Afragola – PNRR come nei clan si puniscono i dissidenti.

Afragola – Con un dossier di migliaia di pagine in fase di completamento — destinato agli organi inquirenti e al nuovo commissario prefettizio — opposizioni e parte della ex maggioranza si preparano a rispondere all’ex sindaco Antonio Pannone, confutando le versioni da lui fornite sui reali motivi che li hanno condotti alla firma delle dimissioni contestuali dal notaio.

Dalle ricostruzioni emergono ipotesi di concorsi pilotati, procedure dirigenziali anomale, affidamenti diretti ritenuti discutibili e una gestione del PNRR rimasta, secondo gli estensori, perfettamente incardinata in quello che ormai molti definiscono “sistema polistirolo”.

Mentre la magistratura inquirente verifica le circostanze che avrebbero portato un detenuto a evadere più volte dagli arresti domiciliari nel pieno della campagna elettorale regionale — spingendosi fino all’interno di uffici pubblici e determinando solo in seguito ad un esposto circostanziato, mentre tutto vedevano e sapevano , il trasferimento immediato nel carcere di Poggioreale — un nuovo filone si apre su ciò che viene ormai indicato come il “retaggio del buon pastore”. Una definizione che richiama il nostro articolo di qualche giorno fa, con cui si sanciva la fine dell’era Pannone.

Al centro dell’attenzione figurerebbe una cartellina arancione, poi scomparsa, che secondo alcune fonti avrebbe raccolto pizzini, indicazioni e istruzioni da smistare. Proprio attraverso le carte già acquisite emergono i primi riscontri sul presunto “concorso pezzotto”: graduatorie volutamente invertite per punire chi aveva scelto di non piegarsi alle indicazioni attribuite a un sistema politico-affaristico, per alcuni connotato da logiche persino camorristiche. Audio e video, destinati alla magistratura, delineerebbero chiaramente meccanismi e rapporti che — nonostante la revoca dell’ex dirigente al PNRR — sarebbero proseguiti senza soluzione di continuità anche sotto la nuova guida amministrativa.

Tra gli elementi più critici compare la gestione dei pagamenti alle imprese impegnate nei lavori PNRR, due delle quali, è noto, sono state destinatarie di interdittiva antimafia ma risultano ancora operative nei cantieri pubblici.

In parallelo, la vicenda del Castello Angioino registra un’improvvisa accelerazione. A seguito di un esposto, ieri è stato effettuato un sopralluogo per verificare se — dopo l’avvicendamento della sedicente architetto (in realtà pianificatore territoriale) e le dimissioni improvvise dell’allora direttore dei lavori dei PINQuA — il nuovo D.L., l’ing. Boccia, autoproclamatosi tale, fosse effettivamente in possesso dei requisiti professionali e delle competenze necessarie per assumere quell’incarico, trattandosi di un bene vincolato e soggetto a specifica tutela.

Un alternarsi febbrile di nomine, revoche e dimissioni di figure tecniche che, secondo chi oggi denuncia, sarebbe stato finalizzato unicamente a garantire la legittimazione della variante da 350.000 euro relativa a lavorazioni già eseguite e poi successivamente programmate.

A completare il quadro, emerge la strategia di utilizzare funzionari assunti a tempo determinato — spesso inesperti, talvolta privi delle necessarie competenze — per ottenere la firma di atti giudicati di dubbia liceità, con la prospettiva, percepita come certa, della loro stabilizzazione una volta eseguiti i “compiti” richiesti. Chi non si fosse allineato veniva scientemente penalizzato. E così, puntualmente, è accaduto.

Ed ecco allora che torna la domanda, sospesa come un filo invisibile sopra l’intera vicenda:

E se l’elenco dei vincitori ai concorsi fosse stato racchiuso in una semplice cartellina arancione?

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