Afragola – Si dimette il direttore dell’Azienda speciale Umberto Setola

Afragola – La storia è iniziata qui.

Le dimissioni di Umberto Setola dalla direzione dell’azienda consortile ACCC19, con decorrenza dal primo luglio, erano tutt’altro che inattese. Da settimane, infatti, negli ambienti politici e amministrativi cittadini si rincorrevano voci sempre più insistenti circa un passo indietro ormai considerato imminente.

Ed è proprio questo il punto politico della vicenda.

Perché, mentre durante la campagna elettorale venivano contestati articoli, ricostruzioni di un sistema e persino l’eccellente lavoro del giornalista Marco Di Caterino del Il Mattino, al quale veniva chiesto in maniera imbarazzante la rettifica di un articolo, i bene informati raccontavano contemporaneamente di forti pressioni affinché quelle dimissioni non arrivassero prima del voto.

Il motivo sarebbe stato legato soprattutto al quadro politico e amministrativo che fino a quel momento avrebbe garantito il sistema nella gestione dell’azienda consortile e dell’ente. Dimissioni pre voto avrebbero influito negativamente su una parte politica, anche se questa valutazione è essa stessa inquietante. Perché sentirsi danneggiati di fronte alle dimissioni, tra l’altro senza motivazione, di un azienda consortile?

Con il risultato elettorale, infatti, quel sistema politico-amministrativo sarebbe quindi venuto meno, determinando inevitabilmente anche la fine di quelle che molti consideravano vere e proprie “coperture” politiche e tecnico amministrative rispetto alle procedure adottate negli ultimi anni.

Procedure che, a questo punto, non sarebbero state più sottoposte soltanto all’attenzione della magistratura, ma anche alle verifiche e alle valutazioni della nuova classe politico-amministrativa destinata a subentrare proprio in virtù dell’esito delle elezioni.

Ed è in questo contesto che le dimissioni assumono un significato diverso: non la semplice conclusione della campagna elettorale o l’abbassamento dei toni dello scontro politico, ma piuttosto la presa d’atto di un mutato scenario istituzionale e della necessità, per chi aveva gestito fino ad oggi determinati equilibri, di tutelare i propri interessi in una fase completamente nuova.

Anche perché, già nei mesi scorsi, aveva fatto discutere la scelta di Setola di apparire vicino alle indicazioni di una precisa area politica, circostanza che in molti avevano ritenuto quantomeno inopportuna per il ruolo ricoperto. A gamba tesa era infatti scesa nella questione giudiziaria la candidata Iroso, intervistata dall’amministratrice della società che aveva avuto in gestione la comunicazione dell’azienda speciale.

Ora però il tema non può più essere aggirato. Capire le dinamiche concorsuali delle nuove assunzioni e verificare, oltre al possedimento dei titoli, chi abbia realmente avuto accesso ai percorsi privilegiati all’interno dell’ente, significa ricostruire gli ingranaggi del sistema e smontarlo vite per vite, bullone per bullone e chiodo per chiodo. Un lavoro che richiederà trasparenza, coraggio amministrativo e soprattutto la volontà politica di andare fino in fondo senza fermarsi alle apparenze o alle versioni di comodo.

La nuova amministrazione dovrà non solo prendere atto delle dimissioni ma anche di quelle che per qualche candidato inevitabilmente non potranno più essere archiviate come semplici insinuazioni senza fondamento. Le dimissioni, infatti, non solleveranno né la magistratura dall’accertare eventuali profili di rilevanza penale, né l’ente stesso dall’avviare una rigorosa procedura interna di verifica sulla legittimità degli atti prodotti e delle dichiarazioni rese sia nella fase di selezione e costruzione dei curricula, sia nelle successive valutazioni tecniche e amministrative svolte nell’ambito delle procedure concorsuali.

Sarà necessario verificare eventuali profili di nullità o illegittimità degli atti derivanti dalle procedure adottate, comprese quelle relative ai rapporti contrattuali e agli affidamenti assunti in nome e per conto dell’ente, anche al fine di prevenire possibili contenziosi o richieste risarcitorie da parte di aziende e soggetti che hanno intrattenuto rapporti con l’ACCC19. Un’attenzione particolare dovrà inevitabilmente riguardare gli affidamenti diretti, anche di importo contenuto, soprattutto quelli legati ai servizi di comunicazione, promozione e gestione delle attività connesse ai fondi assicurativi e agli incarichi fiduciari assegnati negli ultimi anni.

Per non parlare anche delle sedicenti agenzie di comunicazione, verificarne requisiti, finalità e scopi contrattuali, che hanno dimostrato in modo inequivocabile di essere pronte ad immolarsi per “onorare clausure contrattuali”. A questo punto la domanda dovrebbe essere: chi oggi si assumerà la responsabilità politica e amministrativa di fare piena chiarezza su quanto accaduto negli ultimi anni all’interno dell’azienda consortile e sui rapporti che ne hanno accompagnato la gestione?

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