Afragola – Pannone “La scuola: il pilastro per la libertà”

Afragola – In occasione della celebrazione di San Giuseppe da Copertino, patrono degli studenti, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato oggi a Forlì, città dell’Emilia Romagna, che ha vissuto l’arduo momento dell’alluvione la scorsa primavera. La sua visita è stata rivolta all’Istituto tecnico “Saffi-Alberti” proprio in questi istanti, dove si sta svolgendo la XXIII edizione di “Tutti a Scuola,” l’evento inaugurale per l’anno scolastico 2023/2024.

Il Sindaco Antonio Pannone ha espresso il seguente pensiero: “La Scuola rappresenta il pilastro della libertà e dell’inclusione. La nostra Costituzione ci impone di superare qualsiasi barriera per garantire un’effettiva uguaglianza per tutti, e questa missione inizia con la Scuola, un luogo aperto e accessibile a ogni individuo senza distinzioni”. Ha inoltre lodato l’entusiasmo e la creatività della comunità educante afragolese, che hanno brillato nella prima settimana di attività didattiche per il nuovo anno scolastico, specialmente durante gli incontri di accoglienza delle classi prime. Ha dichiarato con gioia: “La Scuola è un faro di cultura, di senso civico e di socializzazione”.

Il Sindaco ha concluso con queste parole: “La città prospera grazie alla crescita della Scuola”, sottolineando l’importante connessione tra istruzione e lo sviluppo della comunità.

Roma – Francesco Silvestro nominato Presidente della Commisione Bicamerale per le Questioni Regionali.

Roma – Il Senatore di “Forza Italia” Francesco Silvestro è stato eletto il nuovo Presidente della Commissione bicamerale per le Questioni Regionali. In un comunicato, Silvestro ha espresso la sua gratitudine al segretario nazionale On. Antonio Tajani e a Forza Italia per l’opportunità concessa, sottolineando l’emozione e l’onore di ricoprire una carica così prestigiosa e di grande responsabilità. La Commissione si impegnerà sin da subito su diverse questioni, tra cui l’autonomia regionale differenziata, con l’obiettivo di garantire l’equità tra tutti i cittadini italiani senza creare disparità o ulteriori divari tra le Regioni.

Afragola – il Sindaco inaugura l’anno scolastico all’Istituto Europa Unita.

Afragola – Il Sindaco di Afragola, Antonio Pannone, ha annunciato ufficialmente l’inaugurazione del nuovo anno scolastico presso l’Istituto Comprensivo statale “Europa Unita” nel quartiere Salicelle. L’evento avrà luogo mercoledì 13 settembre alle ore 9.30 e vedrà la presenza di importanti autorità, tra cui il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, on. Pina Castiello, il Prefetto di Napoli, dott. Claudio Palomba, il Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, dott. Ettore Acerra, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, dott.ssa Maria de Lusenberger Milnernsheim, e la dirigente scolastica, dott.ssa Giovanna Mugione. Inoltre, parteciperanno i dirigenti scolastici delle scuole afragolesi.

Il Sindaco ha elogiato la scelta del direttore generale Acerra di tenere questa iniziativa nella loro città e ha sottolineato l’importanza dell’Istituto “Europa Unita” come punto di riferimento per la legalità in un territorio con dinamiche sociali complesse. Questo evento è in linea con l’impegno delle autorità locali per promuovere la cultura della legalità e la cittadinanza attiva nella comunità scolastica afragolese.

Afragola – il PD organizza la raccolta firme per il salario minimo.

Afragola – Il Partito Democratico di Afragola ha organizzato stamattina il primo di una serie di tre gazebo in collaborazione con i Giovani Democratici di Afragola per promuovere la proposta di Legge sul Salario Minimo delle opposizioni di centrosinistra. L’evento si è svolto con grande entusiasmo e partecipazione dei cittadini, dimostrando un forte impegno nel contrastare il lavoro povero e sostenere l’importanza di una giusta retribuzione per il lavoro.

I cittadini hanno avuto l’opportunità di sottoscrivere la proposta, sottolineando l’importanza di un salario dignitoso. Il prossimo appuntamento è previsto per Domenica 17 Settembre in Piazza San Marco e successivamente il 24 Settembre in Piazza Gianturco, dalle ore 10 alle ore 13. È possibile anche firmare digitalmente la petizione su http://www.salariominimosubito.it.

Afragola – Pannone alla premiazione della Mozzillo.

Afragola – Il Sindaco Antonio Pannone celebra le eccellenze della Scuola secondaria statale di I grado “Angelo Mozzillo”.

Nell’ambito della II edizione della cerimonia di premiazione, il Sindaco ha espresso il suo orgoglio nel premiare alunni che si sono distinti per i loro eccezionali risultati accademici. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla dirigente scolastica, prof.ssa Maria Rosaria Squillace, e all’intero staff didattico per il loro contributo alla formazione degli studenti.

Pannone ha sottolineato l’importanza del sostegno familiare e ha esortato gli studenti premiati a perseguire la loro formazione come cittadini responsabili. Citando le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Sindaco ha ribadito l’importanza dell’uguaglianza di opportunità educative per tutti.

Concludendo il suo intervento, ha ricordato: “la scuola è di tutti. La scola deve essere di tutti!”

Afragola – L’Afragolese torna al Moccia. I tifosi ospitati nella tribuna.

Afragola – Oggi, il sindaco Antonio Pannone ha annunciato che la squadra di calcio Afragolese ha giocato un incontro ufficiale al “Luigi Moccia” con la presenza dei suoi tifosi. Questa è una notizia significativa perché segna il ritorno dei tifosi rossoblu allo stadio, che saranno accolti nella tribuna coperta con ingresso da via Cantariello. Il match è stato una gara di Coppa Italia di Eccellenza contro l’A.S.D. Monte Calcio. Il sindaco ha espresso l’augurio che questo evento segni l’inizio di un percorso ricco di successi per l’Afragolese, incoraggiando la squadra con un caloroso “FORZA AFRAGOLESE!”

La curiosità: nonostante l’importanza dell’evento, nessuna testata giornalistica ha finora dato risalto a questa notizia.

Afragola – Maturandi dell’Istituto ‘Dalla Chiesa’ di Afragola: l’altruismo in azione per aiutare i futuri studenti

Afragola – Alla vigilia dell’apertura del nuovo anno scolastico, mi fa davvero piacere mettervi a conoscenza di questa bella esperienza, oggi raccontata sul sito di orizzontescuola, che vede protagonisti maturandi di una scuola afragolese, l’Istituto superiore “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, generosamente impegnati a correggere e a rendere pienamente fruibili sul piano didattico gli appunti di informatica presi nel corso delle lezioni del quinto anno in vista della condivisione con i futuri studenti che saranno alle prese con gli stessi argomenti disciplinari.

Come ci ha più volte ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il percorso di studi, il contatto quotidiano con i coetanei e con i docenti, gli incontri irripetibili che avvengono nella scuola, plasmano in modo indelebile i cittadini del domani, chiamati a realizzare una società che sia armoniosa, aperta e solidale.
Gli alunni dell’Istituto “Dalla Chiesa” lo hanno capito bene e si sono messi subito a lavoro, dopo l’esame di Stato, dimostrando che l’altruismo e la solidarietà si realizzano attraverso le “buone pratiche” che fanno crescere “buoni cittadini”.

Il “bello” nel vortice dell’oblio tra alcol e droghe nei giovani di Afragola.

Il “bello” nel vortice dell’oblio tra alcol e droghe nei giovani di Afragola.

Se volessimo fare un’analisi del consumo di alcol tra i giovani di Afragola, e la loro apatia verso il bello, richiederebbe una riflessione profonda sul contesto sociale in cui questi fenomeni si manifestano. Émile Durkheim avrebbe potuto interpretare questo comportamento come un esempio di anomia, condizione che si verifica quando le norme sociali si indeboliscono o scompaiono, portando a comportamenti devianti come l’abuso di sostanze. Questa condizione sembra essere particolarmente evidente durante la quel fenomeno che altri definiscono “la movida afragolese”, ma noi sottolineiamo come “quegli improbabili luoghi di ritrovo” dove i giovani spesso si incontrano a consumare alcol e spesso ahimè droghe come mezzo di evasione da una realtà percepita come dolorosa, cercando un temporaneo sollievo dai disagi interiori di cui abbiamo già parlato. Il distacco dall’estetica, osservato in questi contesti, può essere interpretato alla luce delle teorie di Pierre Bourdieu sul gusto e la distinzione sociale, come un sintomo di un più ampio distacco emotivo, spesso associato all’uso di sostanze alteranti. Bourdieu avrebbe potuto suggerire che la capacità di apprezzare il bello è influenzata dal contesto sociale ed educativo, e che l’abuso di sostanze, spesso osservato nella movida e nei suoi improbabili luoghi di ritrovo, potrebbe alterare la capacità di percepire e apprezzare le sfumature e i dettagli che rendono affascinante il mondo circostante. Un mondo che è soprattutto al di fuori e lontano dal luogo dove vivono e dove si ritrovano. Comprendere le motivazioni profonde di tali comportamenti è fondamentale, come suggerito anche da Erving Goffman e la sua teoria sulla costruzione dell’identità sociale. Creare ambienti sicuri in cui i giovani possano esprimere liberamente emozioni, paure e desideri, e fornire opportunità per l’auto-esplorazione e l’educazione emotiva, può aiutare a comprendere le motivazioni che portano all’abuso di alcol e droghe durante la movida, e a rivalutare il ruolo dell’estetica nella vita quotidiana. Un approccio olistico, che promuova l’empowerment emotivo e la consapevolezza dell’impatto dell’uso di sostanze sulla percezione e sulle esperienze quotidiane, è fondamentale per affrontare sia il consumo di alcol che l’indifferenza verso il bello, fenomeni spesso osservati nella movida afragolese. Integrando la terapia individuale con attività creative e artistiche, si può favorire un percorso di guarigione che ristabilisca il legame tra emozioni, bellezza e benessere psicologico, un concetto sottolineato anche da sociologi come C. Wright Mills nella sua opera “The Sociological Imagination”. In questo modo, si può contribuire a costruire una società più consapevole e resiliente, in grado di affrontare e superare le sfide legate all’abuso di sostanze e all’alienazione emotiva, fenomeni che, come già osservato, caratterizzano spesso la movida afragolese e i suoi improbabili luoghi di ritrovo.

Che la politica indichi un bello morale, antitesi di un brutto esistenziale.

La movida per forza per i nuovi “sfigati”. Una storia afragolese.

– ATTENZIONE – QUESTO “PAPIELLO” NON E’ ADATTO ALLE PERSONE SENSIBILI: CONTIENE STRUTTURE DEL PENSIERO COMPLESSE.

In questi giorni, il fenomeno della “movida” in una città come la nostra e le conseguenze che ne derivano sono tornate alla ribalta della cronaca. Tralasciando gli interventi trash di alcuni, la nostra comunità si è resa conto di come questo fenomeno vada regolamentato, gestito e sanzionato nei suoi eccessi, tenendo conto anche delle verifiche postume di alcune attività svolte in precedenza. Di qui la necessità di una riflessione sul perché questa movida sia sempre più al centro degli interessi dei giovani.

La “movida per forza” può essere interpretata da una prospettiva sociologica come un fenomeno complesso che riflette le dinamiche sociali, culturali ed economiche della comunità in cui si manifesta. Per i giovani che vivono in queste aree, la movida rappresenta un’opportunità cruciale per la socializzazione e l’affermazione della propria identità, ma può anche esacerbare i sentimenti di frustrazione e insoddisfazione legati alla vita quotidiana. È quindi importante affrontare questo fenomeno con una prospettiva olistica e multidisciplinare, che tenga conto delle diverse dimensioni coinvolte e promuova interventi mirati a supportare il benessere e lo sviluppo dei giovani.

L’analisi della frustrazione legata alla “movida per forza” richiede una comprensione approfondita delle dinamiche sociali contemporanee, in particolare l’importanza dei social media come Instagram o TikTok nella vita dei giovani. In un’epoca in cui l’identità online è spesso considerata altrettanto importante, se non più, dell’identità offline, i social giocano un ruolo cruciale nella costruzione e nella presentazione del sé. Un sè più sopportabile anche grazie alla tecnologia dei nuovi smartphone e dei filtri che rendono appagante la propria immagine.. 

La “movida per forza” può essere vista come una risposta alla pressione sociale di partecipare a eventi sociali e di condividere queste esperienze online. I giovani possono sentirsi obbligati a partecipare alla movida, non tanto per il desiderio genuino di socializzare o divertirsi, ma per la necessità di costruire e mantenere un’immagine positiva sui social media. Questo può portare a una sorta di “doppia vita”, in cui l’immagine proiettata online è in contrasto con i sentimenti reali di una persona.

La celebrazione sui social media dell'”essere altro” può essere interpretata come un tentativo di sfuggire a questa pressione e di costruire un’identità alternativa che sfida le norme sociali dominanti. Tuttavia, questo può anche portare a una sorta di “schizofrenia sociale”, in cui i giovani si sentono divisi tra il desiderio di conformarsi alle aspettative sociali e il bisogno di affermare la propria individualità.

Questa tensione può generare ulteriore frustrazione, in quanto i giovani possono sentirsi intrappolati in un ciclo di partecipazione forzata a eventi sociali che non trovano soddisfacenti, solo per mantenere un’immagine positiva sui social media. Allo stesso tempo, il desiderio di affermare la propria individualità può portare a comportamenti estremi o provocatori, che possono avere conseguenze negative sia online che offline.

La “movida per forza” e la celebrazione sui social dell'”essere altro” possono essere interpretate come manifestazioni della tensione tra il desiderio di conformarsi alle aspettative sociali e il bisogno di affermare la propria individualità. Questa tensione può generare frustrazione e comportamenti disfunzionali, che possono avere conseguenze negative per il benessere e lo sviluppo dei giovani. È quindi importante promuovere e offrire ai giovani opportunità di socializzazione e sviluppo personale che siano autentiche e soddisfacenti. Il controllo sociale nei luoghi dove avviene la movida è fondamentale per uno sviluppo sociale genuino di una comunità, piccola o grande che sia. 

Alla politica la parola.

Da Durkheim a Rousseau: una storia Afragolese.

Oltre la questione giudiziaria notoria a molti e che, per rispetto, preferisco non approfondire in questo post, mi trovo nella necessità di sondare temi di impronta sociologica. Questo perché, nel corso dei miei lontani studi universitari, ho vissuto lla fatica di affrontare con successo studi di sociologia conquistando tra l’altro il massimo dei voti in un esame focalizzato sulla morfologia sociale, precisamente sui luoghi di incontro a Napoli, con un particolare sguardo verso Piazza Bellini all’epoca luogo della rinascita della movida napoletana.

Mai avrei immaginato che, dopo un lungo intervallo di tempo, avrei dovuto riportare alla luce quelle riflessioni, quei pensieri profondi basati su menti brillanti come quella di Durkheim, considerato il padre della sociologia. Mai avrei previsto che, in seguito a certe affermazioni, avrei sentito il bisogno di rileggere il suo magnum opus, “Il Suicidio”, né che avrei pensato di mettere in discussione non solo le mie certezze, ma quelle dell’intera comunità accademica e scientifica.

Ricordi di lunghi periodi di analisi, dedicati a decifrare le complesse dinamiche della morfologia sociale urbana, mi sono tornati in mente. Ora, sembra che, in questo contesto, tutti si proclamino esperti, tutti rivendichino una propria verità Facendo nascere in me il desideri di disfarmi di quei testi per non farli convivere nell’epoca di degenerazione che viviamo.

La recente tragedia che ha toccato la nostra comunità ha sollevato questioni profonde. Tuttavia, il mio interesse non risiede tanto nelle storie personali delle persone coinvolte, quanto piuttosto nelle sfaccettature più universali e immanenti della situazione. Il quesito che desidero sollevare qui è: quali meccanismi di mediazione e di convivenza sono a disposizione nella nostra cittadina per trovare una soluzione pacifica alle divergenze tra parti con interessi contrapposti?

Quali sono i protocolli che le amministrazioni devono adottare per ridurre la conflittualità tra le parti? In un contesto sempre più complesso e articolato come il nostro, è fondamentale chiedersi quali siano le garanzie giuridiche che ognuno di noi deve riconoscere e rispettare. E, più in profondità, come possiamo, come società, convergere verso i principi del “Contratto Sociale”?

Il “Contratto Sociale”, appunto, è un pilastro della cultura umanista, è un concetto partorito da un gigante del pensiero come Rousseau. Qui gli individui rinunciano a una parte della loro libertà in cambio di accoglimento e senso di sicurezza da parte della società. Questo compromesso sta alla base della coesione sociale e dell’ordine giuridico. Ma come possiamo assicurarci che questo contratto venga rispettato e rinnovato costantemente, soprattutto in tempi di conflitti e tensioni? Quali riferimenti meglio di questi dobbiamo avere nel momento in cui affrontiamo temi come lo spazio pubblico e la concessione di questo?

In un’era in cui le certezze sembrano vacillare e le tradizioni vengono messe in discussione, dobbiamo ritornare ai fondamentali, riscoprendo e riaffermando i principi cardine che tengono unite le nostre società. La responsabilità non ricade solo sulle istituzioni o sulle amministrazioni, ma su ognuno di noi, cittadini, che con la nostra consapevolezza e azione quotidiana contribuiamo a dare forma e vigore al contratto sociale. Quando ci troviamo di fronte a situazioni critiche come quella attuale, è essenziale non cedere alla tentazione di occultare le difficoltà o di minimizzare le problematiche. Più che mai, è necessario lavorare alla ricostruzione di un solido senso comune, per risvegliare in ciascuno di noi il desiderio profondo di condividere e valorizzare il bene comune e di godere appieno della vita comunitaria. E’ doloroso e tragico essere testimoni della circostanza in cui un membro della nostra comunità abbia deciso volontariamente di rinunciarvi, lasciandoci con un “prendetevi cura della mia famiglia”, rivolto a quella stessa comunità alla quale non sentiva più di appartenere.

Coloro che hanno avuto l’opportunità di immergersi nelle riflessioni di Durkheim, in particolare attraverso la lettura di “Il Suicidio”, sanno che la scelta di un gesto estremo non è da attribuire soltanto a un fragore interiore o a una crisi individuale. È, in realtà, l’indicazione di una sconfitta collettiva, un segno che l’individuo non si riconosce più nella comunità, sentendosi tradito e isolato.

Tali riflessioni non sono semplici opinioni personali. Sono il frutto, sebbene forse esposto in maniera non impeccabile, di migliaia di pagine scritte da menti brillanti della nostra storia culturale. Ognuno di noi ha dei punti di riferimento, delle figure che considera pilastri del proprio pensiero. Ho condiviso con voi alcune dei pensieri che hanno costruito il mio cammino Spero che possano rappresentare per voi ciò che sono state per me: fonti di ispirazione nei momenti di dubbio e monito nei momenti di certezza