Afragola – I sindacati contro concorsopoli.

Afragola – Non sono più voci, non sono più sussurri, non è più il solito racconto che qualcuno prova a liquidare come polemica politica. Adesso parlano i sindacati. E quando i sindacati iniziano a parlare di concorsi pubblici, significa che il livello è già oltre la soglia di guardia, significa che il problema è esploso. Ad Afragola questa esplosione ha un nome che ormai non si riesce più a nascondere: concorsopoli. La lettera indirizzata al Commissario Prefettizio non è un atto burocratico, è una presa di posizione che certifica una cosa precisa, irregolarità nelle procedure di reclutamento, mancanza di trasparenza, atti conosciuti incidentalmente. Non è una svista, è un metodo. Prima si stabiliscono regole lineari, commissioni esterne per tutte le procedure, poi quelle regole vengono smontate con una revoca chirurgica e si introduce la variabile, commissioni interne proprio dove il controllo dovrebbe essere più rigoroso. Non è un errore tecnico, è una scelta. E ogni scelta, in un ente pubblico, ha un motivo.

Ma il punto vero è un altro, ed è quello che nessuno può più fingere di non vedere. Questa denuncia, per quanto grave, arriva tardi. Arriva dopo mesi, anni, di segnalazioni. Arriva dopo che la Procura della Repubblica ha già acceso i riflettori su altri concorsi svolti all’interno del Comune di Afragola e dell’azienda consortile. Arriva dopo che una sequenza impressionante di anomalie, di quelle che non puoi liquidare come coincidenze, ha già mostrato il volto reale del sistema. Perché qui non parliamo di episodi isolati, parliamo di una costante. Imbarazzanti casualità, imbarazzanti coincidenze, sempre le stesse dinamiche, sempre gli stessi ambienti, sempre gli stessi nomi che si incrociano. Figli di dirigenti, parenti di dirigenti, figli di assessori, nipoti di assessori, persone legate a chi in quell’ente decide, controlla, indirizza. E accanto a questo, una rete di rapporti che non è solo amministrativa ma anche economica, relazioni che poi sono esplose nei vari scandali legati alla gestione dei lavori, soprattutto quelli finanziati con il PNRR.

E allora il quadro smette di essere confuso e diventa chiarissimo. Non è più una somma di anomalie, è un sistema che si ripete, che si autoalimenta, che seleziona sempre nello stesso modo. Basti pensare a quello che sta emergendo proprio in queste ore e che sarà formalizzato nei prossimi giorni: nel concorso di stabilizzazione PNRR viene selezionato un soggetto per il quale era stato avviato un procedimento disciplinare per aver tentato di sabotare il servizio finanziario. Non una voce, un fatto. I membri della commissione erano consapevoli di quell’episodio. E nonostante questo, nonostante un giudizio appena sufficiente, lo hanno ritenuto meritevole rispetto a candidati che avevano ottenuto valutazioni eccellenti risultati primi nella stessa graduatoria per titoli ed esami su 170 partecipanti, ma poi si è ritenuto poco confacenti con le attività che illecite che dovevano svolgere al servizio del sistema. Qui non siamo più nell’area grigia, qui siamo dentro una scelta che grida.

E non è un caso, non può essere un caso, che un altro partecipante risultato vincitore di un concorso PNRR abbia superato la selezione senza possedere i requisiti minimi per partecipare, senza laurea, senza abilitazione, senza titolo. Nonostante questo ha vinto, inspiegabilmente ha vinto, ed è stato addirittura nominato direttore dei lavori, esercitando di fatto abusivamente la professione di architetto. Non sono bastate le segnalazioni dell’Ordine professionale, non sono bastate le denunce e le querele presentate da tecnici, non sono bastate le interrogazioni in Consiglio Comunale. Nulla. Per mesi nulla. Si è dovuto attendere che la dirigente Alessandra Iroso, coincidenze, cessasse le funzioni di controllo perché solo dopo il suo avvicendamento si è arrivati al licenziamento, e sempre per coincidenza oggi è candidata a sindaco sostenuta da quella stessa area politica che ha governato proprio nelle fasi in cui questo sistema produceva i suoi effetti più evidenti.

Cinque mesi. Cinque mesi in cui non è stato fatto nulla. È una coincidenza? È una coincidenza che chi doveva verificare la veridicità delle dichiarazioni non abbia agito immediatamente? È una coincidenza che chi sapeva, perché sapeva, abbia lasciato correre? È una coincidenza che, nonostante tutto questo fosse noto, durante il successivo concorso di stabilizzazione gli stessi soggetti siano stati ritenuti idonei e meritevoli? Due membri della commissione, un dirigente con un familiare candidato in altra procedura e un funzionario perfettamente a conoscenza della mancanza dei requisiti, hanno comunque ritenuto quel candidato idoneo a vincere. Anche questa una coincidenza. Come l’inopportuno incontro avvenuto il giorno prima tra alcuni dirigenti, presidenti di commissione e padri di famiglia già segnalato alle autorità competenti.

Troppe coincidenze. Sempre nella stessa direzione. Sempre con gli stessi esiti. Sempre con lo stesso risultato finale: vincitori già scritti prima ancora che le commissioni si riuniscano. Perché è questo che emerge, ed è questo che, secondo dichiarazioni già agli atti, viene raccontato da chi dentro quel sistema ci lavora: i candidati non venivano scelti dalle commissioni, venivano indicati. Indicati prima. Indicati altrove. Le commissioni servivano solo a formalizzare.

E tutto questo oggi è al vaglio degli inquirenti. Non è più un racconto, è materia di indagine. E allora la questione diventa ancora più grave, perché mentre si indaga, mentre emergono fatti, mentre si accumulano elementi, quel sistema continua a produrre effetti, continua a inserire nell’ente persone che hanno utilizzato canali ambigui, percorsi paralleli, scorciatoie incompatibili con qualsiasi principio di imparzialità. Non è solo una questione di legalità, è una questione di futuro dell’ente. Perché un’amministrazione che si alimenta così non seleziona competenze, seleziona appartenenze. E quando selezioni appartenenze, hai già deciso che tipo di macchina amministrativa vuoi avere.

Adesso una cosa è certa, anche dall’interno della macchina comunale iniziano a partire le prime denunce, qualcuna in forma anonima, oggi attraverso i sindacati.

Denunciate, denunciate, perché non siete soli. Denunciate i soprusi, le nefandezze, gli abomini amministrativi, e soprattutto vi chiediamo resistere, resistere resistere al sistema ludopatico-clericale-concorsuale che ha lobotomizzato le coscienze di alcuni è accresciuto i patrimoni immobiliari di altri.

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