Ambito 19, anomalo affidamento di 33.000 euro per “comunicazione istituzionale”.

Afragola – Quando la comunicazione istituzionale si trasforma in propaganda politica e strumento di diffamazione contro i cittadini che denunciano irregolarità amministrative.

L’Azienda Consortile A.C.C.C. Ambito N19 ha affidato, mediante trattativa diretta sul MEPA, un servizio di “comunicazione istituzionale” del valore di circa 33 mila euro oltre IVA.

Un affidamento che, leggendo il capitolato, appare andare ben oltre i limiti della semplice informazione pubblica prevista dalla Legge 150/2000. Gestione social, campagne mediatiche, format televisivi, spot promozionali, produzione video, rassegne stampa, attività editoriali e comunicazione integrata: un sistema complesso che sembra avvicinarsi più ad una struttura permanente di costruzione della narrazione pubblica e del consenso che ad una ordinaria attività istituzionale.

Ed è qui che nasce una questione gravissima.

Negli ultimi mesi, infatti, alcuni cittadini che avevano denunciato situazioni anomale, irregolarità e vicende successivamente finite anche all’attenzione investigativa e amministrativa, sono stati oggetto di attività diffamatorie, campagne di disinformazione, intimidazioni mediatiche e persino minacce da parte di soggetti operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione territoriale direttamente o indirettamente collegabili all’operatore economico.

Condotte talmente gravi da aver reso necessario il deposito di querele ed esposti presso la Procura della Repubblica e il locale Comando dei Carabinieri che sta svolgendo le indagini relative proprio elle anomalie riscontrate nell’ affidamento di incarichi da parte dell’ente, in riscontro agli esposti presentati.

Eppure, nonostante ciò, le attività diffamatorie e delegittimanti sarebbero proseguite nel tempo contro chi aveva semplicemente esercitato il diritto-dovere di denunciare fatti ritenuti illegittimi o meritevoli di approfondimento relativi a concorsi svolti e in corso di svolgimento dall’azienda consortile. Azioni che, secondo quanto documentato, si sarebbero intensificate durante la campagna elettorale con modalità tutt’altro che conformi alle norme previste per gli organi di informazione o sedicenti tali durante le campagne elettorali.

Per tali ragioni si chiederà formalmente all’Azienda Consortile di verificare ogni eventuale conflitto di interessi diretto o indiretto tra i soggetti coinvolti nell’affidamento e ambienti, gruppi o soggetti che svolgano attività informativa, mediatica o di propaganda territoriale.

Ma soprattutto si chiederà alla magistratura di verificare se soggetti direttamente o indirettamente collegati alla società affidataria, o comunque legati ad essa da rapporti professionali, economici, personali o operativi, abbiano svolto attività diffamatorie e intimidatorie nei confronti di cittadini che avevano denunciato attività illecite o presunte tali riconducibili a posizioni verticistiche dell’Azienda Consortile.

Si chiederà altresì di verificare se tali attività siano state autonome iniziative borderline di singoli soggetti oppure se vi siano stati mandanti, indirizzi, interessi o finalità precise volte a colpire, intimidire o delegittimare chiunque avesse denunciato fatti, anomalie o comportamenti ritenuti contrari alla legge, alla trasparenza amministrativa o all’interesse pubblico.

Perché la comunicazione istituzionale deve servire a informare i cittadini.
Non a costruire consenso.
Non a proteggere sistemi di potere.
Non a trasformarsi in uno strumento mediatico contro chi denuncia.

E se anche solo una parte di questi dubbi dovesse trovare conferma, ci troveremmo davanti non ad una semplice anomalia amministrativa, ma ad una gravissima distorsione del rapporto tra istituzioni, denaro pubblico, informazione e democrazia.

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