Afragola – Avevamo chiesto di verificare i titoli. Abbiamo avuto ragione… di nuovo!

Afragola – Mesi fa avevamo sollevato la questione quando quei documenti sembravano non interessare a nessuno. Per aver chiesto verifiche abbiamo ricevuto insulti, intimidazioni e minacce. Oggi c’è un decreto della Regione Campania: i controlli sulle dichiarazioni e sugli atti prodotti da un professionista per l’iscrizione nell’elenco regionale dei coordinatori degli Ambiti sociali hanno avuto esito negativo. La Regione ne ha dichiarato la decadenza e revocato l’iscrizione.

Il passaggio decisivo è nei riscontri degli enti. L’Azienda consortile ha certificato che una disposizione di servizio non trova riscontro nei propri registri. Il Comune di Afragola ha riferito che altri due atti non risultano nel suo sistema documentale e che ai numeri di protocollo indicati dal dichiarante, corrisponde documentazione estranea alla vicenda. È quanto riporta il decreto dirigenziale n. 364 del 18 settembre 2026, pubblicato sul BURC il 21 settembre. Non una voce. Un atto della Regione. La nomina del direttore si basa su presupposti che non trovano alcun fondamento nelle dichiarazioni rese.

Il decreto dispone anche la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria, che valuterà gli eventuali profili di reato. Sul piano amministrativo, intanto, una risposta è arrivata: quei protocolli andavano controllati. Qualcuno che doveva farlo all’epoca non lo ha fatto. E quando sono stati fatti hanno portato alla revoca dell’iscrizione.

Restano aperte le altre questioni che abbiamo sollevato. C’è l’affidamento tramite MePA del servizio di comunicazione dell’ente diretto dallo stesso professionista. Una lettera di contestazione inviata in questi giorni alla ditta affidataria dallo stesso ente solleva interrogativi sulle attività svolte e mai documentate a fronte dei pagamenti ricevuti. Eppure, per difendere chi aveva operato quella selezione, qualcuno era pronto a mettere la mano sul fuoco. Fatto poi solva la circostanza che oltre a scottarsi pare abbia preso fuoco. Noi chiediamo ancora di conoscere gli atti, le prestazioni effettivamente rese e le ragioni dei pagamenti.

Avevamo segnalato anche il ruolo dello stesso professionista in commissioni esaminatrici e chiesto verifiche sugli incontri avvenuti nei parcheggi del Comune tra persone legate alle procedure concorsuali, dirigenti dell’ente che avevano la duplice veste di padri di famiglia. Incontri che abbiamo ritenuto imbarazzanti e inopportuni, insieme ai dubbi sollevati sui risultati di alcuni concorsi. La notte prima degli esami, canterebbe qualcuno. Anche su questo attendiamo gli esiti delle verifiche.

E non è la prima volta che questo accade, lo avevamo già denunciato con i concorsi PNRR (Il finto architetto) e da qualche tempo sospettiamo e stiamo preparando la documentazione anche di un ingegnere Junior mancate di abilitazione all’esercizio della professione magistrale prevista dal bando.

Intanto il sistema comincia a delinearsi. Si delineano i rapporti solidali tra i suoi membri: chi opera, chi verifica, chi raccoglie e chi fa da staffetta con il raccolto, percorrendo la strada dei tratturi, mimetizzato tra ovini e caprini. È l’immagine allegorica di fatti e rapporti che abbiamo già portato nelle nostre denunce, esposti e segnalazioni a conoscenza degli organi competenti . Spetta, ora, alle autorità accertarli; a noi al massimo continuare a mantenerne in piedi la memoria: porre le domande che qualcuno avrebbe preferito soffocare tra insulti e minacce intimidazioni.

Questa storia ci vede impegnati da tempo nel recupero di una verità documentale che ha interessato un decennio dell’amministrazione comunale. Il decreto della Regione non dà risposta a tutto. Dice però una cosa precisa: avevamo ragione a chiedere che quei documenti fossero verificati.

Continueremo proprio in quei settori dove hanno cercato di colpirci, e racconteremo di come quei settori della macchina comunale deviati e solidali con il sistema ludopatico-crelicale hanno agito e agiscono.

E non intendiamo fermarci qui.

Napoli – Femminicidio e violenza di genere: La presidente Panico in visita alla Casa Circondariale di Secondigliano

Lunedì 21 settembre l’incontro con la stampa presso il Centro Penitenziario

Napoli – La Presidente della Commissione Speciale contro il femminicidio e la violenza di genere, Assunta Panico, Consigliera regionale di Forza Italia, visiterà lunedì 21 settembre le sezioni della Casa Circondariale di Secondigliano che ospitano donne e persone transgender. La visita, in programma dalle ore 9,30, rientra nell’attività conoscitiva della Commissione, volta a monitorare da vicino le condizioni di vita e le criticità presenti negli istituti penitenziari della regione, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili.

Insieme alla Presidente Panico parteciperanno al sopralluogo altri Consiglieri regionali componenti della Commissione e il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, figura di riferimento per la tutela dei diritti dei detenuti nel territorio campano.

Obiettivo dell’iniziativa è raccogliere elementi utili a valutare lo stato delle sezioni femminile e transgender della struttura, in un percorso di attenzione istituzionale che la Commissione porta avanti su tutto il territorio regionale.

Al termine della visita, alle ore 12,30, la Presidente Panico incontrerà gli Organi di Informazione presso il Centro Penitenziario per illustrare le eventuali criticità rilevate nel corso del sopralluogo.

AFRAGOLA – Il boomerang delle interrogazioni consiliari: dai “protocolli pezzotto” al “contabile” del Sistema.

Afragola – Dovevano mettere in difficoltà la maggioranza. Per ora stanno facendo altro.

Le interrogazioni della minoranza sull’Azienda Consortile, tornate al centro del Consiglio comunale, stanno finendo per aprire questioni molto diverse da quelle con cui erano state presentate. Più arrivano le risposte, più lo sguardo torna indietro, verso scelte, procedure e vicende che appartengono alla precedente gestione.

Si parte con Alessandra Iroso.

L’interrogazione riguarda un presunto conflitto di interessi del consigliere comunale Raffaele Mosca, indicato come vicepresidente di una cooperativa che avrebbe rapporti con l’Azienda Consortile. Il sindaco chiarisce però subito un particolare decisivo: il Raffaele Mosca indicato negli atti non è il consigliere comunale. È un omonimo.

Il presupposto dell’interrogazione cade lì.

Iroso sposta allora il confronto su un’altra circostanza, sostenendo che il consigliere Mosca sarebbe stato personalmente presente a una riunione collegata alla vicenda. Un fatto preciso, raccontato in aula, ma non accompagnato, almeno durante il dibattito, da elementi documentali.

Ed è qui che interviene il presidente del Consiglio Antonio Caiazzo, richiamando tutti a una distinzione tanto semplice quanto necessaria: un’interrogazione serve a chiedere chiarimenti, attribuire direttamente un comportamento a una persona è un’altra cosa. L’aula consiliare non è una zona franca e le parole pronunciate davanti a un microfono non diventano automaticamente innocue.

Un principio corretto. E soprattutto un principio che dovrebbe valere sempre.

Vale quando si guarda agli altri e vale, in senso generale, anche quando alla vigilia di una prova concorsuale emergono circostanze relative a possibili incontri tra dirigenti, componenti o presidenti di commissioni concorsuali e familiari di candidati poi risultati vincitori. Magari nel parcheggio di Contrada Leutrec e, ahimè per gli eventuali partecipanti al rendez-vous, magari anche in luoghi visibili dai sistemi di videosorveglianza.

Su questo ci fermiamo. Quanto ritenuto di competenza è stato già trasmesso agli organi preposti e, per quanto ci risulta, sono in corso approfondimenti. Saranno gli accertamenti a dire se quelle circostanze abbiano o meno un rilievo.

Nel botta e risposta Iroso incappa poi in un altro passaggio poco felice quando, riferendosi al clima dello scontro in aula, afferma: “proprio ieri abbiamo parlato della violenza sulle donne”. Appunto, proprio ieri. Solo che il giorno precedente il Consiglio non aveva discusso genericamente di violenza sulle donne, ma del femminicidio di Martina Carbonaro e della realizzazione di un monumento dedicato alla giovane vittima. Una caduta di stile, un accostamento che poteva essere evitato e che si aggiunge allo scivolone del giorno precedente di Biagio Castaldo sulla questione dei docenti di sostegno.

Poi tocca a Baia, tra i primi ad essere “sorteggiato” a presentare un’interrogazione consiliare che, per costruzione, lessico e impostazione, sembra uscita dalla stessa mano della precedente.

Ma probabilmente dovremo abituarci. Nei prossimi mesi assisteremo alla presentazione, da una parte e magari anche dall’altra, di interrogazioni sempre meno figlie di un pensiero politico riconoscibile e sempre più algoritmiche. Magari un giorno, invece della firma del consigliere, troveremo direttamente il link a una chat di Anthropic.

Nel merito, l’interrogazione riguarda la figura chiamata a garantire la continuità dell’Azienda dopo le improvvise dimissioni del Direttore Generale. E qui emerge subito una confusione di fondo: viene richiamata la procedura prevista per la nomina del Direttore Generale, mentre l’Azienda stava individuando un facente funzioni, cioè una figura provvisoria destinata a garantire la continuità amministrativa.

Il punto interessante, però, è un altro. Prima ancora di interrogarsi sul sostituto, bisognerebbe forse capire cosa sia accaduto al Direttore che quel ruolo lo occupava.

Le dimissioni arrivano improvvisamente e senza una motivazione sostanziale indicata nella nota. Contestualmente a delle denuncie circa la mancanza di requisiti che il Direttore Generale proveniente da categoria C, era stato nominato Direttore. Nello stesso periodo emergono questioni richiamate anche nel dibattito consiliare con parole pesanti: dichiarazioni mendaci relative ai titoli posseduti, protocolli e documentazione che vengono ricondotti a quello che in aula è stato definito il sistema dei “protocolli pezzotti”, accompagnati da quelle che sono state ironicamente indicate come “lettere di referenza” provenienti da una dirigente.

Un’espressione, quella del “protocollo pezzotto”, utilizzata per rappresentare quello che viene descritto non come un episodio isolat, ma come un modus operandi molto ricorrente per costruire determinate procedure amministrative, anche questo al vaglio degli inquirenti.

Tutte circostanze già in passato da noi rappresentate finite negli esposti e negli approfondimenti degli organi competenti. Ma non spetta al Consiglio trasformarle in una sentenza, ma è dentro questo clima che maturano le dimissioni del Direttore, senza che lo stesso abbia mai spiegato pubblicamente perché abbia lasciato un incarico così delicato. E nessuno, soprattutto la stampa prezzolata se lo domanda.

Poi arriva Biagio Castaldo, altro agnello sacrificale, forse il più ignaro di quello che stava leggendo e vedremo perché.

L’interrogazione riguarda il servizio educativo Tagesmutter e nasce per chiedere perché il servizio sia stato “chiuso”. Ma la risposta formale dell’Azienda racconta una cosa diversa: l’affidamento è arrivato alla naturale scadenza il 31 maggio 2026 e non prevedeva rinnovo né proroga.

Il vero problema viene fuori quando la consigliera Marianna Salierno mette sul tavolo i numeri.

Per quel servizio risultano impegnati inizialmente circa 340 mila euro, ai quali si aggiungono quasi 68 mila euro con un ulteriore affidamento. Oltre 407 mila euro complessivi. Gli utenti che hanno frequentato nel tempo risultano essere sessanta; al momento della cessazione gli iscritti erano dieci.

Ed è lì che l’interrogazione cambia completamente faccia. E la domanda si ribalta.

Non si tratta più di chiedere perché un servizio sia stato interrotto. Si tratta di capire come sia stato possibile costruire un servizio di quelle dimensioni economiche, con quella platea e con quel rapporto tra costi e utenti.

Nel volto dello stesso Castaldo l’imbarazzo in volto è apparso evidente. L’impressione è stata quella di chi, leggendo l’interrogazione, abbia preso coscienza solo in quel momento di ciò che la risposta avrebbe fatto emergere.

La sua controreplica, alla fine, è stata breve: “Prendo atto, non ho altro da aggiungere”.

Ed effettivamente c’era poco altro da aggiungere.

L’interrogazione nata per contestare la mancata prosecuzione del servizio aveva finito per aprire uno squarcio sulla gestione precedente, mettendo in evidenza una sproporzione che meritava quantomeno di essere spiegata.

Ed è qui che torna il tema del controllo.

Controllare chi governa è sacrosanto. È il lavoro della minoranza ma anche della stessa maggioranza, il consiglio controlla gli atti. Ma diventa un esercizio piuttosto singolare quando il “controllo necessario” riguarda soltanto ciò che fanno gli altri, mentre quello che si è fatto prima vorrebbe essere archiviato come roba vecchia, come “carte passate”.

. Le responsabilità amministrative e politiche su ciò che è stato fatto non hanno scadenza, magari una prescrizione se sono atti illeciti ma appartengono al costrizione del dibattito democratico e devono restare verificabili.

Prima si decide, si spende, si conferiscono incarichi. Poi qualcuno controlla. A volte emerge che tutto è stato fatto correttamente, altre volte qualcosa merita attenzione, altre ancora finiscono per occuparsene gli organi inquirenti.

Aver governato a lungo non rende ciò che si è fatto immune dal controllo successivo.

E poi c’è la questione del “contabile”.

Durante la risposta in Consiglio comunale, il sindaco richiama la figura di un commercialista, un professionista che risulterebbe consulente di più aziende che intrattengono rapporti con l’Azienda Consortile.

La cosa, naturalmente, può essere una semplice coincidenza.

Ma la domanda interessante è un’altra.

Quel professionista era già consulente di quelle realtà prima che iniziassero i rapporti con l’Azienda Consortile, oppure il rapporto professionale nasce successivamente?

Perché se si tratta di un commercialista che da anni segue determinate imprese, il dato può avere una spiegazione del tutto ordinaria. Se invece la sua presenza comincia a ricorrere soltanto dopo l’avvio dei rapporti con l’Azienda, il quadro merita evidentemente qualche domanda in più.

Ed è proprio questo, da quanto emerso in aula, uno degli aspetti che lo stesso sindaco si è ripromesso di approfondire.

Noi, intanto, vorremmo semplicemente capire a chi si riferisse.

Chi è questo professionista?

Chi è il “contabile” richiamato durante il Consiglio comunale?

E qual è il dato che ha portato il sindaco a soffermarsi proprio sulla sua figura?

Per ora il nome non è stato fatto e quindi sarebbe scorretto andare oltre. Ma il riferimento esiste, è stato pronunciato in aula e lo stesso sindaco ha detto di volerci tornare sopra.

Alla fine il dato politico della giornata resta abbastanza semplice.

Le interrogazioni erano state pensate per mettere sotto esame la nuova amministrazione. Il risultato, almeno oggi, è stato quello di riportare alla luce molti aspetti della precedente gestione dell’Azienda Consortile. Evidentemente imbarazzanti.

Qualche domanda ha trovato risposta, qualche altra ha prodotto nuovi interrogativi.

E alcune vicende, a giudicare da ciò che è emerso, potrebbero non esaurirsi dentro l’aula del Consiglio comunale. Ma diventeranno oggetto di dibattito di altre aule. Dove non ci sarà maggioranza e opposizione a confrontarsi.

Citando il Sommo, alla fine, nel chiudere l’assise e rivolgendosi alla sua maggioranza e ai suoi assessori, il sindaco, sembra aver voluto riassumere il senso politico della giornata:

«Vien dietro a me, e lascia dir le genti.»

Quasi a ricordare: lasciamoli parlare e andiamo avanti.

Afragola – Stazione Casalnuovo, Gennaro Castaldo chiede l’unità: il Consiglio dà mandato pieno a Giustino

Afragola – Il consigliere comunale Gennaro Castaldo porta in aula la questione della nuova fermata di via Pablo Neruda, realizzata interamente nel territorio di Afragola ma indicata con il nome di Casalnuovo.

La richiesta è che il Consiglio comunale assuma una posizione unanime e affidi al sindaco Gennaro Giustino il compito di avviare un confronto con RFI e con gli altri soggetti istituzionali competenti.

Il primo cittadino condivide l’impostazione, sottolineando l’importanza di presentarsi al tavolo istituzionale con il sostegno dell’intera assemblea consiliare. Dopo una breve sospensione, viene quindi predisposto un documento unitario, approvato da maggioranza e opposizione.

La questione non riguarda soltanto il nome della stazione. La denominazione “Casalnuovo” risale al precedente assetto ferroviario e alla variante Cancello, che ha comportato lo spostamento della fermata rispetto alla collocazione originaria. Oggi, però, l’infrastruttura ricade completamente nel territorio di Afragola.

Da qui la richiesta di valutare una nuova denominazione, come “Afragola San Marco”, oppure una formula che mantenga anche il riferimento a Casalnuovo. L’obiettivo è valorizzare l’identità territoriale e offrire ai viaggiatori un’indicazione più chiara sulla posizione della fermata.

Il documento affida dunque al sindaco il compito di avviare le interlocuzioni necessarie per ridiscutere il nome della stazione. Su una questione che riguarda l’identità della città, il Consiglio comunale sceglie grazie all’opera di Gennaro Davide Castaldo di parlare con una sola voce.

Afragola – Martina unisce il Consiglio comunale. Salierno: “Ora servono ascolto, educazione e cultura del rispetto”

Afragola – «Il voto unanime del Consiglio comunale rappresenta un segnale importante di responsabilità istituzionale e di crescita identitaria della nostra comunità. Su temi come questo non possono esistere divisioni, perché la memoria di Martina appartiene a tutta Afragola e ci impone una riflessione collettiva che deve andare ben oltre il momento commemorativo».

Così l’assessore Marianna Salierno commenta l’approvazione unanime, da parte del Consiglio comunale, della proposta per la realizzazione del monumento dedicato a Martina Carbonaro.

Per Salierno, il valore del voto dell’intera Assise sta proprio nella capacità della città di riconoscersi, senza distinzione di appartenenza politica, intorno a un tema che riguarda la coscienza civile della comunità.

«Ricordare Martina significa anche assumersi una responsabilità verso le nuove generazioni. Il contrasto al femminicidio non può essere affidato soltanto alle parole successive alla tragedia, ma deve tradursi in percorsi concreti di prevenzione, ascolto e formazione».

L’assessore richiama in particolare il ruolo delle strutture pedagogiche, educative e formative, che devono diventare luoghi capaci di accompagnare i più giovani nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sulla libertà e sulla parità di genere.

«Abbiamo bisogno di spazi di ascolto, di educazione ai sentimenti e di percorsi che aiutino i ragazzi a riconoscere il confine tra affetto e possesso, tra relazione e sopraffazione. È da qui che deve cominciare una vera cultura del rispetto».

Il voto unanime del Consiglio, in questa prospettiva, assume dunque un significato che supera il singolo provvedimento e diventa il segno di una comunità che prova a trasformare una ferita profonda in consapevolezza, memoria e responsabilità condivisa.

Perché il ricordo di Martina non resti soltanto affidato a un monumento, ma diventi parte di un percorso culturale capace di parlare soprattutto ai più giovani.

Afragola – Un minuto di silenzio in Consiglio per ricordare Emma Bonino

Afragola – La consigliera Serena Russo chiede per un minuto al Consiglio comunale di fermarsi, sospendere l’avvio dei lavori e dedicare un momento di raccoglimento alla memoria di Emma Bonino, storica leader radicale e protagonista di alcune delle più importanti battaglie italiane sui diritti civili, sulle libertà individuali e sui diritti delle donne.

Prima dell’inizio della seduta, la consigliera ha letto un comunicato a nome del proprio gruppo consiliare, ricordando il lungo impegno politico e civile di Bonino e il segno lasciato dalla sua attività pubblica nella storia del Paese.

Al ricordo si è unito anche il consigliere Raffaele Mosca, componente dello stesso gruppo e membro del direttivo nazionale di Più Europa, formazione politica profondamente legata alla figura e alla storia politica di Emma Bonino.

Un passaggio breve, ma dal forte valore simbolico, che ha preceduto l’avvio dei lavori dell’Assise cittadina. Al termine del minuto di silenzio, l’Aula ha salutato il ricordo di Emma Bonino con un lungo applauso.

Afragola ricorda Martina: il monumento sarà realizzato da Domenico Sepe

Afragola – Sarà il maestro Domenico Sepe a realizzare il monumento che la città di Afragola dedicherà alla memoria di Martina Carbonaro. Una scelta dal forte valore simbolico, affidata a un artista originario di Afragola le cui opere scultoree, da anni, trovano spazio in piazze, luoghi pubblici e contesti museali in diverse città italiane.

È questo uno degli elementi più significativi della proposta approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Afragola, su iniziativa del sindaco Gennaro Giustino e della Giunta comunale, per la realizzazione, all’interno del cimitero cittadino, di un’opera destinata a custodire nel tempo il ricordo di Martina.

Quella del monumento non è però una decisione maturata soltanto nelle ultime settimane. Come ricordato dallo stesso sindaco nel corso della seduta, si tratta di una volontà che aveva cominciato a prendere forma già nei giorni immediatamente successivi all’omicidio di Martina, quando Giustino aveva rappresentato ai suoi più stretti collaboratori l’intenzione di lasciare alla città un segno concreto e permanente della memoria della giovane.

Un’idea che ha poi trovato una prima concreta attuazione nelle settimane successive all’insediamento della nuova amministrazione. Poco dopo l’elezione e la formazione della Giunta, il sindaco incontrò infatti lo scultore Domenico Sepe, coinvolgendolo direttamente nella definizione artistica dell’iniziativa.

Fu proprio in quell’occasione che Sepe realizzò il primo bozzetto del monumento, traducendo in forma plastica l’idea di un’opera capace di unire memoria, dolore e valore civile. Quel bozzetto, come ha sottolineato lo stesso sindaco durante il Consiglio comunale, è lo stesso progetto oggi allegato alla delibera approvata dall’Assise.

Il voto del Consiglio rappresenta quindi il passaggio istituzionale conclusivo di un percorso avviato già nei giorni più drammatici della vicenda e portato avanti, sin dall’insediamento della nuova amministrazione, con il coinvolgimento diretto dell’artista.

Alla seduta del Consiglio comunale erano presenti anche i genitori di Martina, che hanno assistito a un momento particolarmente intenso e partecipato.

Il presidente del Consiglio comunale ha proposto all’Aula di osservare un minuto di silenzio in memoria di Martina. Un momento di raccoglimento profondo, al termine del quale l’intera Assise si è stretta simbolicamente attorno alla famiglia con un lungo applauso.

Nel corso della seduta è intervenuto anche l’onorevole Francesco Emilio Borrelli, che in questi mesi è stato vicino alla famiglia e ha seguito con attenzione e partecipazione una vicenda che ha profondamente segnato Afragola e l’opinione pubblica nazionale.

Nel suo intervento, Borrelli ha ricordato Martina e ha richiamato il significato che la sua storia deve continuare ad avere nel dibattito pubblico: non soltanto il ricordo di una giovane vita spezzata, ma anche un monito contro la violenza sulle donne, contro la cultura del possesso e contro ogni forma di sopraffazione all’interno delle relazioni affettive.

La presenza dei genitori, l’intervento delle istituzioni, il minuto di silenzio e l’applauso dell’Aula hanno restituito il senso di una comunità che, a distanza di tempo, continua a sentire quella tragedia come una ferita collettiva.

Martina aveva appena 14 anni quando venne brutalmente uccisa dal suo ex fidanzato dopo la fine della loro relazione. Un femminicidio che ebbe una vastissima eco nazionale, non soltanto per la ferocia del delitto, ma perché ripropose nella sua forma più drammatica uno dei tratti ricorrenti della violenza di genere: l’idea del possesso, l’incapacità di accettare la fine di una relazione e il rifiuto della libertà di scelta dell’altra persona.

È anche per questo che la realizzazione del monumento assume un significato che va oltre il semplice ricordo commemorativo.

L’opera dovrà diventare un segno permanente contro ogni forma di violenza sulle donne, un luogo della memoria, ma anche uno strumento capace di parlare alle nuove generazioni e di ricordare quanto sia necessario lavorare sul rispetto, sulla libertà e sull’educazione ai sentimenti.

La scelta di affidarne la realizzazione a Domenico Sepe aggiunge all’iniziativa anche un forte valore culturale e identitario. Sarà infatti un artista nato ad Afragola, ma conosciuto ben oltre i confini cittadini, a tradurre attraverso la scultura il dolore, la memoria e il significato civile che la città intende affidare a quest’opera.

Un artista afragolese chiamato, attraverso l’arte, a custodire il ricordo di una giovane afragolese e di una storia che ha segnato profondamente l’intera comunità.

Con il voto unanime del Consiglio comunale, con la presenza della famiglia, con il ricordo affidato alle parole delle istituzioni e con il contributo artistico di Domenico Sepe, Afragola compie così un passo concreto per trasformare la memoria di Martina in un segno destinato a restare.

Non soltanto un monumento.

Ma un luogo della memoria e un messaggio rivolto al futuro.

Caivano -Emergenza ambientale nell’area ASI: scuole chiuse, stop alle attività all’aperto e mascherine FFP2

Caivano – Un grave incidente industriale nello stabilimento PPG, nell’area ASI di Pascarola, ha spinto il Comune di Caivano ad adottare misure straordinarie a tutela della salute pubblica.

Con l’ordinanza sindacale contingibile e urgente n. 19 del 15 settembre 2026, il sindaco Antonio Angelino ha disposto, con effetto immediato e fino a nuova indicazione, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche, paritarie e private, compresi asili nido e servizi educativi.

Il provvedimento arriva dopo la fuoriuscita e la dispersione in atmosfera di sostanze chimiche volatili, indicate nell’ordinanza come solventi, che avrebbero provocato per diversi giorni esalazioni particolarmente intense e un odore acre avvertito in varie zone del territorio comunale. Nel documento si fa inoltre riferimento a segnalazioni di disturbi transitori da parte di alcuni cittadini, tra cui bruciore agli occhi e alle vie respiratorie e nausea.

In attesa degli esiti definitivi delle analisi sulla qualità dell’aria condotte da ARPA Campania e ASL Napoli 2 Nord, il Comune ha scelto di applicare il principio di precauzione, adottando misure particolarmente restrittive per limitare l’esposizione della popolazione, soprattutto dei soggetti più fragili.

Oltre alle scuole, resteranno chiusi il cimitero comunale, salvo i servizi strettamente necessari, tutti i parchi pubblici, le villette, i giardini alberati e le aree gioco. È inoltre vietato lo svolgimento di attività sportive, motorie e ricreative all’aperto, sia individuali sia organizzate, anche all’interno di strutture private.

Alla popolazione viene raccomandato l’utilizzo di mascherine FFP2 in caso di spostamenti indispensabili all’esterno. L’invito è anche quello di mantenere chiuse le finestre di abitazioni, uffici ed esercizi commerciali, limitando il ricambio d’aria e disattivando temporaneamente gli impianti di ventilazione o condizionamento che prelevano direttamente aria dall’esterno.

La situazione resta dunque sotto osservazione. Il provvedimento resterà efficace fino alla cessazione dell’allarme o fino a una diversa disposizione dell’amministrazione, mentre gli accertamenti tecnici dovranno chiarire natura, concentrazione e reale portata delle sostanze disperse nell’ambiente.

Una vicenda che, per la vicinanza territoriale e per la natura dell’emergenza, merita particolare attenzione anche nei comuni confinanti: nelle prossime ore saranno soprattutto i dati ambientali ufficiali a stabilire l’effettiva estensione del fenomeno e l’evoluzione del rischio.

Afragola – Mentre proseguono le indagini ripartono gli attacchi: gli scagnozzi del sistema tornano in azione.

C’è una coincidenza che, ad Afragola, comincia ad essere troppo frequente per passare inosservata.

Mentre proseguono indagini, verifiche e accertamenti sulle vicende riconducibili a quello che da anni viene denunciato come il “sistema ludopatico-criminale” di gestione del potere, ripartono gli attacchi contro chi quel sistema lo ha denunciato.

Succede ancora.

Si approfondiscono indagini circa strani protocolli per l’affidamento di incarichi nell’azienda speciale, concorsi svolti negli ultimi anni, cantieri PNRR, rapporti con imprese, procedure amministrative e comportamenti segnalati agli organi competenti. E quasi contemporaneamente, sui social, torna la stessa liturgia: insinuazioni, aggressioni personali, tentativi di delegittimazione, commenti diffamatori.

Il parallelismo è evidente.

Da una parte gli accertamenti sui fatti. Dall’altra gli attacchi contro chi quei fatti li ha portati all’attenzione delle autorità.

Ormai non siamo più davanti soltanto a una polemica politica. Le denunce presentate negli anni hanno riguardato un intreccio di interessi che ha attraversato appalti, incarichi, procedure concorsuali, rapporti con aziende, licenze e, nelle ipotesi più gravi sottoposte all’Autorità giudiziaria, anche presunti meccanismi estorsivi e circuiti economici funzionali al mantenimento di quella rete di potere.

Responsabilità penali e qualificazioni giuridiche che la magistratura sta in questi mesi accertando. Ma contemporaneamente si grida allo scandalo.

Ma gli accertamenti esistono. Le verifiche esistono. I fascicoli esistono. E mentre questo lavoro prosegue, qualcuno sembra avere un’altra urgenza: colpire chi ha denunciato. Come fatto in passato scavalcando graduatorie concorsuali in favore di figli di amici e di soggetti creditori di cambiali mai pagate , punendo chi si rifiutava di sottomettersi ad un sistema criminale.

Il metodo è sempre lo stesso. Quando emergono gli atti, si attacca chi li pubblica. Quando partono gli accertamenti, si scredita chi li ha sollecitati. Quando alcune posizioni amministrative diventano difficili da difendere, si prova a trasformare in imputato politico chi quelle anomalie le aveva denunciate per primo.

Ed eccoci di nuovo qui.

Nelle ultime ore, sotto un post pubblicato su Facebook, sono comparsi commenti ritenuti gravemente lesivi della reputazione personale e professionale di uno dei soggetti che negli ultimi anni ha presentato denunce e segnalazioni proprio su alcune delle vicende oggi oggetto di approfondimento.

Non semplici critiche. Non dissenso politico. Ma affermazioni che saranno sottoposte nuovamente all’Autorità giudiziaria affinché ne valuti eventuale rilevanza penale.

Gli screenshot sono stati acquisiti integralmente. Una nuova denuncia-querela. Ma questa volta sarà chiesto di valutare non soltanto il singolo episodio, ma anche la reiterazione delle condotte, la successione temporale degli attacchi e gli eventuali collegamenti con fatti già precedentemente denunciati.

Perché c’è un ulteriore elemento. Uno dei soggetti intervenuti nella discussione era già stato interessato da una precedente iniziativa giudiziaria per comportamenti ritenuti minacciosi e diffamatori. Notoriamente legato al sistema è considerato da molti “Faccendiere” di chi quel sistema lo gestiva. Diventa allora sempre più difficile raccontare tutto come l’ennesima rissa da social.

Quando gli episodi si ripetono, quando bersaglio e argomenti restano sostanzialmente gli stessi e quando gli attacchi si intensificano proprio mentre proseguono accertamenti sulle vicende denunciate, qualche domanda diventa inevitabile.

E non riguarda soltanto chi materialmente scrive. La titolare della pagina Facebook sulla quale i commenti sono stati pubblicati è stata formalmente informata del loro contenuto e invitata a rimuoverli.

Ha scelto, allo stato, di non farlo.

Ed è proprio su questo punto che, questa volta, verrà chiesto un approfondimento ulteriore.

Nella nuova denuncia-querela sarà espressamente richiesto che venga valutata anche la posizione di chi quei contenuti li ospita, ne viene formalmente informato e, nonostante i solleciti alla rimozione, sceglie di mantenerli online.

Non si tratta di anticipare responsabilità che spettano esclusivamente all’Autorità giudiziaria accertare.

Si tratta, però, di sottoporre finalmente a valutazione anche un comportamento che non può essere liquidato come irrilevante: la consapevole permanenza di contenuti contestati come diffamatori dopo che chi gestisce la pagina è stato avvertito della loro natura e invitato a rimuoverli.

Perché una cosa è ospitare inconsapevolmente un commento. Altra cosa è conoscerlo, essere formalmente avvertiti della sua contestazione e decidere comunque di lasciarlo lì.

E allora la domanda diventa ancora più netta: fino a che punto chi offre lo spazio, conosce l’attacco e si rifiuta di interromperne la diffusione può continuare a dichiararsi completamente estraneo a ciò che sta accadendo?

È proprio qui che la vicenda assume un significato più ampio.

Se gli stessi ambienti diventano sistematicamente il luogo nel quale si concentrano attacchi contro chi denuncia determinate vicende; se quegli attacchi arrivano mentre indagini e verifiche proseguono; se chi potrebbe interromperne la diffusione sceglie invece di non farlo, allora è legittimo domandarsi se siamo ancora davanti a tante iniziative individuali scollegate tra loro.

Oppure se intorno a questa macchina della delegittimazione esista un ambiente politico, relazionale e comunicativo che la alimenta, la tollera o ne trae convenienza.

Saranno eventualmente gli investigatori a stabilire se esistano collegamenti ulteriori.

Ma la domanda politica rimane tutta.

E diventa ancora più forte guardando ciò che è accaduto negli ultimi anni.

Perché le denunce non sono rimaste parole.

Sono state contestate posizioni di funzionari e incaricati rispetto ai requisiti posseduti. Alcune di quelle posizioni sono successivamente cessate.

Sono stati sollevati dubbi sulla legittimità di incarichi e sulla qualificazione di chi li ricopriva.

Si sono registrate dimissioni. Sono usciti di scena dirigenti. Si sono dimessi direttori dei lavori impegnati nei cantieri PNRR.

Procedure, affidamenti, varianti, contabilità dei lavori e modalità di esecuzione delle opere pubbliche sono finite sotto la lente degli organi competenti.

E gli accertamenti proseguono.

Questo non equivale a una condanna.

Ma demolisce un’altra narrazione: quella secondo cui tutto ciò che è stato denunciato sarebbe stato soltanto frutto di fantasie, rancori personali o campagne mediatiche.

Se fosse stato tutto inventato, non ci sarebbero stati accertamenti.

Se fosse stato tutto propaganda, non ci sarebbero state verifiche.

Se non ci fosse stato nulla da approfondire, non ci sarebbero fascicoli, acquisizioni documentali e procedimenti.

Ed è precisamente qui che si manifesta il cortocircuito.

Mentre gli organi competenti approfondiscono i comportamenti denunciati come parte di un sistema criminogeno, intorno a chi quelle denunce le ha presentate riparte la macchina dell’aggressione personale.

Non si discute della contabilità di un cantiere. Si insulta chi l’ha chiesta.

Non si entra nel merito di un incarico contestato. Si attacca chi ha sollevato il problema.

Non si spiegano le dimissioni.

Si cerca di delegittimare chi le aveva precedute con denunce e segnalazioni.

È il ribaltamento perfetto.

Non si difende più il sistema. Si tenta di processare chi lo ha denunciato.

Tutto questo accade mentre la nuova amministrazione mette mano alla macrostruttura e comincia a spostare alcune delle vecchie pedine dello scacchiere amministrativo. Figure che per anni hanno occupato posizioni strategiche e che oggi, perdendo peso, funzioni e centralità, sembrano reagire. La rotazione spezza rendite di posizione, riduce centri di potere e costringe qualcuno a lasciare caselle considerate intoccabili. Ed è proprio allora che il sistema si agita, si ricompatta e prova a colpire.

Ma c’è un problema. Gli insulti passano. Gli atti restano.

I commenti possono essere cancellati. Gli screenshot no. Un post può scomparire.

Una denuncia protocollata no.

L’amministratore di una pagina può decidere di voltarsi dall’altra parte. Le indagini, invece, continuano.

Ed è probabilmente questo l’elemento che genera più nervosismo: la consapevolezza che, mentre sui social si prova a costruire rumore, negli uffici giudiziari si lavora sui documenti.

E i documenti non si offendono. Non rispondono. Non hanno profili Facebook. Ma restano lì. Anche quando qualcuno maldestramente sceglie di metterci le mani sopra per farli scomparire. Le tracce delle manomissioni restano.

A raccontare incarichi, affidamenti, concorsi, varianti, contabilità, responsabilità amministrative, dimissioni e rapporti sui quali qualcuno dovrà prima o poi fornire risposte.

Per questo la nuova querela non rappresenta il centro della vicenda.

È soltanto una conseguenza.

Il vero fatto politico è un altro: ogni volta che l’attenzione torna sui comportamenti contestati al sistema, qualcuno prova a spostarla contro chi li ha denunciati.

È accaduto ieri. Sta accadendo di nuovo oggi.

E forse, arrivati a questo punto, non basta più chiedersi chi scriva materialmente certe frasi.

Bisogna iniziare a chiedersi chi abbia interesse a creare quel clima, chi lo alimenti, chi lo tolleri e chi scelga consapevolmente di offrirgli una vetrina.

Perché talvolta, per capire dove nasce una diffamazione, non basta guardare chi impugna la tastiera.

Bisogna guardare anche chi tiene aperta la porta.

A volte i mandanti non parlano.
Si limitano a lasciare aperta la porta.

Afragola – La Masseria Ferrajoli deve rinascere. PoliticaLIFE sostiene la raccolta fondi contro l’odio di chi festeggiava mentre tutto bruciava

Il 5 settembre un incendio doloso ha devastato circa 40.000 metri quadrati della Masseria Antonio Esposito Ferraioli, bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Le fiamme hanno cancellato quasi 1.500 alberi del Museo Vivente della Biodiversità e compromesso completamente l’impianto di irrigazione.

In poche ore sono andati distrutti anni di lavoro, cura e impegno civile. Non soltanto alberi e attrezzature, ma un patrimonio ambientale e sociale costruito giorno dopo giorno da quanti hanno trasformato quei terreni in uno spazio di legalità, partecipazione e speranza.

Eppure, mentre la Masseria bruciava, qualcuno festeggiava.

È forse questo l’aspetto più inquietante di una vicenda già gravissima: assistere al compiacimento, alla banalizzazione della tragedia, alla mistificazione di chi ha interpretato la distruzione di un bene comune come una vittoria personale. Un atteggiamento che racconta un clima avvelenato, nel quale l’odio verso le persone, e soprattutto le idee, finisce per prevalere persino sulla tutela del territorio e degli interessi della comunità. Uno svincolo, un canile, una discarica di silicio fotovoltaico, cenere, qualsiasi cosa purché non ci siano più le azioni di denuncia, lotta e contrasto alla criminalità. Meglio venderlo a un supermercato per fagli fare un parcheggio (come avvenne già in passato per una parte dei terreni N.d.a)

A quella miseria umana bisogna rispondere con un gesto concreto.

La Masseria ha lanciato una raccolta fondi per ripristinare l’impianto di irrigazione, mettere in sicurezza l’area e tornare a piantare ciò che le fiamme hanno distrutto. Ogni contributo, anche il più piccolo, potrà aiutare a far rinascere questo pezzo importante di Afragola.

PoliticaLIFE sosterrà con convinzione l’iniziativa, perché ricostruire la Masseria significa anche dare una risposta chiara a tutti quelli che, durante l’incendio, hanno festeggiato o manifestato compiacimento. Alla loro soddisfazione per la distruzione opponiamo la forza di una comunità capace di rialzarsi. Al fuoco rispondiamo piantando nuovi alberi. All’odio rispondiamo ricostruendo.

La Masseria non si arrende. Afragola non può voltarsi dall’altra parte.

Si riparte dalle radici. Tutti insieme.