di un commento non cancella un passato amministrativo. E l’insistenza degli attacchi non può stabilire i tempi necessari a completare una procedura o ad aprire un cantiere.

La coalizione, però, sembra aver colto anche l’occasione contenuta in questa pressione: accettare la sfida, tenere il passo, rendere visibile il cambiamento. Botta anticipa la presentazione dei dati sulla raccolta differenziata e annuncia per dicembre finanziamenti legati a procedure che, afferma, sono state avviate dall’attuale amministrazione tra luglio e settembre. Giustino guarda allo stesso appuntamento per novità su finanziamenti e grandi opere.

Ne emerge l’entusiasmo di una maggioranza che vuole lasciare il segno e che sa di avere nelle proprie mani la possibilità di farlo. L’impegno preso con Afragola chiede tenacia, capacità e presenza quotidiana. Chiede di affrontare gli ostacoli e di portare a compimento le scelte.

Giustino e Botta indicano questa strada. Agli hater resterà la libertà di continuare a scrivere. Alla coalizione spetta una responsabilità più impegnativa: dare ai cittadini ragioni concrete per credere nel cambiamento che hanno scelto.

Afragola – Altro che Iroso e Biagio Castaldo: il vero leader è Mauro Di Palo

Afragola – Altro che Alessandra Iroso e Biagio Castaldo. Nella minoranza afragolese, chi sta dimostrando capacità di aggregazione politica è Mauro Di Palo.

Con l’ingresso di Benito Zanfardino, Futuro Nazionale porta a due i propri rappresentanti in Consiglio comunale (l’altra è Rosaria Pecchia) e diventa la pattuglia di partito più numerosa dell’opposizione. Il movimento di Vannacci trova così nel suo coordinatore cittadino una figura capace di raccogliere adesioni e modificare gli equilibri della coalizione.

L’ex assessore della giunta Pannone conquista spazio senza sedere tra i banchi del Consiglio. Alessandra Iroso ha guidato la coalizione alle elezioni. Biagio Castaldo ha raccolto un consistente consenso personale. Ma è Di Palo a trasformare i rapporti politici in una presenza di partito più forte dentro l’aula.

La Lega resta con il solo Francesco Fusco. Forza Italia, nonostante i voti raccolti, conta sul solo Giacinto Baia. Futuro Nazionale arriva invece a due consiglieri, diventando la calamita di una minoranza che si sposta verso una destra più radicale di quella rappresentata dalla Lega.

È questa la svolta politica: dietro la contesa sulla leadership dell’opposizione, cresce il peso di chi riesce a mettere insieme persone e appartenenze. Una capacità che attribuisce a Di Palo una centralità concreta, al di là della visibilità dei singoli protagonisti.

La minoranza assume così le sembianze di un animale a tre teste: Iroso, Biagio Castaldo e Di Palo. Tre riferimenti, tre ambizioni di guida, ma un’unica coda, ancora legata alla storia politica delle precedenti amministrazioni.

È la prova provata che, per fare politica, non serve prendere la parola in Consiglio comunale. Mentre altri parlano o tentano di farlo, Mauro Di Palo aggrega e sposta gli equilibri.

A chi chiederanno le preferenze alle prossime elezioni i rappresentanti della Lega?

AFRAGOLA – Giustino ai microfoni di Nano TV: «L’opposizione si fa accompagnare in Consiglio da soggetti che minacciano i consiglieri di maggioranza».

Afragola – A chi si riferisce il sindaco Gennaro Giustino? Chi sono questi personaggi che si presentano in Consiglio comunale nelle vesti di claque dell’opposizione e che, secondo quanto denunciato dal primo cittadino, arriverebbero persino a minacciare i consiglieri di maggioranza?

Durante l’ultima seduta consiliare si è assistito a un episodio significativo. Il presidente del Consiglio comunale, Antonio Caiazzo, più volte ha richiamato l’attenzione della Polizia Municipale sul comportamento di un soggetto che disturbava l’intervento del sindaco. Lo stesso soggetto che, poco dopo, si sarebbe lasciato andare a fragorosi applausi solitari per sottolineare l’intervento di un esponente della minoranza.

Le tensioni sarebbero proseguite anche durante l’uscita dei consiglieri. Alcuni di loro raccontano di essere stati raggiunti da insulti e provocazioni provenienti dallo stesso soggetto.

Episodi inquietanti, che sembrano rivelare la volontà di trascinare il confronto politico sul terreno della provocazione e della prevaricazione. Perché la minaccia, quando viene utilizzata per intimidire o condizionare l’interlocutore, rappresenta una forma di prevaricazione.

Una cosa è confrontarsi, anche con toni duri, nell’assise consiliare. Altra cosa è farsi accompagnare da sostenitori presentati come collaboratori o semplici addetti ai lavori, con l’intento di alimentare tensioni e far degenerare il pubblico dibattito.

Un comportamento che solleva interrogativi sul modo in cui si intende condurre il confronto politico, soprattutto alla luce delle dichiarazioni del sindaco.

Resta inoltre il tema della narrazione comunicativa costruita anche in maniera approssimata e imbarazzante per distogliere l’attenzione dei cittadini dalle responsabilità di un sistema che avrebbe mandato in frantumi l’economia sana della comunità e, permetteteci di dirlo, anche la sua dignità.

Resta dunque una domanda: a chi si riferiva il sindaco e quali episodi hanno determinato una denuncia pubblica tanto grave?

#PoliticalLIFE #Afragola #GennaroGiustino #ConsiglioComunale #NanoTV

Afragola – Giudice di Pace, votato all’unanimità l’ODG. Salierno: l’unità di oggi non cancella le responsabilità del passato.

Afragola torna a chiedere la riapertura dell’Ufficio del Giudice di Pace. Maggioranza e opposizione condividono l’impegno, ma gli atti della precedente consiliatura raccontano una storia di sollecitazioni, interrogazioni e occasioni mancate.

A margine del Consiglio comunale abbiamo incontrato l’assessore alle Politiche sociali, avvocato Marianna Salierno, tra le protagoniste della battaglia per il mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace di Afragola. All’epoca consigliera di opposizione nelle fila del Movimento 5 Stelle, Salierno si era impegnata personalmente sulla questione, promuovendo una mozione consiliare e successive interrogazioni per sollecitare l’amministrazione Pannone a intervenire.

Una vicenda che PoliticalLIFE ha ricostruito attraverso gli atti ufficiali e i verbali delle sedute consiliari, dai quali emerge una storia che merita di essere ricordata.

Il Consiglio comunale ha oggi condiviso all’unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco Gennaro Giustino e la sua amministrazione ad avviare ogni iniziativa necessaria per ottenere la riapertura dell’ufficio, coinvolgendo il Ministero della Giustizia, gli organi giudiziari competenti e i Comuni di Caivano e Cardito.

Un documento nato dalla volontà di maggioranza e opposizione di individuare un percorso comune nell’interesse della città. Ma questa condivisione non può cancellare quanto accaduto negli anni precedenti.

Bisogna tornare al 28 dicembre 2022, quando una mozione promossa da Marianna Salierno, allora consigliera del Movimento 5 Stelle, venne approvata con 23 voti favorevoli. Già allora si denunciavano le difficoltà economiche dell’ufficio, la carenza di personale e il rischio concreto della sua chiusura.

Durante quella seduta emerse un particolare significativo. Fu proprio una consigliera della maggioranza Pannone, Giuseppina Tignola, a chiedere spiegazioni sul mancato trasferimento di un dipendente comunale che, rispondendo a un interpello, aveva manifestato la disponibilità a prestare servizio presso l’Ufficio del Giudice di Pace. Un interrogativo sollevato anche dal consigliere Antonio Iazzetta.

La disponibilità del dipendente esisteva, la procedura era stata avviata, ma il trasferimento non venne portato a compimento.

Salierno tornò successivamente sulla questione con un’interrogazione scritta, chiedendo conto delle iniziative assunte per reperire personale e dell’eventuale accesso ai finanziamenti regionali destinati alla giustizia di prossimità.

Il problema, dunque, era conosciuto. Le soluzioni erano state prospettate. Ma gli impegni politici non trovarono un seguito amministrativo sufficiente a salvaguardare il servizio.

Eppure, l’amministrazione Pannone poteva contare anche su una condizione istituzionale particolarmente favorevole, avendo nella propria compagine un vicesindaco che ricopriva contemporaneamente l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una posizione che avrebbe potuto agevolare le necessarie interlocuzioni istituzionali.

Anche il sindaco Giustino, nel corso del dibattito odierno, ha richiamato la vicenda del dipendente disponibile al trasferimento, sottolineando come quel procedimento non fosse stato completato.

È qui che la ricostruzione storica assume il suo significato politico. L’amministrazione precedente aveva avuto tempo, conosceva le criticità e disponeva di possibili strumenti per affrontarle. Nonostante ciò, Afragola ha finito per perdere un servizio giudiziario che rappresentava un riferimento anche per i cittadini di Caivano e Cardito.

Oggi l’impegno comune per la riapertura costituisce un passaggio importante, ma dovrà tradursi in atti concreti, nella disponibilità di personale, di risorse economiche e di una sede adeguata.

Il sostegno della minoranza è certamente apprezzabile, così come la scelta di superare le contrapposizioni politiche su una questione che riguarda l’intera comunità.

Ma l’unanimità di oggi non può trasformarsi in un’assoluzione delle responsabilità di ieri.

La storia amministrativa resta negli atti, nelle interrogazioni e nei verbali consiliari. E racconta che la perdita del Giudice di Pace non è arrivata senza preavviso.

Adesso spetta all’amministrazione Giustino tentare di restituire alla città ciò che è stato perduto. “Una missione impossibile” come ha ripetuto in aula il sindaco.

Perché firmare insieme un ordine del giorno è un gesto politico. Riaprire il Giudice di Pace sarebbe il risultato che Afragola attende.

Afragola – “Una comunità non va in fumo”: la Masseria Ferraioli si ritrova dopo l’incendio

Afragola – Venerdì 2 ottobre, alle ore 10, incontro pubblico con istituzioni, sindacato, associazioni e Chiesa. Con le scuole del territorio si celebrerà anche il terzo compleanno del Kaki Tree, simbolo di pace, memoria e rinascita.

Dopo il grave incendio del 5 settembre, la Masseria Antonio Esposito Ferraioli chiama a raccolta la comunità. Venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 10, il bene confiscato alla criminalità ospiterà una mattinata di incontro, vicinanza e confronto. «Una comunità non va in fumo» è il titolo scelto per l’iniziativa: un messaggio che mette al centro le persone e la continuità del percorso sociale costruito attorno alla Masseria.

Ad aprire l’incontro sarà il direttore Giovanni Russo. Il programma prevede i saluti istituzionali del sindaco di Afragola, Gennaro Giustino, e del comandante della Polizia locale, il colonnello Antonio Piricelli.

Sono annunciati gli interventi di Nicola Ricci, segretario generale della CGIL Napoli e Campania; Mariano Di Palma, referente regionale di Libera; Michele di Bari, prefetto di Napoli; e del cardinale don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli. La presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo del lavoro, dell’associazionismo e della Chiesa accompagnerà un confronto sul futuro della Masseria dopo l’incendio.

«La Masseria continua a vivere grazie alla sua comunità», ribadiscono gli organizzatori. È questo il filo della giornata: ritrovarsi e sostenere la ripartenza di uno spazio restituito alla collettività.

La mattinata proseguirà con le scuole del territorio per festeggiare il terzo compleanno del Kaki Tree, simbolo di pace, memoria e rinascita. Il programma indica come ospiti Antonio Salvia, direttore esecutivo del Ministero della Giustizia; Luca Blindo, cantautore, insegnante e regista; Teresa Sparaco, soprano e ambasciatrice di pace W.O.A. Italia; e Tony Iazzetta, cantante e attore teatrale.

Accanto all’incontro pubblico resta aperta la raccolta fondi per sostenere la rinascita della Masseria. Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa al 351 9773310.

L’appuntamento del 2 ottobre porta così la solidarietà dentro la Masseria, attraverso la partecipazione di cittadini, scuole e istituzioni. Dopo l’incendio, la ripartenza passa anche dalla capacità di tenere vivo questo legame.

Afragola – Campo “Luigi Moccia”, sognavano di fare un blitz ma hanno fatto un flop.

Afragola – Alcuni consiglieri della minoranza si sono presentati al centro sportivo “Luigi Moccia”, accompagnati dalle immagini riprese con i cellulari, per denunciare la cattiva gestione del campo e individuare responsabilità: perché una ditta incaricata dal Comune stava eseguendo quei lavori? Chi li aveva disposti? Con quale procedura?

I lavori, a quanto pare, erano stati pensati per rendere agibili le tribune e impedire che il pubblico vi accedesse passando in prossimità degli spogliatoi delle squadre. Bene. Come è già accaduto nella gestione della manutenzione dei beni comunali, una delle défaillances dell’ufficio Lavori pubblici ha portato al sequestro del cantiere da parte dei Carabinieri. I Carabinieri, guidati dal Comandante Carmine Antinori hanno apposto i sigilli e proceduto con i rilievi del caso. Hanno fatto bene a sequestrarlo. Era necessario fermarsi, acquisire gli atti e verificare chi dovesse fare che cosa e chi, eventualmente, non lo avesse fatto. E magari verificare se questo è un modus operandi dell’ufficio lavori pubblici. Un dossier prossimo alla verifica da parte della nuova amministrazione.

La storia poteva finire qui: un episodio grave, un sequestro giusto e gli accertamenti sulle responsabilità di chi aveva seguito i lavori. Invece l’opposizione ha preso la palla al balzo ed è corsa al “Moccia” a fare ammuina.

A nostro giudizio questa opposizione ha fatto bene. La catastrofe della gestione degli ultimi anni del “Luigi Moccia” deve andare sotto i riflettori, e non soltanto sotto quelli della stampa. I fondi per il campo di rugby, i lavori del PNRR e, soprattutto, il modo in cui è stato gestito l’impianto meritano di essere ripercorsi fino in fondo. Il guaio, per chi ha organizzato il blitz, è che alcuni dei protagonisti di quella stagione erano proprio lì, dalla parte di chi oggi chiedeva spiegazioni.

Facciamo allora un’escursione indietro nel tempo. Di pochi anni, non serve andare lontano. Secondo le informazioni raccolte dal sindaco Gennaro Giustino e dal vicesindaco Gennaro Crispino, poi raccontate al direttore di Nano TV, Maurizio Cerbone, appare un quadro sconcertante. Giustino ripercorre le tappe della gestione del campo e richiama un parere legale posto a sostegno di una procedura di affidamento quantomeno bizzarra: l’impianto veniva dato in gestione a due società sportive, mentre le spese rimanevano a carico dell’ente. Oltre 70.000 € all’anno. E pare che una delle società incassasse anche somme per concedere il campo in uso a terzi.

Quella circostanza imbarazzante era stata segnalata già allora, appena pochi anni fa, dal segretario del PD Pasquale Rosario Iazzetta a cui va il merito di averlo denunciato in tempi non sospetti. Non era un segreto custodito in qualche archivio: se ne parlava pubblicamente tre anni fa. E così il blitz si è trasformato in un flop. Stavolta, facendosi il segno della croce, si sono addirittura cecati un occhio. Alla luce di quanto emerso, pare che questa volta si vuole andare fino in fondo. Infatti, secondo i beni informati, si stia predisponendo una segnalazione alla Corte dei conti, perché valuti l’operato dell’ex sindaco, dei componenti della Giunta e dei dirigenti coinvolti nella procedura di affidamento, nonché l’eventuale danno erariale legato all’enorme costo delle utenze rimasto a carico del Comune. Quanto alle somme che sarebbero state incassate per l’utilizzo del campo da parte di terzi, Iazzetta vuole vederci ancora più chiaro: chiede di verificare su quali atti si fondasse questa possibilità e di presentare un esposto alla Procura qualora emergano profili di rilevanza penale.

Abbiamo omesso i nomi degli altri interessati — dirigenti, presidenti e titolari della concessione — per non aggravare l’esposizione mediatica negativa alla quale la loro stessa, imbarazzante e approssimativa comunicazione li ha già consegnati. Ci hanno pensato da soli, e con una certa efficacia.

Resta il punto da cui siamo partiti: i Carabinieri hanno fatto bene a sequestrare il cantiere e bisogna accertare le responsabilità per quei lavori. Ma se la minoranza vuole aprire il capitolo “Luigi Moccia”, abbia almeno il coraggio di leggerlo dalla prima pagina. Soprattutto perché alcuni di loro quella pagina la conoscono molto bene. E nonostante qualcuno non lo voglia fare, quadrare indietro serve. Ricordiamo anche che in quella struttura avvenne l’efferato omicidio della piccola Martina e la difesa della famiglia di Martina, attraverso il loro consulente tecnico, trovò enormi difficoltà nel reperire dall’ente le informazioni necessarie. Un inutile muro di gomma per non fornire informazione sulle ditte impegnate nei lavori.

Afragola – Botta dà lezioni di stile a una minoranza allo sbando: in palio la leadership del nulla

Afragola – Il consigliere annuncia i primi interventi sulle strade e riporta il confronto sull’eredità della destra: l’asilo inaugurato e mai aperto, la gestione dell’Ambito, l’aula Montessori e lo stadio “Moccia”. Questioni alle quali le battute non danno risposta.

Lello Botta annuncia che nelle prossime settimane i cittadini vedranno i primi interventi della nuova amministrazione sulle strade di Afragola. Poi si rivolge alla destra, che oggi incalza il sindaco Gennaro Giustino: prima di distribuire giudizi, farebbe bene a ricordare cosa ha lasciato in Comune.

Botta parla delle «macerie» incontrate nella macchina comunale. Cita un asilo inaugurato in campagna elettorale e mai aperto perché, sostiene, era persino privo di energia elettrica. Richiama affidamenti che sarebbero stati disposti senza copertura finanziaria. Non sono dettagli da liquidare con una battuta: riguardano servizi promessi ai cittadini e impegni di spesa assunti dall’ente. Su questo servono atti e risposte.

La minoranza, intanto, sembra più occupata a contendersi una leadership che a spiegare la propria stagione di governo. Due aspiranti capi si sfidano per guidare ciò che resta. E quando qualcuno chiede di verificare gli atti, arrivano gli attacchi personali: c’è chi deride le competenze linguistiche dell’interlocutore esibendo perfino con orgoglio il proprio abbonamento a ChatGPT. Divertente, forse. Ma l’asilo resta chiuso, e gli affidamenti contestati da Botta restano da chiarire.

Sull’Ambito sociale il consigliere respinge la polemica sul vicario incaricato che in attesa della nomina del direttore generale: percepisce il suo normale stipendio, precisa, senza indennità da direttore. Botta chiede invece alla destra di pronunciarsi sulla vicenda dei presunti titoli dell’ex direttore e sulla lettera della Regione. È lì che vuole portare il confronto, anziché lasciarlo impantanare in una polemica sulla figura chiamata temporaneamente a guidare l’organismo, dimenticando una stagione di concorsi, incarichi a pseudo comunicatori amici, appalti a cooperative vicine al sistema: “un universo mondo”.

Poi c’è la figuraccia dell’aula Montessori della “Marconi–Rocco”. La precedente amministrazione ha provato a intestarsene il risultato; Botta ricorda che l’aula nasce dall’impegno della dirigente scolastica e dalla donazione di una famiglia. Prendersi il merito del lavoro altrui è già una brutta abitudine. Farlo davanti a una comunità scolastica che conosce la storia di quell’aula è anche una figuraccia evitabile, un vero e proprio crollo di stile.

E c’è lo stadio “Luigi Moccia”. Botta contesta alla destra di criticare la gestione attuale facendo finta di dimenticare i rapporti che hanno segnato quella precedente. Il segretario cittadino del PD, Pasquale Rosario Iazzetta, ha denunciato pubblicamente i pagamenti effettuati dalle società sportive a chi gestiva l’impianto. Già nel Consiglio comunale del settembre 2024 era stato chiesto di sapere quali società utilizzassero il complesso e a chi versassero i canoni. È una domanda precisa. Afragola merita una risposta altrettanto precisa. Ma anche su questo la minoranza glissa. Chi sa per che e per chi!

Sul fondo c’è un fatto che nessuna battuta può cancellare: durante quella stagione di governo il Comune ha dichiarato il dissesto finanziario, con deliberazione del 14 giugno 2022. Le responsabilità si ricostruiscono attraverso gli atti, certo. Ma chi ha amministrato allora non può presentarsi oggi come una debuttante in società, vestita da vergine delle Orsoline ed estranea a tutto ciò che è accaduto.

La maggioranza dovrà realizzare gli interventi annunciati e mostrare i documenti su cui fonda le proprie contestazioni. La minoranza ha tutto il diritto di criticare Giustino. Ha anche il dovere politico di rispondere delle proprie scelte. Alzare la voce ogni volta che qualcuno dice «apriamo i fascicoli» non cancella il passato. Semmai dà una ragione in più per aprirli.

Afragola – “Casa dei Bambini”, D’Alessandro smentisce la narrazione dell’ex amministrazione

Afragola – Quando la comunicazione politica corre più veloce dei fatti, prima o poi inciampa.

È quello che sta accadendo sulla vicenda della nuova “Casa dei Bambini” dell’Istituto Comprensivo Afragola 1 “Marconi”, inaugurata il 24 settembre e realizzata anche grazie alla donazione degli arredi da parte di De Ponte Innovazioni. 

Dopo i tentativi di rivendicare una qualche paternità politica dell’iniziativa da parte della ex candidata alla carica di Sindaco, poi uscita pesantemente sconfitta A. Iroso, è intervenuto Ciro D’Alessandro, presidente del Consiglio d’Istituto e sottoscrittore del verbale autorizzativo del progetto, mettendo nero su bianco un punto semplice:la precedente amministrazione non avrebbe avuto alcun ruolo né influenza nella realizzazione della sezione montessoriana.

D’Alessandro prende atto soltanto del fatto che, durante quella consiliatura, siano stati avviati i lavori PNRR che hanno interessato l’istituto.

Ed è bene tenere distinti i due piani.

I lavori finanziati con il PNRR appartengono alla precedente stagione amministrativa. A quella gestione vanno riconosciuti gli eventuali meriti per averli programmati e avviati. Distintamente, qualora venissero accertate responsabilità contabili, amministrative o politiche relative alle scelte compiute, alle varianti approvate, alle modalità di esecuzione dei lavori o alle conseguenze che ne sono derivate, esse dovranno essere ricondotte a chi quegli interventi li ha programmati, approvati e gestiti.

La “Casa dei Bambini” è un’altra storia.

Le cronache dell’inaugurazione indicano infatti che il progetto è stato sostenuto da De Ponte Innovazioni, che ha curato progettazione e arredi del nuovo ambiente didattico. 

Il resto è semplicemente una comunicazione da principianti.

Quando si ha il terrore di perdere centralità, spazio o peso politico, si finisce per rincorrere tutto. Un nastro tagliato, una scuola, un progetto, una fotografia. E nella corsa a intestarsi anche ciò che non si è costruito, il rischio è quello di lanciare boutade fragili, facilmente verificabili e altrettanto facilmente smentibili.

Questa volta non è servita neppure una replica politica.

A rimettere le cose al loro posto è stato direttamente il Presidente del Consiglio d’Istituto.

Ed è forse questo l’aspetto più imbarazzante della vicenda: non una polemica tra maggioranza e opposizione, ma una ricostruzione smentita da chi quel progetto lo ha seguito e autorizzato.

D’Alessandro chiude con una frase che vale più di molti comunicati:

«La demagogia lasciamola agli Antichi Greci: oggi godiamoci i risultati».

Tradotto: prima i fatti, poi i post.

Perché la comunicazione, quando diventa affanno, smette di costruire consenso e comincia a produrre autogol.

Casoria – Russo sul futuro del CAM: «Il Museo di Arte Contemporanea non deve chiudere»

Casoria – È l’avv. Vincenzo Russo a richiamare l’attenzione sulle difficoltà che stanno mettendo a rischio il futuro del CAM, il Museo di Arte Contemporanea di Casoria, una realtà che negli anni ha dato alla città una dimensione culturale capace di andare ben oltre i confini locali.

Russo racconta di aver incontrato alcune settimane fa il direttore Antonio Manfredi, dal quale avrebbe ricevuto un quadro tutt’altro che rassicurante: costi di gestione cresciuti, disservizi ancora irrisolti, difficoltà sempre più pesanti da sostenere e un rapporto con le istituzioni che, negli ultimi due anni, non avrebbe garantito al museo il sostegno necessario.

Da qui il suo intervento, che non si limita alla difesa di una struttura ma pone una questione più ampia sul ruolo che il CAM ha avuto e può continuare ad avere per Casoria.

«Il Museo di Arte Contemporanea non deve chiudere. Casoria non può perdere la sua cultura», afferma Russo, ricordando come la presenza di un museo di questo livello rappresenti per una città un patrimonio difficilmente sostituibile. Non soltanto per le opere custodite o per le esposizioni organizzate, ma perché intorno a uno spazio culturale si costruiscono relazioni, arrivano artisti e visitatori, si coinvolgono scuole e associazioni e, soprattutto, si offre alla città la possibilità di essere conosciuta anche per ciò che produce sul piano culturale.

Il CAM, in questi anni, ha rappresentato proprio questo: un punto di contatto tra Casoria e una scena artistica molto più ampia, con una vocazione internazionale che ha contribuito a dare al territorio un’identità diversa da quella raccontata abitualmente.

Per Russo sarebbe quindi un errore lasciare che le difficoltà economiche e gestionali conducano lentamente alla chiusura. Occorre, piuttosto, aprire subito un confronto tra Comune, direzione del museo, istituzioni sovracomunali, associazioni e realtà culturali, verificando quali strumenti possano garantire continuità al progetto.

«Una città che perde un museo non perde soltanto uno spazio fisico. Perde una parte della propria identità, della propria memoria e soprattutto della propria capacità di immaginare il futuro».

È su questo che Russo chiede una risposta concreta: non una difesa di principio, ma la volontà di evitare che una delle esperienze culturali più riconoscibili di Casoria venga lasciata spegnersi proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di essere sostenuta e rilanciata.