Napoli – La parabola politica di Forza Italia in Campania sotto la guida di Fulvio Martusciello si è cristallizzata attorno a un’unica, immutabile formula elettorale: la ricerca sistematica del “candidato civico”. Non ultima la dichiarazione di questa mattina che conferma la tesi del candidato civico per Napoli, tirando in ballo anche il capo del partito nazionale, Antonio Tajani. Quella che il coordinatore regionale dipinge regolarmente come un’apertura alla società civile si rivela, alla prova dei fatti e del tempo, la confessione di un vuoto politico. Per un leader che ha ereditato e guidato il partito sul territorio, l’incapacità di esprimere candidati sindaci identitari rappresenta il sintomo di una gestione che in questi anni non è stata in grado di costruire alcuna classe dirigente alternativa.
Da Napoli a Salerno: La “Soluzione Unica” di Martusciello
Che si tratti della Regione Campania, delle amministrative di Napoli o delle scadenze elettorali di Salerno, l’approccio del coordinatore forzista non cambia mai. Martusciello non propone programmi strutturati dai dipartimenti del proprio partito, né lancia figure cresciute nei circoli locali; preferisce invece evocare candidati “misteriosi” o invocare il civismo come formula magica per delegare all’esterno la responsabilità del consenso.
Questo schema, ripetuto in modo quasi ossessivo in contesti territoriali profondamente diversi, dimostra come la leadership di Martusciello si sia ridotta a una funzione prettamente notarile e di posizionamento tattico, incapace di radicare il simbolo e le idee di Forza Italia nei grandi centri urbani della regione.
La Morte della Politica Territoriale
Il compito primario di un leader regionale è la “semina”: formare quadri, valorizzare i consiglieri comunali uscenti, strutturare un’opposizione o una proposta di governo riconoscibile tra una tornata elettorale e l’altra. La gestione Martusciello ha invece scelto la via dell’esternalizzazione permanente. Dichiarando che il “candidato civico è la scelta migliore”, Martusciello abdica di fatto al ruolo della politica tradizionale.
Il risultato di questa strategia è la desertificazione dei territori. Se il partito non produce più candidati, i militanti e gli amministratori locali vengono privati di una prospettiva di crescita, riducendo Forza Italia in Campania a un mero comitato elettorale chiuso, che si attiva solo a ridosso del voto per cercare un nome esterno dietro cui nascondere la mancanza di radicamento.
Un’Eredità senza Futuro
Il bilancio della leadership di Fulvio Martusciello in Campania si scontra con la dura realtà dei numeri e della prospettiva politica. Una classe dirigente non si improvvisa a ridosso delle elezioni e non si acquista sul mercato del civismo. Quando l’esperienza di coordinamento regionale di questi anni si concluderà, l’eredità che Martusciello lascerà a Forza Italia rischia di essere un deserto organizzativo: un partito senza eredi, senza sindaci identitari nei capoluoghi e totalmente dipendente da figure esterne che, una volta spente le luci della campagna elettorale, non risponderanno a nessuno se non a se stesse.