Mosca replica agli “avventurieri” della comunicazione e avverte: «Sulle allusioni potrei valutare la QUARTA querela»

AFRAGOLA – «Palazzo di vetro o castello di carte? Forse basterebbe prima leggere le carte».

Raffaele Mosca, consigliere comunale di Più Europa, replica agli “avventurieri della comunicazione” che lo descrivono come il “fantasma” della maggioranza e interpretano le sue recenti iniziative come l’inizio di un possibile “fuoco amico” contro l’Amministrazione comunale.

Una ricostruzione che Mosca respinge partendo da una distinzione tutt’altro che secondaria: gli atti presentati non sarebbero interrogazioni consiliari, ma richieste di chiarimenti, informazioni ed estrazione documentale formulate nell’esercizio delle prerogative riconosciute ai consiglieri comunali dall’articolo 43 del Testo unico degli enti locali.

«La differenza non è semantica. È giuridica», precisa Mosca.

L’interrogazione appartiene agli strumenti di sindacato ispettivo. L’accesso agli atti e la richiesta di informazioni servono, invece, ad acquisire gli elementi necessari per esercitare pienamente il mandato elettivo.

La traduzione politica fornita dal consigliere è ancora più diretta: «Chiedere di vedere gli atti non significa accusare qualcuno. Significa fare il consigliere comunale».

Mosca ricorda, inoltre, di essere stato proclamato consigliere il 13 luglio 2026 e sottolinea che le richieste riguardano procedure avviate prima dell’insediamento dell’attuale Amministrazione. Nessuna guerra interna, dunque. Nessuna “bomba a orologeria” e nessuna maggioranza destinata a tremare.

«Temo una cosa molto più semplice: sto facendo ciò per cui sono stato eletto».

È questo il passaggio politicamente più significativo della replica. Mosca rivendica il diritto, ma soprattutto il dovere, di controllare gli atti anche quando si appartiene alla maggioranza. Perché sostenere un’Amministrazione non dovrebbe significare rinunciare alla propria funzione, limitandosi ad alzare la mano e a evitare domande scomode.

«Essere leali a una maggioranza non significa essere ciechi davanti agli atti. Chiedere trasparenza agli uffici non significa sparare contro qualcuno. Se davvero vogliamo un Palazzo di vetro, qualcuno dovrà pur chiedere di vedere cosa c’è dietro i vetri».

La replica diventa ancora più dura quando Mosca affronta il riferimento all’assessore Franco Moxedano e a una presunta coincidenza territoriale con l’amministratrice di un operatore economico.

Secondo Mosca, la ricostruzione partirebbe da un presupposto inesatto: Moxedano non sarebbe residente a Mugnano di Napoli e non avrebbe mai svolto attività politica in quel Comune. Ma il problema, osserva il consigliere, andrebbe persino oltre l’errore geografico.

Il luogo di provenienza di una persona, infatti, non potrebbe diventare il punto di partenza per suggerire interferenze, collegamenti o interessenze nella scelta di un operatore economico.

Mosca ricorre all’ironia: «Altrimenti, da domani, prima di affidare un servizio, oltre al DURC, all’antimafia e ai requisiti di legge, dovremo probabilmente richiedere anche l’albero genealogico e il certificato storico di residenza».

Il confronto, a questo punto, si sposta sul terreno dell’informazione.

«Il giornalismo d’inchiesta, quello vero, parte dai fatti e arriva alle conclusioni. Quando, invece, si parte dalla conclusione e per sostenerla si utilizza perfino una coincidenza geografica, siamo in un territorio decisamente diverso».

Mosca riconosce nella libertà di stampa un presidio essenziale della democrazia, ma traccia un confine netto: «La libertà di stampa non trasforma un’allusione in un fatto».

Nessun problema, dunque, davanti alla critica politica, anche quando è dura. Ma se si evocano collegamenti, interessenze o presunti “contentini”, sostiene il consigliere, occorrono elementi seri e verificabili.

Poi arriva l’avvertimento, formulato senza troppi giri di parole e rivolto proprio agli “avventurieri della comunicazione”: «Esistono anche altri luoghi, meno divertenti di Facebook, nei quali si stabilisce il confine tra critica, cronaca e lesione della reputazione. Considerati alcuni precedenti, preferirei davvero non dover tornare a valutarne l’utilizzo per la quarta volta».

Una frase che lascia intravedere la possibilità di una nuova querela qualora le allusioni dovessero superare il limite della legittima critica politica e giornalistica.

La chiusura, però, torna sul terreno istituzionale.

Mosca assicura che continuerà a chiedere documenti, pretendere risposte e controllare le procedure. E continuerà, allo stesso tempo, a sostenere l’Amministrazione ogni volta che riterrà le sue scelte coerenti con gli interessi della città.

Per lui si chiama responsabilità istituzionale.

Per gli “avventurieri della comunicazione” sarebbe già “fuoco amico”.

«Pazienza. Io continuerò a leggere le carte. Agli altri lascio volentieri i castelli».

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