Afragola – Mentre nel centrosinistra si consumano gli ultimi ritocchi prima della presentazione ufficiale della prima “Giunta Giusta”, nel centrodestra afragolese continua invece lo spettacolo delle divisioni, delle mezze dichiarazioni, dei post scritti male e delle smentite annunciate ma mai pubblicate.
Una coalizione che ha perso le elezioni e che, anziché interrogarsi seriamente sulle ragioni della sconfitta, sembra impegnata soprattutto a stabilire chi debba comandare sulle macerie.
Nel ruolo di mediatore si sarebbe inserito ancora una volta l’ex sindaco Antonio Pannone, ormai specializzato nell’autoproclamarsi pontiere tra le diverse anime del centrodestra. Un’opera diplomatica davvero singolare: ogni volta che tenta di avvicinare le posizioni, i rapporti finiscono per irrigidirsi ulteriormente.
Un pontiere, insomma, che anziché costruire ponti sembra distribuire benzina.
La vicenda nasce dalla presa di posizione pubblica del consigliere Biagio Castaldo, che nei giorni scorsi aveva manifestato l’intenzione di intraprendere un proprio percorso politico e di ridiscutere apertamente la leadership del centrodestra.
Dopo quelle dichiarazioni si sarebbe tenuta una riunione chiarificatrice della coalizione. È in quella sede che l’ex candidata a sindaco, la dottoressa Alessandra Iroso, avrebbe rappresentato la volontà di collocarsi in aspettativa dal proprio incarico dirigenziale presso il Comune di Afragola, in ragione dell’incompatibilità con il ruolo di consigliera comunale.
Resta sullo sfondo, naturalmente, il tema dell’opportunità politica della sua stessa candidatura a sindaco mentre ricopriva un incarico dirigenziale nell’Ente. Una questione che abbiamo già affrontato e sulla quale sarà necessario tornare con maggiore approfondimento.
Ma il punto politico, oggi, è un altro.
Nel corso della riunione Iroso avrebbe espresso chiaramente l’intenzione di continuare a essere il riferimento della coalizione e di assumere, anche all’interno del Consiglio comunale, il ruolo di coordinatrice dell’opposizione.
Una sorta di proclamazione interna accompagnata dalla classica formula delle cerimonie solenni: chi ha qualcosa da dire, parli ora o taccia per sempre.
E pare che in quella sede nessuno abbia parlato.
Nemmeno Biagio Castaldo.
Nessuna contestazione, nessuna obiezione, nessuna presa di distanza. Almeno non davanti agli altri.
Forte di quel silenzio, interpretato evidentemente come un assenso, Iroso avrebbe poi pubblicato il famigerato post con il quale ha tentato di presentarsi politicamente come capo dell’opposizione.
Un post che, dal punto di vista grafico e comunicativo, abbiamo già definito quantomeno bizzarro. Una comunicazione dilettantesca, confusa, costruita con parole scelte male e formule ancora peggiori, tra cui quel richiamo al “controllo necessario” che ha finito per produrre più perplessità che autorevolezza.
Non essendo possibile comprendere molto dalla comunicazione ufficiale, siamo stati costretti ancora una volta a ricostruire la vicenda attraverso le nostre fonti e le deduzioni politiche.
Subito dopo la pubblicazione del post, Castaldo avrebbe iniziato a rappresentare il proprio dissenso, annunciando persino la volontà di smentire pubblicamente la leadership della Iroso.
Una smentita che, però, non è mai arrivata.
Ed è qui che torna in scena Antonio Pannone.
L’ex sindaco avrebbe rivendicato, al cospetto della sottosegretaria Pina Castiello, il merito di aver persuaso Castaldo a non pubblicare il post di rottura.
Il grande mediatore aveva salvato ancora una volta l’unità del centrodestra. O almeno così deve aver pensato.
Peccato che la risposta attribuita alla Castiello sia stata tutt’altro che riconoscente.
Il senso della replica sarebbe stato molto semplice: quello che si scrive sui social conta poco; valgono le decisioni assunte nelle riunioni politiche.
Tradotto: se Castaldo aveva qualcosa da dire, avrebbe dovuto avere il coraggio di dirlo davanti agli altri, al tavolo della coalizione, e non dopo, al margine delle riunioni, attraverso dichiarazioni, messaggi o post minacciati sui social.
Una risposta netta, quasi sprezzante, che ridimensiona contemporaneamente il ruolo di Castaldo e quello dello stesso Pannone.
Perché se le decisioni vere sono quelle prese nelle riunioni, allora Iroso è stata riconosciuta come riferimento dell’opposizione.
E se Castaldo non ha contestato quella scelta in quella sede, oggi ha davanti soltanto due possibilità.
La prima è dare seguito alle dichiarazioni pubbliche e intraprendere davvero un percorso autonomo, separandosi dalla coalizione e assumendosi la responsabilità politica della rottura.
La seconda è prendere atto del ruolo marginale che Pina Castiello sembra avergli riservato all’interno dello schieramento.
In quel caso Castaldo non sarebbe il leader del centrodestra, non sarebbe il leader dell’opposizione e forse nemmeno il leader di una componente organizzata.
Finirebbe semplicemente per rappresentare la minoranza della minoranza.
Un ruolo certamente originale, ma politicamente poco entusiasmante.
Con un’ex candidata che si proclama leader, un consigliere che minaccia strappi ma resta fermo, una sottosegretaria che richiama tutti all’ordine e un ex sindaco che prova a fare il mediatore, riuscendo puntualmente a peggiorare i rapporti.
Più che un’opposizione, una seduta collettiva di autocoscienza.
Con la differenza che nessuno sembra ancora aver capito chi debba parlare e chi, invece, dovrebbe finalmente tacere.