Afragola – Questa sera non si sceglie un candidato. Si ratifica un ordine.

Afragola – Tra poche ore il centrodestra si riunirà per quella che verrà presentata come una scelta politica condivisa: l’indicazione del candidato sindaco. Una riunione, un tavolo, una discussione. Almeno così verrà raccontato.
In realtà, la scena che si sta preparando assomiglia più a una cerimonia di incoronazione che a un vero confronto politico.
Il nome destinato a emergere è quello della dottoressa Alessandra Iroso, dirigente del Comune di Afragola tuttora in servizio presso l’ente. Tuttora, sì. È bene ripeterlo: una dirigente comunale in carica che viene indicata come candidata alla guida politica della stessa città. Un soggetto che non è né politico né proveniente dalla società civile. Un burocrate indicato per sbrigare le faccende amministrative decise da altri. Lavoro che a quanto pare avrebbe svolto egregiamente.
La riunione di questa sera servirà soprattutto a costruire una narrazione: quella di una decisione maturata collegialmente attorno a un tavolo. Ma chi osserva con un minimo di lucidità sa bene che il nome di Alessandra Iroso non nasce certo dentro quella stanza. È stato pronunciato altrove, in una dimensione ben più lontana da quel tavolo.
E soprattutto da chi, a quel tavolo, non sarà presente.
Non per scelta. Per costrizione.
Per motivi che tutti conoscono, ma sui quali la politica locale continua a esercitare un comodo silenzio.

Nel frattempo c’è chi questa candidatura l’aveva immaginata per sé. L’ex presidente del Consiglio comunale uscente Biagio Castaldo aveva coltivato l’aspirazione di correre per la fascia tricolore. I voti in fondo li ha, e anche un minimo di consenso ed invece… La partita si è chiusa prima ancora di iniziare. Dallo stesso sui partito è arrivato un diktat che ha chiuso ogni spazio e imposto il silenzio.
Perché, ad Afragola, alcune decisioni continuano a non essere politiche.
Sono proprietarie.
Il Comune di Afragola, da anni, viene trattato come una faccenda personale. Una faccenda di Nespoli.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante. Se davvero il centrodestra avesse voluto riproporre una figura politica, avrebbe potuto farlo. Avrebbe potuto riproporre Antonio Pannone, ex sindaco uscente, o individuare un altro dirigente politico. Invece la scelta è caduta su una dirigente comunale.
Perché?
La risposta che circola nei corridoi della politica locale è disarmante nella sua semplicità: perché Alessandra Iroso rappresenta un passaggio in meno. E soprattutto meno viaggi scomodi…
Ed è esattamente questo che dovrebbe far riflettere la città. Dovrebbe far riflettere le forze politiche. Dovrebbe far riflettere chi ancora crede che la scelta di un candidato sindaco sia un fatto pubblico e non una decisione maturata nei circuiti del sistema.
Ma soprattutto dovrebbe far riflettere un altro dato: quando una singola persona decide di candidare alla guida della città un dirigente comunale ritenuto da molti un fidelissimo, la questione smette di essere soltanto politica.
Diventa istituzionale.
E a quel punto una domanda non riguarda più solo gli elettori.
Riguarda anche chi ha il compito di vigilare su come funzionano davvero i meccanismi del potere in questa città.

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