Afragola – Si è dimesso il dirigente responsabile del PNRR del Comune di Afragola, architetto Michele Punzo. La sua lettera, protocollata in forma riservata questa mattina e dichiarata irrevocabile, è stata immediatamente accolta dal sindaco, che ha liquidato la vicenda con una frase lapidaria: «Ringrazio per la scelta l’architetto Michele Punzo».
Le dimissioni giungono dopo mesi di tensioni politiche e istituzionali e dopo una lunga serie di episodi che hanno segnato la gestione dei cantieri finanziati con fondi PNRR. Sia la maggioranza che l’opposizione avevano più volte denunciato in Consiglio comunale cattiva amministrazione, scelte tecniche discutibili e opacità nelle procedure.
Le accuse: dal PinQua al Castello Angioino
Nel mirino in particolare i cantieri del programma PinQua, il recupero del Castello Angioino e i lavori alla scuola Marconi. Le critiche hanno riguardato non solo presunte incompetenze tecniche, ma anche vere e proprie bizzarrie amministrative. Alcune determine, presentate come varianti di poco conto, trattavano in realtà importi per centinaia di migliaia di euro, sollevando sospetti e richieste di chiarimenti da parte dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.
Sul Castello Angioino fa luce lo scandalo del direttore dei lavori nominato dal dirigente, che si firmava come architetto pur non avendone titolo, costringendo l’Ordine degli Architetti a intervenire ufficialmente chiedendo chiarimenti al comune anche se precedentemente con una piroetta amministrativa il dirigente,trovatosi alle strette, rimescola le carte “rimodulando gli incarichi” nella speranza di salvare i pagamenti all’impresa.
Ancora più grave la vicenda della polizza fideiussoria dei PINQuA da 11 milioni di euro: dichiarata regolare in una determina firmata da Punzo, si è rivelata falsa, in consiglio comunale, lasciando l’ente esposto a un rischio enorme.
Il caso Carbonaro
Un’ulteriore contestazione è legata alla tragica morte di Martina Carbonaro, avvenuta in un cantiere PNRR. Il consulente tecnico della famiglia aveva chiesto più volte accesso agli atti – in particolare al layout del cantiere – per comprendere le omissioni nella vigilanza sulla sicurezza. Nonostante la richiesta fosse fondata sul Codice di procedura penale, che riconosce al consulente della difesa il diritto di accedere agli atti, il dirigente ha sempre opposto dinieghi e rinvii, negando trasparenza e collaborazione con la giustizia negando addirittura l’evidenza che l’omicidio fosse avvenuto all’interno dell’area del cantiere.
Lo scandalo del polistirolo
Grande clamore suscitò anche la vicenda della sostituzione dei materiali nel PinQua. In Consiglio comunale, il dirigente arrivò a dichiarare – in maniera grottesca – che il polistirolo pesava 2.600 kg a metro cubo, e questo avrebbe portato alla cosiddetta “variante di assestamento” da mezzo milione di euro. Un progetto pagato quasi un milione di euro , stravolto secondo i bene informati, tutto a vantaggio dell’impresa. L’episodio rivelò oltre una scarsa conoscenza tecnica dei materiali da costruzione il sospetto che il principio era tutelare l’operatore economico. Il consigliere Giustino portò in aula un campione di quel polistirolo, e il parlamentare Francesco Emilio Borrelli si recò persino sul cantiere, dimostrando che il materiale utilizzato fosse addirittura infiammabile.
I dubbi sulla scuola Marconi
Non meno inquietante il quadro della scuola Marconi. Dall’ultimo accesso agli atti è emerso il sospetto che gli stati d’avanzamento lavori (SAL) vengano predisposti direttamente dall’impresa esecutrice e successivamente solo vidimati con superficialità dal direttore dei lavori, senza le verifiche tecniche dovute.
I pugni sul tavolo e la gestione opaca della PEC
Fece scalpore anche un episodio in commissione consiliare: convocato per discutere dei lavori PinQua, il dirigente si presentò accompagnato da un rappresentante di una delle imprese appaltatrici. In quella sede, l’imprenditore – con modi a dir poco ambigui – arrivò a sbattere i pugni sul tavolo pretendendo il pagamento, invece di dare conto delle carenze e degli errori nei lavori eseguiti.
Secondo alcune voci, inoltre, Punzo avrebbe utilizzato in maniera anomala la PEC dell’ufficio, bypassando sistematicamente il protocollo ufficiale. Oggi emergono tracce di centinaia di missive – dall’esterno verso l’amministrazione e dall’interno verso l’esterno – mai protocollate, in aperta violazione delle norme sul digitale nella Pubblica Amministrazione. Con la sua uscita, il dirigente avrebbe portato con sé anche le password di accesso, lasciando il Comune in un grave impasse tecnico-amministrativo.
L’addio improvviso e il caos lasciato in eredità
Le dimissioni sono arrivate in modo improvviso: l’ufficio è stato lasciato dalla sera alla mattina, senza alcun preavviso ai collaboratori, che ne sono venuti a conoscenza solo tramite terze persone. Tra questi anche il direttore dei lavori del quartiere PinQua, suo solidale collaboratore, che si è subito dimesso dall’incarico, ma senza disporre la sospensione dei lavori all’impresa, lasciando il cantiere in una situazione di incertezza totale.
A ciò si aggiunge un fatto ancor più grave: tutti gli incarichi di direttore dei lavori e di coordinatore della sicurezza erano stati assegnati senza alcuna verifica delle competenze tecniche dei funzionari, che risultavano peraltro privi della polizza assicurativa obbligatoria per svolgere tali incarichi. Una scelta che ha lasciato l’ente completamente esposto e vulnerabile a ogni tipo di responsabilità.
Infine, fino a venerdì scorso – cioè poche ore prima di protocollare le sue dimissioni – Punzo era stato visto a tenere ancora incontri con le imprese, concordando stati di avanzamento della Marconi per i pagamenti. Poi, improvvisamente, la decisione di lasciare l’incarico e sparire.
Ora la resa dei conti
L’uscita di scena di Punzo non cancella i problemi, ma al contrario ne evidenzia la gravità. Spetta ora all’amministrazione comunale procedere nei confronti del funzionario, sempre secondo i bene informati si parla di un procedimento disciplinare invocato da più parti a cui la segretaria comunale avrebbe da tempo dovuto mettere mano- e ricostruire una macchina organizzativa completamente compromessa. Il nuovo dirigente erediterà una situazione definita da molti “disastrosa”, con cantieri sotto inchiesta, conti da chiarire e una comunità che attende risposte.