Afragola – E’ finita 14 a 8. In aula consiliare si suonano le prime note del “Requiem”

Afragola – La maggioranza del Consiglio Comunale deposita la sfiducia al Presidente del Consiglio Biagio Castaldo.

“Un atto dovuto – secondo Affinito – che evidenzia la necessità di ridare alla città una nuova visione di governance partendo proprio dalla sede rappresentativa democraticamente eletta: il Consiglio Comunale.”

Consegnata la richiesta con le 14 firme, si è di fatto costituita una nuova maggioranza in aula. La quasi totalità dell’opposizione e la metà della stessa maggioranza hanno, con questo atto, fatto le prove generali non per la defenestrazione del presidente, né per quella del sindaco, ma per il colpo definitivo al vicesindaco e sottosegretario Castiello dall’amministrazione di Afragola.

“L’ultimo baluardo sulla via del tramonto politico, insieme all’omonima assessore – chiarisce Giustino – del legame ombelicale che c’era con l’ex senatore Nespoli.”

“Che si voti o no il nuovo presidente del consiglio, che si discuta o meno della sua capacità di gestire l’assemblea – aggiunge Sepe – è questione ormai di secondo piano.” Il mancato azzeramento della giunta prima e l’inerzia poi, spenta dalla mancanza di un motore propulsore, hanno reso questo episodio – insieme ad altri atti collaterali e conseguenti – il segnale inequivocabile che l’amministrazione “marcia verso un bivio: tra il baratro e il muro, – continua Affinito – tra cadere e sbattere”.

“La speranza è che potrebbe essere l’inizio della fine della peggiore Amministrazione che Afragola ricordi.” Pubblica sulle sue pagine il consigliere Antonio Iazzetta.

Secondo i bene informati, le ultime ore sono state scenario di tentativi disperati di mercanteggiare qualche ritiro di firme o garantirsi la fedeltà di alcuni indecisi con trasferimenti di familiari o promesse di ingresso in giunta. “Il mercato delle vacche” – secondo Botta. “La politica – parafrasa Migliore – è anche questo.” Ma tali episodi hanno avuto come unico risultato quello di inasprire gli animi, spingendo le parti in causa al punto di non ritorno. “È stato raggiunto il punto di non ritorno della decenza” – sottolinea Salierno.

Una cosa è certa: questa volta il presidente non c’entra. Privati di una guida esperta e navigata come quella dell’ex senatore, e travolto dalle fatalità della vita, sono emersi in pieno i limiti della capacità di dialogo e di sintesi dei nuovi, autoreferenziali eredi e gestori degli indirizzi amministrativi dietro i quali il sindaco si era trincerato. Il blocco delle relazioni, i veti incrociati, le rivendicazioni di atti e azioni hanno lacerato il tessuto connettivo della politica stessa.

La prima firmataria della mozione, Assunta Di Maso, chiarisce “È nell’Aula Consiliare che nascono gli indirizzi amministrativi; è lì che si formano le condizioni per riprendere o fermarsi; è lì che si invera la parola, il pensiero, la politica.”

Quello che doveva essere, per natura, un ruolo di sintesi e di programmazione del primo cittadino è stato invece delegato a quello che un tempo era il “cerchio magico – apostrofa Caiazzo – di via Oberdan ”: un cerchio senza centro, che ha visto anche nell’ultimo consiglio comunale l’inverarsi di una pantomima. Chi chiedeva un rilancio amministrativo si è trovato ad assistere a un requiem.

Nelle interrogazioni dell’opposizione si leggevano le stesse criticità sollevate anche da parte della maggioranza: PNRR in primis, poi il DUP, e a seguire molti altri atti che il sindaco ha pensato bene di congelare. Dall’ultimo consiglio comunale è poi emersa l’inquietante vicenda della pseudo-architetto che si presentava come tale in Soprintendenza, rivestendo l’incarico di Direttore dei Lavori del Castello. Un incarico illegittimo, come illegittimo è il conseguente esercizio abusivo della professione.

Alle richieste dell’Ordine degli Architetti, così come a quelle dei consiglieri di opposizione, l’imbarazzante risposta: la pianificatrice è stata nominata dal “pro tempore” , “si è così” e “senza alcuna assicurazione professionale”. Una replica che ha lasciato i presenti di stucco.

Una vicenda che avrà sviluppi penali e giudiziari, ma alla quale l’amministrazione non ha voluto rispondere con la fermezza necessaria.

Così come per tanti altri casi, da qui l’invito dei consiglieri di maggioranza, uniti a quelli di opposizione, a rivestire di decenza le istituzioni, o almeno il Consiglio Comunale di qui la richiesta di azzerare tutto ad iniziare dalla presidenza.

Ed è così che questa mattina si ode nel vento sulle note del requiem un “Dies irae, confutatis, lacrimosa”.

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