Furto al Caseificio Sociale di Casapesenna. Raffaele Mosca: “non ci fermiamo”

Un furto nella notte ha colpito il “Caseificio Sociale” di Casapesenna, inaugurato appena lo scorso 10 luglio all’interno di un bene confiscato al clan Zagaria.

Anomale e ingiustificate campagne diffamatorie mezzo stampa che investono l’imprenditore Raffaele Mosca.

Ignoti si sono introdotti nella struttura, hanno sottratto la cassa e provocato danni ai locali. Le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza sono state consegnate alle forze dell’ordine, che hanno avviato le indagini per individuare i responsabili e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Il valore dell’episodio va ben oltre il danno economico.

Il Caseificio Sociale rappresenta infatti uno dei progetti più significativi nati in Terra di Lavoro sul terreno del riutilizzo dei beni confiscati. Un luogo che, da simbolo del potere criminale, è stato trasformato in uno spazio di produzione, inclusione sociale e lavoro.

Il progetto è stato fortemente voluto dall’imprenditore afragolese Raffaele Mosca, recentemente eletto consigliere comunale di Afragola nella coalizione del sindaco Gennaro Giustino.

Mosca ha scelto di investire in un territorio difficile e in un bene dal forte valore simbolico, contribuendo concretamente alla sua restituzione alla comunità.

Proprio per questo non può passare inosservato il clima che, nelle settimane precedenti, si era creato intorno alla sua figura e alle sue attività imprenditoriali.

Mosca era stato infatti individuato come bersaglio di una anomala campagna diffamatoria condotta attraverso i social e rilanciata da una pseudo-testata giornalistica. Una produzione seriale di contenuti, insinuazioni e ricostruzioni denigratorie rispetto alle quali l’imprenditore aveva già conferito con determinazione mandato ai propri legali per la presentazione di una querela.

Secondo quanto riferito, la stessa realtà editoriale sarebbe già stata portata all’attenzione degli inquirenti e degli organismi della categoria giornalistica per modalità operative considerate anomale, caratterizzate dall’avvio di campagne aggressive e diffamatorie in coincidenza con la scadenza di rapporti contrattuali.

Non serve costruire collegamenti tra fatti diversi.

Il furto resta un episodio sul quale dovranno fare chiarezza le forze dell’ordine. Le campagne diffamatorie seguiranno invece il loro percorso nelle sedi giudiziarie e disciplinari competenti.

Il punto è un altro.

Nei territori che cercano di liberarsi dalla cultura camorristica accade troppo spesso che chi lavora, investe e crea occupazione venga trasformato in un bersaglio.

Si tenta di colpirlo nella reputazione.
Si screditano le sue attività.
Si costruisce intorno a lui un clima di sospetto.
Si prova a indebolirlo prima ancora che il suo progetto possa consolidarsi.

Sono metodi che ricordano una cultura fondata sulla pressione, sull’isolamento e sulla delegittimazione di chi prova a cambiare gli equilibri. Vere e proprie estorsioni.

La critica è libera e necessaria. La diffamazione organizzata strutturata e fiscalizzata è un’altra cosa.

Il giornalismo verifica, documenta e si assume la responsabilità di ciò che pubblica. Lo fa per spirito sociale, non per incutere terrore o paura a chi non si piega. La pseudo-informazione individua un bersaglio, costruisce insinuazioni e utilizza i social come strumento di pressione personale ed economica.

Minacciando e aggredendo chiunque esprime parere contrario.

È questo il paradosso più amaro: chi prova a dare nuova vita a un bene confiscato alla camorra rischia di essere colpito attraverso metodi che appartengono proprio a quella cultura che il progetto vuole sconfiggere.

Il Caseificio Sociale ha risposto con fermezza:

«Ci hanno colpiti, ma non ci fermeranno. Il Caseificio Sociale di Casapesenna non è soltanto un luogo di produzione: è lavoro, inclusione, legalità e riscatto. Quanto accaduto questa notte ferisce un progetto nato per restituire valore e speranza al territorio, ma rafforza ancora di più la nostra volontà di andare avanti».

Il messaggio finale è chiaro:

«Continueremo il nostro lavoro. Senza paura».

Ed è questa la risposta più importante.

Riaprire. Produrre. Creare lavoro. Far vivere un bene confiscato.

Perché il riscatto di un territorio non si misura soltanto con i sequestri e le confische. Si misura soprattutto dalla capacità di difendere chi ha il coraggio di investire e lavorare dove prima comandava la camorra.

Caivano – Dal confronto con la ministra Calderone alla Cabina di regia: Angelino rilancia il lavoro e la rete sociale territoriale

Caivano – Al centro degli incontri il coordinamento tra istituzioni, politiche occupazionali e servizi per le persone fragili. In primo piano il ruolo dell’Azienda Speciale Consortile, rappresentata dalla dottoressa Silvia Martino

Rafforzare la rete sociale territoriale, mettere in collegamento le politiche nazionali con la programmazione locale e trasformare le risorse disponibili in opportunità concrete per le famiglie, i lavoratori e le persone più fragili.

È il percorso istituzionale delineato dal sindaco di Caivano, Antonio Angelino, attraverso due distinti momenti di confronto che, pur svolgendosi su livelli differenti, convergono verso un unico obiettivo: costruire un sistema stabile di politiche sociali, formative e occupazionali capace di rispondere ai bisogni reali della comunità.

Il primo passaggio è stato l’incontro con la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, durante il quale sono stati affrontati alcuni dei temi centrali delle competenze ministeriali: lo sviluppo dei sistemi produttivi, il lavoro, la formazione professionale, l’orientamento e il rafforzamento delle reti territoriali di protezione sociale.

«Ho avuto modo di ribadire alla ministra che per noi il lavoro è centrale, argine alla subordinazione e fondamento costituzionale della nostra Repubblica», ha dichiarato Angelino.

Una posizione che restituisce al lavoro non soltanto una funzione economica, ma anche un valore sociale e civile. Nell’impostazione indicata dal primo cittadino, infatti, l’occupazione rappresenta uno degli strumenti principali attraverso i quali contrastare dipendenze, marginalità e condizioni di fragilità, offrendo alle persone autonomia e prospettive.

L’obiettivo dichiarato è portare a Caivano risorse, servizi, opportunità e strumenti concreti di orientamento, costruendo «un ponte tra le politiche nazionali, regionali, provinciali e la vita quotidiana della nostra città».

Il confronto con il Governo trova una prima traduzione operativa nella riunione della Cabina di regia istituzionale dedicata alle politiche sociali e inclusive, svoltasi presso la sede del Commissariato straordinario di Governo a Caivano.

Al tavolo hanno partecipato la presidente della competente Commissione consiliare regionale, Bruna Fiola, l’assessore regionale alle Politiche sociali Andrea Morniroli, i rappresentanti dell’Asl Napoli 2 Nord, dottoressa Femiano e dottor Ferrara, l’assessore comunale al ramo Giuseppe Pecchia, la dottoressa Romano dell’Ufficio Politiche sociali del Comune e Maria Barattolo per la Consulta delle persone con disabilità.

Particolarmente significativa la presenza della dottoressa Silvia Martino, intervenuta in rappresentanza dell’Azienda Speciale Consortile, organismo chiamato a svolgere una funzione determinante nella gestione e nel coordinamento dei servizi sociali territoriali.

Il ruolo di Silvia Martino non si esaurisce nella partecipazione formale alla riunione. La presenza dell’Azienda Consortile rappresenta, infatti, uno degli elementi essenziali per tradurre la programmazione istituzionale in interventi concreti, raccordando le indicazioni del Comune con l’organizzazione dei servizi rivolti alle famiglie, ai minori, agli anziani, alle persone con disabilità e ai cittadini che vivono condizioni di particolare vulnerabilità.

Proprio l’esperienza maturata sul territorio consente all’Azienda di contribuire alla lettura dei bisogni emergenti, alla definizione delle priorità e alla costruzione di risposte che non siano episodiche o frammentarie.

La dottoressa Martino assume così un ruolo centrale nel collegamento tra il livello politico-amministrativo e quello operativo: da un lato la programmazione delle istituzioni, dall’altro la capacità di rendere effettivamente accessibili i servizi alla comunità.

Alla Cabina di regia hanno preso parte anche numerosi soggetti nazionali e locali impegnati in importanti progettualità, tra cui Save the Children, Fondazione RUT, Fondazione Don Calabria per il Sociale, Associazione 21 Luglio, Fondazione CON IL SUD e Con i Bambini.

Un quadro articolato di presenze che testimonia la quantità di risorse e iniziative oggi concentrate su Caivano, ma che rende ancora più necessaria una regia pubblica capace di evitare sovrapposizioni, dispersioni e interventi scollegati.

Nel corso dell’incontro è stato condiviso un metodo di lavoro basato sul coordinamento, sulla collaborazione istituzionale e sulla costruzione di una programmazione unitaria fondata su priorità definite.

«La Cabina di regia dovrà diventare un modello operativo stabile, capace di evitare frammentazioni e sovrapposizioni e di trasformare ogni singola iniziativa in parte di una strategia complessiva di inclusione, sviluppo e coesione sociale», ha spiegato Angelino.

Il Comune di Caivano viene così ricollocato al centro del processo, quale istituzione chiamata a rappresentare i bisogni della comunità, indirizzare gli interventi e garantire il raccordo tra le numerose risorse presenti sul territorio.

Il collegamento tra l’incontro con la ministra Calderone e la Cabina di regia appare evidente. Da un lato il dialogo con il Governo sui temi del lavoro, della formazione e dell’inclusione; dall’altro la costruzione di un modello locale capace di dare attuazione a quelle politiche attraverso il Comune, l’Asl, la Regione, l’Azienda Speciale Consortile e il mondo del terzo settore.

In questo percorso, Silvia Martino e l’Azienda Consortile possono rappresentare uno dei principali punti di raccordo operativo, contribuendo a trasformare gli indirizzi istituzionali in servizi organizzati, continuativi e misurabili.

La sfida non consiste soltanto nell’attrarre nuove risorse, ma nel riuscire a governarle attraverso una strategia condivisa. Caivano dispone oggi di una pluralità di progetti, fondazioni, istituzioni e operatori. Il passaggio decisivo sarà la capacità di trasformare questa presenza in una rete stabile e coordinata.

«Caivano deve essere protagonista del proprio cambiamento, attraverso una regia pubblica forte, una visione condivisa e la collaborazione responsabile tra tutte le istituzioni», ha concluso Angelino.

Una linea che punta a unire lavoro, formazione, inclusione e servizi sociali in una sola visione amministrativa: portare le politiche pubbliche fuori dai documenti programmatici e dentro la vita quotidiana delle persone.

Afragola – Chiusa la partita della Giunta: ecco i sette assessori scelti dal sindaco Giustino

Afragola – La partita della Giunta comunale di Afragola può considerarsi ormai chiusa. A ricoprire gli incarichi assessorili saranno l’avvocato Giovanni Giglio, l’avvocato Marianna Salierno, il dottor Francesco Zanfardino, Francesco Moxedano, la dottoressa Lucia Zanfardino e l’architetto Ermelinda Clarino.

Una squadra composta da professionisti, funzionari pubblici ed esponenti che, pur provenendo da esperienze politiche differenti, hanno già maturato una conoscenza diretta delle istituzioni, dell’amministrazione e dei meccanismi attraverso i quali si costruisce e si attua l’azione di governo.

Il primo nome è quello dell’avvocato Giovanni Giglio, storico riferimento di A Viso Aperto e figura già pienamente inserita nella storia amministrativa recente della città.

Giglio ha già ricoperto il ruolo di vicesindaco e di assessore alle Politiche sociali durante l’amministrazione guidata da Domenico Tuccillo. Avvocato e professionista, rappresenta oggi uno dei principali punti di equilibrio della coalizione che sostiene il sindaco Gennaro Giustino.

La sua nomina costituisce il riconoscimento del peso politico di A Viso Aperto e, allo stesso tempo, il ritorno nella macchina amministrativa di una figura che conosce già gli uffici, i procedimenti e le responsabilità connesse all’attività di governo.

Subito dopo viene il profilo dell’avvocato Marianna Salierno, proveniente dall’esperienza del Movimento 5 Stelle.

Salierno è stata consigliera comunale di Afragola dal 2021 al 2025, vicepresidente vicaria del Consiglio comunale e componente delle commissioni consiliari che si sono occupate, tra le altre materie, di ambiente, trasporti, polizia locale e attività produttive.

Ha inoltre maturato un’esperienza all’interno della Città Metropolitana di Napoli, ampliando il proprio raggio di conoscenza istituzionale oltre i confini comunali.

La sua presenza nella nuova Giunta garantisce quindi continuità a un percorso politico e amministrativo già consolidato e porta nell’esecutivo una conoscenza diretta del dibattito consiliare, degli atti e delle principali questioni affrontate negli ultimi anni.

Un altro profilo politicamente riconoscibile è quello del dottor Francesco Zanfardino, medico di medicina generale e specialista in medicina fisica e riabilitativa.

Per anni segretario cittadino del Partito Democratico, Zanfardino ha costruito nel tempo una presenza politica radicata sul territorio, accompagnata dall’attività professionale e dall’impegno nel campo sanitario e sociale.

La candidatura al Consiglio regionale ha rappresentato uno dei passaggi più significativi del suo percorso politico. Ad Afragola ha superato le seimila preferenze, risultando il candidato afragolese più votato in città, pur senza riuscire conquistare il seggio regionale.

Un risultato che gli ha consentito di rafforzare il proprio ruolo all’interno dell’area progressista e di arrivare alla nuova esperienza amministrativa con una legittimazione elettorale personale particolarmente significativa.

Tra i nomi destinati ad assumere un ruolo centrale nella nuova squadra c’è anche Francesco Moxedano, indicato come il più probabile vicesindaco.

Geometra, storico esponente dell’area progressista napoletana e oggi riferimento di +Europa, Moxedano porta con sé una lunga esperienza politica e amministrativa.

È stato consigliere comunale e assessore al Comune di Napoli ed è stato successivamente eletto nel Consiglio regionale della Campania. Ha inoltre ricoperto incarichi politici e affrontato diverse competizioni elettorali, consolidando nel tempo un profilo istituzionale che supera la dimensione strettamente locale.

La sua presenza nell’esecutivo afragolese rappresenta quindi l’ingresso di una figura capace di muoversi tra amministrazione comunale, politica regionale e organizzazione territoriale dei partiti.

La seconda Zanfardino presente in Giunta sarà la dottoressa Lucia Zanfardino, assistente sociale specialista e funzionaria del Ministero della Giustizia.

Ha maturato una formazione e un’esperienza professionale nel campo del servizio sociale, delle politiche di inclusione e dell’esecuzione penale esterna.

Nella propria attività si occupa, tra gli altri aspetti, dei percorsi di affidamento ai servizi sociali e della messa alla prova, operando in un settore nel quale si incontrano amministrazione, giustizia, disagio sociale e percorsi di reinserimento.

È stata candidata con la lista Afragola al Centro e porta nella Giunta una competenza tecnica costruita direttamente all’interno della pubblica amministrazione.

Completa la squadra l’architetto Ermelinda Clarino, indicata dalla componente riconducibile alla lista ispirata da Clemente Mastella.

Clarino proviene dall’esperienza amministrativa maturata presso il Comune di Casoria, dove ha svolto funzioni tecniche e procedimentali all’interno della macchina comunale.

Il suo è quindi il profilo di una professionista che conosce dall’interno il funzionamento della pubblica amministrazione, i rapporti tra organi politici e struttura tecnica, i procedimenti amministrativi e le responsabilità connesse alla formazione e alla gestione degli atti.

Conclude l’elenco l’Avv. Giuseppe Salzano professionista stimato del territorio, assente alla presentazione per motivi personali.

Con la definizione della Giunta si chiude così la fase delle trattative e si apre ufficialmente quella dell’attività amministrativa.

Prima della pausa estiva e comunque prima del mese di agosto sarà convocato il primo Consiglio comunale, durante il quale si procederà all’elezione del presidente dell’assemblea e alla definizione dell’assetto istituzionale.

Contestualmente saranno formalizzate le deleghe assegnate ai singoli assessori, dando così piena operatività alla nuova amministrazione.

La Giunta sarà chiamata immediatamente a confrontarsi con una serie di atti e dossier che sono già sul tavolo del sindaco e che dovranno essere esaminati e deliberati nelle prossime settimane.

Con la nomina degli assessori si mette dunque ufficialmente in moto la macchina amministrativa del “Sistema Giusto.

Eppure proprio il metodo seguito nella composizione della Giunta dimostra quanto quell’etichetta, nata con finalità polemiche, finisca oggi per assumere un significato completamente diverso.

Gli assessori sono stati indicati dalle forze politiche che compongono la coalizione e non calati dall’alto. Ogni lista ha avuto la possibilità di esprimere il proprio rappresentante, assumendosi direttamente la responsabilità politica della scelta.

Non si è assistito a imposizioni esterne, a nomine confezionate in stanze o videochiamate lontane dal confronto ufficiale o a decisioni riconducibili a meccanismi opachi come quelli che avevano caratterizzato il vero sistema.

La nuova Giunta nasce invece come risultato degli equilibri politici democratici maturati all’interno della maggioranza e come espressione riconoscibile delle diverse componenti che hanno contribuito alla vittoria elettorale.

Con la definizione della squadra si spengono anche le polemiche costruite artificialmente attorno ai tempi della nomina.

C’era chi contava i giorni trascorsi dall’elezione del sindaco, fingendo di ignorare che il percorso politico e istituzionale non avrebbe potuto completarsi prima della proclamazione ufficiale degli eletti e del successivo confronto tra le forze della maggioranza.

Come aveva chiarito lo stesso sindaco, sono bastati pochi giorni dalla proclamazione dei consiglieri comunali.

La Giunta è stata infatti definita dopo il primo incontro ufficiale della maggioranza, svoltosi nel giorno stesso della proclamazione degli eletti, nel rispetto di una fisiologica scansione dei tempi e di quello che può essere considerato il naturale cerimoniale della politica.

Le forze della coalizione si sono confrontate, hanno individuato i propri rappresentanti e hanno raggiunto una sintesi senza trascinare la città in una lunga fase di stallo.

Altri atti arriveranno nei prossimi giorni. Saranno definiti il presidente del Consiglio comunale, le deleghe, gli incarichi e gli ulteriori assetti necessari a garantire la piena funzionalità dell’amministrazione.

Il risultato degli equilibri raggiunti appare però già evidente: tutte le componenti della maggioranza trovano rappresentanza e ogni forza politica è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie indicazioni.

Se questo è il metodo, allora quello che qualche cronista aveva provato a utilizzare come formula denigratoria può davvero essere definito un sistema giusto.

Un sistema nel quale le scelte vengono compiute dalle forze politiche che hanno ricevuto il consenso degli elettori, nel quale la rappresentanza è riconoscibile e nel quale ciascuno è chiamato a rispondere delle proprie decisioni.

La maggioranza ha trovato la sintesi, la Giunta è stata nominata e il sindaco può ora avviare la fase più importante: quella delle deliberazioni, degli atti amministrativi e dell’attuazione del programma.

Adesso può cominciare il governo della città. I dossier sono sul tavolo.

Campania – “Sicurezza sul lavoro e violenza di genere: la consigliera Panico riceve i giovani di Forza Italia

Napoli – Nella giornata odierna la Consigliera regionale Susy Panico presso la sede della Regione Campania ha ricevuto i Giovani di Forza Italia della provincia di Napoli, guidati dal segretario Gaetano Loffredo e dal vice Tommaso De Luca, che le hanno presentato un progetto finalizzato a promuovere un percorso di sensibilizzazione e formazione rivolto ai giovani, con l’obiettivo di diffondere una solida cultura della sicurezza per i lavoratori.

“Investire nella cultura della sicurezza – ha dichiarato Panico – significa sviluppare consapevolezza, responsabilità e capacità di riconoscere i rischi, comprendendo anche il ruolo dei fattori umani e dei comportamenti che possono favorire il verificarsi degli incidenti. Formare i giovani significa costruire una nuova generazione di lavoratori più preparati, attenti e capaci di contribuire a creare ambienti di lavoro più sicuri.” La Consigliera ha aggiunto che l’incremento degli ispettori del lavoro è una misura importante ma non sufficiente: “La vera sfida è agire sulle cause, diffondendo una cultura della prevenzione che accompagni le persone fin dall’inizio del loro percorso formativo, perché la sicurezza non sia percepita come un obbligo, ma come un valore condiviso di consapevolezza e responsabilità di tutti.”

Nel corso della giornata Panico ha incontrato anche Martina Manzo, responsabile dei Giovani di Forza Italia di Salerno, e Simona Capone, ex fidanzata di Santo Romano, il giovane la cui vita è stata spezzata dalla violenza in giovanissima età, per un confronto sul tema della violenza di genere.

Afragola – Centrodestra, la minoranza della minoranza: Iroso si incorona leader, Castaldo resta all’angolo e Pannone fa il pontiere con la benzina

Afragola – Mentre nel centrosinistra si consumano gli ultimi ritocchi prima della presentazione ufficiale della prima “Giunta Giusta”, nel centrodestra afragolese continua invece lo spettacolo delle divisioni, delle mezze dichiarazioni, dei post scritti male e delle smentite annunciate ma mai pubblicate.

Una coalizione che ha perso le elezioni e che, anziché interrogarsi seriamente sulle ragioni della sconfitta, sembra impegnata soprattutto a stabilire chi debba comandare sulle macerie.

Nel ruolo di mediatore si sarebbe inserito ancora una volta l’ex sindaco Antonio Pannone, ormai specializzato nell’autoproclamarsi pontiere tra le diverse anime del centrodestra. Un’opera diplomatica davvero singolare: ogni volta che tenta di avvicinare le posizioni, i rapporti finiscono per irrigidirsi ulteriormente.

Un pontiere, insomma, che anziché costruire ponti sembra distribuire benzina.

La vicenda nasce dalla presa di posizione pubblica del consigliere Biagio Castaldo, che nei giorni scorsi aveva manifestato l’intenzione di intraprendere un proprio percorso politico e di ridiscutere apertamente la leadership del centrodestra.

Dopo quelle dichiarazioni si sarebbe tenuta una riunione chiarificatrice della coalizione. È in quella sede che l’ex candidata a sindaco, la dottoressa Alessandra Iroso, avrebbe rappresentato la volontà di collocarsi in aspettativa dal proprio incarico dirigenziale presso il Comune di Afragola, in ragione dell’incompatibilità con il ruolo di consigliera comunale.

Resta sullo sfondo, naturalmente, il tema dell’opportunità politica della sua stessa candidatura a sindaco mentre ricopriva un incarico dirigenziale nell’Ente. Una questione che abbiamo già affrontato e sulla quale sarà necessario tornare con maggiore approfondimento.

Ma il punto politico, oggi, è un altro.

Nel corso della riunione Iroso avrebbe espresso chiaramente l’intenzione di continuare a essere il riferimento della coalizione e di assumere, anche all’interno del Consiglio comunale, il ruolo di coordinatrice dell’opposizione.

Una sorta di proclamazione interna accompagnata dalla classica formula delle cerimonie solenni: chi ha qualcosa da dire, parli ora o taccia per sempre.

E pare che in quella sede nessuno abbia parlato.

Nemmeno Biagio Castaldo.

Nessuna contestazione, nessuna obiezione, nessuna presa di distanza. Almeno non davanti agli altri.

Forte di quel silenzio, interpretato evidentemente come un assenso, Iroso avrebbe poi pubblicato il famigerato post con il quale ha tentato di presentarsi politicamente come capo dell’opposizione.

Un post che, dal punto di vista grafico e comunicativo, abbiamo già definito quantomeno bizzarro. Una comunicazione dilettantesca, confusa, costruita con parole scelte male e formule ancora peggiori, tra cui quel richiamo al “controllo necessario” che ha finito per produrre più perplessità che autorevolezza.

Non essendo possibile comprendere molto dalla comunicazione ufficiale, siamo stati costretti ancora una volta a ricostruire la vicenda attraverso le nostre fonti e le deduzioni politiche.

Subito dopo la pubblicazione del post, Castaldo avrebbe iniziato a rappresentare il proprio dissenso, annunciando persino la volontà di smentire pubblicamente la leadership della Iroso.

Una smentita che, però, non è mai arrivata.

Ed è qui che torna in scena Antonio Pannone.

L’ex sindaco avrebbe rivendicato, al cospetto della sottosegretaria Pina Castiello, il merito di aver persuaso Castaldo a non pubblicare il post di rottura.

Il grande mediatore aveva salvato ancora una volta l’unità del centrodestra. O almeno così deve aver pensato.

Peccato che la risposta attribuita alla Castiello sia stata tutt’altro che riconoscente.

Il senso della replica sarebbe stato molto semplice: quello che si scrive sui social conta poco; valgono le decisioni assunte nelle riunioni politiche.

Tradotto: se Castaldo aveva qualcosa da dire, avrebbe dovuto avere il coraggio di dirlo davanti agli altri, al tavolo della coalizione, e non dopo, al margine delle riunioni, attraverso dichiarazioni, messaggi o post minacciati sui social.

Una risposta netta, quasi sprezzante, che ridimensiona contemporaneamente il ruolo di Castaldo e quello dello stesso Pannone.

Perché se le decisioni vere sono quelle prese nelle riunioni, allora Iroso è stata riconosciuta come riferimento dell’opposizione.

E se Castaldo non ha contestato quella scelta in quella sede, oggi ha davanti soltanto due possibilità.

La prima è dare seguito alle dichiarazioni pubbliche e intraprendere davvero un percorso autonomo, separandosi dalla coalizione e assumendosi la responsabilità politica della rottura.

La seconda è prendere atto del ruolo marginale che Pina Castiello sembra avergli riservato all’interno dello schieramento.

In quel caso Castaldo non sarebbe il leader del centrodestra, non sarebbe il leader dell’opposizione e forse nemmeno il leader di una componente organizzata.

Finirebbe semplicemente per rappresentare la minoranza della minoranza.

Un ruolo certamente originale, ma politicamente poco entusiasmante.

Con un’ex candidata che si proclama leader, un consigliere che minaccia strappi ma resta fermo, una sottosegretaria che richiama tutti all’ordine e un ex sindaco che prova a fare il mediatore, riuscendo puntualmente a peggiorare i rapporti.

Più che un’opposizione, una seduta collettiva di autocoscienza.

Con la differenza che nessuno sembra ancora aver capito chi debba parlare e chi, invece, dovrebbe finalmente tacere.

Afragola, dal “controllo necessario” al leader necessario

Afragola – Finalmente ci siamo. Dopo settimane di conteggi, verifiche, riconteggi e controlli su voti di lista e preferenze, oggi sono stati proclamati ufficialmente i consiglieri comunali che siederanno, tra maggioranza e opposizione, nell’Assise cittadina per i prossimi cinque anni.

La campagna elettorale dovrebbe essere finita.

Nel centrodestra, invece, sembra non essersene accorto nessuno.

La coalizione continua a vivere dentro una confusione che non è soltanto politica, ma soprattutto comunicativa. Una comunicazione che prova a costruire ruoli, leadership e gerarchie che, evidentemente, nella realtà non sono mai state definite né condivise.

L’ultimo episodio porta la firma social dell’ex candidata a sindaco Alessandra Iroso.

C’è un dettaglio che, da solo, racconta tutto. Nella fotografia ufficiale della proclamazione, con tutti i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, Iroso è collocata in un angolo, parzialmente coperta dal vigile urbano in alta uniforme e, in alcune versioni dell’immagine, addirittura sacrificata dal taglio dell’inquadratura.

Nella foto istituzionale finisce ai margini.

Sui social, invece, torna immediatamente al centro.

Ed eccola rappresentata come guida dell’intera coalizione, circondata da tutti i simboli dei partiti e delle liste che avevano partecipato alle elezioni, comprese quelle che non hanno eletto neppure un consigliere comunale.

Dalla periferia della fotografia ufficiale al centro della politica sono bastati un post e una grafica.

Il problema è che quella rappresentazione contrasta apertamente con quanto sarebbe emerso nella recente riunione del centrodestra, durante la quale sarebbe stato ribadito che non esiste, almeno al momento, un leader riconosciuto dell’opposizione. Né una figura capace di rappresentare automaticamente tutti, né una lista autorizzata a parlare per l’intera coalizione.

Biagio Castaldo avrebbe inoltre chiarito di voler seguire una strada autonoma. E non si tratta di un dettaglio: Castaldo è stato il consigliere più votato del centrodestra, mentre Forza Italia è risultata la lista più votata della coalizione.

Due dati differenti, ma entrambi abbastanza pesanti da rendere quantomeno azzardata qualsiasi autoproclamazione social.

Alessandra Iroso è stata la candidata a sindaco della coalizione. Ma essere stati candidati non significa ricevere, dopo una sconfitta elettorale, il diritto perpetuo di comando su partiti, liste e consiglieri eletti.

La sua candidatura è stata sostenuta in maniera determinante dalla sottosegretaria Pina Castiello e dalla Lega. Ma Iroso non rappresenta direttamente una forza politica autonoma e radicata sul territorio, né può considerarsi automaticamente titolare di una leadership che gli eletti non risultano averle formalmente riconosciuto.

Il suo rapporto con Afragola nasce soprattutto dalla lunga esperienza amministrativa fatta di alti e bassi maturata all’interno del Comune come dirigente. Un rapporto professionale, ma che non equivale da solo a una legittimazione politica soprattutto perché non è autoctono.

A questo punto le ipotesi sono tre.

La prima è che Biagio Castaldo dica di voler essere autonomo, ma poi accetti comunque la linea dettata da Pina Castiello e riconosca Iroso come propria leader. Sarebbe una scelta legittima, ma dovrebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente. “Coraggio e Coerenza”

La seconda è che si sia trattato di una fuga in avanti della stessa Iroso, nel tentativo di attribuirsi attraverso la comunicazione un ruolo che i numeri e gli eletti non le hanno ancora consegnato.

Una sorta di autocertificazione ( come quelle circolate in questi anni negli uffici) che la indicano come leadership. Senza marca da bollo, ma con tutti i simboli in bella vista.

La terza ipotesi è ancora più pesante: che dietro quella rappresentazione ci sia una precisa scelta politica di Pina Castiello, quasi a voler dire che, al netto delle dichiarazioni di autonomia di Castaldo, alla fine tutti dovranno comunque accodarsi.

Quale delle tre sia quella corretta dovranno spiegarlo i diretti interessati.

Perché quel post non è una semplice grafica. È una precisa rappresentazione politica: Iroso al centro e tutti gli altri piccoli e sottomessi, ordinatamente ricondotti sotto una guida che, però, nessuna riunione sembra aver riconosciuto. Anzi.

Ed è curioso che tutto questo avvenga proprio nel giorno della proclamazione degli eletti. Mentre gli organi competenti certificano chi è stato davvero scelto dai cittadini, sui social parte una seconda proclamazione: quella del capo dell’opposizione.

Una proclamazione privata, naturalmente.

Senza verbale, senza voto e soprattutto senza il consenso evidente di tutti gli eletti.

Il risultato è l’ennesima dimostrazione di una campagna comunicativa completamente sbagliata e, soprattutto, mai realmente condivisa.

Prima c’era “l’evoluzione necessaria”.

Adesso siamo passati al “controllo necessario”.

Uno slogan che avrebbe dovuto probabilmente evocare il ruolo dell’opposizione, ma che ha già prodotto sui social battute, sfottò e inevitabili riferimenti a visite mediche, screening e controlli specialistici.

Ma questa volta il problema non si ferma alla goliardia pubblica.

Nei gruppi WhatsApp frequentati dai consiglieri comunali avrebbero già iniziato a circolare messaggi vocali dal tono chiaramente dissidente, con giudizi durissimi su questi errori, su queste boutade e su una comunicazione costruita senza alcuna reale condivisione politica.

Quando una coalizione pubblica una cosa a nome di tutti e poi, nelle chat interne, cominciano a circolare vocali per prenderne le distanze, significa che il problema non è più soltanto comunicativo.

È politico.

Prima di controllare l’amministrazione Giustino, nel centrodestra sarebbe quindi opportuno controllare i propri post, i simboli utilizzati, le leadership inventate e, soprattutto, verificare se gli altri siano davvero d’accordo.

Altro che opposizione unitaria.

Qui il primo “controllo necessario” dovrebbe essere quello sulla coalizione stessa.

Caivano – Il rilancio dell’Azienda Consortile passa dai servizi: Angelino in strada con il Pronto Intervento Sociale

Caivano – Più che una semplice iniziativa di sensibilizzazione, quella promossa dal sindaco di Caivano Antonio Angelino rappresenta il segnale di una nuova fase per l’Azienda Consortile N.19. Il primo cittadino ha partecipato insieme ai volontari del Pronto Intervento Sociale alla distribuzione di acqua fresca nei quartieri della città, illustrando ai cittadini i servizi attivabili attraverso il numero verde 800 188 959, operativo ventiquattro ore su ventiquattro.

L’iniziativa assume un significato particolare perché arriva in un momento di riorganizzazione dell’Azienda Consortile, reduce da una stagione complessa segnata dalle polemiche sui concorsi e sugli incarichi, vicende che hanno portato alle dimissioni del precedente direttore e che hanno acceso un ampio dibattito sulla gestione dell’ente. A queste criticità si erano aggiunte le difficoltà nella comunicazione istituzionale, più volte indicate come uno dei punti deboli dell’Azienda, incapace di valorizzare i numerosi servizi erogati ai cittadini.

In questo nuovo scenario si inserisce anche il ruolo assunto dallo stesso Antonio Angelino che, dopo le dimissioni del sindaco di Crispano Michele Emiliano, è stato nominato presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Consortile N.19. Un incarico che attribuisce al sindaco di Caivano una responsabilità diretta nel percorso di rilancio dell’ente e nella ricostruzione del rapporto di fiducia con il territorio.

Durante la giornata sono stati illustrati i principali servizi attivabili dal Pronto Intervento Sociale: il trasporto sociale per accompagnamenti a visite mediche e fisioterapia, la distribuzione di alimenti e beni di prima necessità per nuclei familiari con minori e anziani in condizioni di fragilità, il supporto ai servizi sociali territoriali per minori, persone senza fissa dimora e donne vittime di violenza, oltre agli interventi di contrasto all’emergenza caldo.

«L’impegno per la comunità e per le fasce di popolazione che vivono maggiori difficoltà continuerà ad essere la nostra priorità», ha dichiarato il sindaco.

La presenza sul territorio, accanto agli operatori e ai volontari, rappresenta così anche un messaggio politico: riportare l’Azienda Consortile al centro delle politiche sociali, superando le criticità del recente passato e rilanciandone l’immagine attraverso una maggiore vicinanza ai cittadini, una comunicazione più efficace e la valorizzazione dei servizi destinati alle persone più fragili.

Afragola – Lunedì la proclamazione degli eletti: comincia la nuova consiliatura

Afragola – Il 13 luglio, alle ore 12, nel Salone Moriani del Palazzo Municipale, saranno proclamati i componenti del nuovo Consiglio comunale. La cerimonia sarà trasmessa in diretta sul canale YouTube AfragolaTV.

Lunedì 13 luglio, alle ore 12, nel Salone Moriani del Palazzo Municipale, saranno proclamati i componenti eletti del nuovo Consiglio comunale di Afragola, dopo le consultazioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026.

La cerimonia, trasmessa integralmente sul canale YouTube ufficiale “AfragolaTV”, segnerà l’avvio formale della nuova consiliatura guidata dal sindaco Gennaro Giustino.

Da quel momento finirà definitivamente la sospensione istituzionale seguita al voto e comincerà la politica vera: quella degli atti, delle scelte, degli incarichi e delle responsabilità.

Per qualcuno inizieranno le danze. Qualcun altro comincerà a sguainare le sciabole, dentro e fuori dal Consiglio comunale. Noi saremo fuori dalla porta con la clava della vigilanza, pronti a ricordare gli impegni assunti e le ragioni che hanno spinto migliaia di cittadini a chiedere una rottura netta con il passato.

Il voto, infatti, non ha espresso soltanto una preferenza per un sindaco o per una coalizione. Ha rappresentato anche il rifiuto di un sistema che aveva progressivamente offuscato la casa comunale, trasformando troppo spesso l’appartenenza in titolo, la vicinanza in merito e l’intermediazione in potere.

Nel nuovo Consiglio resteranno reduci di quella stagione, nostalgici del suo mentore e persone ancora legate a quelle logiche. La loro presenza, però, non potrà diventare l’alibi per conservare ciò che la città ha chiesto di superare.

Ogni amministrazione costruisce inevitabilmente un sistema. Lo fa attraverso le persone che sceglie, i criteri che adotta, le porte che apre e quelle che continua a tenere chiuse. Per questo il problema non è se nascerà un nuovo sistema, ma quale sarà la sua natura.

Afragola merita un “sistema giusto”, fondato sulle capacità, sulle competenze e sul merito.

Non merita un “sistema familistico”, nel quale contano i cognomi, le parentele e le appartenenze. Non merita un “sistema ludopatico”, costruito sul soddisfacimento delle patologie personali, sugli azzardi e sulla distribuzione interessata delle opportunità. Non merita un “sistema clericale”, fondato sull’obbedienza, sulle investiture e sulla protezione dei gruppi. E non merita neppure un “sistema 2.0”, nel quale l’informazione viene piegata fino a diventare strumento di pressione, condizionamento o di estorsione.

La città non ha chiesto semplicemente nuovi amministratori. Ha chiesto un sistema giusto.

Lo hanno gridato a gran voce in tanti, quando gli altri drogati dal “sistema del mentore” non vedevano una città che li rigettava, con tutti i suoi ingranaggi.

Lunedì si apriranno le porte del Salone Moriani. Da quel momento capiremo, insieme, se la città ha imboccato la strada giusta .

Afragola – Centrodestra diviso su tutto, tranne che sulla necessità di sostituire una comunicazione improvvisata

Afragola – Una riunione riservata avrebbe fatto emergere lo scontro sulla guida dell’opposizione. Baia rivendica la leadership di Pina Castiello e il peso di Forza Italia. L’unico accordo sembra riguardare la comunicazione che ha accompagnato la sconfitta elettorale.

Il centrodestra di Afragola non ha ancora cominciato davvero la propria esperienza tra i banchi dell’opposizione, ma ha già aperto il confronto più difficile: quello su chi debba guidarlo.

Le indiscrezioni parlano di una riunione tenuta una delle scorse sere, convocata per analizzare la pesante sconfitta elettorale e provare a mettere ordine in una coalizione che, terminata la campagna elettorale, sembra aver perso anche la fragile unità mostrata davanti agli elettori.

Il confronto sarebbe stato preceduto da tensioni. Biagio Castaldo, secondo quanto trapelato, sarebbe apparso inizialmente poco propenso a partecipare e avrebbe manifestato contrarietà alla presenza del sottosegretario Pina Castiello. La riunione si sarebbe poi svolta senza di lei.

Non si tratta soltanto di una questione personale. In gioco c’è la leadership dell’opposizione e, prima ancora, il riconoscimento degli equilibri usciti dalle urne.

La candidatura di Iroso avrebbe dovuto rappresentare la sintesi dell’intera coalizione. Ma quella sintesi, oggi, non sembra tradursi automaticamente in una guida politica riconosciuta da tutti. Castaldo rivendica la propria storia e la propria autonomia. Forza Italia, forte del risultato elettorale conseguito, reclama un ruolo che considera proporzionato al consenso ricevuto.

È dentro questa frattura che si inserisce l’intervento di Giacinto Baia.

Il consigliere comunale di Forza Italia non usa formule diplomatiche. Prima ancora di iniziare il controllo sugli atti e sulle scelte della nuova maggioranza, scrive, il centrodestra ha il dovere di fermarsi e riflettere sulla sconfitta rimediata.

«Una coalizione seria, dopo una pesante sconfitta elettorale come quella rimediata dal centrodestra ad Afragola, ha il dovere di aprire una riflessione interna», sostiene Baia. Una riflessione nella quale, aggiunge, «la storia deve avere il suo peso».

Il punto politico del suo intervento è netto: «Il voto ha espresso due certezze: la leadership di Pina Castiello e quella di Forza Italia dentro e fuori dall’aula».

Baia riconosce al sottosegretario il ruolo svolto nella costruzione della coalizione e delle liste, oltre al peso politico di una figura di livello nazionale. La sua conclusione non lascia margini: «Senza Pina Castiello, attualmente, diciamo la verità, non esiste il centrodestra ad Afragola».

È una presa di posizione che risponde direttamente a chi quella leadership vorrebbe ridimensionarla o superarla.

Ma Baia non si ferma a Castiello. Rivendica anche il peso di Forza Italia e richiama una storia politica che, nella sua ricostruzione, parte già dalla precedente consiliatura. Ricorda di aver chiesto, negli anni dell’amministrazione Pannone, di ricompattare il centrodestra «senza alcuna pretesa di poltrone», mettendo al centro il programma e i metodi.

Secondo Baia, quell’appello fu ignorato da chi scelse l’autosufficienza e l’arroganza politica. Il risultato, nella sua lettura, fu la fine anticipata di quella esperienza amministrativa.

Oggi, sostiene il consigliere azzurro, sarebbero gli stessi protagonisti a tentare di mettere in discussione la leadership di Castiello e ad aspirare a una guida consiliare «che nessuno riconosce».

Anche sul ruolo del partito il giudizio è esplicito: «Le elezioni hanno dimostrato che senza Forza Italia la partita non era nemmeno ipotizzabile». Un dato che, per Baia, non rappresenta una rivendicazione personale, ma la realtà politica restituita dalle urne.

Il passaggio più duro riguarda però il metodo. «Noi e il partito che rappresento abbiamo sempre puntato a costruire, altri, sempre gli stessi, solo a demolire», scrive. E avverte che, senza il riconoscimento delle leadership e del peso reale delle diverse componenti, l’unico epilogo possibile potrebbe essere quello di «strade diverse».

Il centrodestra appare quindi diviso sulla guida, sui rapporti interni e perfino sull’eredità politica della candidatura a sindaco. Tuttavia, dalla riunione sarebbe emerso almeno un punto condiviso: la necessità di cambiare radicalmente la comunicazione.

Non un semplice ritocco. Una sostituzione.

Secondo quanto trapelato, le diverse componenti avrebbero riconosciuto che la comunicazione della campagna elettorale è stata debole, disordinata e, in alcuni momenti, perfino dannosa e imbarazzante. Una gestione che non sarebbe riuscita a rendere credibile il progetto politico né a difendere efficacemente l’immagine della candidata e della coalizione.

Da qui la convinzione che la comunicazione politica non possa più essere affidata a improvvisati o a figure che si autoproclamano comunicatori senza possedere esperienza, metodo e competenze riconosciute.

Il centrodestra avrebbe quindi individuato la necessità di affidarsi a un professionista capace di costruire una strategia, tenere insieme le diverse anime della coalizione i. Un progetto comune di comunicazione e restituire alla città un messaggio politico comprensibile e professionale. Niente improvvisati.

È forse l’unica conclusione sulla quale tutti sono riusciti a convergere.

Resta però un problema evidente: una comunicazione professionale può correggere errori, evitare cortocircuiti e dare ordine al racconto politico. Non può inventare un’unità che non esiste.

Prima di scegliere chi dovrà raccontarlo, il centrodestra dovrà decidere chi è, chi lo guida e se esiste ancora come coalizione. Perché sostituire una comunicazione improvvisata anche se tardivo è sicuramente necessario soprattutto alla luce degli imbarazzi raccolti. Ma continuare a nascondere una divisione politica dietro una comunicazione migliore sarebbe soltanto un’improvvisazione più elegante.

Approfondimenti – Quando il giornalismo perde la sua funzione: lo sfogo di una giornalista riapre il dibattito sulla deontologia professionale

Le parole pubblicate sulla sua pagina Facebook dalla giornalista Enza Angela Massaro vanno ben oltre uno sfogo personale. Sono la denuncia di una concezione del giornalismo che rappresenta la negazione dei principi stessi su cui si fonda l’informazione.

Nel suo intervento, la cronista descrive un contesto nel quale alcuni sedicenti operatori dell’informazione avrebbero smarrito il confine tra cronaca e interesse personale, tra diritto di informare e utilizzo mascherato dal loro ruolo come strumento di pressione. Dichiarazioni che nascono da osservazioni dirette che sollevano interrogativi profondi sullo stato della professione.

La deontologia giornalistica è chiara: il giornalista, inteso come professionista, esercita un servizio pubblico, è chiamato a ricercare la verità sostanziale dei fatti, ad agire con indipendenza, correttezza e trasparenza, senza subordinare l’informazione a interessi economici, politici e soprattutto personali.

Se invece la pubblicazione o la mancata pubblicazione di una notizia dovessero diventare oggetto di trattative, se la visibilità mediatica fosse utilizzata come leva per ottenere vantaggi economici o altre utilità, non ci troveremmo più davanti a una degenerazione del giornalismo, ma davanti a un utilizzo completamente estraneo alla funzione costituzionale della libertà di stampa. È proprio questo il passaggio più significativo delle parole di Enza Angela Massaro. La giornalista richiama una distinzione netta tra chi utilizza il giornalismo come servizio alla collettività e chi, invece, trasforma l’informazione in uno strumento di pressione sul potere. Una differenza che non riguarda semplicemente la qualità del lavoro svolto, ma la credibilità dell’intera categoria.

Dalle sue dichiarazioni emerge anche un altro elemento: la convinzione che chi non intende assecondare determinate logiche finisca per pagarne il prezzo sul piano personale e professionale. La giornalista lascia intendere di aver subito nel tempo pressioni, comportamenti intimidatori e un clima ostile, proprio perché avrebbe scelto di non uniformarsi a un sistema che considera incompatibile con il giornalismo. Se questo fosse il prezzo da pagare per esercitare la professione con indipendenza, ci troveremmo davanti a un problema che riguarda l’intera categoria e non soltanto la vicenda personale della cronista.

Lo sfogo richiama inoltre una questione che da tempo attraversa il mondo dell’informazione: la persistente presenza di atteggiamenti maschilisti e misogini. Numerose giornaliste hanno raccontato negli anni di aver dovuto conquistare sul campo un’autorevolezza spesso messa in discussione più facilmente rispetto ai colleghi uomini. Se una professionista percepisce di essere ostacolata anche perché donna, il tema non riguarda soltanto il singolo episodio, ma investe la cultura dell’intero ambiente lavorativo.

Un combinato disposto che rende sempre più difficile la crescita professionale in un ambiente che non solo ti contrasta in quanto donna ma che ti aggredisce se vuoi assecondare il sistema deviato che taluni confondono volutamente con l’informazione politica.

Il rischio più grave resta quello di alterare il delicato rapporto tra stampa e politica. Il giornalismo ha il dovere di controllare il potere, denunciarne gli abusi, porre domande scomode e raccontare ciò che accade. È questa la sua funzione democratica. Diverso sarebbe, invece, utilizzare la forza dell’informazione come strumento di pressione nei confronti della politica o degli amministratori pubblici per perseguire interessi estranei al diritto di cronaca. In un simile scenario, l’informazione cesserebbe di essere un presidio di legalità per trasformarsi in un mezzo di condizionamento.

Quando il confine tra controllo del potere e pressione sul potere diventa labile, non è soltanto il politico eventualmente coinvolto a subire un danno. A essere compromessa è la fiducia dei cittadini nell’informazione. Ogni sospetto che la notizia possa essere utilizzata come merce di scambio finisce infatti per indebolire il lavoro di migliaia di giornalisti che, ogni giorno, svolgono la propria professione con rigore, sacrificio e indipendenza.

C’è un’ultima riflessione che questa vicenda impone.

Si sente spesso parlare di “stampa libera”, quasi che la libertà di stampa coincida con la libertà di scrivere qualunque cosa, in qualunque modo e per qualunque interesse. Ma è una rappresentazione fuorviante.

La stampa non è libera dai propri doveri. Il giornalismo non è e non può essere libero dall’etica professionale. La sua forza e la sua credibilità nascono proprio dal rispetto della deontologia, della verità sostanziale dei fatti, del contraddittorio, dell’indipendenza e della funzione sociale che la Costituzione gli riconosce.

Chi sceglie di vivere di giornalismo non vende semplicemente notizie: esercita una funzione di interesse pubblico. Per questo motivo non può utilizzare il diritto di cronaca come strumento di pressione, di delegittimazione personale o, peggio ancora, come leva per ottenere vantaggi economici o professionali. Qui entriamo nel campo dell’estorsione come già in altri articoli rappresentato.

La libertà di stampa non è il diritto di scrivere ciò che si vuole. È il dovere di informare correttamente, con onestà intellettuale e nel rispetto delle regole della professione. È una libertà che vive entro il perimetro dell’etica, della deontologia e della responsabilità sociale. Fuori da quel perimetro non c’è più giornalismo: c’è soltanto un uso distorto dell’informazione, che finisce per danneggiare i cittadini, screditare un’intera categoria e svuotare di significato uno dei pilastri fondamentali della democrazia.

Il post si conclude con un «e con questo post chiudo l’argomento definitivamente», senza rendersi conto di aver acceso un faro su una delle pagine più oscure del giornalismo dei nostri territori: quella in cui l’informazione smette di essere un servizio e diventa estorsione.