Afragola – Alcuni consiglieri della minoranza si sono presentati al centro sportivo “Luigi Moccia”, accompagnati dalle immagini riprese con i cellulari, per denunciare la cattiva gestione del campo e individuare responsabilità: perché una ditta incaricata dal Comune stava eseguendo quei lavori? Chi li aveva disposti? Con quale procedura?
I lavori, a quanto pare, erano stati pensati per rendere agibili le tribune e impedire che il pubblico vi accedesse passando in prossimità degli spogliatoi delle squadre. Bene. Come è già accaduto nella gestione della manutenzione dei beni comunali, una delle défaillances dell’ufficio Lavori pubblici ha portato al sequestro del cantiere da parte dei Carabinieri. I Carabinieri, guidati dal Comandante Carmine Antinori hanno apposto i sigilli e proceduto con i rilievi del caso. Hanno fatto bene a sequestrarlo. Era necessario fermarsi, acquisire gli atti e verificare chi dovesse fare che cosa e chi, eventualmente, non lo avesse fatto. E magari verificare se questo è un modus operandi dell’ufficio lavori pubblici. Un dossier prossimo alla verifica da parte della nuova amministrazione.
La storia poteva finire qui: un episodio grave, un sequestro giusto e gli accertamenti sulle responsabilità di chi aveva seguito i lavori. Invece l’opposizione ha preso la palla al balzo ed è corsa al “Moccia” a fare ammuina.
A nostro giudizio questa opposizione ha fatto bene. La catastrofe della gestione degli ultimi anni del “Luigi Moccia” deve andare sotto i riflettori, e non soltanto sotto quelli della stampa. I fondi per il campo di rugby, i lavori del PNRR e, soprattutto, il modo in cui è stato gestito l’impianto meritano di essere ripercorsi fino in fondo. Il guaio, per chi ha organizzato il blitz, è che alcuni dei protagonisti di quella stagione erano proprio lì, dalla parte di chi oggi chiedeva spiegazioni.
Facciamo allora un’escursione indietro nel tempo. Di pochi anni, non serve andare lontano. Secondo le informazioni raccolte dal sindaco Gennaro Giustino e dal vicesindaco Gennaro Crispino, poi raccontate al direttore di Nano TV, Maurizio Cerbone, appare un quadro sconcertante. Giustino ripercorre le tappe della gestione del campo e richiama un parere legale posto a sostegno di una procedura di affidamento quantomeno bizzarra: l’impianto veniva dato in gestione a due società sportive, mentre le spese rimanevano a carico dell’ente. Oltre 70.000 € all’anno. E pare che una delle società incassasse anche somme per concedere il campo in uso a terzi.
Quella circostanza imbarazzante era stata segnalata già allora, appena pochi anni fa, dal segretario del PD Pasquale Rosario Iazzetta a cui va il merito di averlo denunciato in tempi non sospetti. Non era un segreto custodito in qualche archivio: se ne parlava pubblicamente tre anni fa. E così il blitz si è trasformato in un flop. Stavolta, facendosi il segno della croce, si sono addirittura cecati un occhio. Alla luce di quanto emerso, pare che questa volta si vuole andare fino in fondo. Infatti, secondo i beni informati, si stia predisponendo una segnalazione alla Corte dei conti, perché valuti l’operato dell’ex sindaco, dei componenti della Giunta e dei dirigenti coinvolti nella procedura di affidamento, nonché l’eventuale danno erariale legato all’enorme costo delle utenze rimasto a carico del Comune. Quanto alle somme che sarebbero state incassate per l’utilizzo del campo da parte di terzi, Iazzetta vuole vederci ancora più chiaro: chiede di verificare su quali atti si fondasse questa possibilità e di presentare un esposto alla Procura qualora emergano profili di rilevanza penale.
Abbiamo omesso i nomi degli altri interessati — dirigenti, presidenti e titolari della concessione — per non aggravare l’esposizione mediatica negativa alla quale la loro stessa, imbarazzante e approssimativa comunicazione li ha già consegnati. Ci hanno pensato da soli, e con una certa efficacia.
Resta il punto da cui siamo partiti: i Carabinieri hanno fatto bene a sequestrare il cantiere e bisogna accertare le responsabilità per quei lavori. Ma se la minoranza vuole aprire il capitolo “Luigi Moccia”, abbia almeno il coraggio di leggerlo dalla prima pagina. Soprattutto perché alcuni di loro quella pagina la conoscono molto bene. E nonostante qualcuno non lo voglia fare, quadrare indietro serve. Ricordiamo anche che in quella struttura avvenne l’efferato omicidio della piccola Martina e la difesa della famiglia di Martina, attraverso il loro consulente tecnico, trovò enormi difficoltà nel reperire dall’ente le informazioni necessarie. Un inutile muro di gomma per non fornire informazione sulle ditte impegnate nei lavori.