Afragola – PNRR, cambia il dirigente ma non l’ecosistema: la stabilizzazione come premio ai fedelissimi

Afragola – Cambia il nome sulle carte, cambia il dirigente al PNRR, ma non cambia la sostanza. La macchina è sempre la stessa: un sistema dove la vigilanza è distratta, i controlli sono superficiali, le responsabilità si dissolvono nei meandri della burocrazia e dove la stabilizzazione del personale sembra seguire un criterio semplice e lineare: premiare chi non vede, non sente, non parla.

Nella procedura di stabilizzazione, infatti, emergono profili bene allineati alla “metodologia PNRR”: figure che non hanno mai esercitato una severa azione di controllo sui cantieri, che hanno accettato — senza colpo ferire — che fossero le stesse imprese appaltatrici a preparare contabilità e stati d’avanzamento, rinunciando, di fatto, alla verifica autonoma che la legge pretende da chi rappresenta la stazione appaltante.

Professionisti che in materia di sicurezza hanno già dimostrato una disinvolta leggerezza: responsabili dei lavori che hanno incassato sanzioni per mancati accertamenti nei cantieri del PNRR. Eppure, proprio questi percorsi professionali sembrano oggi aprire le porte alla stabilizzazione, come se l’assenza di controllo fosse la chiave di accesso per appartenere alla squadra.

Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è chiaro: chi non crea problemi, chi non solleva rilievi, chi lascia correre e firma ciò che gli si mette davanti, può aspirare a essere premiato. La logica è rovesciata: non la competenza, non la vigilanza, non il rispetto delle procedure, ma la fedeltà silenziosa a un metodo che troppe volte ha mostrato crepe profonde. Gli altri fuori.

Allora si concede addirittura di partecipare a chi con false dichiarazioni ha ottenuto incarichi e ha in corso procedure di “decadimento” piuttosto che di licenziamento per falso in atto pubblico.

Tra l’ex dirigente e quello nuovo il filo resta sottile, ma visibile: una comunanza di impostazione che lascia intendere più continuità che discontinuità. E non è un caso che, in questo stesso contesto, sia esploso il caso della fuga di notizie sul concorso per la stabilizzazione. Una vicenda emblematica, nella quale un componente della commissione — poi divenuto oggetto di attenzione pubblica — avrebbe dichiarato di “seguire gli ordini dell’amministrazione”. Un’amministrazione che, secondo le ricostruzioni e i documenti in preparazione, sarebbe al centro di un articolato esposto–querela corredato da allegati, verbali, denunce e testimonianze, proprio a causa dei sospetti sulla regolarità delle procedure e sulle dinamiche interne che hanno accompagnato l’intero percorso concorsuale. Una storia che aggiunge un altro tassello al mosaico delle criticità: se i concorsi diventano terreno di sospetti, se la trasparenza si incrina e se la selezione del personale coincide con l’allineamento a un metodo, allora il problema non è solo chi siede alla scrivania dirigenziale, ma il sistema che la sostiene.

Si sperava che, con lo scioglimento del Consiglio Comunale causato dalle dimissioni di 14 consiglieri, quei tentacoli e quelle influenze che, secondo molte ricostruzioni, provenivano dalle celle di Poggioreale — dalla voce di un detenuto indicato come regista occulto delle dinamiche PNRR — si dissolvessero. Che la fine di un ciclo politico segnasse anche la fine di un condizionamento opaco.

Invece no.

Nei giorni di transizione, tra la caduta dell’amministrazione e l’insediamento della successiva, si è consumato uno degli episodi più emblematici: qualcuno ha apposto l’ultima firma, quasi a difesa di un fortino, dichiarando con arroganza “qui comandiamo noi”. Lo stesso spirito con cui un’impresa, in pieno cantiere PNRR, si presentò sbattendo i pugni sul tavolo e pretendendo pagamenti come se le verifiche, le contabilità e i controlli fossero una formalità da archiviare. Stesso modus operandi, stesso linguaggio, stessa convinzione di impunità.

Una linea di continuità che attraversa uomini, uffici e metodi. Una convinzione di fondo: che il PNRR sia un terreno di conquista, non un ambito di rigorosa disciplina tecnica; che le regole possano piegarsi, che i controlli possano essere trattati come fastidio, che gli interessi pubblici possano soccombere dinanzi alla pressione e alla forza di chi bussa forte e pretende.

Metodologie opache e ambigue continuano a insinuarsi in una gestione che, pur negli avvicendamenti dirigenziali, sembra restare ancorata allo stesso schema. Nessuno sembra voler invertire la rotta o fare luce sulle criticità che hanno caratterizzato questi anni di gestione.

E vale la pena ricordarlo: la storia recente del PNRR cittadino non è immacolata. La magistratura e le forze dell’ordine hanno già accertato tentativi di infiltrazione, con la criminalità organizzata che aveva messo gli occhi — e le mani — su almeno due cantieri. Un segnale pesante, che avrebbe dovuto scuotere qualunque apparato pubblico e imporre un cambio netto di visione e di governance.

Eppure, no. Il quadro resta statico. Il dirigente cambia, la metodologia resta. E con la stabilizzazione viene garantita la sopravvivenza della stessa struttura burocratica che, anziché prevenire, ha tollerato. Anziché controllare, ha avallato. Anziché pretendere trasparenza, ha chiuso gli occhi.

Sono previste nei prossimi giorni il deposito da parte di alcune componenti politiche interrogazioni parlamentari e deposito di atti presso la Procura della Repubblica, esposti corredati di documenti, che mirano a dimostrare questo sottile legame tra le celle di Poggioreale e l’attività dell’amministrazione, anche attraverso l’esplicitamento delle procedure concorsuali.

Noi, come sempre, staremo a vedere e non solo e vi terremo aggiornati.

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