Afragola – Pannone ritira le dimissioni ma non rientra la crisi.

Afragola – Il sindaco Antonio Pannone, con un colpo di teatro in pieno photo finish, ha ritirato le proprie dimissioni facendo cascare dal letto il malcapitato dipendente che ha dovuto riattivare il protocollo. Lo ha fatto senza una proposta programmatica, senza una linea chiara, e soprattutto senza la garanzia di avere ancora una maggioranza politica in grado di sostenerlo.

Nonostante i ripetuti e accorati appelli alla responsabilità lanciati come formule precostituite ai consiglieri dissidenti nelle ultime riunioni, il primo cittadino è apparso isolato, privo di un vero punto di equilibrio. Nella convulsa giornata che ha preceduto il ritiro delle dimissioni, Pannone ha tentato di ricucire con una parte della sua coalizione originaria, convocando incontri, sondando disponibilità e promettendo rilanci amministrativi che, tuttavia, non hanno convinto nessuno.

Nell’imbarazzante ultima intervista rilasciata a NanoTV, in cui dichiarava che la crisi era ormai risolta, il suo volto raccontava tutt’altro. Dal tono di voce alla mimica facciale, tutto tradiva tensione e incertezza. Anche a un osservatore non esperto di cinesica sarebbe apparso evidente che il sindaco stava giocando le sue ultime carte.

Nell’ultima riunione con i consiglieri della sua maggioranza, Pannone ha messo tutto sul tavolo, mostrando ogni carta rimasta nel suo mazzo, tranne una: la credibilità di un nuovo progetto politico. Quella non l’aveva più.

Sembrano passati anni luce da quando gli veniva chiesto se avrebbe voluto ricandidarsi nel prossimo turno elettorale. Oggi nessuno glielo chiede più e, cosa ancor più significativa, nessuno riesce neppure a immaginare che questo sia possibile.

Sullo sfondo, resta il filo ormai sottile e sfilacciato, che lo lega alla vecchia maggioranza. Un cordone ombelicale politico che non si recide mai del tutto, e che continua a tenerlo ancorato a schemi superati, a equilibri che non esistono più. Una forma di dipendenza politica residua, inspiegabile di fronte a una realtà amministrativa completamente mutata, in cui non ci sono più né presupposti né riferimenti istituzionali su cui poter contare.

Tra le questioni rimaste irrisolte, e che di fatto hanno contribuito a far precipitare la crisi, c’è anche il rifiuto del sindaco di procedere alla nomina di un consulente tecnico d’ufficio per la verifica dell’attività svolta dall’ex dirigente nell’ambito dei programmi PNRR. Una verifica che avrebbe dovuto riguardare tanto gli aspetti amministrativi quanto quelli contabili, considerata da una parte consistente della coalizione come condizione prioritaria e imprescindibile, una vera conditio sine qua non, per poter continuare a fare parte della stessa maggioranza. Quel rifiuto, più di ogni altra scelta, ha di certo contribuito ad accelerare la frattura interna e a scorciare la crisi verso il punto di non ritorno.

Adesso si va spediti verso un ultimatum. O si ricompone un quadro politico credibile in tempi stretti, oppure non resterà altro che la constatazione di una crisi irreversibile.

Secondo indiscrezioni, sarebbero già partite le prime segnalazioni al Prefetto da parte di alcuni consiglieri comunali, che chiedono di verificare l’agibilità istituzionale di un sindaco dimissionario che ritira le dimissioni senza garantire la tenuta politica dell’amministrazione.

Intanto la città si avvia verso una campagna elettorale regionale che vedrà alcuni protagonisti della scena locale più impegnati a misurarsi con le proprie ambizioni che con gli avversari. Una competizione che rischia di trasformarsi in un regolamento di conti personale, dove molti finiranno per scontrarsi non tanto con gli altri, quanto con la dura realtà delle urne, e con un risultato elettorale ben più misero delle aspettative. Un passaggio che, inevitabilmente, rischia di complicare ancora di più la già fragile compagine amministrativa e politica della città nelle prossime settimane.

Lascia un commento