AFRAGOLA – Il Forum dei Giovani non sarà l’ennesimo progetto tirato fuori dal cassetto a fine consiliatura.

AfragolaAlmeno queste sono le intenzioni annunciate dall’assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Afragola, Francesco Zanfardino, che sceglie proprio la Giornata Internazionale della Gioventù per indicare una delle prime iniziative che caratterizzeranno il suo assessorato.

L’annuncio è chiaro: a settembre partirà il percorso per l’istituzione del Forum dei Giovani di Afragola.

«Questa sarà la prima Amministrazione ad avviare fin da subito, e non inutilmente a fine consiliatura, l’iter per l’istituzione del Forum dei Giovani», scrive Zanfardino.

Un passaggio che contiene anche una precisa scelta politica: provare a costruire lo strumento di partecipazione quando davanti all’Amministrazione c’è ancora un’intera consiliatura, consentendo così al Forum, una volta costituito, di avere il tempo necessario per incidere realmente sulla vita cittadina.

Per Zanfardino non dovrà trattarsi semplicemente di un organismo formale.

L’obiettivo dichiarato è quello di creare uno spazio stabile di rappresentanza e partecipazione, attraverso il quale i giovani possano contribuire alle scelte strategiche dell’Ente e diventare protagonisti nella promozione di iniziative, eventi e nuove opportunità per la città.

«Le energie, la capacità d’avanguardia, le aspirazioni e le idee dei giovani sono centrali per il progresso di una comunità, ancor di più nei nostri territori», sottolinea l’assessore.

E stavolta, almeno nelle intenzioni, si vuole partire subito.

Zanfardino fa sapere che il lavoro è già cominciato e che il percorso dovrebbe prendere concretamente forma a settembre. Un progetto che, secondo l’assessore, avrebbe anche il sostegno dell’intera Amministrazione e del sindaco, indicando nella partecipazione giovanile una delle priorità della nuova esperienza amministrativa.

Adesso dall’annuncio bisognerà passare agli atti.

Perché un Forum dei Giovani può diventare realmente interessante solo se ai ragazzi verranno consegnati spazi effettivi di partecipazione, autonomia e capacità di proposta, evitando di trasformarlo nell’ennesimo organismo buono per qualche fotografia o manifestazione.

Settembre è vicino.

E sarà quello il momento in cui capiremo come l’Amministrazione intenderà costruire il Forum, quali regole saranno previste e soprattutto quale spazio reale verrà riconosciuto ai giovani di Afragola.

Per ora c’è un impegno politico preciso. E, soprattutto, una scadenza: si parte a settembre.

Afragola – La sicurezza non va in ferie: rapina a un anziano, individuato e arrestato il presunto responsabile

AFRAGOLA Pieno agosto, città che lentamente si svuota e ferie ormai iniziate per molti. Ma c’è chi resta al proprio posto. E questa volta proprio la sinergia tra il servizio della Polizia di Stato e gli addetti al sistema di videosorveglianza ha consentito di chiudere nel giro di poche ore il cerchio attorno a una rapina ai danni di un anziano.

È accaduto ieri mattina in Piazza Gianturco, dove alla vittima sarebbe stata strappata una collanina. Da quel momento è partita un’attività che ha viaggiato contemporaneamente su due binari: da una parte gli uomini impegnati sul territorio, dall’altra gli addetti alla videosorveglianza, intenti a ricostruire attraverso le telecamere cittadine gli spostamenti del sospettato.

Immagine dopo immagine, telecamera dopo telecamera, il percorso è stato seguito e le informazioni raccolte sono state incrociate con l’attività della pattuglia in strada.

Una sinergia che ha dato i suoi frutti in tempi rapidi. Le operazioni sarebbero iniziate intorno alle 10 del mattino e già verso le 16 il presunto responsabile è stato individuato e bloccato. Dopo il riconoscimento e gli accertamenti di rito, è scattato l’arresto e nella stessa serata il trasferimento nel carcere di Poggioreale.

Un risultato che assume un significato particolare proprio perché arriva nel cuore di agosto, quando inevitabilmente la città rallenta e buona parte delle attività riduce ritmi e presenze.

La sicurezza, però, non può permettersi ferie.

E quanto accaduto in Piazza Gianturco dimostra anche che le telecamere, da sole, non bastano. Servono uomini che sappiano leggere quelle immagini, ricostruire gli spostamenti e trasferire rapidamente le informazioni a chi opera sul territorio.

Anche questa volta la macchina ha funzionato: addetti alla videosorveglianza e Polizia di Stato hanno lavorato fianco a fianco e, nel giro di poche ore, dalle immagini di una rapina si è arrivati all’individuazione e all’arresto del presunto responsabile.

Anche in pieno agosto.

Afragola – Mosca risponde sulle presunte minacce. Ma in Consiglio il vero caso diventa l’ACCC 19

AFRAGOLA Raffaele Mosca alla fine ha scelto il Consiglio comunale per rispondere alle accuse e alle insinuazioni circolate negli ultimi giorni intorno ad alcune telefonate intercorse con esponenti dell’opposizione. Conversazioni evidentemente accese, segnate da toni duri e da uno scontro politico che Mosca non ha cercato né di edulcorare né di ridimensionare. Ha però respinto con decisione l’idea che quei confronti possano essere descritti come minacce.

Lo ha fatto con una frase che, nella sua semplicità, sintetizza bene la linea della sua difesa: «Perché dicono che sono stati minacciati e poi mi salutano per le scale?».

È il modo con cui Mosca prova a mettere in evidenza quella che considera una contraddizione tra la gravità delle accuse formulate e la normalità dei rapporti mantenuti successivamente. Una versione che naturalmente non chiude la vicenda, ma che introduce una distinzione necessaria: un confronto politico anche molto duro, una telefonata dai toni esasperati e una minaccia non sono la stessa cosa. E quando nel racconto pubblico viene utilizzata una parola così grave, sarebbe opportuno che alle suggestioni seguissero circostanze, fatti e riscontri altrettanto chiari.

Su questa vicenda resta poi sullo sfondo una coincidenza temporale che avevamo già evidenziato da queste pagine. Alcune delle realtà mediatiche locali oggi particolarmente attente alle vicende di Mosca sono le stesse con le quali, fino a qualche tempo fa, esistevano rapporti professionali e commerciali, comprese sponsorizzazioni. Quei rapporti si sono interrotti e, successivamente, il registro utilizzato nei confronti del consigliere è diventato sensibilmente più aggressivo.

Una successione temporale non dimostra, evidentemente, alcun rapporto di causa ed effetto. Sarebbe scorretto sostenerlo senza elementi. Ma sarebbe altrettanto singolare fingere che quella sequenza non esista e che non possa legittimamente alimentare qualche interrogativo. La critica politica e giornalistica è sacrosanta, soprattutto nei confronti di chi ricopre una funzione pubblica; altra cosa è quando il racconto rischia di scivolare nell’insinuazione o quando vengono utilizzate espressioni capaci di attribuire ai fatti una gravità ben diversa da quella di un normale scontro politico.

Le parole, soprattutto in questi casi, hanno un peso. Quelle pronunciate durante una telefonata, certamente, ma anche quelle utilizzate successivamente per raccontarla.

Eppure sarebbe riduttivo leggere l’intervento di Mosca soltanto attraverso il caso delle telefonate. Perché, archiviata la parte personale, il consigliere ha spostato il proprio intervento su un terreno decisamente più delicato, dedicando una lunga e dettagliata requisitoria alla gestione dell’ACCC 19.

È probabilmente questo il passaggio politicamente più rilevante dell’intera vicenda.

Mosca ha messo in fila fatti, atti, passaggi amministrativi e responsabilità, restituendo dall’aula l’immagine di una gestione che, nella sua ricostruzione, avrebbe presentato criticità profonde. Un quadro descritto, senza troppe sfumature, come quello di un vero e proprio “colabrodo amministrativo”.

Ed è proprio qui che il rumore prodotto dalle telefonate rischia di diventare una distrazione rispetto alla sostanza.

Mentre all’esterno del Consiglio comunale l’attenzione si concentra sui toni utilizzati da Mosca e sulle presunte minacce, nell’aula consiliare vengono sollevate questioni che riguardano la gestione di un organismo pubblico. Questioni che, proprio per la loro natura, meritano qualcosa di più di una contrapposizione politica giocata sulle dichiarazioni.

Le contestazioni formulate da Mosca dovranno essere verificate attraverso gli atti e confrontate con le decisioni assunte nel tempo. Chi ha avuto responsabilità nella gestione dell’ACCC 19 avrà naturalmente modo di fornire la propria ricostruzione e di replicare punto per punto. È questo, del resto, il terreno sul quale una vicenda del genere dovrebbe essere affrontata.

Perché se la ricostruzione proposta da Mosca fosse infondata, saranno proprio le carte a smentirla. Se invece dagli atti dovesse emergere anche soltanto una parte delle criticità denunciate in aula, il centro della discussione cambierebbe inevitabilmente.

A quel punto non sarebbe più il tono di una telefonata a rappresentare la questione principale, ma la qualità della gestione amministrativa dell’ACCC 19.

Ed è forse questo l’aspetto che rischia di rimanere soffocato dalla polemica di questi giorni. Le telefonate possono alimentare titoli, ricostruzioni e scontri personali; gli atti amministrativi hanno invece una consistenza diversa, perché restano e possono essere letti, verificati e confrontati.

Mosca, in Consiglio comunale, ha scelto di rispondere alle accuse che lo riguardavano, ma soprattutto ha deciso di spostare il confronto proprio su quel terreno. Ha dato la propria versione sulle telefonate e, subito dopo, ha aperto il fascicolo dell’ACCC 19.

Sulle presunte minacce resta la frase con cui ha liquidato la questione: «Dicono che li ho minacciati e poi mi salutano per le scale?».

Sull’ACCC 19, invece, la partita è appena cominciata. E questa volta, più delle parole, saranno le carte a dover parlare.

Caivano – Precchia replica alla Consulta disabilità: «I dati ufficiali smentiscono chi parla di promesse rimaste sulla carta»

Caivano – L’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Caivano, Giuseppe Precchia, interviene per rispondere alle critiche mosse dalla Consulta comunale per la disabilità e rilanciate da sedicenti testate online in merito all’organizzazione dei centri estivi destinati ai minori con disabilità.

Al centro della vicenda vi sono le accuse secondo cui gli annunci dell’Amministrazione sarebbero rimasti privi di effetti concreti, lasciando sole le famiglie dei bambini con disabilità. Una ricostruzione che l’assessore definisce «non corrispondente ai fatti» e che intende confutare attraverso gli atti amministrativi e i dati trasmessi dagli uffici comunali.

Secondo quanto riferito dall’Assessorato, per i Centri Estivi 2026 sono state presentate complessivamente 160 domande, delle quali 100 sono state ammesse. Tra queste figurano 22 istanze relative a minori con disabilità e, al momento della rilevazione effettuata dagli uffici, 14 bambini stavano già partecipando alle attività estive.

L’elenco predisposto dagli uffici comunali evidenzia inoltre che 14 voucher risultano ritirati, mentre 8 non sono stati ancora ritirati. I voucher utilizzati sono stati distribuiti tra tre soggetti gestori: sei presso Un’Infanzia da Vivere, cinque presso Phoenix e tre presso Progetto Ambiente.

«È necessario chiarire un concetto elementare – afferma Precchia –: un voucher non ritirato non equivale a un minore escluso dal Comune e non può essere trasformato, con una forzatura comunicativa, nella prova di un servizio negato dall’Amministrazione».

L’assessore richiama anche due casi riguardanti minori con disturbo dello spettro autistico. In queste situazioni, spiega, gli uffici hanno contattato le terapiste che già seguono i bambini nei percorsi domiciliari, verificandone la disponibilità a garantire due ore giornaliere di affiancamento durante i centri estivi. Restava da definire il coordinamento operativo con le famiglie per l’organizzazione del servizio.

Nel comunicato viene inoltre evidenziato come, alla data della rilevazione, non risultassero protocollate segnalazioni di disservizi provenienti dalla Consulta comunale per la disabilità né, salvo ulteriori verifiche in corso, da cittadini o utenti.

Per Precchia il tema non riguarda la legittimità della critica, ma il metodo con cui vengono formulate determinate affermazioni.

«Quando si sostiene pubblicamente che un servizio non esiste, che gli impegni sono rimasti sulla carta o che le famiglie sono state abbandonate – dichiara – non si esprime soltanto un’opinione politica, ma si formulano affermazioni precise sull’attività amministrativa che dovrebbero essere supportate da segnalazioni documentate e da una preventiva verifica presso gli uffici competenti».

L’assessore riconosce il ruolo della Consulta nel raccogliere segnalazioni, promuovere il dialogo tra istituzioni e famiglie e formulare proposte per il miglioramento dei servizi, ma sottolinea come tale funzione richieda un costante confronto con gli uffici comunali affinché le informazioni diffuse siano pienamente riscontrate.

«Sulla disabilità – conclude Precchia – non si costruiscono campagne mediatiche. Si lavora, si ascolta, si verificano i fatti e si migliorano i servizi. È ciò che questa Amministrazione sta facendo e continuerà a fare, rispondendo sempre con trasparenza, documenti e risultati concreti».

Infine, l’assessore auspica che anche la testata che ha rilanciato le contestazioni dia analogo risalto ai dati ufficiali contenuti nella documentazione amministrativa, rettificando quella che definisce una rappresentazione non corrispondente agli atti disponibili.

Caivano, Angelino: «La vera sfida è trasformare l’intervento straordinario dello Stato in una normalità amministrativa»

Caivano – A quasi tre anni dal Decreto Caivano e a diversi mesi dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, il sindaco Antonio Angelino traccia un primo bilancio del percorso avviato dopo il ritorno della città al voto. Lo fa in un’intervista rilasciata alla testata Informare, nella quale affronta i temi della riqualificazione urbana, del Parco Verde, del contrasto alla criminalità organizzata e del rapporto tra istituzioni e cittadini.

Per il primo cittadino, il cambiamento in atto non riguarda soltanto le opere pubbliche realizzate grazie al Decreto Caivano, ma investe soprattutto il tessuto sociale della città.

«La città è in continua evoluzione, sia dal punto di vista infrastrutturale, grazie alle opere che il Decreto ha restituito ai cittadini, sia dal punto di vista sociale, attraverso la costruzione di una nuova comunità», afferma Angelino, sottolineando come prima dell’intervento dello Stato prevalessero «smarrimento, sfiducia e disincanto» e come oggi si stia progressivamente ricostruendo il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il Parco Verde, ancora oggi simbolo delle criticità che hanno portato all’intervento straordinario dello Stato.

Secondo Angelino, il lavoro avviato dal Commissario di Governo, dalla Prefettura e dagli altri enti coinvolti consentirà di aprire una nuova fase di interventi destinati a restituire dignità abitativa ai residenti.

Il sindaco ricorda come il quartiere abbia subito per anni una sostanziale assenza di manutenzione e annuncia che a breve saranno definiti i procedimenti amministrativi necessari per avviare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

L’obiettivo è duplice: migliorare le condizioni abitative e garantire la sicurezza degli edifici, anche alla luce dei recenti episodi di crollo che hanno evidenziato la necessità di interventi strutturali.

Ampio spazio viene dedicato anche al tema della legalità.

Angelino ripercorre la propria esperienza politica ricordando la candidatura del 2020, quando – spiega – il peso della criminalità organizzata sul funzionamento della vita democratica cittadina risultava ancora particolarmente evidente.

«Nel 2020 l’oppressione esercitata dall’anti-Stato sui meccanismi democratici della città era forte», afferma il sindaco, evidenziando come l’intervento della magistratura e dello Stato abbia profondamente modificato il contesto nel quale si sono svolte le elezioni del 2025.

Secondo il primo cittadino, il cambiamento ha consentito ai cittadini di vivere la competizione elettorale con maggiore libertà, favorendo una partecipazione più autentica alla vita democratica.

Angelino rivendica inoltre una scelta politica che definisce coerente nel tempo: quella di aver dichiarato pubblicamente, già durante la campagna elettorale del 2020, di non voler ricercare né accettare il consenso della criminalità organizzata.

«La vera distanza si crea nel momento in cui non vai neanche a chiedere il sostegno elettorale», osserva il sindaco, sostenendo che proprio questa impostazione contribuisce a rendere più difficile qualsiasi tentativo di condizionamento nei confronti dell’amministrazione comunale.

Nelle conclusioni dell’intervista Angelino amplia il riconoscimento istituzionale oltre il Governo, ricordando il contributo fornito anche dalla Regione Campania, dalla Città Metropolitana e dagli altri enti sovracomunali che hanno partecipato al percorso di rilancio della città.

Il messaggio finale è rivolto direttamente ai cittadini.

Il sindaco chiede alla comunità di continuare a partecipare alla vita pubblica, di segnalare criticità e di contribuire alla costruzione di una città più forte, ribadendo che nessuna amministrazione, per quanto determinata, può raggiungere risultati duraturi senza il coinvolgimento attivo della propria comunità.

L’intervista restituisce così l’immagine di un’amministrazione che individua nella continuità tra interventi straordinari dello Stato e ordinaria capacità amministrativa la principale sfida del prossimo futuro, con l’obiettivo di consolidare i risultati ottenuti e accompagnare Caivano in un percorso stabile di crescita civile e istituzionale.

Afragola – 48 gradi nell’area mercato. Zanfardino: «Ora serve una svolta urbanistica»

Afragola – L’assessore alla Transizione ecologica rilancia il tema della delocalizzazione del mercato ortofrutticolo e chiede alla nuova amministrazione di fermare le previsioni edificatorie sull’area: «Non servono altre palazzine, ma nuove funzioni pubbliche e spazi verdi».

Quarantotto gradi registrati in un luogo attraversato ogni giorno da commercianti, lavoratori e cittadini. Il dato rilevato nell’area del mercato ortofrutticolo di Afragola non rappresenta soltanto un record climatico, ma riapre una questione urbanistica e politica rimasta irrisolta per anni.

L’area afragolese, insieme a quella della stazione Garibaldi di Napoli, è risultata tra i dieci principali “hotspot termici” monitorati da Legambiente Campania: luoghi nei quali il calore si accumula, permane e produce conseguenze concrete per chi vi abita, vi lavora o è costretto ad attraversarli.

A intervenire è Francesco Zanfardino, assessore comunale alla Transizione ecologica ed esponente del Partito Democratico, che lega il dato ambientale alla necessità di ripensare profondamente una delle aree più discusse della città.

Secondo Zanfardino, il problema delle isole di calore urbane non può essere circoscritto al solo mercato ortofrutticolo. È il risultato di una cementificazione diffusa e di un modello urbano che, negli anni, ha ridotto gli spazi permeabili e la presenza di vegetazione, aumentando la capacità delle superfici di assorbire e trattenere calore.

Per affrontare il fenomeno, l’assessore indica una serie di interventi che dovranno coinvolgere trasversalmente l’intera amministrazione: forestazione urbana e periurbana, depavimentazione delle superfici impermeabili, nuovi criteri per l’edilizia e una diversa attenzione alla qualità ambientale delle trasformazioni urbanistiche.

Ma il dato dei 48 gradi riporta soprattutto al centro il futuro dell’area mercato, definita da Zanfardino un luogo simbolo delle scelte che Afragola sarà chiamata a compiere.

Da anni si discute della possibile delocalizzazione del mercato ortofrutticolo in una zona maggiormente adeguata sotto il profilo logistico e funzionale. Alla liberazione dell’attuale superficie sono state associate, nel tempo, diverse ipotesi: un grande parco urbano, un teatro, una “città dei bambini” o altre attrezzature di interesse collettivo.

Idee differenti, unite però da un punto politico preciso: evitare che l’area venga destinata a nuove costruzioni residenziali.

«Di sicuro non servono le ennesime palazzine, persino su un terreno comunale e in una delle zone più edificate della città», sostiene Zanfardino, chiamando direttamente in causa le scelte compiute dalle precedenti amministrazioni di centrodestra.

Nella ricostruzione proposta dall’assessore, una prima amministrazione avrebbe inserito l’area tra i beni comunali alienabili, mentre quella successiva avrebbe previsto la sua edificabilità all’interno del nuovo Piano urbanistico comunale.

La questione non riguarda, dunque, soltanto la lotta al caldo o la presenza di alberi. Riguarda il modello di città che si intende costruire e la possibilità di conservare alla proprietà pubblica un’area strategica, sottraendola a un’ulteriore pressione edilizia.

Per la nuova amministrazione guidata dal sindaco Gennaro Giustino si apre così una delle prime sfide urbanistiche della consiliatura: verificare se esistano ancora i tempi e gli strumenti amministrativi per modificare o annullare le previsioni contestate e avviare finalmente il percorso di delocalizzazione del mercato.

Zanfardino fissa anche l’obiettivo politico: trasformare un’area oggi conosciuta per il calore che sprigiona in un luogo capace di esprimere nuove funzioni pubbliche, ambientali e sociali.

Il termometro, questa volta, non ha misurato soltanto una temperatura. Ha certificato il peso di scelte urbanistiche accumulate nel tempo e ha reso ancora più evidente una decisione che Afragola non può continuare a rinviare: scegliere tra nuovo cemento e restituzione dello spazio alla città.

Campi Flegrei, Ira Fele chiede un Consiglio regionale straordinario: «Va dichiarato lo stato di emergenza regionale»

Campi Flegrei – Un Consiglio regionale straordinario dedicato esclusivamente alle conseguenze del sisma del 31 luglio e la dichiarazione dello stato di emergenza regionale. Sono queste le richieste avanzate dal consigliere regionale Ira Fele, che insieme ai colleghi dei gruppi di minoranza ha formalmente sottoscritto la richiesta di convocazione urgente dell’assemblea legislativa della Campania.

L’iniziativa arriva nei giorni successivi alle nuove scosse che hanno interessato l’area dei Campi Flegrei e punta ad aprire un confronto istituzionale sulle misure da adottare per sostenere cittadini, imprese, attività commerciali ed enti locali coinvolti dall’emergenza.

Nel suo intervento, Ira richiama innanzitutto il recente stanziamento disposto dal Governo guidato da Giorgia Meloni, pari a 100 milioni di euro destinati agli interventi per il territorio colpito dal sisma. Parallelamente, però, ritiene indispensabile che anche la Regione Campania assuma iniziative immediate attraverso la proclamazione dello stato di emergenza regionale.

Secondo il consigliere, la risposta delle istituzioni non può limitarsi a manifestazioni di vicinanza o solidarietà. «Non ammettiamo ritardi – afferma – perché l’attività della Regione non poteva e non può esaurirsi nelle semplici parole di solidarietà alle comunità locali».

Per Ira, la dichiarazione dello stato di emergenza rappresenta il presupposto necessario per attivare tutti gli strumenti amministrativi e finanziari utili a garantire un sostegno concreto alle famiglie, alle imprese, ai commercianti e agli enti locali che stanno affrontando le conseguenze del terremoto.

Da qui la richiesta di una seduta monotematica del Consiglio regionale che affronti l’emergenza in maniera organica e consenta all’assemblea di discutere le misure da adottare in tempi rapidi.

«È nostro dovere – conclude il consigliere regionale – rappresentare le esigenze del territorio fornendo risposte immediate, certe e concrete, soprattutto in una fase di emergenza che coinvolge migliaia di residenti».

Afragola – Vecchie e nuove opposizioni.

Afragola – Domani il Consiglio comunale entrerà finalmente nella sua fase più propriamente politica. Dopo la seduta dedicata all’insediamento e alle nomine istituzionali, l’aula sarà chiamata a confrontarsi sul programma di mandato del sindaco Gennaro Giustino, il documento destinato a tracciare la rotta amministrativa dei prossimi cinque anni.

Sarà il primo vero banco di prova della nuova consiliatura. La maggioranza avrà l’occasione di illustrare la propria visione e di ribadire gli impegni assunti con gli elettori, mentre l’opposizione inizierà a svolgere quel ruolo di controllo e di incalzante verifica che rappresenta uno dei cardini della vita democratica di un Consiglio comunale. Gli interventi dei capigruppo offriranno già le prime indicazioni sul clima politico che accompagnerà questa legislatura, facendo emergere toni, strategie e rapporti di forza destinati a caratterizzare il confronto in aula.

Per gli osservatori più attenti sarà interessante cogliere anche gli aspetti meno evidenti: il linguaggio, la capacità di argomentare, l’autonomia dei consiglieri e il modo in cui maggioranza e opposizione sceglieranno di confrontarsi. Da queste prime battute sarà possibile intuire il “mood” dei futuri Consigli comunali e comprendere se il dibattito politico sarà improntato al dialogo, al confronto serrato o allo scontro.

L’aula, però, sarà inevitabilmente diversa rispetto a quella della precedente consiliatura. Mancheranno alcuni protagonisti che, nel bene e nel male, avevano lasciato un segno nel dibattito consiliare. Tra questi Giuseppe Affinito, consigliere di maggioranza che non ha mai rinunciato a esprimere posizioni fortemente critiche anche nei confronti della stessa coalizione che sosteneva. Rimane nella memoria il suo duro giudizio pronunciato durante una seduta, quando definì quella in carica «la peggiore giunta che si potesse mettere in campo», parole che suscitarono un acceso dibattito politico e l’inizio della fine dell’era Pannone.

Ma forse l’assenza più significativa sarà quella del Gennaro Giustino consigliere di opposizione. Per anni i suoi interventi hanno rappresentato uno dei momenti più attesi delle sedute: analisi puntuali degli atti, richiami normativi, contraddizioni evidenziate con precisione e un atteggiamento spesso incalzante nei confronti dell’amministrazione dell’epoca. Oggi il quadro si è completamente ribaltato. Quelle carte che un tempo studiava per contestarle sono le stesse che, da sindaco, sarà chiamato a predisporre e difendere.

Grande attenzione sarà rivolta anche ai consiglieri chiamati a interpretare il ruolo di riferimento dell’opposizione. Tra questi Giacinto Baia, volto storico dell’aula consiliare e protagonista di interventi che spesso hanno lasciato il segno. La sua esperienza affonda le radici nella storia politica cittadina, anche attraverso la lunga presenza del padre Aniello Baia tra i banchi del Consiglio comunale. Ancora oggi molti ricordano il celebre intervento dei “tredici pinti”, rimasto nella memoria politica dell’amministrazione Domenico Turcillo. Questa volta Baia si ritroverà nuovamente tra i banchi dell’opposizione, ma con una prospettiva diversa: di fronte non ci sarà più un avversario politico qualsiasi, bensì un amministratore con il quale ha condiviso in passato l’esperienza dell’opposizione.

Da domani, dunque, inizierà la vera legislatura. Finite le cerimonie e le elezioni degli organi istituzionali, il confronto si sposterà finalmente sui contenuti: programmi, proposte, scelte amministrative e capacità di dare risposte alla città. Sarà da questo momento che si inizierà a misurare la solidità della maggioranza, l’efficacia dell’opposizione e, soprattutto, la qualità del dibattito politico che accompagnerà Afragola nei prossimi anni.

Afragola – Giustino presenta le linee programmatiche della consiliatura: «Da domani vi illustrerò la sostanza di Afragola Giusta»

AFRAGOLA – Sarà il Consiglio comunale convocato per domani mattina alle 9.30 il primo vero banco di prova politico e programmatico della nuova amministrazione guidata dal sindaco Gennaro Giustino. All’assemblea cittadina il primo cittadino presenterà ufficialmente le linee programmatiche che accompagneranno l’azione di governo nei prossimi cinque anni, delineando quella che definisce la visione complessiva del progetto “Afragola Giusta”.

Per il sindaco non si tratterà di un semplice elenco di obiettivi, ma della presentazione di un percorso amministrativo organico destinato a coinvolgere ogni settore della vita pubblica cittadina.

«Illustrerò l’itinerario che seguiremo in questi cinque anni sul piano amministrativo e, a differenza del passato, non avremo di fronte né promesse da disattendere né interventi espressione della logica del “caporale di giornata” che ha riguardato le amministrazioni precedenti», afferma Giustino.

L’idea alla base del programma è quella di un’amministrazione che operi secondo una pianificazione unitaria, nella quale ogni decisione sia parte di un progetto più ampio.

«Tutte le delibere, tutte le decisioni, tutti gli atti, tutte le scelte, tutti gli interventi che metteremo in campo faranno parte di una visione complessiva di sviluppo che riguarderà Afragola nel suo complesso. Come un grande puzzle da comporre pezzo per pezzo, settore per settore, tra il ripristino di servizi ordinari efficienti, programmazione, opere pubbliche, interventi sociali, scuola e ambiente, non lasceremo nulla al caso, a coronare quello che definisco sviluppo sostenibile e concertato del territorio», spiega il sindaco.

Tra i primi provvedimenti che la maggioranza porterà all’attenzione del Consiglio comunale figura anche una proposta dal forte valore simbolico: la realizzazione di un monumentino in memoria di Martina Carbonaro, la giovane afragolese vittima di femminicidio.

Giustino spiega di aver maturato questa iniziativa già durante la campagna elettorale, scegliendo tuttavia di non renderla pubblica.

«Una proposta che ho sempre avuto a cuore ma che non ho comunicato in campagna elettorale per correttezza, per rispetto e per evitare che una tragedia che ha colpito al cuore non solo gli afragolesi potesse correre il rischio di essere strumentalizzata per finalità politiche o legate al consenso.»

L’iniziativa, nelle intenzioni dell’amministrazione, vuole rappresentare non soltanto un luogo della memoria dedicato a Martina, ma anche un segno permanente dell’impegno della città nella sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

«Ora siamo al governo e possiamo realizzare un monumentino in memoria di Martina, per non dimenticarla e per non dimenticare un problema legato alla violenza sulle donne rispetto al quale l’attenzione e la prevenzione, anche dell’amministrazione comunale, devono essere sempre alte», conclude il primo cittadino.

Al termine della seduta dedicata alle linee programmatiche, il sindaco ha annunciato che illustrerà anche i contenuti delle prime deliberazioni approvate dalla Giunta comunale, definite «molto importanti e qualificanti», con l’obiettivo di mostrare come il progetto amministrativo di Afragola Giusta stia già entrando nella sua fase operativa.

Afragola – Un Piano di Protezione Civile che parla di neve, ma dimentica il bradisismo

Afragola – Ci sono documenti che si possono scrivere male. E poi ci sono documenti che non hanno il diritto di sbagliare. Il Piano Comunale di Protezione Civile appartiene a questa seconda categoria. Perché non disciplina una pratica edilizia, non assegna un contributo e non organizza una festa di piazza. Dovrebbe dire cosa fare quando la vita delle persone è davvero in pericolo.

E invece, leggendo il Piano approvato dalla precedente amministrazione il famoso “sistema” di centrodestra, si ha la sensazione di trovarsi davanti all’ennesimo adempimento burocratico: un documento corposo, pieno di pagine, lontano dalla realtà. Un inutile copia e incolla affidato a qualche operoso solidale.

La contraddizione più evidente è sotto gli occhi di tutti. Nel Piano c’è uno scenario dedicato al rischio neve. Sì avete letto bene NEVE. C’è il rischio nucleare. C’è perfino il rilascio di materiale radioattivo. Ma manca uno scenario specifico sul bradisismo dei Campi Flegrei, il fenomeno che da mesi tiene in apprensione centinaia di migliaia di cittadini dell’area metropolitana e che potrebbe coinvolgere direttamente anche Afragola nella gestione di un’eventuale emergenza. 

È un po’ come preparare una casa contro una grandinata e dimenticare di mettere la porta d’ingresso.

La protezione civile dovrebbe essere la capacità di prevedere ciò che è probabile, non di riempire un indice con tutto ciò che è teoricamente possibile.

Ma le incongruenze non finiscono qui.

Il Piano continua a ragionare su dati demografici di oltre dieci anni fa. Il censimento del 2011. Nel frattempo la città è cambiata, sono cambiati i quartieri, le scuole, le attività, perfino la distribuzione della popolazione. Eppure il documento continua a fotografare un’Afragola che non esiste più. 

Ancora più singolare è un’altra pagina del Piano: quella dedicata alla copertura del suolo. Le aree urbane risultano pari a zero. Le superfici agricole sono pari a zero. Le zone umide, i boschi, tutto a zero. In pratica, sulla carta, Afragola sembra una città che non ha né case né campi. Un errore che forse qualcuno liquiderà come un semplice dato compilato male. Ma quando si parla del documento che dovrebbe guidare i soccorsi durante un’emergenza, anche un dato compilato male racconta un metodo di lavoro fatto di superficialità. 

Da anni con l’architetto Antonio Cerbone, esperto di pianificazione e protezione civile, richiamiamo l’attenzione proprio su questo approccio.

“Il Piano di Protezione Civile non è un documento da approvare e dimenticare in un armadio. È uno strumento vivo, che deve essere aggiornato continuamente perché il territorio cambia e cambiano anche i rischi. Se il Piano resta fermo, il giorno dell’emergenza sarà l’emergenza a presentare il conto.”

Parole che oggi assumono un significato ancora più forte. E si aggiungono alle nostre denunce, dove anche la vita umana, la sicurezza è solo business.

Perché non basta scrivere che esiste un rischio. Bisogna spiegare chi fa cosa, dove va la popolazione, quali strade resteranno percorribili, quali aree saranno realmente disponibili e come si coordineranno i soccorsi.

È come preparare il piano antincendio di un condominio senza controllare se gli estintori siano ancora carichi o addirittura ci siano.

Lo stesso Piano riconosce la presenza delle cavità nel sottosuolo e ricorda persino gli episodi di sprofondamento verificatisi ad Afragola. Ma poi non costruisce attorno a quel rischio una pianificazione concreta, con priorità, monitoraggi e procedure dedicate. Si limita a raccontare il problema, senza spiegare davvero come affrontarlo. E si questo ci facemmo anche un convegno.

Ed è forse questa la fotografia più fedele di un modo di amministrare che troppo spesso ha confuso la quantità con la qualità. Più pagine non significano automaticamente più sicurezza. Più allegati non significano automaticamente più prevenzione.

La protezione civile non si misura dallo spessore del raccoglitore. Si misura dalla capacità di funzionare quando salta la corrente, quando le persone scendono in strada, quando i telefoni sono intasati e qualcuno deve prendere decisioni in pochi minuti. E ricordiamo anche l’incidente tra le due ambulanze durante la simulazione.

Ed è proprio allora che ci si accorge se quel Piano è stato scritto per rispettare un obbligo amministrativo o per proteggere davvero una città.

Perché, come ricorda e sintetizza efficacemente l’arch. Antonio Cerbone: “Un buon Piano di Protezione Civile è quello che, mentre stiamo scappando in strada, ci dice semplicemente dove andare: a destra o a sinistra!”