Afragola – Dopo Futuro Nazionale con il coordinatore Mauro Di Palo, anche Forza Italia sembra prendere le distanze da Alessandra Iroso, con la quale pare sia rimasta fedele soltanto la claque social di improvvisati “professionisti della comunicazione”, sempre pronti a distribuire giudizi, suggerire strategie e alimentare polemiche che ormai interessano ben poco persino agli stessi protagonisti della coalizione.
A segnare un ulteriore passaggio nella crisi del centrodestra è la posizione di Giacinto Baia. Il consigliere comunale di Forza Italia rivendica la propria autonomia politica e un ruolo indipendente all’interno dell’opposizione, sottraendosi a quella pretesa di disciplina che qualcuno continua a immaginare come naturale conseguenza della candidatura a sindaco di Alessandra Iroso.
La prima voce critica era stata quella di Biagio Castaldo, che aveva già manifestato insofferenza verso gli equilibri della coalizione, mettendo in discussione l’idea di una leadership destinata a sopravvivere alla sconfitta elettorale. Una posizione alla quale si sono aggiunte le iniziative autonome di Futuro Nazionale e, oggi, i segnali provenienti da Forza Italia.
Già all’indomani delle elezioni Baia aveva richiamato la necessità di riconoscere il peso politico delle singole forze, rivendicando il ruolo di Forza Italia e la leadership di Pina Castiello. Una posizione che assume un significato particolare proprio per la sua dichiarata estraneità al sistema politico che per anni ha condizionato gli equilibri amministrativi cittadini. A differenza di chi oggi cerca di prendere le distanze da un passato condiviso, Baia rivendica di non averne fatto parte e, dunque, di non avere alcuna continuità politica da difendere o giustificare.
La sconfitta elettorale di Alessandra Iroso non ha soltanto consegnato il governo della città a Gennaro Giustino. Ha chiuso una stagione politica, esaurendo il mandato attorno al quale si era costruita una coalizione che oggi appare sempre meno disposta a riconoscere una guida comune.
Pensare che quella candidatura possa trasformarsi automaticamente in una leadership permanente dell’opposizione significa non aver compreso il risultato delle urne. I partiti hanno una propria storia, una propria rappresentanza e rispondono ai propri elettori, non alle ambizioni di chi continua a considerare la coalizione una proprietà personale.
A rendere ancora più singolare questo quadro è stata l’assenza di Alessandra Iroso nell’ultima seduta del Consiglio comunale, quella del 29 ottobre, durante la quale si è discusso del bilancio consolidato 2025. Un’assenza che, nella lettura politica dei fatti, assume i contorni di una scelta tattica: evitare una discussione particolarmente imbarazzante per una parte dell’opposizione, chiamata a esprimersi su un documento riguardante proprio l’attività amministrativa della precedente giunta Pannone.
Mentre alcuni suoi ex alleati si affannavano a contestare i risultati di una gestione della quale erano stati protagonisti o sostenitori, Iroso non era in aula. Una circostanza certamente legittima, ma politicamente significativa per chi continua ad aspirare alla guida dell’intera minoranza.
Il paradosso è che, mentre la presunta leader della coalizione mancava proprio in occasione di un confronto delicato, altri consiglieri rivendicavano la libertà di assumere posizioni autonome, senza sentirsi obbligati a condividere ogni iniziativa e ogni contraddizione degli ex alleati.
Perché, mentre il Consiglio comunale è chiamato a confrontarsi con atti amministrativi, bilanci, servizi e problemi della città, c’è ancora chi immagina di dirigere l’opposizione attraverso i pizzini, videochiamate e qualche post commissionato per alimentare il piccolo circuito dei fedelissimi.
Un metodo che forse poteva funzionare durante una campagna elettorale, quando bastava individuare un avversario e mobilitare qualche supporter. Ma fare opposizione è una cosa diversa. Richiede preparazione, conoscenza degli atti, ma soprattutto capacità di proposta e rapporti politici costruiti sul rispetto reciproco.
L’improvvisazione e i pizzini oggi non servono né alla città né alla costruzione di un progetto politico comune. E non basta nemmeno tenere in vita una piccola corte digitale, nella quale ogni critica diventa un tradimento e ogni posizione autonoma viene vissuta come un affronto personale. I consensi non si misurano con i commenti degli amici e la politica non si dirige dalle chat.
Il centrodestra, se vuole ricostruire una prospettiva credibile, dovrà prendere atto che la stagione della candidatura Iroso è terminata. Non significa negare il ruolo che la consigliera può legittimamente svolgere in Consiglio comunale, ma riconoscere che nessuna candidatura sconfitta attribuisce, da sola, il diritto di rappresentare tutte le forze che l’avevano sostenuta. Alcune delle quali già critiche verso questa scelta ritenuta inopportuna.
La questione, tuttavia, sembra andare oltre la ricerca di nuovi equilibri. Quello che si intravede è il progressivo superamento di una stagione segnata dall’influenza del sistema politico nespoliano, rispetto al quale una parte del centrodestra sembra oggi voler segnare una discontinuità.
Resta da capire quanto ci sia di autentica volontà di cambiamento e quanto, invece, di semplice convenienza. Perché rinnegare un sistema dopo averne condiviso per anni scelte, alleanze e responsabilità è certamente più facile che spiegare ai cittadini le ragioni di quella lunga convivenza.
La fotografia che emerge è quella di un centrodestra che sta progressivamente chiudendo la porta in faccia a chi, nella lettura critica degli ultimi anni di amministrazione, ha rappresentato l’imbarazzante collegamento con il sistema politico (si fa per dire) nespoliano. Un sistema dal quale oggi quasi tutti, eccetto i fedelissimi, sembrano voler prendere le distanze. Almeno pubblicamente.