Afragola – Ieri non abbiamo assistito a una semplice passeggiata elettorale.
Abbiamo assistito a qualcosa di molto più inquietante: alla rappresentazione plastica della distanza tra la narrazione della politica e la realtà dei territori.
La candidata sindaco, ex dirigente comunale oggi in aspettativa per la campagna elettorale, ha attraversato il quartiere Salicelle. E sia chiaro: noi continuiamo a voler credere che quanto accaduto sia frutto di superficialità, ingenuità o della totale incapacità dei collaboratori che la circondano di leggere il territorio che stavano attraversando. Facciamo fatica, infatti, a immaginare che vi sia stata consapevolezza.
Ma proprio questa eventuale inconsapevolezza rende tutto ancora più grave.
Perché le Salicelle non sono un quartiere qualunque.
Le Salicelle sono oggi uno dei luoghi simbolo delle contraddizioni di Afragola. Un quartiere che negli anni è finito al centro delle cronache per la trasformazione del proprio tessuto sociale e criminale. Un luogo dove, nonostante la presenza fisica dello Stato, commissariato, caserma dei Carabinieri, Polizia Municipale. Nonostante l’impegno e la dedizione delle forze dell’ordine, il fenomeno del microspaccio ha assunto dimensioni ormai strutturali. È la rete è diventata sistema.
A raccontarlo non sono fantasie giornalistiche, ma denunce pubbliche, testimonianze, allarmi sociali. Lo stesso parroco del quartiere, don Ciro Nazzaro, ha più volte descritto la diffusione delle piazze di spaccio all’interno delle Salicelle. Un sistema diffuso, ramificato, penetrante.
E allora quando si entra in un territorio così delicato, quando si attraversano quelle strade, quando si entra nei blocchi popolari, bisogna sapere dove si sta andando. Bisogna sapere chi ti accompagna. Bisogna sapere chi ti viene presentato. Bisogna sapere con chi si stringono le mani.
Perché la politica, quando mette piede in certi contesti, non può permettersi il lusso dell’ingenuità.
Ed è qui che la passeggiata di ieri si trasforma da operazione di propaganda in qualcosa di profondamente imbarazzante.
Perché dalle fotografie pubblicate sui social della stessa candidata emergono presenze che, secondo quanto ci viene riferito da più fonti del territorio, sarebbero soggetti ben conosciuti alle forze dell’ordine. Persone attenzionate negli anni dagli apparati investigativi. Circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi enormi sulla qualità politica e morale dell’entourage che ha organizzato quella visita.
Ma c’è un altro dettaglio che rende tutta la vicenda ancora più surreale.
Durante la passeggiata, la candidata entra anche in quello che appare a tutti gli effetti come un comitato elettorale all’interno del quartiere Salicelle.
E qui nasce una domanda enorme.
Perché i locali presenti nei blocchi popolari delle Salicelle sono immobili riconducibili al patrimonio comunale. E l’utilizzo di uno spazio pubblico come sede politica o comitato elettorale richiederebbe autorizzazioni precise, concessioni, atti amministrativi.
E allora la domanda diventa inevitabile: quel locale era autorizzato?
Esiste una concessione?
Esiste un titolo che consenta l’utilizzo politico-elettorale di quello spazio?
Oppure ci troviamo davanti all’ennesima occupazione abusiva tollerata nel silenzio generale?
Perché se così fosse, il problema diventerebbe devastante sul piano politico e simbolico.
Una candidata sindaco che entra serenamente in un locale occupato abusivamente senza neppure rendersi conto della natura del luogo in cui è stata accompagnata.
Ed è proprio questo il punto più inquietante dell’intera vicenda.
Non soltanto l’eventuale presenza di personaggi discussi attorno alla candidata.
Ma l’incapacità di leggere il territorio che si pretende di governare.
Perché chi accompagna un candidato dentro un quartiere come le Salicelle ha il dovere politico e morale di sapere chi sono le persone che lo circondano, chi controlla certi spazi, chi apre certe porte e soprattutto perché quelle porte si aprono.
Circostanza ancora più imbarazzante considerando che, dopo poche ore, alcune fotografie pubblicate sui social sarebbero state rimosse.
E allora le domande restano tutte lì.
Ingenuità?
Superficialità?
Oppure qualcosa di molto più grave?
Noi una risposta la chiediamo.
La chiediamo al commissario prefettizio, affinché venga verificata immediatamente la regolarità di eventuali occupazioni presenti nei blocchi delle Salicelle. Al dirigente al patrimonio e al dirigente del PNRR, perché quei locali sono parte dei lavori PINQUA.
La chiediamo agli uffici comunali.
E la chiediamo soprattutto alla candidata sindaco, che nelle prossime ore dovrebbe spiegare pubblicamente chi l’ha accompagnata, chi le ha aperto quelle porte e soprattutto se davvero nessuno le aveva detto dove stava entrando. E anche, perché ha levato le foto dai social.