Afragola – Più Europa esprime solidarietà a Pozzuoli dopo la forte scossa

Afragola – La paura attraversa ancora una volta i Campi Flegrei e riaccende l’apprensione in tutta l’area metropolitana di Napoli. Dopo la forte scossa di terremoto avvertita nelle ultime ore, Più Europa Afragola ha voluto manifestare la propria vicinanza al sindaco di Pozzuoli e all’intera comunità puteolana.

Il coordinamento cittadino, guidato da Luigi D’Antò, insieme ai consiglieri comunali Raffaele Mosca e Serena Russo e all’assessore Francesco Moxedano, ha rivolto un pensiero particolare alle famiglie che stanno vivendo momenti di paura e incertezza.

«Di fronte a eventi così drammatici – si legge nella nota – la solidarietà tra i territori dell’area metropolitana di Napoli rappresenta un valore fondamentale».

Dal gruppo politico arriva anche un ringraziamento alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, alle Forze dell’Ordine, al personale sanitario e ai volontari impegnati nelle attività di assistenza e monitoraggio del territorio.

L’auspicio è che non emergano conseguenze gravi e che la situazione possa tornare quanto prima alla normalità. Più Europa Afragola rinnova così la propria solidarietà a Pozzuoli, affidandosi al coraggio e allo spirito di comunità con cui il territorio flegreo sta affrontando l’ennesima prova difficile.

Afragola – La Giunta Giustino è completa: assegnate le deleghe agli assessori

Afragola – Con la nomina dell’avvocato Gennaro Crispino, formalizzata nella giornata di ieri, si chiude il cerchio della nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Gennaro Giustino.

Crispino assumerà anche il ruolo di vicesindaco, completando una Giunta che rappresenta tutte le forze politiche che hanno contribuito alla costruzione del Campo Largo. Una composizione che non appare come il risultato di una semplice sommatoria di sigle, ma come l’espressione di un progetto politico strutturato, capace, per la prima volta dopo diversi anni, di trasformare un’alleanza elettorale in una vera architettura di governo.

All’avvocato Gennaro Crispino, oltre alla carica di vicesindaco, sono state affidate le deleghe alle Attività produttive, alla Pubblica illuminazione, alla Mensa, al Cimitero e ai servizi cimiteriali, agli Eventi, allo Sport e all’Edilizia sportiva.

Al geometra Francesco Moxedano sono state assegnate le deleghe al Personale, ai Servizi al cittadino, alla Toponomastica e ai servizi demografici, ai Fondi europei, ai fondi PRIUSS, al PNRR, all’Edilizia scolastica, alla Manutenzione, al Trasporto locale, ai rapporti con la TAV, ai Beni confiscati, alla Viabilità e ai parcheggi.

L’avvocato Giovanni Giglio si occuperà di Società partecipate, Polizia municipale e Protezione civile, Avvocatura e contenzioso, Digitalizzazione e Smart City, oltre ai rapporti istituzionali e con il Consiglio comunale.

All’avvocata Marianna Salierno sono state affidate le deleghe all’Anticorruzione e alla trasparenza, alle Politiche sociali, alle Politiche della famiglia e della disabilità, alle Politiche per gli anziani e ai rapporti con gli enti religiosi.

L’architetta Ermelinda Clarino avrà la responsabilità dell’Urbanistica, della Pianificazione territoriale e della tutela del territorio, del Decoro e dell’arredo urbano, dell’Accessibilità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche.

Il dottor Francesco Zanfardino seguirà Cultura, Politiche giovanili e del lavoro, Transizione ecologica, Patrimonio, Formazione, Sanità, Biblioteca, Scuola e Pubblica istruzione.

Alla dottoressa Lucia Zanfardino sono state assegnate le deleghe agli Affari generali, alle Pari opportunità, al Volontariato, al Benessere animale e ai Gemellaggi.

Restano espressamente riservate al sindaco Gennaro Giustino le deleghe alla Gentilezza, al Bilancio, ai Tributi, all’Ambiente, ai Lavori pubblici e alle grandi opere, all’Edilizia privata, ai Fondi RFI, all’Efficientamento energetico e ai rapporti con l’Azienda consortile A.C.C.C. n. 19, oltre a ogni altra materia non espressamente delegata.

La distribuzione delle competenze restituisce l’immagine di una squadra politicamente articolata, nella quale ogni componente del Campo Largo trova una propria rappresentanza e una responsabilità precisa. Adesso, però, conclusa la fase degli equilibri e delle nomine, comincia quella più difficile: trasformare il progetto politico in governo quotidiano della città.

Afragola – Opposizioni già in crisi: consiglieri in ordine sparso e decisioni che sembrano arrivare da fuori

Afragola Che le cose non stessero andando esattamente per il verso giusto era ormai evidente. Questa volta, però, non ci riferiamo alla maggioranza, della quale avremo modo e tempo di parlare quando sarà completata la distribuzione delle deleghe e sarà più chiaro il reale assetto politico e amministrativo della nuova Giunta.

Ciò che emerge con maggiore immediatezza, invece, è la crisi delle opposizioni. Una crisi che non nasce oggi e che già da tempo si manifesta attraverso distinguo, precisazioni, prese di distanza e iniziative autonome dei singoli consiglieri comunali.

In queste ore, inoltre, circolano indiscrezioni secondo cui alcune forze e alcune liste della maggioranza starebbero tentando di ampliare il proprio consenso, avviando interlocuzioni politiche con singoli esponenti eletti nelle liste avversarie.

Prima di gridare allo scandalo o al trasformismo, però, è necessario partire da una premessa politica, amministrativa e istituzionale.

Il giorno successivo alle elezioni, il vero terreno del confronto diventa il Consiglio comunale. Un’assise nella quale maggioranza e opposizione rappresentano condizioni politiche di fatto, ma non costituiscono vincoli inderogabili per il singolo consigliere.

Può quindi accadere che un rappresentante eletto nelle liste della coalizione vincente, per ragioni politiche, personali o programmatiche, decida di collocarsi all’opposizione. Allo stesso modo, può accadere, come è già successo ripetutamente nel corso delle precedenti consiliature, che un consigliere eletto nelle liste di minoranza trovi successivamente un’agibilità politica all’interno della maggioranza.

Ciò può avvenire per ragioni storiche, per rapporti personali, per scelte politiche o, più semplicemente, perché il consigliere ritiene che quella nuova collocazione sia maggiormente coerente con le proprie convinzioni e con gli impegni assunti nei confronti degli elettori.

Dal punto di vista politico e amministrativo, dunque, non si tratta di un’eventualità impossibile né necessariamente illegittima.

Una simile prospettiva non dovrebbe allarmare soltanto la maggioranza, naturalmente impegnata a preservare i propri equilibri. Dovrebbe soprattutto indurre le opposizioni a riflettere seriamente sulle ragioni della sconfitta elettorale e sulla propria attuale incapacità di costruire una linea politica realmente condivisa.

Il problema nasce quando qualcuno continua ostinatamente a voler stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quale debba essere la linea politica comune e chi debba assumere il ruolo di interlocutore esclusivo dell’intera minoranza nei confronti dell’Amministrazione e del Consiglio comunale.

Una pretesa che appare ancora più fragile quando proviene da chi non è stato individuato attraverso un autentico confronto democratico tra le forze della coalizione.

Tutti ricordano le modalità con cui venne indicato il candidato a sindaco: un incontro rapido alla stazione, la convocazione di alcuni rappresentanti delle forze politiche e la comunicazione di un nome che, fino a quel momento, non risultava essere stato realmente discusso né condiviso attraverso un percorso politico partecipato.

Quello stesso protagonista oggi siede in Consiglio comunale e tenta di presentarsi come rappresentante dell’unità della sinistra, dell’intera opposizione e perfino come censore dell’attività amministrativa.

Un ruolo che, prima di essere proclamato, dovrebbe essere riconosciuto dagli altri consiglieri di minoranza e conquistato attraverso autorevolezza, capacità politica e condivisione. Non è sufficiente attribuirselo autonomamente.

Quanto alle precedenti esperienze amministrative e professionali di chi oggi pretende di distribuire giudizi e patenti di legittimità, esistono vicende che meriterebbero ben altri approfondimenti: dall’efficienza degli uffici nei quali ha operato fino alle modalità con cui si sono svolte determinate procedure concorsuali.

Ma questa è un’altra storia, che lasciamo per il momento alle sedi e ai soggetti competenti.

C’è poi un episodio avvenuto durante la prima seduta del Consiglio comunale che restituisce, forse meglio di qualsiasi ragionamento teorico, l’idea che una parte dell’opposizione sembra avere dell’autonomia dei propri rappresentanti.

Quando il consigliere Baia ha chiesto un minuto di tempo per valutare se convergere o meno, insieme agli altri esponenti della minoranza, sull’elezione di Antonio Caiazzo alla presidenza del Consiglio comunale, la prima reazione non è stata quella di aprire un confronto tra i consiglieri presenti in Aula.

Non si è cercato di discutere, di ascoltare le diverse posizioni o di costruire una decisione politica condivisa tra gli eletti.

La risposta immediata è stata, invece, una telefonata.

A chi fosse diretta e da quale luogo esterno all’Aula dovesse arrivare l’indicazione non è dato sapere. Ma il gesto, politicamente, resta significativo. È l’immagine di un metodo nel quale, prima ancora di confrontarsi con i consiglieri comunali, sembra necessario rivolgersi altrove per conoscere la linea da seguire.

Un modus operandi al quale, probabilmente, saremo costretti ad abituarci: decisioni che non maturano nel confronto tra gli eletti, ma che sembrano dover essere preventivamente autorizzate, suggerite o ratificate da interlocutori esterni al Consiglio comunale.

Ed è proprio qui che ritorna il tema dell’indipendenza del consigliere.

Chi è stato eletto non dovrebbe avere bisogno di attendere disposizioni telefoniche per esprimere una valutazione politica. Dovrebbe confrontarsi con i colleghi, assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e rispondere direttamente agli elettori.

Il dato politico attuale resta, dunque, la progressiva frammentazione della minoranza. I movimenti, i contatti e le riflessioni che starebbero maturando in queste ore potrebbero condurre alcuni consiglieri a compiere scelte autonome, condivise o meno con le liste nelle quali sono stati eletti.

Non necessariamente si tratterà di passaggi immediati in maggioranza. Potrebbero nascere gruppi autonomi, nuove aggregazioni consiliari, posizioni indipendenti oppure forme di collaborazione costruite sui singoli provvedimenti e sulle questioni realmente utili alla città.

Del resto, il vero contratto politico di ogni consigliere comunale non è con il partito, con la lista o con il mentore che ne ha favorito o deciso la candidatura.

Il contratto autentico è con gli elettori che gli hanno attribuito la propria fiducia attraverso il voto.

È a quegli elettori che ciascun consigliere deve rispondere delle proprie scelte, della propria autonomia e della coerenza del proprio comportamento. Non a chi pretende di esercitare dall’alto una tutela politica, di impartire una linea o di rivendicare una fedeltà personale in virtù di una nomina ricevuta senza un vero confronto democratico.

Perché un consigliere comunale non è il delegato personale di chi lo ha candidato, né il terminale di un’investitura decisa altrove. È un rappresentante eletto della comunità e conserva il diritto, ma soprattutto il dovere, di valutare liberamente ogni scelta nell’interesse della città e nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori.

È proprio su questo terreno che l’opposizione dovrebbe interrogarsi. Non sulla capacità di trattenere i consiglieri attraverso vincoli personali o appartenenze imposte, ma sulla possibilità di costruire una linea politica credibile, capace di convincerli e di rappresentare realmente i cittadini.

Perché i consiglieri comunali passano, i mentori posso perdere lucidità e capacità di “influenzare” ma per chi ama la politica è lo fa per un impegno civico e non per “piazzarsi” o “piazzare” o mantenere la gestione della “piazza” conta solo il voto degli elettori che, invece, resta l’unica vera fonte della rappresentanza democratica.

Chi vivrà, saprà.

Afragola – Arcangelo Ausanio: Tra le tante opposizioni, quella che parla dei problemi reali della città

Afragola – La prima seduta del nuovo Consiglio comunale ha restituito ai cittadini una prima certezza: l’opposizione non è un blocco unico. È composta da anime diverse, interessi differenti e sensibilità politiche che interpretano in maniera profondamente diversa il ruolo del consigliere comunale.

C’è chi privilegia lo scontro politico, chi concentra i propri interventi sulle norme e sulle procedure regolamentari e chi, invece, sceglie di riportare il dibattito sui problemi reali e immediati che i cittadini di Afragola si trovano ad affrontare quotidianamente.

Tra questi ultimi si è distinto il consigliere Arcangelo Ausanio.

Il suo è stato uno dei pochi interventi realmente spontanei, pronunciato senza un copione, senza costruzioni artificiose e, soprattutto, senza la ricerca dell’effetto scenico. Un intervento genuino che, in alcuni passaggi, è sembrato essere persino frainteso dallo stesso sindaco Gennaro Giustino, ma che aveva un obiettivo molto chiaro: mettere immediatamente al centro dell’attenzione dell’Aula le difficoltà concrete della città.

Arcangelo Ausanio ha scelto di parlare del problema dei rifiuti, una delle criticità più antiche e irrisolte di Afragola. Una questione che nasce dall’incontro, o meglio dallo scontro, tra due responsabilità diverse.

Da una parte c’è una parte della comunità che continua quotidianamente a infrangere le più elementari regole del vivere civile, abbandonando rifiuti lungo le strade e concentrandoli sistematicamente in alcuni punti della città. Dall’altra ci sono le inefficienze e le carenze organizzative della società incaricata della raccolta, che troppo spesso sembra trovare proprio nell’inciviltà dei cittadini la giustificazione per non garantire un servizio puntuale ed efficace.

Responsabilità certamente differenti, ma che finiscono per produrre lo stesso risultato: degrado urbano, disagi per i residenti, problemi igienico-sanitari e un’immagine della città che continua inevitabilmente a risentirne.

Arcangelo Ausanio non si è limitato, però, a denunciare le responsabilità degli altri. Il passaggio più significativo del suo intervento è stato probabilmente quello dell’autocritica.

Il consigliere ha ricordato di aver già affrontato questi stessi problemi durante la precedente esperienza amministrativa, riconoscendo apertamente di non essere riuscito, da esponente della maggioranza, a trovare le soluzioni che i cittadini si aspettavano.

In sostanza, il suo messaggio è stato chiaro: “non ne siamo stati capaci noi e mi auguro che oggi possiate esserne capaci voi.”

Un’ammissione rara nel linguaggio politico, nel quale molto spesso si preferisce cancellare il passato, attribuire ogni responsabilità agli avversari o costruire giustificazioni di comodo. Arcangelo Ausanio, invece, ha riconosciuto i limiti dell’esperienza amministrativa di cui ha fatto parte, augurandosi che la nuova maggioranza riesca a risolvere almeno quei problemi essenziali che riguardano la vivibilità, l’igiene, il decoro urbano e l’immagine della città.

Non è probabilmente un caso che Arcangelo Ausanio sia riuscito nel tempo a costruire e consolidare un consenso elettorale importante, crescendo in maniera costante anche in termini numerici fino a raggiungere circa 1.200 preferenze.

Un consenso che, secondo la nostra lettura, non nasce dalla quantità degli interventi pronunciati in Consiglio comunale né da una presenza costruita artificialmente nelle cronache politiche. Al contrario, la sua esperienza consiliare è stata caratterizzata da pochi interventi, quasi sempre strettamente attinenti ai problemi affrontati, mai pretestuosi e difficilmente riconducibili a semplici prese di posizione di facciata.

Il consenso di Arcangelo Ausanio nasce soprattutto dal rapporto con un elettorato che non si limita a ricevere dalla politica, ma che spesso mette a disposizione delle forze politiche la propria partecipazione, la propria fiducia e la propria capacità di rappresentare i problemi dei quartieri.

Chi possiede un elettorato di questo tipo difficilmente può limitarsi a discutere esclusivamente di articoli, commi e regolamenti. È chiamato, prima di tutto, a dare voce alle difficoltà quotidiane di chi vive la città e chiede risposte concrete.

Anche nella prima seduta della nuova consiliatura Arcangelo Ausanio ha confermato questo approccio. Mentre una parte del dibattito si sviluppava prevalentemente su questioni procedurali, regolamentari e politiche, il consigliere ha riportato l’attenzione sul decoro urbano, sulla raccolta dei rifiuti, sull’igiene pubblica e sulla vivibilità dei quartieri.

Temi forse meno utili alla rappresentazione dello scontro politico, ma certamente più vicini alle preoccupazioni dei cittadini.

Tra le diverse anime dell’opposizione, quello di Arcangelo Ausanio è apparso uno dei discorsi più veri e concreti. Non perché fosse privo di contenuto politico, ma perché ha scelto di trasformare la politica in rappresentanza delle istanze quotidiane, senza utilizzare i problemi della città come semplice pretesto per attaccare la nuova amministrazione.

Se queste saranno le premesse del suo mandato, è ragionevole attendersi un’attività di opposizione improntata alla coerenza, alla serietà e soprattutto alla concretezza.

Sarà naturalmente il tempo a stabilire se questo metodo riuscirà davvero a contraddistinguerlo rispetto alle altre componenti della minoranza. Tuttavia, la prima seduta ha lasciato intravedere un modo differente di interpretare l’opposizione: meno interessato alla rappresentazione dello scontro e più concentrato sulla conoscenza pragmatica dei problemi e sulla necessità di rappresentare le istanze dei cittadini.

Ed è proprio questa capacità di rimanere legato alle esigenze concrete del proprio elettorato che, secondo noi, potrà premiare il suo lavoro e distinguerlo dalle altre opposizioni presenti in Consiglio comunale.

L’intervento ha avuto anche un momento profondamente personale.

Arcangelo Ausanio ha deciso di spiegare pubblicamente il motivo per cui è solito indossare gli occhiali da sole anche durante le sedute del Consiglio comunale, una scelta che in passato aveva suscitato curiosità e qualche osservazione.

Con sincerità ha raccontato la propria esperienza legata a una malattia oncologica, spiegando come l’utilizzo degli occhiali rappresenti per lui una forma di sicurezza e uno strumento utile nella gestione dell’ansia che ha accompagnato il suo percorso personale.

Lo ha fatto quasi scusandosi, consapevole che le normali regole del buonsenso istituzionale suggerirebbero di non indossare occhiali da sole all’interno dell’Aula. Ma ha scelto di aprirsi e di raccontare pubblicamente una fragilità personale, chiarendo il significato di un gesto che potrebbe essere facilmente frainteso da chi non conosce la sua storia.

È stato un momento raccontato senza enfasi e senza la ricerca della commozione, nel quale la politica ha lasciato spazio alla persona.

Probabilmente il momento più autentico e pertinente tra gli interventi pronunciati dalle opposizioni nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio comunale.

Prevenzione e protezione civile, l’architetto Antonio Cerbone nominato delegato del Consiglio Nazionale

La prevenzione entra sempre più al centro delle politiche di gestione del territorio e delle emergenze. In questa direzione si inserisce la nomina dell’architetto Antonio Cerbone a Delegato esterno della Commissione “Protezione Civile. Prevenzione e gestione eventi calamitosi. Coordinamento emergenze” del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Si tratta di un incarico di rilievo nazionale che valorizza il lavoro svolto negli ultimi anni all’interno dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, dove Cerbone ha contribuito alle attività della Commissione Sicurezza Abitativa e Protezione Civile, promuovendo iniziative dedicate alla cultura della prevenzione e della sicurezza.

Il nuovo ruolo punta a rafforzare il contributo tecnico degli architetti nella pianificazione delle attività di protezione civile, con particolare attenzione alla riduzione del rischio, alla resilienza del patrimonio edilizio e alla gestione delle emergenze. Un approccio che mette al centro non solo la risposta agli eventi calamitosi, ma soprattutto la capacità di prevenirli attraverso una corretta pianificazione del territorio.

«Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità e con la consapevolezza dell’importanza del ruolo che mi è stato affidato», ha dichiarato Cerbone, sottolineando come la prevenzione rappresenti il primo e più efficace strumento di tutela delle comunità. «Intervenire tempestivamente è fondamentale, ma prevenire è essenziale. Dobbiamo costruire una cultura della sicurezza capace di proteggere persone, famiglie e territori prima che si verifichino le emergenze».

Nelle sue riflessioni, il neo delegato richiama anche le numerose calamità che negli ultimi anni hanno interessato diverse aree del mondo, evidenziando come tali eventi confermino la necessità di investire con continuità nella prevenzione, nella diffusione delle buone pratiche e nella formazione tecnica.

Per Cerbone la sicurezza abitativa va ben oltre il rispetto delle norme: «La sicurezza abitativa non è soltanto una questione tecnica, ma un dovere civile e morale. Significa proteggere vite umane e contribuire a costruire territori più resilienti». Una visione che attribuisce alla professione dell’architetto un ruolo strategico nella tutela delle persone e nella qualità dello sviluppo urbano.

L’architetto ha infine rivolto un ringraziamento al Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, al past president Lorenzo Capobianco, al presidente del Consiglio Nazionale Alessandro Panci e a tutti coloro che hanno sostenuto il percorso che ha portato a questa nomina.

Un incarico che rappresenta non soltanto un riconoscimento professionale, ma anche un’opportunità per portare l’esperienza maturata sul territorio napoletano all’interno delle politiche nazionali dedicate alla prevenzione, alla sicurezza e alla protezione civile.

“La Forza delle Donne”, Forza Italia riunisce i vertici all’Hotel Vesuvio: la testimonianza di Susy Panico commuove la sala

Napoli – Si è svolto questa sera presso l’Hotel Vesuvio l’evento “La Forza delle Donne”, organizzato da Forza Italia, alla presenza dei vertici nazionali del partito. Un appuntamento che ha intrecciato riflessione politica e impegno civile, culminato nell’intervento della consigliera regionale Susy Panico, che ha portato all’attenzione della platea la storia di Simona Capone.
Panico ha ripercorso la drammatica vicenda che ha segnato la vita di Simona, la cui storia d’amore con il compagno Santo, nata quando erano ancora adolescenti, si è interrotta bruscamente nella notte del 1° novembre. Quella sera, un banale diverbio scoppiato in piazza San Sebastiano degenerò in tragedia: due colpi di arma da fuoco spezzarono la vita di Santo, morto in ospedale poche ore dopo, mentre un amico del gruppo rimase ferito.
Nel suo intervento, la consigliera ha voluto sottolineare come Simona, negli anni successivi al lutto, abbia trasformato il dolore in impegno civile, scegliendo di non restare in silenzio: interviste, un libro e un podcast dedicati alla memoria di Santo, insieme a un percorso di sensibilizzazione nelle scuole sul tema della violenza giovanile e del rispetto tra i giovani. Un percorso nato anche dalla necessità di ristabilire la verità dei fatti, dopo le prime ricostruzioni giornalistiche che avevano derubricato l’accaduto a una “lite tra baby gang”.
La testimonianza portata da Susy Panico si inserisce nella cornice più ampia dell’evento “La Forza delle Donne”, pensato da Forza Italia come momento di ascolto e valorizzazione di storie di impegno, resilienza e cambiamento sociale al femminile, alla presenza della dirigenza del partito.

Afragola – Gennaro Giustino: «Torno a casa orgoglioso del mio Consiglio comunale»

Afragola – Si chiude con un lungo applauso, condiviso dalla maggioranza e dall’opposizione, il primo Consiglio comunale della nuova consiliatura. Un segnale istituzionale che ha accompagnato le parole finali del sindaco Gennaro Giustino, il quale, nel congedarsi dall’aula, ha dichiarato di tornare a casa «orgoglioso del proprio Consiglio comunale».

Al netto di qualche fisiologico confronto politico tra alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione, la seduta si è svolta in un clima complessivamente sereno e rispettoso dei ruoli istituzionali. Se la maggioranza ha dato l’impressione di presentarsi compatta e coesa, dai banchi della minoranza sono emerse fin da subito sensibilità e posizioni differenti, lasciando trasparire la pluralità delle anime presenti nello schieramento.

Non è passato inosservato, inoltre, il ruolo dell’aspirante leader dell’opposizione, Alessandra Iroso, nel tempo candidata a sindaco, candidata a presidente del Consiglio comunale e guida politica della minoranza, senza tuttavia riuscire a concretizzare per adesso nessuna delle tre aspettative.

Proprio nel corso dell’intervento della Iroso, quando sono arrivate le prime critiche rivolte alla nuova amministrazione e si è parlato della necessità di far “rinascere”, “ricostruire” e “recuperare” Afragola, il sindaco Giustino ha replicato ricordando che quanti oggi denunciano le condizioni della città hanno ricoperto ruoli di primo piano nella precedente esperienza di governo.

Il passaggio più pungente è arrivato quando il sindaco ha richiamato un’espressione frequentemente utilizzata in Consiglio comunale dall’ex sindaco Antonio Pannone: quella della «sciatteria amministrativa». Una battuta tutt’altro che casuale, apparsa come un riferimento diretto non soltanto al metodo politico della precedente amministrazione, ma soprattutto al sistema amministrativo che ne aveva caratterizzato la gestione.

Il riferimento al ruolo ricoperto dalla Iroso all’interno di quella stagione amministrativa è apparso chiaro. Non una semplice contestazione personale, ma il richiamo alle responsabilità di chi, nella precedente gestione, aveva occupato una posizione di primo piano nei processi politici e amministrativi oggi sottoposti a critica.

Escluso questo fisiologico battibecco, il Consiglio comunale si è svolto in un clima di piena serenità. L’assemblea ha proceduto all’elezione dei vicepresidenti del Consiglio: Antonio Boemio per la maggioranza e Francesco Fusco per la minoranza. Sono stati quindi nominati i membri delle varie commissioni consiliari, completando i principali adempimenti previsti nella fase di insediamento della nuova amministrazione.

Prima della chiusura dei lavori, il sindaco ha annunciato che la presentazione del programma amministrativo e l’attribuzione delle deleghe agli assessori saranno rinviate alla successiva seduta consiliare. Giustino ha però anticipato quello che sarà il metodo di lavoro della nuova amministrazione.

Gli assessori, ha spiegato, lavoreranno all’unisono attorno a un vero e proprio «tavolo rotondo», nel quale saranno preventivamente condivisi tutti i dossier presenti sulla scrivania del sindaco. Le questioni amministrative saranno dapprima approfondite all’interno della giunta, poi discusse nelle riunioni di maggioranza e, successivamente, illustrate ai capigruppo consiliari alla presenza dello stesso sindaco.

Prima dell’approdo in Consiglio comunale, soprattutto nei casi in cui si renderanno necessarie scelte amministrative particolarmente rilevanti, ogni dossier sarà quindi accompagnato da un percorso di confronto politico e istituzionale, nel quale saranno spiegate le decisioni da assumere, gli obiettivi da raggiungere e le conseguenze delle diverse opzioni.

Un metodo che Giustino ha presentato come una netta discontinuità rispetto al passato: un modello fondato sulla collegialità, sulla condivisione e sulla trasparenza, contrapposto a quel sistema oscuro, opaco e politicamente imbarazzante con il quale, secondo la nuova maggioranza, Afragola sarebbe stata amministrata negli ultimi anni.

Afragola – Caiazzo è il nuovo Presidente del Consiglio Comunale.

Afragola – Con una maggioranza ampia e compatta, Antonio Caiazzo è il nuovo presidente del Consiglio comunale di Afragola. L’elezione è arrivata con 16 voti, mentre la candidata del centrodestra, Alessandra Iroso, si è fermata a 7 preferenze, un risultato che certifica la netta superiorità numerica della coalizione di governo nella prima prova d’aula della nuova consiliatura.

Prima della votazione, il sindaco Gennaro Giustino aveva rivolto un appello a tutte le forze politiche affinché convergessero su un’unica candidatura. Un invito a esprimere un voto unitario, motivato dalla volontà di offrire un segnale di distensione istituzionale e di riconoscere il percorso politico e amministrativo di Caiazzo, figura che negli anni ha ricoperto con riconosciuto equilibrio il ruolo di consigliere comunale ad Afragola e, per due mandati, anche quello di consigliere provinciale.

Subito dopo la proclamazione, il neo presidente ha pronunciato un intervento dai toni concilianti, rivolgendosi anche ai banchi dell’opposizione e sottolineando come, da questo momento, il suo compito sarà quello di garantire imparzialità e rispetto delle prerogative di tutto il Consiglio comunale.

«Da oggi in poi non chiamerò più il sindaco “l’amico mio Gennaro”», ha affermato, spiegando che il nuovo incarico impone un ruolo rigorosamente super partes, nel quale il rispetto delle istituzioni dovrà prevalere su ogni rapporto personale e politico.

Il momento più intenso del suo intervento è arrivato nei ringraziamenti finali. Visibilmente commosso, Antonio Caiazzo ha rivolto un pensiero ai genitori, alla moglie e soprattutto alle figlie, riconoscendo che la passione per la politica, spesso, finisce inevitabilmente per sottrarre tempo ed energie agli affetti più cari. Un passaggio personale che ha chiuso il suo discorso con il volto più umano della politica: quello dei sacrifici che ogni impegno pubblico richiede non solo a chi lo vive in prima persona, ma anche alla propria famiglia.

Afragola – Via Amendola, il Comune accelera per la riapertura. Giustino: “Al lavoro con la Procura per restituire la strada alla città”

AFRAGOLA – Si apre uno spiraglio per la riapertura, almeno parziale, di via Amendola, una delle principali arterie cittadine chiusa ormai da diverse settimane in seguito al sequestro disposto dall’autorità giudiziaria dopo il crollo verificatosi durante la demolizione di un fabbricato.

L’incidente, fortunatamente, non ha provocato vittime né feriti, ma durante le operazioni di abbattimento è collassata una porzione di un edificio adiacente, rendendo necessario l’intervento dei VV. FF., lo sgombero dei residenti e l’intervento della Procura della Repubblica che ha disposto il sequestro dell’area e l’interdizione al traffico della strada per consentire tutti gli accertamenti tecnici.

Una situazione che ha avuto pesanti ripercussioni non solo sulla viabilità cittadina, ma anche sulla vita dei residenti degli immobili sgomberati e, soprattutto, sulle numerose attività commerciali presenti lungo via Amendola, costrette da settimane a convivere con una drastica riduzione degli accessi e della clientela.

Proprio per verificare la possibilità di una riapertura dell’arteria, il sindaco Gennaro Giustino ha effettuato un sopralluogo insieme ai tecnici incaricati dalla Procura.

«La priorità – ha dichiarato il primo cittadino – è ripristinare nel più breve tempo possibile almeno parte della viabilità. I tecnici ci hanno assicurato che, qualora sussistano le condizioni di sicurezza, faranno tutto il possibile per consentire già dalla prossima settimana una riapertura parziale della strada».

Il sindaco ha ribadito il massimo rispetto per il lavoro della magistratura, sottolineando come il Comune attenda le determinazioni dell’autorità giudiziaria senza interferire con le attività investigative, ma confermando al tempo stesso l’impegno dell’amministrazione nel ricercare ogni soluzione utile a limitare i disagi per cittadini e imprese.

Parallelamente, Palazzo Comunale sta valutando misure di sostegno economico e amministrativo rivolte ai commercianti della zona, tra i soggetti maggiormente penalizzati dalla prolungata chiusura dell’arteria.

«Come amministrazione – ha spiegato Giustino – studieremo iniziative concrete a tutela delle attività economiche che hanno subito danni ingenti a causa dell’impossibilità di transitare lungo via Amendola».

Nel suo intervento il sindaco ha inoltre annunciato che nelle prossime sedute consiliari saranno ufficializzate le deleghe ai componenti della Giunta comunale, passaggio che consentirà all’esecutivo di entrare pienamente nella fase operativa affrontando progressivamente le principali questioni amministrative della città.

Non è mancato un passaggio politico nei confronti delle opposizioni.

«Sull’atteggiamento strumentale e rancoroso dell’opposizione avremo modo di confrontarci atti alla mano. Non ci faremo intimidire da chi tenta di alimentare polemiche. La nostra storia, soprattutto sul terreno della legalità e del contrasto alla camorra, parla da sola».

Il primo cittadino conclude rilanciando il progetto amministrativo che accompagnerà il mandato, ribadendo l’obiettivo di riportare al centro dell’azione pubblica l’interesse generale e restituire piena funzionalità alla macchina comunale, a partire dalle emergenze che stanno interessando la città.

Parco Verde, Tobia Angelino rilancia il partenariato pubblico-privato: «Serve concretezza, non burocrazia»

Il consigliere comunale Tobia Angelino torna a intervenire sul futuro del Parco Verde, indicando nel partenariato pubblico-privato la soluzione più concreta per avviare un percorso di riqualificazione reale e duraturo dell’intero complesso.

Nel corso della seduta monotematica del Consiglio comunale dedicata proprio al destino del Parco Verde, sono state analizzate le diverse opzioni contenute nel DOCFAP, il documento richiesto nella precedente riunione consiliare per valutare le possibili strategie di intervento.

Angelino ha sottolineato come il progetto da 116 milioni di euro rappresenti, a suo avviso, l’alternativa più credibile per superare anni di immobilismo e restituire dignità ai residenti. «Non possiamo più permetterci ritardi o soluzioni tampone – ha dichiarato –. I cittadini chiedono risposte concrete e tempi certi».

Il consigliere ha inoltre ribadito la necessità di un controllo costante sull’intero iter amministrativo, affinché ogni fase venga portata avanti con trasparenza ed efficacia. «Il nostro ruolo non è quello di fare da passacarte – ha aggiunto – ma di vigilare e garantire che gli impegni presi si traducano in interventi reali».

Infine, Angelino ha richiamato tutte le forze politiche a un’assunzione di responsabilità condivisa, sottolineando come il futuro del Parco Verde rappresenti una priorità non più rinviabile per l’intera comunità di Caivano.