AFRAGOLA – Il boomerang delle interrogazioni consiliari: dai “protocolli pezzotto” al “contabile” del Sistema.

Afragola – Dovevano mettere in difficoltà la maggioranza. Per ora stanno facendo altro.

Le interrogazioni della minoranza sull’Azienda Consortile, tornate al centro del Consiglio comunale, stanno finendo per aprire questioni molto diverse da quelle con cui erano state presentate. Più arrivano le risposte, più lo sguardo torna indietro, verso scelte, procedure e vicende che appartengono alla precedente gestione.

Si parte con Alessandra Iroso.

L’interrogazione riguarda un presunto conflitto di interessi del consigliere comunale Raffaele Mosca, indicato come vicepresidente di una cooperativa che avrebbe rapporti con l’Azienda Consortile. Il sindaco chiarisce però subito un particolare decisivo: il Raffaele Mosca indicato negli atti non è il consigliere comunale. È un omonimo.

Il presupposto dell’interrogazione cade lì.

Iroso sposta allora il confronto su un’altra circostanza, sostenendo che il consigliere Mosca sarebbe stato personalmente presente a una riunione collegata alla vicenda. Un fatto preciso, raccontato in aula, ma non accompagnato, almeno durante il dibattito, da elementi documentali.

Ed è qui che interviene il presidente del Consiglio Antonio Caiazzo, richiamando tutti a una distinzione tanto semplice quanto necessaria: un’interrogazione serve a chiedere chiarimenti, attribuire direttamente un comportamento a una persona è un’altra cosa. L’aula consiliare non è una zona franca e le parole pronunciate davanti a un microfono non diventano automaticamente innocue.

Un principio corretto. E soprattutto un principio che dovrebbe valere sempre.

Vale quando si guarda agli altri e vale, in senso generale, anche quando alla vigilia di una prova concorsuale emergono circostanze relative a possibili incontri tra dirigenti, componenti o presidenti di commissioni concorsuali e familiari di candidati poi risultati vincitori. Magari nel parcheggio di Contrada Leutrec e, ahimè per gli eventuali partecipanti al rendez-vous, magari anche in luoghi visibili dai sistemi di videosorveglianza.

Su questo ci fermiamo. Quanto ritenuto di competenza è stato già trasmesso agli organi preposti e, per quanto ci risulta, sono in corso approfondimenti. Saranno gli accertamenti a dire se quelle circostanze abbiano o meno un rilievo.

Nel botta e risposta Iroso incappa poi in un altro passaggio poco felice quando, riferendosi al clima dello scontro in aula, afferma: “proprio ieri abbiamo parlato della violenza sulle donne”. Appunto, proprio ieri. Solo che il giorno precedente il Consiglio non aveva discusso genericamente di violenza sulle donne, ma del femminicidio di Martina Carbonaro e della realizzazione di un monumento dedicato alla giovane vittima. Una caduta di stile, un accostamento che poteva essere evitato e che si aggiunge allo scivolone del giorno precedente di Biagio Castaldo sulla questione dei docenti di sostegno.

Poi tocca a Baia, tra i primi ad essere “sorteggiato” a presentare un’interrogazione consiliare che, per costruzione, lessico e impostazione, sembra uscita dalla stessa mano della precedente.

Ma probabilmente dovremo abituarci. Nei prossimi mesi assisteremo alla presentazione, da una parte e magari anche dall’altra, di interrogazioni sempre meno figlie di un pensiero politico riconoscibile e sempre più algoritmiche. Magari un giorno, invece della firma del consigliere, troveremo direttamente il link a una chat di Anthropic.

Nel merito, l’interrogazione riguarda la figura chiamata a garantire la continuità dell’Azienda dopo le improvvise dimissioni del Direttore Generale. E qui emerge subito una confusione di fondo: viene richiamata la procedura prevista per la nomina del Direttore Generale, mentre l’Azienda stava individuando un facente funzioni, cioè una figura provvisoria destinata a garantire la continuità amministrativa.

Il punto interessante, però, è un altro. Prima ancora di interrogarsi sul sostituto, bisognerebbe forse capire cosa sia accaduto al Direttore che quel ruolo lo occupava.

Le dimissioni arrivano improvvisamente e senza una motivazione sostanziale indicata nella nota. Contestualmente a delle denuncie circa la mancanza di requisiti che il Direttore Generale proveniente da categoria C, era stato nominato Direttore. Nello stesso periodo emergono questioni richiamate anche nel dibattito consiliare con parole pesanti: dichiarazioni mendaci relative ai titoli posseduti, protocolli e documentazione che vengono ricondotti a quello che in aula è stato definito il sistema dei “protocolli pezzotti”, accompagnati da quelle che sono state ironicamente indicate come “lettere di referenza” provenienti da una dirigente.

Un’espressione, quella del “protocollo pezzotto”, utilizzata per rappresentare quello che viene descritto non come un episodio isolat, ma come un modus operandi molto ricorrente per costruire determinate procedure amministrative, anche questo al vaglio degli inquirenti.

Tutte circostanze già in passato da noi rappresentate finite negli esposti e negli approfondimenti degli organi competenti. Ma non spetta al Consiglio trasformarle in una sentenza, ma è dentro questo clima che maturano le dimissioni del Direttore, senza che lo stesso abbia mai spiegato pubblicamente perché abbia lasciato un incarico così delicato. E nessuno, soprattutto la stampa prezzolata se lo domanda.

Poi arriva Biagio Castaldo, altro agnello sacrificale, forse il più ignaro di quello che stava leggendo e vedremo perché.

L’interrogazione riguarda il servizio educativo Tagesmutter e nasce per chiedere perché il servizio sia stato “chiuso”. Ma la risposta formale dell’Azienda racconta una cosa diversa: l’affidamento è arrivato alla naturale scadenza il 31 maggio 2026 e non prevedeva rinnovo né proroga.

Il vero problema viene fuori quando la consigliera Marianna Salierno mette sul tavolo i numeri.

Per quel servizio risultano impegnati inizialmente circa 340 mila euro, ai quali si aggiungono quasi 68 mila euro con un ulteriore affidamento. Oltre 407 mila euro complessivi. Gli utenti che hanno frequentato nel tempo risultano essere sessanta; al momento della cessazione gli iscritti erano dieci.

Ed è lì che l’interrogazione cambia completamente faccia. E la domanda si ribalta.

Non si tratta più di chiedere perché un servizio sia stato interrotto. Si tratta di capire come sia stato possibile costruire un servizio di quelle dimensioni economiche, con quella platea e con quel rapporto tra costi e utenti.

Nel volto dello stesso Castaldo l’imbarazzo in volto è apparso evidente. L’impressione è stata quella di chi, leggendo l’interrogazione, abbia preso coscienza solo in quel momento di ciò che la risposta avrebbe fatto emergere.

La sua controreplica, alla fine, è stata breve: “Prendo atto, non ho altro da aggiungere”.

Ed effettivamente c’era poco altro da aggiungere.

L’interrogazione nata per contestare la mancata prosecuzione del servizio aveva finito per aprire uno squarcio sulla gestione precedente, mettendo in evidenza una sproporzione che meritava quantomeno di essere spiegata.

Ed è qui che torna il tema del controllo.

Controllare chi governa è sacrosanto. È il lavoro della minoranza ma anche della stessa maggioranza, il consiglio controlla gli atti. Ma diventa un esercizio piuttosto singolare quando il “controllo necessario” riguarda soltanto ciò che fanno gli altri, mentre quello che si è fatto prima vorrebbe essere archiviato come roba vecchia, come “carte passate”.

. Le responsabilità amministrative e politiche su ciò che è stato fatto non hanno scadenza, magari una prescrizione se sono atti illeciti ma appartengono al costrizione del dibattito democratico e devono restare verificabili.

Prima si decide, si spende, si conferiscono incarichi. Poi qualcuno controlla. A volte emerge che tutto è stato fatto correttamente, altre volte qualcosa merita attenzione, altre ancora finiscono per occuparsene gli organi inquirenti.

Aver governato a lungo non rende ciò che si è fatto immune dal controllo successivo.

E poi c’è la questione del “contabile”.

Durante la risposta in Consiglio comunale, il sindaco richiama la figura di un commercialista, un professionista che risulterebbe consulente di più aziende che intrattengono rapporti con l’Azienda Consortile.

La cosa, naturalmente, può essere una semplice coincidenza.

Ma la domanda interessante è un’altra.

Quel professionista era già consulente di quelle realtà prima che iniziassero i rapporti con l’Azienda Consortile, oppure il rapporto professionale nasce successivamente?

Perché se si tratta di un commercialista che da anni segue determinate imprese, il dato può avere una spiegazione del tutto ordinaria. Se invece la sua presenza comincia a ricorrere soltanto dopo l’avvio dei rapporti con l’Azienda, il quadro merita evidentemente qualche domanda in più.

Ed è proprio questo, da quanto emerso in aula, uno degli aspetti che lo stesso sindaco si è ripromesso di approfondire.

Noi, intanto, vorremmo semplicemente capire a chi si riferisse.

Chi è questo professionista?

Chi è il “contabile” richiamato durante il Consiglio comunale?

E qual è il dato che ha portato il sindaco a soffermarsi proprio sulla sua figura?

Per ora il nome non è stato fatto e quindi sarebbe scorretto andare oltre. Ma il riferimento esiste, è stato pronunciato in aula e lo stesso sindaco ha detto di volerci tornare sopra.

Alla fine il dato politico della giornata resta abbastanza semplice.

Le interrogazioni erano state pensate per mettere sotto esame la nuova amministrazione. Il risultato, almeno oggi, è stato quello di riportare alla luce molti aspetti della precedente gestione dell’Azienda Consortile. Evidentemente imbarazzanti.

Qualche domanda ha trovato risposta, qualche altra ha prodotto nuovi interrogativi.

E alcune vicende, a giudicare da ciò che è emerso, potrebbero non esaurirsi dentro l’aula del Consiglio comunale. Ma diventeranno oggetto di dibattito di altre aule. Dove non ci sarà maggioranza e opposizione a confrontarsi.

Citando il Sommo, alla fine, nel chiudere l’assise e rivolgendosi alla sua maggioranza e ai suoi assessori, il sindaco, sembra aver voluto riassumere il senso politico della giornata:

«Vien dietro a me, e lascia dir le genti.»

Quasi a ricordare: lasciamoli parlare e andiamo avanti.

Lascia un commento