Afragola – Una riunione riservata avrebbe fatto emergere lo scontro sulla guida dell’opposizione. Baia rivendica la leadership di Pina Castiello e il peso di Forza Italia. L’unico accordo sembra riguardare la comunicazione che ha accompagnato la sconfitta elettorale.
Il centrodestra di Afragola non ha ancora cominciato davvero la propria esperienza tra i banchi dell’opposizione, ma ha già aperto il confronto più difficile: quello su chi debba guidarlo.
Le indiscrezioni parlano di una riunione tenuta una delle scorse sere, convocata per analizzare la pesante sconfitta elettorale e provare a mettere ordine in una coalizione che, terminata la campagna elettorale, sembra aver perso anche la fragile unità mostrata davanti agli elettori.
Il confronto sarebbe stato preceduto da tensioni. Biagio Castaldo, secondo quanto trapelato, sarebbe apparso inizialmente poco propenso a partecipare e avrebbe manifestato contrarietà alla presenza del sottosegretario Pina Castiello. La riunione si sarebbe poi svolta senza di lei.
Non si tratta soltanto di una questione personale. In gioco c’è la leadership dell’opposizione e, prima ancora, il riconoscimento degli equilibri usciti dalle urne.
La candidatura di Iroso avrebbe dovuto rappresentare la sintesi dell’intera coalizione. Ma quella sintesi, oggi, non sembra tradursi automaticamente in una guida politica riconosciuta da tutti. Castaldo rivendica la propria storia e la propria autonomia. Forza Italia, forte del risultato elettorale conseguito, reclama un ruolo che considera proporzionato al consenso ricevuto.
È dentro questa frattura che si inserisce l’intervento di Giacinto Baia.
Il consigliere comunale di Forza Italia non usa formule diplomatiche. Prima ancora di iniziare il controllo sugli atti e sulle scelte della nuova maggioranza, scrive, il centrodestra ha il dovere di fermarsi e riflettere sulla sconfitta rimediata.
«Una coalizione seria, dopo una pesante sconfitta elettorale come quella rimediata dal centrodestra ad Afragola, ha il dovere di aprire una riflessione interna», sostiene Baia. Una riflessione nella quale, aggiunge, «la storia deve avere il suo peso».
Il punto politico del suo intervento è netto: «Il voto ha espresso due certezze: la leadership di Pina Castiello e quella di Forza Italia dentro e fuori dall’aula».
Baia riconosce al sottosegretario il ruolo svolto nella costruzione della coalizione e delle liste, oltre al peso politico di una figura di livello nazionale. La sua conclusione non lascia margini: «Senza Pina Castiello, attualmente, diciamo la verità, non esiste il centrodestra ad Afragola».
È una presa di posizione che risponde direttamente a chi quella leadership vorrebbe ridimensionarla o superarla.
Ma Baia non si ferma a Castiello. Rivendica anche il peso di Forza Italia e richiama una storia politica che, nella sua ricostruzione, parte già dalla precedente consiliatura. Ricorda di aver chiesto, negli anni dell’amministrazione Pannone, di ricompattare il centrodestra «senza alcuna pretesa di poltrone», mettendo al centro il programma e i metodi.
Secondo Baia, quell’appello fu ignorato da chi scelse l’autosufficienza e l’arroganza politica. Il risultato, nella sua lettura, fu la fine anticipata di quella esperienza amministrativa.
Oggi, sostiene il consigliere azzurro, sarebbero gli stessi protagonisti a tentare di mettere in discussione la leadership di Castiello e ad aspirare a una guida consiliare «che nessuno riconosce».
Anche sul ruolo del partito il giudizio è esplicito: «Le elezioni hanno dimostrato che senza Forza Italia la partita non era nemmeno ipotizzabile». Un dato che, per Baia, non rappresenta una rivendicazione personale, ma la realtà politica restituita dalle urne.
Il passaggio più duro riguarda però il metodo. «Noi e il partito che rappresento abbiamo sempre puntato a costruire, altri, sempre gli stessi, solo a demolire», scrive. E avverte che, senza il riconoscimento delle leadership e del peso reale delle diverse componenti, l’unico epilogo possibile potrebbe essere quello di «strade diverse».
Il centrodestra appare quindi diviso sulla guida, sui rapporti interni e perfino sull’eredità politica della candidatura a sindaco. Tuttavia, dalla riunione sarebbe emerso almeno un punto condiviso: la necessità di cambiare radicalmente la comunicazione.
Non un semplice ritocco. Una sostituzione.
Secondo quanto trapelato, le diverse componenti avrebbero riconosciuto che la comunicazione della campagna elettorale è stata debole, disordinata e, in alcuni momenti, perfino dannosa e imbarazzante. Una gestione che non sarebbe riuscita a rendere credibile il progetto politico né a difendere efficacemente l’immagine della candidata e della coalizione.
Da qui la convinzione che la comunicazione politica non possa più essere affidata a improvvisati o a figure che si autoproclamano comunicatori senza possedere esperienza, metodo e competenze riconosciute.
Il centrodestra avrebbe quindi individuato la necessità di affidarsi a un professionista capace di costruire una strategia, tenere insieme le diverse anime della coalizione i. Un progetto comune di comunicazione e restituire alla città un messaggio politico comprensibile e professionale. Niente improvvisati.
È forse l’unica conclusione sulla quale tutti sono riusciti a convergere.
Resta però un problema evidente: una comunicazione professionale può correggere errori, evitare cortocircuiti e dare ordine al racconto politico. Non può inventare un’unità che non esiste.
Prima di scegliere chi dovrà raccontarlo, il centrodestra dovrà decidere chi è, chi lo guida e se esiste ancora come coalizione. Perché sostituire una comunicazione improvvisata anche se tardivo è sicuramente necessario soprattutto alla luce degli imbarazzi raccolti. Ma continuare a nascondere una divisione politica dietro una comunicazione migliore sarebbe soltanto un’improvvisazione più elegante.