Afragola – Per la gestione del patrimonio la prevenzione è un costo, la somma urgenza una soluzione.

Afragola – Il ramo si stacca e cade. Sfiora le auto dei docenti, si ferma a pochi minuti da ciò che avrebbe potuto essere ben altro: l’uscita degli studenti, il marciapiede pieno, il passaggio ordinario trasformato in rischio concreto. Non è successo. Ma poteva succedere. Ed è proprio in questo scarto, sottile e inquietante, che si misura il problema.

Perché non si tratta di fatalità. Non è neppure solo maltempo. L’allerta c’era, riguardava il vento, e in un territorio che il mare non ce l’ha, è il vento a diventare misura del rischio. Il punto è un altro: ciò che resta esposto, ciò che viene lasciato al caso. E il caso, si sa, non perdona.

Alla scuola Aldo Moro, intanto, i lavori vanno avanti. Interventi PNRR, cantieri aperti, promesse di riqualificazione. Ma attorno a questi lavori si addensano elementi che raccontano una storia diversa, meno rassicurante. Indicazioni verbali, riunioni informali, inviti a “non rallentare” il cronoprogramma anche quando emergono criticità. Non evidenziare problemi strutturali, non appesantire il procedimento, non creare ostacoli. Agire, si diceva, “come un buon padre di famiglia”. Una formula che, fuori contesto, suona persino nobile. Dentro quel contesto, invece, assume un significato diverso: adattarsi, coprire, tirare avanti.

E non è un dettaglio secondario il fatto che, in quelle stesse riunioni, si chiedesse di lasciare i telefoni fuori. Non per distrazione. Non per forma. Ma per evitare tracce.

Intanto, fuori, i rami cadono.

La gestione della manutenzione segue una logica che ormai appare consolidata: si interviene dopo, quasi mai prima. La prevenzione è un costo, la somma urgenza una soluzione. E così si rincorrono gli eventi, si attende che qualcosa accada per giustificare ciò che si sarebbe dovuto fare prima.

Negli ultimi due mesi, sotto la gestione commissariale ma con la piena operatività del dirigente ai lavori pubblici, si è assistito a una sequenza di affidamenti che merita attenzione. Sei interventi, tutti assegnati alla stessa impresa. Tutti formalmente sotto la soglia che consente l’affidamento diretto. Tutti, però, inseriti in un quadro complessivo che supera i 300 mila euro.

Frammentati sulla carta. Compatti nella sostanza.

È tutto regolare? Forse sì, sul piano formale, ma anche no. Ma la questione non è solo giuridica. È politica. È amministrativa. È, prima di tutto, una questione di metodo.

Perché quando la sicurezza diventa eventuale, quando la manutenzione si attiva solo dopo il rischio, quando le criticità vengono considerate un ostacolo anziché un dato da affrontare, allora il problema non è più il singolo episodio. È il sistema.

E il sistema, a differenza del ramo, non cade mai per caso.

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