Afragola – PNRR il sistema resta. Non arretra, non si corregge, non si interroga. Continua a funzionare nello stesso modo, con le stesse logiche, con gli stessi obiettivi.
È un sistema che premia la fedeltà. Non la competenza, non l’autonomia di giudizio, non la capacità di esercitare un controllo critico. Chi lo fa viene buttato fuori, Vengono premiati, invece, coloro che hanno dimostrato di essere pienamente integrati nel meccanismo, affidabili, ubbidienti, silenziosi. Che abbiano o non abbiano titoli o requisiti, anche questo è secondario. Oggi quella fedeltà viene ricompensata con contratti a tempo indeterminato. La stabilizzazione diventa il passaggio conclusivo: non il riconoscimento di un merito professionale, ma la certificazione dell’appartenenza.
In questo contesto matura l’ultima perizia di variante dell’asilo nido costruito all’interno del giardino della scuola “Europa Unita”. Certificata e giustificata con la solita determina dirigenziale. Perché non sostanziale. Sottratta all’occhio degli organi di vigilanza e controllo perché nelle prerogative del dirigente che ne è insieme al direttore dei lavori il responsabile.
Oltre sessantaseimila euro per intonaci, grondaie e pluviali. Lavorazioni dichiarate non previste nel progetto esecutivo, emerse quando i lavori sono ormai in fase avanzata. Come se un asilo nido potesse essere progettato senza finiture complete o senza un sistema di smaltimento delle acque meteoriche. Senza quella variante, la conseguenza è evidente: l’edificio non sarebbe stato protetto dalle infiltrazioni. Eppure la variante viene qualificata come non sostanziale, perché la sostanza non è l’opera, ma la necessità di chiudere il quadro economico senza residui. Altre varianti abbiamo già visto, come quella più famosa dei Pinqua che portò alle dimissioni del Dirigente, del RUP e del Direttore dei lavori; o quella del Castello sottoscritta addirittura dalla finta Architetto.
Tutto questo avviene mentre resta irrisolta la questione dell’impresa esecutrice, coinvolta in una vicenda di interdittiva antimafia, oggi oggetto di sospensive e contenziosi. Una condizione che avrebbe imposto cautela amministrativa, sospensione degli atti, rafforzamento dei controlli. Invece si procede normalmente: si approva, si liquida, si spende.
Nel frattempo, in piena campagna elettorale, prima del collaudo dell’edificio e prima che fosse chiarito fino in fondo l’esito dell’intervento, l’asilo nido viene affidato in gestione. Che quella gestione venga poi mantenuta o revocata è un dettaglio secondario. L’atto è stato compiuto, la procedura avviata, la rappresentazione istituzionale costruita.
All’interno degli uffici il clima è mutato profondamente.
I direttori dei lavori evitano incontri formali con le imprese nelle stanze. Le interlocuzioni, quelle importanti, avvengono all’esterno, nel cortile del parcheggio, senza telefoni, seguendo una prassi consolidata e tramandata nel tempo: “nessun telefono durante le riunioni”. Non si tratta di prudenza organizzativa, ma del riflesso di un ambiente dominato dal sospetto, dalla diffidenza reciproca, dal timore costante di essere ascoltati. Chi sa perché…
In questo scenario si colloca anche l’interlocuzione avuta con un consigliere dell’Ordine degli Architetti. Le considerazioni emerse sono parole condivise, nostre e sue, e riguardano criticità rilevanti sotto il profilo della sicurezza sismica dell’edificio. Le NTC 2018 non consentono scorciatoie: una fondazione non si valuta solo perché è in grado di sostenere i carichi, ma perché deve limitare i cedimenti, in particolare quelli differenziali. La scelta di realizzare una platea in calcestruzzo di circa trenta centimetri, con intradosso a quota del piano campagna e senza una documentata bonifica del terreno di posa, su terreni superficialmente poco addensati, è una soluzione che avrebbe dovuto attivare immediatamente l’attenzione di chi aveva compiti di controllo.
Una platea non è una garanzia in sé. Se scarica direttamente sugli strati più deboli del sottosuolo, il rischio di deformazioni e fessurazioni non è un’ipotesi astratta, ma una conseguenza prevedibile, soprattutto in un edificio scolastico. In questo quadro, il silenzio del direttore dei lavori e del collaudatore non può essere letto come prudenza, ma come assenza di vigilanza.
Nonostante ciò, nessuna verifica approfondita, nessun chiarimento pubblico, nessun atto conseguente. La sicurezza resta sullo sfondo. La spesa, invece, procede.
Il quadro complessivo è ormai chiaro.
Se in questa città si è arrivati a lasciare malati oncologici murati vivi, sacrificabili agli obbiettivi del PNRR, non sorprende che la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere in un asilo nido venga trattata come un elemento secondario. La tutela della vita, della sicurezza e della dignità non rappresenta una priorità.
L’obiettivo resta uno solo: spendere fino all’ultimo centesimo. L’obiettivo mai confutato del PNRR
Dopotutto perché sono stati scelti? Se non loro chi altri?