CAIVANO –Valutazione positiva dei Democratici sulla nuova “Spina Est”, pensata per ricucire il quadrante orientale della città. Ma dal partito arriva una condizione politica precisa: il nuovo asse non può sostituire la Circumvallazione Est. «Sono opere diverse e complementari».
La Spina per collegare meglio la città. La Circumvallazione per liberarla dal traffico che non dovrebbe entrarci.
È attorno a questa distinzione che il Partito Democratico di Caivano costruisce la propria posizione sul Progetto S.P.I.N.A., il cui Documento di Indirizzo alla Progettazione è stato illustrato da Caivano Bene Comune e Caivano Conta.
Il giudizio dei Democratici è positivo, ma non incondizionato. Per il PD il progetto intercetta una trasformazione reale della città e prova a rispondere a un problema diventato sempre più evidente negli anni: la difficoltà di collegare tra loro le diverse direttrici sviluppatesi ad est di Corso Umberto I senza continuare a gravare sulla Sannitica.
Il punto di partenza, però, viene da lontano.
Il PD richiama infatti l’esperienza di Città del Fare, quando già oltre vent’anni fa veniva posta la questione della congestione di Corso Umberto I, tratto urbano della SS Sannitica e asse sul quale continua a riversarsi non soltanto il traffico locale, ma anche una quota consistente di quello di attraversamento, compreso quello pesante.
Da quella lettura nacque l’idea della Circumvallazione Est, successivamente recepita nella pianificazione urbanistica: un’infrastruttura esterna capace di sottrarre al centro urbano i veicoli che attraversano Caivano senza avere la città come destinazione.
Una visione che, secondo il Partito Democratico, non si limitava alla semplice realizzazione di una nuova strada. La Circumvallazione avrebbe dovuto rappresentare anche un nuovo asse di organizzazione e sviluppo urbano, sul modello di quanto già avvenuto sul versante occidentale.
Nel frattempo, però, Caivano è cambiata.
La crescita edilizia e urbana verso est ha prodotto nuove esigenze. Nel quadrante orientale si sono consolidate diverse direttrici prevalentemente sviluppate in senso ovest-est, come via Scotta, via Clanio, via Rosselli e via Sant’Arcangelo, senza che si sia formata una vera continuità viaria nord-sud capace di collegarle.
Ed è proprio in questo vuoto che, secondo il PD, trova la propria funzione la Spina Est.
L’obiettivo sarebbe quello di mettere in relazione queste direttrici, completare alcune maglie mancanti della rete stradale e ridurre la dipendenza degli spostamenti interni da Corso Umberto.
Una sorta di cucitura urbanistica del quadrante orientale.
Ed è qui che emerge il passaggio politico centrale della posizione dei Democratici: Spina Est e Circumvallazione Est non possono essere considerate alternative.
La prima avrebbe prevalentemente una funzione urbana, destinata a migliorare la mobilità interna e i collegamenti tra parti della città oggi scarsamente connesse. La seconda dovrebbe invece assolvere alla funzione di vero bypass, intercettando soprattutto il traffico di attraversamento prima che raggiunga il centro abitato.
Una distinzione che lo stesso PD riconduce ai contenuti del D.I.P., osservando come la sola realizzazione della Spina possa migliorare la distribuzione della mobilità interna, senza però garantire da sola una completa alternativa alla Sannitica.
Da qui la condizione posta dal partito.
Il nuovo progetto può rappresentare un’evoluzione della strategia urbanistica della città, ma non deve diventare il pretesto per accantonare la Circumvallazione Est.
«La Spina cuce la città. La Circumvallazione la libera dal traffico di attraversamento», è la sintesi utilizzata dai Democratici per spiegare la complementarità delle due opere.
Il PD annuncia inoltre di voler mettere a disposizione i propri rapporti istituzionali, a partire da quelli regionali, per sostenere la ricerca delle risorse necessarie alla progettazione e alla realizzazione degli interventi.
Un’apertura politica significativa anche perché il progetto nasce dall’iniziativa di altre realtà cittadine. Il messaggio che il PD prova a lanciare è quello di una disponibilità alla collaborazione su un tema considerato strategico, evitando almeno nelle intenzioni la tradizionale corsa alla paternità politica delle opere.
Resta naturalmente la parte più difficile.
Perché tra una visione urbanistica, un Documento di Indirizzo alla Progettazione e un’infrastruttura realmente percorribile esistono progettazioni, procedure, disponibilità finanziarie, acquisizioni delle aree e cantieri.
Ed è probabilmente questo il terreno sul quale si misurerà la concretezza della proposta.
Il dibattito aperto dal progetto S.P.I.N.A., tuttavia, ha già un merito: riportare la mobilità di Caivano dentro una visione complessiva e non dentro la soluzione episodica di una singola strada.
Se la Spina Est servirà a ricucire la città che si è sviluppata verso oriente, la Circumvallazione Est continuerà ad avere senso solo se riuscirà a fare ciò per cui era stata immaginata oltre vent’anni fa: portare fuori dal centro il traffico che a Caivano deve soltanto passare.
Due infrastrutture, quindi. Due funzioni differenti. Ma, nella lettura proposta dal Partito Democratico, una sola strategia urbanistica.