Afragola – Pnrr il malato murato vivo dall’indifferenza del sistema non ce l’ha fatta.

Afragola – Il malato oncologico, murato vivo senza finestre, non ce l’ha fatta a sopravvivere alla negazione di un diritto elementare.

I rituali “stiamo accertando”, ripetuti come formule salvifiche, hanno trovato conforto solo nella finta penitenza del chierichettismo amministrativo, una recita grottesca che ha prodotto esclusivamente autoassoluzione. Non sono valsi a nulla.

È ormai chiaro che il PNRR, per costoro, non è mai stato uno strumento di riscatto o di rigenerazione, ma soltanto concorsopoli. Un’occasione per consolidare potere, distribuire favori, blindare carriere già decise altrove i giorni prima dei concorsi tra padri e presidenti di commissione, aspiranti a loro volta alla loro carriera di dirigente. In rendez-vous tenutesi alle 18.15 del giorno prima del gran giorno nei corridoi, lontani da probabili cimici secondo loro…

Questo è il retaggio del buon pastore, nutrito e alimentato di latte di caprino, che porta in dono , come i Re Magi, oro, incenso e mirra al proprio mentore, seguendo la stella cometa della concorsopoli comunale.

Un mondo capovolto, dove i primi diventano ultimi e i mediocri, figli di teste di legno, parenti di ex assessori, ed addirittura attempati politici caduti in disgrazia, provenienti da comuni “amici”, autentici e autocelebrati campioni del genoma umano, vengono indicati dall’amministrazione come depositari delle migliori competenze.

E chi meglio di colui il quale, quando venne scelto, annoverava nel proprio curriculum un solido e rassicurante patteggiamento, poteva essere presentato come “il meglio” disponibile per guidare la cosa pubblica?

La vera pistola fumante.

La metastasi che resta anche dopo l’estirpazione del tumore.

Altro che chemioterapia: metastasi che persistono, che si riproducono, che resistono a ogni tentativo di cura. Padri di famiglia, che per piazzare la propria prole quale retaggio di un sistema metastico diventano capaci di tutto, dei peggiori abomini, ma buoni a nulla. Collocati lì non per gestire il bene comune, ma per alimentare un vizio ormai cronico, quasi ludopatico, del potere.

È in questo scenario che crescono le minacce, le prevaricazioni, gli atteggiamenti mafiosi e criminali di chi, in piena crisi di astinenza ludopatica, libera i propri scagnozzi gitani nel tentativo di far tacere, intimidire, le voci libere di questa città.

Ed è allora che siamo costretti ad ascoltare frasi ripetute come un rosario stanco:

«Mo ritorna, poi vedete che succede! Mo va a Cardito, a Melito e a Frattamaggiore. Mo torna libero, mo gli danno pure il Nobel, mo si prende un’altra laurea! (Come la prima?)”

Ma davvero credete che una persona sana di mente possa aspirare ad avere quale mentore chi ha quale pensione per la lungimirante carriera una condannata a anni di galera e a convivere con milioni di euro di debiti e crediti?

Davvero pensate che una simile figura debba essere imitata, idolatrata, assunta a mentore morale e politico?

Davvero ritenete che una classe dirigente debba continuare a nutrirsi del latte di capra?

Debba vivere in una perenne overdose ludopatica?

Afragola merita di meglio?

Non lo so.

Forse merita almeno di non continuare a soffrire. Forse merita di non soccombere a queste empietà. Ma senza illusioni: il buon pastore, il buon padre di famiglia, i galoppini del sistema e il mentore tenteranno ancora una volta di riprendersi tutto.

Che la Procura intervenga prima o dopo, poco importa.

È stata comunque una sconfitta per questa città.

Salvatore perdonaci, non siamo stati capaci di darti un diritto, una morte dignitosa in una casa con una finestra!

La pagheranno…

Buona domenica.

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