Afragola – L’hanno chiamata “estensione sperimentale del servizio di refezione scolastica”. Sperimentale.
Una parola che dovrebbe evocare innovazione, miglioramento, attenzione ai cittadini.
Ma ad Afragola, quando si parla di mensa scolastica, la parola “sperimentazione” rischia quasi di diventare inquietante.
Perché questa amministrazione, con la mensa scolastica, ha già sperimentato abbastanza.
Con questa amministrazione, alla Marconi, gli scarafaggi sono arrivati nei piatti dei bambini.
Con questa amministrazione è arrivato il pollo crudo servito nelle mense scolastiche.
Con questa amministrazione le famiglie hanno dovuto convivere con immagini e segnalazioni che nessun genitore dovrebbe mai vedere associate al momento più delicato della giornata scolastica: il pranzo dei propri figli.
E oggi, dopo tutto questo, ci parlano ancora di “sperimentazione”.
Ma stavolta la sperimentazione non riguarda soltanto la qualità del servizio.
Riguarda il meccanismo amministrativo.
Perché si decide di estendere il servizio mensa fino al 30 giugno per le scuole dell’infanzia, nonostante il mese di giugno sia storicamente il periodo in cui le scuole si svuotano progressivamente e migliaia di famiglie si organizzano diversamente tra nonni, ferie e campi estivi.
E allora la domanda non è più educativa.
È politica.
È amministrativa.
È economica.
Cui prodest?
A chi giova realmente questa proroga “sperimentale”? Alle famiglie?
Oppure a chi continua a vivere di proroghe, affidamenti, continuità amministrative e flussi economici garantiti?
Perché ogni euro speso inutilmente non è un dettaglio tecnico.
È denaro pubblico.
Chi paga il cibo sprecato?
Chi paga i pasti non consumati?
Chi paga la differenza economica di un servizio prolungato quando la domanda reale cala drasticamente?
Sempre i cittadini.
E allora qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare questa scelta alla città. Il dirigente? Il responsabile del procedimento?
Perché qui non siamo davanti ad una svista burocratica.
Qui siamo davanti ad atti firmati da persone che hanno esperienza, competenze e piena consapevolezza amministrativa.
E allora davvero vogliamo credere che nessuno si renda conto di quanto tutto questo appaia politicamente ed amministrativamente surreale?
Davvero pensano che la città abbia i prosciutti sugli occhi?
Perché quando una decisione perde ogni logica pratica ma conserva una perfetta convenienza temporale, il sospetto che esista un sistema non è più soltanto una provocazione giornalistica.
Diventa una domanda pubblica.