Afragola – Ci occupiamo di concorsopoli da tempo.
Ci occupiamo del sistema da tempo.
Abbiamo denunciato la relazione strettissima tra concorsi pubblici e un sistema che si alimenta da solo, che distribuisce, che pretende, che restituisce.
Oggi quel sistema sta giocando il tutto per tutto.
E lo fa attraverso i suoi ingranaggi.
Vengono candidati i genitori dei neoassunti del Comune.
Vengono candidati fratelli, parenti strettissimi di chi è stato assunto nelle aziende che lavorano per l’ente, in rapporti diretti e continui.
Vengono candidati i figli di psicologi dipendenti, legati a servizi e strutture riconducibili all’azienda speciale, insieme a soggetti provenienti da cooperative ad essa collegate, spesso neoaffidatarie di beni pubblici realizzati con fondi PNRR, assegnati con procedure accelerate, tra affidamenti ravvicinati, varianti intervenute in corso d’opera e, in alcuni casi, perfino successive alla realizzazione dei lavori, con opere eseguite in tempi tali da lasciare dubbi perfino sulle modalità costruttive più elementari.
Vengono candidati i revisori dei conti che hanno la funzione di controllare i bilanci.
E poi vengono gli altri.
Tanti. Viti, dadi e rondelle…
Scendono in campo dipendenti.
Scendono in campo lavoratori di cooperative, spesso in ruoli di contatto diretto con il pubblico.
E non finisce qui.
In alcuni casi si candidano gli stessi neoassunti.
Non per scelta.
Ma perché devono.
La firma del contratto corre accanto alla firma della candidatura,
rischiando senza neanche saperlo provvedimenti disciplinari per non averlo comunicato, per non aver dichiarato la propria posizione, per non aver dichiarato condizioni di ineleggibilità.
Questo la dice lunga.
La dice lunga su come, all’interno di alcuni enti del Comune, chi dovrebbe controllare si guarderà bene dal farlo.
Così come è già successo per i concorsi legati al PNRR. Il controllore garantiva il controllato funzionale al sistema.
Non è un esercizio di democrazia.
Perché molti di questi nomi non hanno mai avuto un ruolo pubblico, non hanno mai fatto attività politica o sociale.
Sono stati catapultati dentro una tornata elettorale per una sola ragione:
gli impegni presi.
E allora non basta più sostenere.
Bisogna dimostrare.
Dimostrare quanti voti si portano.
Dimostrare la propria utilità.
Dimostrare la propria fedeltà.
Perché il messaggio è semplice:
se siete qui, è grazie al sistema.
E adesso il sistema va difeso.
Così compaiono nomi nuovi.
Volti sconosciuti.
A volte cambiano anche i soprannomi.
È un sistema che si allarga, che si protegge, che chiede tutto.
Il tutto per tutto.
E noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto:
mettere in fila i fatti, fare nomi e cognomi, e chiamare le cose con il loro nome.
Traffico di influenze.
Corruzione.
Voto di scambio.
Perché questo è:
un sistema organizzato, associativo, finalizzato al mantenimento di equilibri, al pagamento di crediti e debiti.
E per tenere in piedi tutto questo servono competenze.
Servono capacità tecniche.
Ed è per questo che hanno messo in prima linea quelli che loro chiamano tecnici.
Ma sono solo ingranaggi.