Afragola – La città dei reduci

Afragola – Il centrodestra candida Alessandra Iroso, figlia politica che partecipa al suo ballo delle debuttanti nel “sistema” Nespoli. Il centrosinistra punta su Gennaro Giustino, ma la vittoria facile è la trappola più pericolosa.

Ad Afragola si è sempre saputo come funziona: quando il palazzo brucia, i suoi inquilini non cercano un pompiere. Cercano qualcuno che sappia dove sono le uscite di servizio, e magari anche i gioielli di famiglia.

E così, mentre il mentore e ispiratore di tante “giocate politiche” Vincenzo Nespoli sconta le condanne passate in giudicato in stato di detenzione, epilogo di una parabola personale che poco ha a che vedere con la “Politica”, il centrodestra afragolese orfano del suo mentore, compie il gesto più rivelatore della sua storia recente: candida Alessandra Iroso, dirigente dell’ente da sempre organicamente inserita nell’orbita dell’ex sindaco ed ex senatore. Non un segnale di discontinuità. Una dichiarazione di continuità assoluta, ostentata, quasi orgogliosa. In pratica un vero e proprio “ALL IN!!!”.

La benedizione arriva direttamente da Pina Castiello, sottosegretaria leghista, che avrebbe identificato nell’Iroso “l’unica soluzione percorribile”. Una formula interessante, quella. Stoppando le aspirazioni dell’uscente Presidente del Consiglio Biagio Castaldo che si troverà costretto a votare e ingoiare la candidatura della Iroso pur di non essere tagliato fuori dai giochi. Non la migliore. Non la più competente. L’unica percorribile. Come se il sistema avesse già tracciato il sentiero e il compito della politica fosse soltanto non uscirne.

Questo è il centrodestra afragolese nel 2026: un organismo che si autoalimenta, che sostituisce i suoi elementi patogeni con elementi funzionalmente identici, che chiama ricambio ciò che è replica. Alessandra Iroso non è una candidata. È una garanzia. Una polizza stipulata dal sistema su sé stesso.

Il professor Antonio Pannone, nel frattempo è stato messo da parte dal suo stesso mentore, paga il conto di un’amministrazione che ha lasciato troppe tracce. Le indagini sui fondi PNRR avanzano. Gli altri fronti giudiziari , secondo i bene informati, si avvicinano alla loro naturale conclusione. L’immagine del professore mite, religioso, al servizio della comunità, quella patina costruita con pazienza e spesa con generosità nel circuito del sistema associativo, si sta scrostando. Resta un sottofondo grigio, poroso, opaco.

L’appeal del notabile rassicurante si è esaurito. E con esso, il valore che Pannone aveva per la coalizione: quello di un volto presentabile sopra una macchina imbarazzante. Senza quell’appeal, rimane solo la macchina. E la macchina, adesso, ha il volto di Alessandra Iroso.

Sul versante del centrosinistra, la strada è più tortuosa di quanto la matematica suggerirebbe. La vittoria è a portata di mano , forse fin troppo. Ed è proprio qui che si annida il rischio.

Gennaro Giustino è il nome su cui dovrebbe convergere il campo progressista. Una candidatura sostenuta anche da una parte degli ex consiglieri di maggioranza che hanno rotto pubblicamente con i metodi dell’amministrazione Pannone: dai concorsi orientati alla gestione clientelare degli appalti, dal PNRR utilizzato come strumento di consenso ai piccoli e grandi illeciti che costellavano l’ordinario amministrativo. Fuoriusciti che portano con sé non solo voti, ma memoria. Memoria di un sistema che conoscono dall’interno.

Una convergenza che, sulla carta, ha tutto per funzionare. Ma le ambizioni dei tanti spesso cozzano con le reali potenzialità dei singoli, le convergenze, quindi, quelle costruite sulla comune avversione a qualcosa piuttosto rischiano di inciampare sulla comune visione di qualcosa, producendo percorsi attraversati da correnti sotterranee, pronte a divergere alla prima prova di forza.

La domanda che Afragola deve porsi non è solo chi vince. È cosa succede il giorno dopo.

Perché una città che ha subito anni di “chierichettismo amministrativo”, di omertà strutturale, di appalti costruiti come reti di protezioni reciproche, non ha bisogno di un volto nuovo sopra il vecchio schema.

Ha bisogno di qualcuno disposto a smontare lo schema. Pezzo per pezzo. Senza nostalgie. E senza debiti pregressi da onorare in silenzio.

Gennaro Giustino ha forse davanti una città che gli tende la mano. La domanda è se lui, e chi lo sostiene, sia disposto a stringerla davvero: liberare definitivamente Afragola dal “sistema”.

Il resto è politica di sopravvivenza. E Afragola ha già dato.

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