Con la Determinazione Dirigenziale n. 524/2026 si ufficializza, almeno sul piano amministrativo, la candidatura della dott.ssa Alessandra Iroso, dirigente del Comune di Afragola, alla carica di Sindaco.
Un passaggio formale, certo. Ma tutt’altro che neutro.
Perché questa candidatura, che ha già prodotto un evidente disagio e un forte imbarazzo nel centrodestra, fino alla defenestrazione di Biagio Castaldo dalla guida cittadina di Fratelli d’Italia, non rappresenta un episodio isolato. È la cristallizzazione di ciò che da tempo veniva denunciato: l’esistenza, all’interno della macchina comunale, di un sistema amministrativo percepito come fidelizzato a una precisa gestione politica.
Oggi quel sistema non è più soltanto oggetto di lettura politica.
Trova una forma. Trova un volto. Trova una candidatura.
Iroso, come previsto dalla legge, è stata collocata in aspettativa per la durata della competizione elettorale. Ma il dato politico è un altro: questa scelta segna un punto di rottura. Non si tratta più di interpretazioni o ricostruzioni. È un passaggio che rende esplicito un equilibrio che per anni è stato percepito come opaco.
E si interrompe, almeno per chi compie questo percorso.
Secondo quanto riferito da ambienti ben informati, esisterebbe già una collocazione alternativa all’interno dei ruoli dirigenziali di altro ente nazionale (INPS), circostanza che renderebbe questa scelta non soltanto politica, ma anche strutturalmente irreversibile rispetto al ritorno nella precedente funzione. Non perdendo l’occasione di garantire la continuità del sistema nella macchina comunale.
Ma il punto vero va oltre il singolo caso.
Perché il tema non è una persona, la sua storia o le sue scelte, ma un modello.
Quando all’interno di un’amministrazione si consolida anche solo il sospetto che un dirigente possa agire per conto terzi, o che la funzione pubblica venga piegata a logiche di appartenenza, di influenza o di utilità indiretta, il problema non è più giuridico ma etico. E anche quando non si configurano profili di illegittimità, resta un dato difficilmente contestabile: siamo davanti a una distorsione della funzione pubblica.
Ed è una distorsione che, se non sfiora l’illecito, sfiora comunque il limite più estremo dell’immoralità amministrativa.
La candidatura di Iroso, dunque, segna un passaggio definitivo. Non solo perché apre una competizione elettorale, ma perché rende leggibile ciò che per troppo tempo è rimasto sullo sfondo.
Da questo momento in poi, ogni scelta sarà politica. Esplicita. Assumibile. Non più mascherabile. E forse è proprio questo, oggi, il dato più rilevante.
Perché quando un sistema si rende visibile, smette di essere negabile.