C’è un copione che si ripete puntualmente nella politica campana, e in questi giorni sta andando in scena ancora una volta. Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia Campania, e il suo riferimento politico, l’onorevole Fulvio Martusciello, stanno girando alcuni comuni della provincia di Napoli in piena campagna elettorale. Tour di presenza, strette di mano, foto sui social. Il messaggio implicito è sempre lo stesso: siamo qui, siamo forti, il partito può contare su di noi.
Peccato che i numeri raccontino un’altra storia. E peccato che i territori visitati raccontino spesso tutt’altra accoglienza.
Ne sa qualcosa Marcianise, dove Martusciello è intervenuto la settimana scorsa a sostegno del candidato sindaco Velardi. Un intervento che ha lasciato il segno, ma non nel senso sperato. Dal palco, il deputato di Forza Italia ha definito alcuni cittadini marcianisani «sfaccendati, comandati, distaccati, gente che vive con una consulenza magari della Regione». Parole che hanno provocato una reazione immediata e indignata tra la cittadinanza. Una polemica che difficilmente avrà giovato alla campagna elettorale di Velardi, che si è ritrovato a dover gestire le scivolate del proprio ospite.
Non è un caso isolato. È un metodo.
Nelle scorse elezioni regionali Librandi e Martusciello hanno già avuto modo di misurare il proprio peso elettorale sul territorio campano. Il risultato è stato sotto le aspettative, eufemismo, e non ha lasciato tracce di cui andare particolarmente fieri. Nel frattempo Forza Italia continua a perdere terreno nei sondaggi nazionali, con un trend che non accenna a invertirsi. In questo contesto, un tour fotografico tra comuni al voto non è una dimostrazione di forza: è una dichiarazione di fragilità mascherata da iniziativa.
Il problema non è solo politico, è pratico. I comuni che Librandi e Martusciello stanno visitando in queste ore hanno alle spalle mesi di lavoro costruito da chi opera davvero sul territorio: candidati, attivisti, amministratori locali che hanno investito tempo, relazioni e credibilità. Lavoro paziente, fatto di presenza reale, non di comparsate a ridosso del voto. L’arrivo di una coppia di dirigenti regionali reduci da un flop elettorale, rischia concretamente di pesare su candidature che hanno costruito il loro consenso in modo ben diverso.
Vale la pena ricordare, per chi avesse memoria corta, che Librandi non è sempre stato quello che è oggi. Prima di diventare dirigente di Forza Italia ha dedicato anni a demolirla pubblicamente, con dichiarazioni al vetriolo contro Berlusconi e Forza Italia. Oggi ne è vicesegretario regionale, mosso dalla regia di Martusciello, che lo porta in giro come una bandiera da piantare nei territori.
Ma una bandiera piantata nel posto sbagliato, da mani sbagliate, non porta voti. Porta polemiche.
La speranza è che il lavoro costruito in questi mesi nei comuni visitati regga all’impatto. Che chi ha seminato con pazienza non si ritrovi a pagare il conto di chi arriva all’ultimo momento a farsi fotografare e a “insultare” la gente dal palco.