Afragola – È iniziata la campagna elettorale. Non solo quella politica. Anche quella del sistema.

Concorsi, appalti, concessioni, convenzioni: tutto si muove, tutto accelera. E mentre si chiede consenso ai cittadini, si costruisce in parallelo la continuità interna del potere. Una doppia campagna, una visibile e una sotterranea.

Da giorni stiamo denunciando pubblicamente movimenti anomali dentro la macchina comunale e negli enti collegati. Dinamiche che vedono intrecciarsi aspiranti candidati al posto fisso, dirigenti, funzionari e componenti di commissioni esaminatrici. Non semplici coincidenze, ma relazioni che si attivano proprio nei momenti più delicati delle procedure.

Restano, ad esempio, fortemente inopportuni gli incontri tra dirigenti, funzionari e candidati nelle ore immediatamente precedenti allo svolgimento dei concorsi. Circostanze che, anche solo per il loro verificarsi, minano la credibilità delle selezioni pubbliche.

Nel frattempo, si registrano ulteriori incontri, altrettanto inopportuni, nei quali a candidati già inseriti nelle graduatorie di concorsi del Comune di Afragola veniva prospettata la possibilità di scorrimenti verso altri comuni della provincia di Napoli. In tali contesti, la presenza di specifici interlocutori — introdotti anche attraverso figure esterne riconducibili stabilmente all’ambito delle cooperative — appare quantomeno significativa. Si tratta, in particolare, di soggetti che nel tempo hanno operato come consulenti per realtà che, una volta stipulate convenzioni con l’ente, si sono ritrovate ad avere nel proprio organico le medesime figure di riferimento.

Una dinamica che richiama logiche già viste: una sorta di filiera relazionale che si riproduce, con modalità non dissimili da quelle con cui, in altri ambiti, si assiste alla cessione di attività e servizi essenziali. In questo caso, però, il terreno è quello ben più delicato delle graduatorie pubbliche e delle opportunità occupazionali.

In compagnia di nuovi interlocutori, questa volta anche di natura politica e portatori di una continuità operativa e relazionale, verrebbe così alimentata l’aspettativa — se non la promessa — di scorrimenti e collocazioni future. Un meccanismo che, se confermato, solleva interrogativi profondi sulla reale autonomia e imparzialità delle procedure.

Nel frattempo si preparano operazioni ben più rilevanti: sono imminenti incontri tra cooperative del terzo settore e aziende speciali per la definizione di una maxi convenzione in co-progettazione, del valore di circa 2 milioni di euro, da chiudere tassativamente prima delle elezioni. Anche qui, la tempistica non è un dettaglio.

E poi c’è il tema dei concorsi dove, paradossalmente, conta più l’idoneità che la vittoria. Perché l’obiettivo non è selezionare i migliori, ma costruire una platea di “eredi naturali”, pronti a essere inseriti progressivamente nei gangli dell’amministrazione, sostituendo chi già oggi presidia le posizioni chiave.

In questo quadro si inserisce anche un fenomeno che merita attenzione: il ricorso sempre più diffuso a percorsi formativi provenienti da circuiti universitari telematici, che sembrano costituire, nei fatti, un canale privilegiato di qualificazione per l’accesso e la progressione interna. Una dinamica che, pur formalmente legittima, pone interrogativi sulla reale selettività e sul valore meritocratico dei percorsi adottati.

Parallelamente, si assiste alla crescita di figure funzionali che, sotto l’egida di dirigenti di riferimento, consolidano rapidamente posizioni e ambizioni professionali, accompagnate da percorsi accelerati verso ruoli di responsabilità gestionale. Anche qui, il tema non è la legittimità formale, ma l’opportunità sostanziale e la trasparenza dei processi che conducono a tali risultati.

A ciò si aggiungono le pressioni e le determinazioni attraverso le quali vengono revocate le società che non hanno garantito un’immediata disponibilità all’espletamento delle preselezioni. Parallelamente, si registrano affidamenti diretti, disposti dal Direttore Generale — peraltro soggetto coinvolto nelle medesime dinamiche concorsuali — a favore di operatori disponibili a completare le procedure preselettive entro il termine del 24 aprile. Un’accelerazione che, se non apertamente illegittima, appare quantomeno fortemente inopportuna sotto il profilo della trasparenza e dell’imparzialità amministrativa.

Il risultato è chiaro: mentre si costruisce il consenso elettorale, si tenta contestualmente di occupare l’ente dall’interno, se non politicamente, in modo sistemico e strutturale.

Tutto questo avviene durante la gestione commissariale. Ed è proprio per questo che appare ancora più necessario un intervento rigoroso da parte del Commissario prefettizio, affinché vengano esercitati tutti i poteri di controllo e verifica, almeno per dissipare le ombre che si addensano sulla trasparenza delle procedure e sulla capacità dell’ente di rappresentare un argine, e non un veicolo, rispetto a queste dinamiche.

Perché qui non è in discussione una singola procedura.
È in discussione la tenuta stessa dell’istituzione.

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