Afragola – PNRR : Note criptate, mancati riscontri formali, documenti mai messi a disposizione dei consiglieri

Afragola – Nel Comune di Afragola, il settore PNRR si è trasformato in una zona franca amministrativa, sottratta al controllo democratico e impermeabile a ogni forma di verifica esterna. Mentre le autorità giudiziarie indagano su presunti crimini commessi nella realizzazione delle opere e la politicha accende i riflettori su fatti gravissimi – tra cui l’utilizzo di polizze fideiussorie false e mandati di pagamento per milioni di euro elargiti senza i dovuti controlli e verifiche previsti per legge dal dirigente del settore PNRR – prosegue indisturbato con pratiche opache, note riservate, e un sistematico rifiuto dell’applicazione della trasparenza nel rispetto dei ruoli propri con il Consiglio comunale.
L’elemento più allarmante è che tutto ciò avviene nell’assoluta inerzia del vertice amministrativo, inclusi il Segretario Generale e le massime autorità cittadine in cui va in capo il ruolo di garante della trasparenza, che non tutelano né la città né i suoi rappresentanti eletti. L’intera gestione del PNRR, che dovrebbe essere esempio di legalità, trasparenza ed efficienza, appare invece sempre più simile a un circuito chiuso, autoreferenziale, privo di controllo.
Una delle vicende più emblematiche riguarda la nota riservata indirizzata all’Ufficio Avvocatura da parte degli uffici del PNRR. Apparentemente finalizzata a ottenere un parere legale, la richiesta si rivela nei fatti un tentativo maldestro di sottrarsi al controllo postumo della Commissione consiliare, accusata di aver esercitato illegittimamente funzioni ispettive in merito a una variante non trasmessa né condivisa. Un’operazione che ha il chiaro obiettivo di costruire uno scudo formale per proteggere l’apparato tecnico da ogni valutazione sul merito degli atti.
Il tentativo si rivela un boomerang istituzionale. La risposta dell’Ufficio Avvocatura, a differenza della richiesta, viene pubblicata in chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: le varianti non sostanziali non richiedono parere preventivo del Consiglio o della Commissione, ma restano pienamente soggette al controllo di legittimità, sia sotto il profilo formale che sotto quello dei contenuti.
Dunque, il parere legale – anziché offrire copertura – certifica l’obbligo di trasparenza e il pieno diritto di controllo da parte degli organi consiliari, smascherando l’infondatezza della richiesta e confermandone l’intento elusivo. Il settore PNRR, nel tentativo di sottrarsi al vaglio istituzionale, ha involontariamente rafforzato le ragioni di chi ne denuncia la gestione sprovveduta e opaca.
Nel frattempo, la documentazione relativa alla variante PINQuA continua a non essere trasmessa, nonostante ripetute richieste di accesso agli atti. Si tratta di una variante elaborata ex post, a lavori già avviati, e redatta in fretta e furia solo dopo che i consiglieri comunali avevano chiesto di verificare la conformità delle opere eseguite al progetto originario proprio durante quella famigerata seduta della IV commissione dove vennero “sbattuti i pugni sul tavolo” da soggetti estranei ai lavori e invitati dal dirigente. Tutto questo alimenta il sospetto che si tratti di una variante pro impresa, pensata per legittimare interventi difformi e garantire all’appaltatore il riconoscimento di somme aggiuntive.
E non è un caso isolato. Un’ulteriore variante da 350.000 euro per i lavori al Castello, fondata su un presunto rientro contabile legato all’IVA, è in via di approvazione senza alcuna pubblicizzazione alle forze politiche, agli assessori al ramo o addirittura al sindaco. Anche in questo caso, si rileva una procedura accelerata, tecnicamente ambigua, priva di trasparenza.
Ancora più grave è il quadro che emerge dalla gestione finanziaria: i mandati di pagamento vengono emessi senza il previsto controllo preventivo dei requisiti, in violazione delle normative vigenti. Nessuna verifica formale della regolarità delle imprese, della validità delle polizze fideiussorie, della congruità delle spese, né della corretta imputazione nei sistemi di rendicontazione nazionale. Si ignora, di fatto, il sistema ReGiS, si bypassano gli obblighi di caricamento e si procede alla liquidazione delle somme in assenza di tracciabilità e fuori dai circuiti ANAC.
Note criptate, mancati riscontri, documenti negati ai consiglieri, assenza di protocollazione trasparente: tutti questi elementi configurano un clima di omertà preoccupante, che ha ormai contaminato l’intero settore. L’ufficio PNRR agisce come una struttura chiusa, impermeabile a ogni verifica, mentre cresce ogni giorno il numero degli “sprovveduti” – il secondo piano del centro Leutrek appare un fortino da dove partono pizzini diretti alle altre strutture dell’ente. Anche le imprese utilizzano una PEC riservata che baypassa il protocollo ufficiale e resta nella sola disponibilità del Dirigente.
Il risultato di questo modus operandi è un crollo totale della fiducia istituzionale, che impone un cambio di rotta immediato. Il settore PNRR gestisce risorse pubbliche straordinarie, assegnate per la tripresa del Paese. In un contesto del genere, ogni ambiguità procedurale diventa un rischio concreto di danno erariale, violazione della legge, e vulnerabilità a fenomeni di corruzione o concussione.
In questa ottica si inserisce la richiesta inviata dal consigliere Affinito al segretario generale nella quale chiedere di conoscere il contenuto della missiva riservata: l’uso e soprattutto il fine come subdolo tentativo di inibire un controllo finanche postumo del proprio operato.
Nel frattempo si aprano nuovi fronti di indagine…

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