Afragola – Toto – Sindaco: il centrodestra tra ambizioni personali e sistema di potere

Afragola – Il centrodestra continua a girare attorno al nodo principale senza riuscire a scioglierlo: il nome del candidato sindaco.

Il profilo del dirigente (tuttora in carica) dato da molti come possibile candidato in attesa di un probabile approdo all’INPS, non riesce a chiudere la partita. Il motivo è politico prima ancora che personale e di mera opportunità. Il presidente del Consiglio uscente Biagio Castaldo rivendica infatti apertamente la leadership elettorale e politica dell’area.

Una rivendicazione che, a ben guardare, non è priva di fondamento. Castaldo è al momento l’unico che potrebbe presentarsi agli elettori come rappresentante politico di una lista con un riferimento nazionale riconoscibile.

In alternativa, il resto del campo, invece, rischia di trasformarsi in un mosaico piuttosto fragile. È noto da settimane che la Lega difficilmente presenterà il proprio simbolo, per ragioni che oscillano tra il tatticismo e la constatazione di un appeal elettorale quasi nullo sul territorio come dimostrato in più tornate elettorali. Per motivazioni molto diverse appare, invece, la situazione di Forza Italia, il cui simbolo potrebbe non comparire nella coalizione.

Il risultato sarebbe un paradosso politico: un centrodestra che, nell’ipotesi di convergere su un candidato unitario, si presenterebbe con una sola vera lista nazionale – Fratelli d’Italia – circondata da una costellazione di liste civiche. Senza però riconoscere a Castaldo un ruolo che politicamente gli spetterebbe ma che al sistema non piace perché poco disponibile a mantenere in piedi la “bancarella del torrone”..

Liste prive di una reale identità politica, spesso riempite più da relazioni personali, clientelari, che da rappresentanza della società civile. In altre parole, più che una coalizione politica, una galassia elettorale composta da fiancheggiatori, solidali, e qualche parente, del sistema Nespoli.

Un sistema che, per stessa ammissione dei suoi protagonisti, avrebbe governato negli anni collocando le proprie pedine nei punti sensibili dell’amministrazione: funzionari chiamati più all’obbedienza che all’autonomia amministrativa. Il meccanismo è noto. Chi esegue gli ordini resta nel circuito del potere. Chi si sottrae rischia l’isolamento o la rappresaglia amministrativa. E in cambio, il premio: Il posto per i fedelissimi. Il posto per gli amici.

Il posto per la prole.

E il solo fatto che si parla nei corridoi dell’ente di trasferimenti presso altri enti prima che siano espletate le procedure, la dice lunga sulla capacità di gestire le posizioni delle proprie pedine.

Una dinamica che oggi finisce inevitabilmente per incrociarsi con un’altra vicenda che sta scuotendo il palazzo comunale: la cosiddetta “Concorsopoli”, ora al vaglio degli inquirenti. Secondo quanto trapela, sarebbero stati aperti diversi fascicoli e sarebbero già partite le prime attività investigative che potrebbero coinvolgere numerosi protagonisti della macchina amministrativa.

Dopo le polemiche, e le inchieste tuttora in corso, legate ai lavori del PNRR, anche il sistema dei concorsi pubblici finisce quindi sotto la lente della magistratura. A partire dalle procedure di stabilizzazione del personale PNRR, fino ad arrivare ai concorsi banditi dall’azienda speciale, gli investigatori starebbero esaminando una serie di incongruenze che, secondo le prime ricostruzioni, farebbero emergere dinamiche quantomeno anomale.

Da un lato presunte azioni ritorsive nei confronti di alcuni candidati. Dall’altro atteggiamenti permissivi verso altri.

Il punto più delicato riguarderebbe proprio i nomi dei vincitori, che – secondo quanto starebbero verificando gli inquirenti – presenterebbero in diversi casi legami diretti o indiretti con ambienti politici e amministrativi. Tra questi, secondo quanto circola negli ambienti cittadini, figurerebbero un ex assessore di un comune “amico”; la nipote di ex assessore oggi particolarmente attivo nella nuova campagna elettorale a sostegno del centrodestra, alcuni fedelissimi riconducibili ad ex amministratori di comuni politicamente vicini, oltre ai figli di dirigenti dell’ente.

In diversi casi, raccontano fonti interne, basterebbe persino un semplice tesserino da pubblicista ricevuto senza aver pubblicato mai alcun articolo per ritrovarsi improvvisamente proiettati nel ruolo di esperti di comunicazione all’interno dell’apparato amministrativo.

Un quadro che gli investigatori starebbero ricostruendo tassello dopo tassello.

Nel frattempo, secondo alcune voci che circolano negli ambienti giudiziari e politici locali, le verifiche potrebbero non fermarsi soltanto ai concorsi. Le indagini – secondo queste indiscrezioni – potrebbero estendersi anche alla ricostruzione dei patrimoni personali di alcuni dirigenti, e funzionari con particolare attenzione agli incrementi dei patrimoni immobiliari maturati negli ultimi anni.

Patrimoni che, secondo queste ricostruzioni ancora tutte da verificare, alcuni funzionari avrebbero accumulato in tempi relativamente brevi dopo la loro nomina o il loro consolidamento all’interno dell’ente.

Non sono, infatti sfuggite agli occhi degli inquirenti, ma anche ai poveri utenti del SUED, il parco auto dei funzionari neoassunti dell’ente: auto dal valore di centinaia di migliaia di euro nella disponibilità di funzionari con stipendi da semplici impiegati.

Se queste piste investigative dovessero trovare conferma, la partita del toto-sindaco rischierebbe di diventare soltanto la superficie visibile di una questione molto più profonda: il rapporto tra potere politico, macchina amministrativa e gestione delle risorse pubbliche in città.

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