Afragola – Rappresentanza o competenza? La lezione del Sindaco Pannone e lo spirito della democrazia imperfetta

Afragola – Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale, il Sindaco Antonio Pannone ha scelto di concludere i lavori non con un rituale saluto istituzionale, ma con una riflessione politica a tratti accademica, incentrata su un nodo antico e sempre attuale della democrazia rappresentativa: il rapporto tra rappresentanza politica e competenza tecnica nella formazione della Giunta.

Nel suo intervento, Pannone ha difeso con convinzione l’idea che la composizione dell’esecutivo non debba necessariamente rispecchiare criteri di specializzazione o merito tecnico, quanto piuttosto esigenze di equilibrio e legittimazione politica. In sostanza: gli assessori non sono nominati per “sapere”, ma per “rappresentare”.

A sostegno della propria tesi, il Sindaco ha citato un caso emblematico della politica nazionale recente: il Governo Draghi, e in particolare la nomina dell’on. Luigi Di Maio a Ministro degli Esteri, nonostante le note riserve iniziali sulla sua esperienza nel campo delle relazioni internazionali. Anche in quel caso — ha ricordato Pannone — la scelta fu guidata dalla logica della rappresentanza e non dalla perizia tecnica, e ciò non ha impedito al governo di operare.

Ma quella del Sindaco non era una digressione astratta. In realtà, si trattava di una risposta indiretta — ma puntuale — alla Consigliera Sepe, che poco prima aveva espresso critiche verso l’attuale composizione della Giunta, lamentando in modo non del tutto velato le capacità effettive degli assessori. A quelle osservazioni, Pannone ha replicato sul piano dei principi, elevando la questione a dilemma filosofico: in democrazia, conta di più essere rappresentativi o essere competenti?

Il messaggio è chiaro: non governa chi ha il curriculum migliore, governa chi ha ricevuto un mandato politico. La competenza, se c’è, è bene accetta; se manca, non è condizione ostativa, purché la scelta sia frutto di un equilibrio politico legittimo.

Dietro questa posizione, c’è un’idea precisa di democrazia. Non una tecnocrazia, dove la guida delle istituzioni è affidata a élite specialistiche; non un’autarchia illuminata, dove il potere si autoalimenta nella solitudine della presunta competenza; ma una democrazia rappresentativa in cui la discrezionalità politica prevale sul criterio tecnico, anche a costo di qualche evidente stonatura amministrativa.

Potremmo dire che il Sindaco, nel suo discorso, ha ricordato alla platea — più o meno consapevolmente — ciò che già Platone metteva in discussione: la possibilità che il potere sia esercitato da chi non ha necessariamente le virtù per farlo, ma ha i numeri per legittimarlo.

E forse proprio qui sta il paradosso della democrazia contemporanea, ben sintetizzato dalla celebre formula di Winston Churchill: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre.”

Quella del Sindaco Pannone, al netto della verve oratoria, è dunque una difesa consapevole della politica come alchimia di consenso, fedeltà e bilanciamenti interni, più che come amministrazione fondata su competenze e responsabilità.

Una visione legittima, certo. Ma che solleva interrogativi importanti sul destino delle istituzioni locali e sulla qualità della classe dirigente che le abita. Tuttavia plauso al sindaco che a modo suo ha detto ciò che pensava dei suoi collaboratori…

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