Afragola – Sfiducia al Presidente del Consiglio si tenta con le sabbie mobili.

Afragola – Dopo il deposito al protocollo delle 14 firme dei consiglieri comunali per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio, secondo fonti ben informate, sarebbero falliti i tentativi di “recuperare” entrambi i consiglieri di Forza Italia, di dissuadere i gruppi di maggioranza e di rinviare la convocazione dei capigruppo. Di fronte a questo scenario, i vertici dell’amministrazione — e, a quanto pare, anche alcuni degli stessi interessati alla mozione di sfiducia — si sarebbero recati negli uffici comunali per cercare di costruire un percorso tortuoso e paludoso, utile a rallentare l’iter dell’istanza presentata dalle forze politiche.

Si tratta della terza volta che viene presentata una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Biagio Castaldo, il quale, solo pochi giorni fa, avrebbe dichiarato ad autorevoli esponenti della stampa regionale di non temere l’atto perché, a suo dire, “con lui sarebbe caduta anche l’amministrazione Pannone”.

Per tutelarsi, i vertici dell’amministrazione avrebbero chiesto — stando a quanto trapelato dal salone Moriani — alla dott.ssa Pedalino, incaricata dal Segretario Generale dott.ssa Elisabetta Ferrara, di rivolgersi all’Ufficio legale per un parere sulla legittimità della mozione. In sostanza, si tenta di costruire (o meglio, decostruire) una procedura tecnico-giuridica su una semplice richiesta di convocazione del Consiglio comunale, avente come unico punto all’ordine del giorno la “sfiducia del Presidente del Consiglio”.

Sarebbe stato certamente più elegante, dal punto di vista politico, da parte del Presidente pro tempore convocare il Consiglio con l’ordine del giorno corretto, ossia “dimissioni del Presidente e nomina del nuovo Presidente del Consiglio”. Ma qui parliamo di eleganza, non delle dinamiche politiche: ed è proprio l’eleganza a mancare, laddove si preferisce la strada dell’impantanare amministrativamente l’atto.

Per i più attenti alle dinamiche amministrative, va ricordato che la Segretaria comunale aveva chiesto alla dott.ssa Pedalino di chiarire, attraverso una determina, se la procedura fosse da qualificare come atto di indirizzo del Consiglio o come atto tecnico-amministrativo. In quest’ultimo caso, sarebbe stato necessario anche il parere di regolarità tecnica previsto dall’art. 49 del D.Lgs. 267/2000. Un atto dovuto che ha ispirato i controinteressati.

Qui si inserisce la richiesta di Pannone-Castaldo: verifichiamo con un parere legale legittimità della mozione di sfiducia. Dimenticando però che è la terza volta, in questa consigliatura, che si procede a una simile richiesta e che, in un’occasione, fu addirittura necessaria la sollecitazione del Prefetto per convocare il Consiglio comunale. Evidentemente, questa volta gli interessati sanno che si giocano tutto e scelgono la “migliore partita”, quella che non si gioca. Si tenta così la strada delle sabbie mobili, che non fa altro che mettere in risalto la debolezza e la marginalità di uno scenario politico sempre più fragile all’interno del Consiglio comunale.

Un paradosso evidente: per il Sindaco e per il Presidente del Consiglio, supportati dall’autorevole consulenza del Consigliere Tignola, non è richiesta alcuna verifica preventiva quando il Consiglio è chiamato a esprimersi sul riconoscimento dello Stato di Palestina; mentre, per sfiduciare un Presidente del Consiglio, improvvisamente diventa indispensabile un parere legale.

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