Afragola – Giudice di Pace, votato all’unanimità l’ODG. Salierno: l’unità di oggi non cancella le responsabilità del passato.

Afragola torna a chiedere la riapertura dell’Ufficio del Giudice di Pace. Maggioranza e opposizione condividono l’impegno, ma gli atti della precedente consiliatura raccontano una storia di sollecitazioni, interrogazioni e occasioni mancate.

A margine del Consiglio comunale abbiamo incontrato l’assessore alle Politiche sociali, avvocato Marianna Salierno, tra le protagoniste della battaglia per il mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace di Afragola. All’epoca consigliera di opposizione nelle fila del Movimento 5 Stelle, Salierno si era impegnata personalmente sulla questione, promuovendo una mozione consiliare e successive interrogazioni per sollecitare l’amministrazione Pannone a intervenire.

Una vicenda che PoliticalLIFE ha ricostruito attraverso gli atti ufficiali e i verbali delle sedute consiliari, dai quali emerge una storia che merita di essere ricordata.

Il Consiglio comunale ha oggi condiviso all’unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco Gennaro Giustino e la sua amministrazione ad avviare ogni iniziativa necessaria per ottenere la riapertura dell’ufficio, coinvolgendo il Ministero della Giustizia, gli organi giudiziari competenti e i Comuni di Caivano e Cardito.

Un documento nato dalla volontà di maggioranza e opposizione di individuare un percorso comune nell’interesse della città. Ma questa condivisione non può cancellare quanto accaduto negli anni precedenti.

Bisogna tornare al 28 dicembre 2022, quando una mozione promossa da Marianna Salierno, allora consigliera del Movimento 5 Stelle, venne approvata con 23 voti favorevoli. Già allora si denunciavano le difficoltà economiche dell’ufficio, la carenza di personale e il rischio concreto della sua chiusura.

Durante quella seduta emerse un particolare significativo. Fu proprio una consigliera della maggioranza Pannone, Giuseppina Tignola, a chiedere spiegazioni sul mancato trasferimento di un dipendente comunale che, rispondendo a un interpello, aveva manifestato la disponibilità a prestare servizio presso l’Ufficio del Giudice di Pace. Un interrogativo sollevato anche dal consigliere Antonio Iazzetta.

La disponibilità del dipendente esisteva, la procedura era stata avviata, ma il trasferimento non venne portato a compimento.

Salierno tornò successivamente sulla questione con un’interrogazione scritta, chiedendo conto delle iniziative assunte per reperire personale e dell’eventuale accesso ai finanziamenti regionali destinati alla giustizia di prossimità.

Il problema, dunque, era conosciuto. Le soluzioni erano state prospettate. Ma gli impegni politici non trovarono un seguito amministrativo sufficiente a salvaguardare il servizio.

Eppure, l’amministrazione Pannone poteva contare anche su una condizione istituzionale particolarmente favorevole, avendo nella propria compagine un vicesindaco che ricopriva contemporaneamente l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una posizione che avrebbe potuto agevolare le necessarie interlocuzioni istituzionali.

Anche il sindaco Giustino, nel corso del dibattito odierno, ha richiamato la vicenda del dipendente disponibile al trasferimento, sottolineando come quel procedimento non fosse stato completato.

È qui che la ricostruzione storica assume il suo significato politico. L’amministrazione precedente aveva avuto tempo, conosceva le criticità e disponeva di possibili strumenti per affrontarle. Nonostante ciò, Afragola ha finito per perdere un servizio giudiziario che rappresentava un riferimento anche per i cittadini di Caivano e Cardito.

Oggi l’impegno comune per la riapertura costituisce un passaggio importante, ma dovrà tradursi in atti concreti, nella disponibilità di personale, di risorse economiche e di una sede adeguata.

Il sostegno della minoranza è certamente apprezzabile, così come la scelta di superare le contrapposizioni politiche su una questione che riguarda l’intera comunità.

Ma l’unanimità di oggi non può trasformarsi in un’assoluzione delle responsabilità di ieri.

La storia amministrativa resta negli atti, nelle interrogazioni e nei verbali consiliari. E racconta che la perdita del Giudice di Pace non è arrivata senza preavviso.

Adesso spetta all’amministrazione Giustino tentare di restituire alla città ciò che è stato perduto. “Una missione impossibile” come ha ripetuto in aula il sindaco.

Perché firmare insieme un ordine del giorno è un gesto politico. Riaprire il Giudice di Pace sarebbe il risultato che Afragola attende.

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