L’espressione “morire per uno spriz”, all’inizio, potrebbe evocare tristi immagini di giovani imprudenti, avviluppate nell’effimera euforia dell’alcool e delle droghe. Una perdita tragica durante una serata di svago, o l’insensatezza di un giovane alla guida, sotto l’effetto dell’euforia alcolica. Ma c’è un’altra narrativa, altrettanto dolorosa, che questo titolo cela: quella di un padre di famiglia, un lavoratore, esasperato dalla continua lotta legale contro un’occupazione impropria dello spazio pubblico. Una lotta che si conclude tragicamente, con una vita spezzata e un messaggio di disperazione.
Il vero cuore di questa vicenda non risiede nelle tragiche circostanze personali, ma piuttosto nel contesto più ampio di come lo spazio pubblico viene utilizzato e abusato. Marciapiedi e slaghi e piazze, che dovrebbero servire come vie di transito e luoghi di ritrovo per tutti, ma che per la prepotenza di qualcuno possono trasformarsi talvolta in maniera illecita in estensioni di locali di ristorazione, asporto o somministrazione, addirittura di pescherie o ortofrutta, diventando spesso fonte di disagio per i residenti e non solo.
Questo non è soltanto un dibattito sul diritto all’intrattenimento o sulla libertà di impresa. È una questione di diritti fondamentali. Di cosa è veramente lo spazio pubblico? Come può essere utilizzato e chi ne decide le modalità?
Lo spazio pubblico, con le sue piazze, i suoi marciapiedi e i suoi giardini (quali?), rappresenta l’essenza della vita urbana. Quando tale spazio viene usurpato da interessi privati, senza una chiara regolamentazione, emerge un’inevitabile tensione tra l’individuo, la comunità e l’attività commerciale.
Rivendicare una gestione trasparente e regolamentata dello spazio pubblico non è un capriccio. È un diritto. Un diritto che deve essere garantito e protetto per preservare la qualità della vita urbana e il benessere di tutti i cittadini.
Quindi, mentre “morire per uno spriz” può riflettere le profonde tragedie individuali, ci ricorda anche dell’importanza di affrontare le sfide collettive della nostra comunità, e in particolare della nostra gestione dello spazio che non è una terra di conquista ma un luogo di condivisione.