Afragola – Pnrr il malato murato vivo dall’indifferenza del sistema non ce l’ha fatta.

Afragola – Il malato oncologico, murato vivo senza finestre, non ce l’ha fatta a sopravvivere alla negazione di un diritto elementare.

I rituali “stiamo accertando”, ripetuti come formule salvifiche, hanno trovato conforto solo nella finta penitenza del chierichettismo amministrativo, una recita grottesca che ha prodotto esclusivamente autoassoluzione. Non sono valsi a nulla.

È ormai chiaro che il PNRR, per costoro, non è mai stato uno strumento di riscatto o di rigenerazione, ma soltanto concorsopoli. Un’occasione per consolidare potere, distribuire favori, blindare carriere già decise altrove i giorni prima dei concorsi tra padri e presidenti di commissione, aspiranti a loro volta alla loro carriera di dirigente. In rendez-vous tenutesi alle 18.15 del giorno prima del gran giorno nei corridoi, lontani da probabili cimici secondo loro…

Questo è il retaggio del buon pastore, nutrito e alimentato di latte di caprino, che porta in dono , come i Re Magi, oro, incenso e mirra al proprio mentore, seguendo la stella cometa della concorsopoli comunale.

Un mondo capovolto, dove i primi diventano ultimi e i mediocri, figli di teste di legno, parenti di ex assessori, ed addirittura attempati politici caduti in disgrazia, provenienti da comuni “amici”, autentici e autocelebrati campioni del genoma umano, vengono indicati dall’amministrazione come depositari delle migliori competenze.

E chi meglio di colui il quale, quando venne scelto, annoverava nel proprio curriculum un solido e rassicurante patteggiamento, poteva essere presentato come “il meglio” disponibile per guidare la cosa pubblica?

La vera pistola fumante.

La metastasi che resta anche dopo l’estirpazione del tumore.

Altro che chemioterapia: metastasi che persistono, che si riproducono, che resistono a ogni tentativo di cura. Padri di famiglia, che per piazzare la propria prole quale retaggio di un sistema metastico diventano capaci di tutto, dei peggiori abomini, ma buoni a nulla. Collocati lì non per gestire il bene comune, ma per alimentare un vizio ormai cronico, quasi ludopatico, del potere.

È in questo scenario che crescono le minacce, le prevaricazioni, gli atteggiamenti mafiosi e criminali di chi, in piena crisi di astinenza ludopatica, libera i propri scagnozzi gitani nel tentativo di far tacere, intimidire, le voci libere di questa città.

Ed è allora che siamo costretti ad ascoltare frasi ripetute come un rosario stanco:

«Mo ritorna, poi vedete che succede! Mo va a Cardito, a Melito e a Frattamaggiore. Mo torna libero, mo gli danno pure il Nobel, mo si prende un’altra laurea! (Come la prima?)”

Ma davvero credete che una persona sana di mente possa aspirare ad avere quale mentore chi ha quale pensione per la lungimirante carriera una condannata a anni di galera e a convivere con milioni di euro di debiti e crediti?

Davvero pensate che una simile figura debba essere imitata, idolatrata, assunta a mentore morale e politico?

Davvero ritenete che una classe dirigente debba continuare a nutrirsi del latte di capra?

Debba vivere in una perenne overdose ludopatica?

Afragola merita di meglio?

Non lo so.

Forse merita almeno di non continuare a soffrire. Forse merita di non soccombere a queste empietà. Ma senza illusioni: il buon pastore, il buon padre di famiglia, i galoppini del sistema e il mentore tenteranno ancora una volta di riprendersi tutto.

Che la Procura intervenga prima o dopo, poco importa.

È stata comunque una sconfitta per questa città.

Salvatore perdonaci, non siamo stati capaci di darti un diritto, una morte dignitosa in una casa con una finestra!

La pagheranno…

Buona domenica.

Afragola – Minacce e diffamazioni in pieno stile mafioso da parte di parenti di pregiudicati.

Afragola – L’architetto Paolo Sibilio ha presentato formale denuncia-querela in relazione a minacce, pressioni e condotte diffamatorie reiterate, poste in essere da un soggetto noto come parente e accompagnatore di un pregiudicato attualmente sottoposto agli arresti domiciliari per l’espiazione di una condanna passata in giudicato.

Il soggetto pregiudicato in questione è stato, per lungo tempo, esponente politico apicale e mentore nelle passate amministrazioni, circostanza che contribuisce a delineare il contesto nel quale maturano i fatti segnalati.

Le condotte denunciate si inseriscono in una vicenda più ampia, connessa all’attività pubblica e documentata svolta dall’architetto Sibilio, finalizzata alla denuncia di gravi anomalie nella gestione dei fondi PNRR, nelle procedure concorsuali del Comune di Afragola e nel comportamento di alcuni dirigenti amministrativi. Vicende che, per la loro rilevanza, sono state oggetto anche di interrogazioni parlamentari e che sulle quali Procura, Ordine degli Architetti e Soprintendenza hanno aperto dei fascicoli.

L’architetto Sibilio rappresenta inoltre di essere in grado di documentare ulteriori condotte ritorsive, non limitate a episodi di intimidazione e delegittimazione veicolati tramite i social network, ma riconducibili anche a dinamiche distorsive nell’ambito di procedure concorsuali, con ricadute su persone a lui vicine.

Alla luce di quanto accaduto, anche per il tramite dei propri legali, è stato richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine e dell’Autorità giudiziaria affinché venga posto un argine a un clima intimidatorio e diffamatorio, incompatibile con il libero esercizio del diritto di denuncia e con i principi di legalità e trasparenza dell’azione pubblica.

La segnalazione alle Autorità è finalizzata esclusivamente alla tutela della persona e della funzione civica dell’attività svolta: la denuncia di irregolarità e la collaborazione con le istituzioni non possono essere ostacolate da pressioni, minacce o ritorsioni, dirette o indirette.

Afragola – il 2025 termina con lo scandalo concorsi di stabilizzazione PNRR.

Afragola – un’altra ombra oscura copre l’operato dell’amministrazione dell’ex sindaco Antonio Pannone. La Soprintendenza chiede immediato riscontro sulla vicenda del finto architetto nominato Direttore dei Lavori del Castello Angioino; l’Ordine degli Architetti avvia il procedimento disciplinare e trasmette gli atti alla Procura, il nuovo dirigente al personale fa altrettanto.

Perché prima non si era fatto nulla?

Nel momento in cui una vicenda amministrativa smette di apparire come una semplice irregolarità procedurale e inizia a coinvolgere in modo diretto organi di controllo, autorità giudiziarie e istituzioni di garanzia, il quadro assume una rilevanza diversa. È in questa cornice che si colloca l’indagine in corso sui concorsi e sulle procedure di stabilizzazione legate al PNRR presso il Comune di Afragola.

Secondo quanto risulta da atti e segnalazioni già all’attenzione degli inquirenti, tutto trae origine da una denuncia formale sulla quale la Procura della Repubblica ha già aperto un fascicolo e avviato indagini che rischiano di estendersi, coinvolgendo altri soggetti. L’inizio dell’inchiesta riguarda un vincitore di un concorso per un incarico tecnico PNRR che, in sede di partecipazione, avrebbe dichiarato il possesso di un’abilitazione alla professione di architetto e dei relativi titoli professionali, senza che tali requisiti trovassero riscontro nei percorsi di studio e di abilitazione previsti dalla normativa vigente. Da questa denuncia, che investe direttamente il tema della dichiarazione mendace, si è sviluppata nei giorni scorsi una presa di posizione istituzionale particolarmente significativa da parte della Soprintendenza, la quale avrebbe richiesto con urgenza all’Ufficio Lavori Pubblici, diretto dall’ingegnere Nunzio Boccia, di fornire immediate e puntuali spiegazioni sull’intera vicenda.

L’intervento dell’organo di tutela, secondo quanto riferito da fonti informate, non sarebbe motivato soltanto dalla partecipazione del soggetto alle procedure concorsuali, ma anche dal fatto, ritenuto di estrema delicatezza, che lo stesso si sarebbe recato presso la Soprintendenza, avrebbe preso parte a riunioni tecniche e avrebbe redatto relazioni su procedimenti vincolati, esercitando di fatto funzioni per le quali, in assenza dei titoli richiesti, non avrebbe avuto alcuna legittimazione professionale. Esercitando in maniera abusiva la professione, avrebbe predisposto l’abbattimento di alcuni solai in legno su un edificio vincolato, aumentando la spesa delle opere di oltre 350.000,00 euro mediante una perizia di variante.

Sempre secondo quanto emerge dalle verifiche in corso, anche l’Ordine professionale competente avrebbe ritenuto di trasmettere una segnalazione alla Procura della Repubblica, rimettendo ogni valutazione di merito all’autorità giudiziaria per i profili di natura penale, ma avviando contestualmente un immediato procedimento disciplinare.

Ciò che meraviglia gli inquirenti è l’inerzia dell’amministrazione Pannone sull’intera vicenda, sia nella fase dei controlli successivi allo svolgimento dei concorsi, sia rispetto alle sollecitazioni provenienti da esposti e denunce presentati in sede istituzionale, ai quali il sindaco avrebbe di fatto risposto con un “stiamo verificando” durato sei mesi.

Sul piano amministrativo, quanto viene oggi esaminato non riguarda soltanto la fase iniziale delle procedure concorsuali, nella quale i controlli sui requisiti dichiarati sarebbero risultati insufficienti, ma anche le fasi successive, durante le quali la struttura amministrativa avrebbe omesso di attivare verifiche sostanziali, consentendo la prosecuzione del rapporto e l’inserimento del soggetto nello staff PNRR per oltre due anni, dichiarandolo addirittura successivamente idoneo alla partecipazione a un concorso di stabilizzazione e giudicandolo qualificato, pur sapendo — secondo quanto si contesta — che i membri della commissione si trovavano consapevolmente di fronte a un soggetto privo dei requisiti di architetto o ingegnere, condizione indispensabile per l’accesso alla procedura.

Solo a seguito di un avvicendamento dirigenziale e della nomina di un Commissario prefettizio, conseguente alla decadenza dell’amministrazione Pannone, si sarebbe giunti a un provvedimento di decadenza adottato con modalità che, secondo alcuni osservatori, non rispecchierebbero pienamente quanto previsto dalla legge nei casi di dichiarazioni non veritiere e che sarebbero pertanto oggetto di un secondo esposto.

Su questo primo nucleo di fatti, oggi al vaglio della magistratura, si innesta un ulteriore filone di approfondimento relativo alla prima tornata di stabilizzazione, rispetto alla quale, secondo ambienti qualificati, emergerebbero profili di criticità legati alla posizione di soggetti che, nello stesso periodo, risultavano interessati dall’avvio di procedimenti per presunti danni al sistema contabile e finanziario dell’ente e che, nonostante ciò, a distanza di pochi mesi sarebbero stati giudicati idonei e meritevoli della stabilizzazione, con effetti potenzialmente pregiudizievoli per gli altri partecipanti.

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce il tema dei legami relazionali, poiché, secondo quanto riportato anche nel corso di sedute del Consiglio comunale, alcuni dei vincitori dello stesso concorso sarebbero stati indicati come soggetti riconducibili a reti di prossimità politica con l’amministrazione, non solo sotto il profilo del sostegno elettorale, ma anche attraverso rapporti di natura economica o finanziaria, talvolta intrecciati con figure politiche già note alle cronache giudiziarie.

Il secondo ciclo di stabilizzazione PNRR, secondo quanto riferito da fonti informate, avrebbe ulteriormente rafforzato i dubbi sulla linearità delle procedure, in quanto tra i soggetti individuati figurerebbero anche ex assessori provenienti da altri comuni con amministrazioni “amiche”, interessati negli ultimi mesi da vicende relative a concorsi ritenuti eccessivamente agevolati per parenti e affini di amministratori ed ex amministratori, come riportato dalla stampa locale casertana, nonché parenti, nipoti e affini di ex assessori dell’amministrazione Pannone. Ciò configurerebbe un quadro che, per la sua sistematicità e la sua dubbia casualità, viene ritenuto meritevole di approfondimento.

In questo contesto, secondo i cosiddetti bene informati, sarebbero imminenti richieste di accesso agli atti finalizzate a verificare nel dettaglio le procedure amministrative seguite nei concorsi di stabilizzazione, anche alla luce di alcune dichiarazioni che sarebbero state rese da membri delle commissioni esaminatrici, i quali avrebbero riferito, in contesti formali o informali che saranno oggetto di verifica, di essersi attenuti alle indicazioni dell’amministrazione circa l’individuazione dei vincitori.

A completare il quadro vi sarebbe infine un ulteriore elemento di particolare delicatezza, che sarà valutato con la massima cautela, relativo a un possibile intreccio tra gli esiti dei concorsi PNRR e la partecipazione di una figlia di un componente di commissione a un diverso concorso pubblico, nel quale la stessa potrebbe risultare vincitrice. Circostanza che, secondo tali ricostruzioni, verrebbe letta come possibile compensazione o premio per il mantenimento di un legame fiduciario con la precedente amministrazione, anche in una fase successiva caratterizzata dall’assenza di un’amministrazione politica elettiva e dalla gestione dell’ente da parte del Commissario prefettizio.

Si tratta, allo stato, di ipotesi affidate al vaglio documentale e alle verifiche delle autorità competenti, ma che contribuiscono a spiegare perché l’attenzione degli organi di controllo e della magistratura non si stia concentrando su singoli episodi isolati, bensì sull’intero impianto delle procedure concorsuali e di stabilizzazione PNRR, considerate nel loro sviluppo complessivo e nelle loro ricadute sull’imparzialità, sulla trasparenza e sulla credibilità dell’azione amministrativa.

Si ricorda, infine, che tale inchiesta è ritenuta parte di un più ampio sistema di indagini sui lavori PNRR di Afragola, già all’attenzione di diverse Procure, oggetto di numerose interrogazioni parlamentari e più volte richiamata sulla stampa nazionale.

Afragola – Il deputato Borrelli interviene sui lavori PNRR.

Afragola – I lavori si fanno. Si seguono. Si completano. E solo dopo, molto dopo, arriva la perizia di variante.
Non per affrontare l’imprevisto, ma per mettere una pezza amministrativa a ciò che è stato realizzato fuori progetto.
È questo il metodo che emerge, con sempre maggiore chiarezza, dagli atti relativi agli interventi PNRR nel Comune di Afragola. Un metodo ormai strutturato, reiterato, normalizzato. Un metodo che nulla ha a che fare con la corretta gestione dei lavori pubblici e molto con una prassi che trasforma la variante in uno strumento di sanatoria postuma.
La perizia di cui parliamo vale quasi 80.000 euro lordi di lavori. Una cifra tutt’altro che marginale. E soprattutto una cifra che si colloca in piena continuità con le metodologie della precedente gestione dirigenziale pro tempore, quella della corsa alla spesa, della chiusura forzata dei quadri economici, dello sperpero di risorse pubbliche mascherato da efficienza amministrativa.
Il cambio al vertice non ha prodotto alcuna discontinuità.
Piuttosto, ha assunto le sembianze di un passaggio di testimone: dal dirigente uscente al successore, formalmente nuovo ma veterano del “sistema” dei lavori pubblici ad Afragola, cresciuto dentro le stesse logiche, le stesse consuetudini, gli stessi automatismi che oggi continuano a generare atti tardivi e varianti fotocopia.
Basta leggere la delibera del 18 dicembre per capire di cosa stiamo parlando.
Tra i lavori definiti “imprevisti e imprevedibili” compaiono pluviali, intonaci e una recinzione.
Pluviali, come se l’edificio fosse stato progettato ipotizzando che ad Afragola non piovesse.
Intonaci, elementi primari dell’organismo edilizio, non certo eventi eccezionali.
E poi la recinzione. Qui l’imprevedibilità sfiora il grottesco: una recinzione dell’asilo nido realizzato all’interno di un’area già recintata, quella dell’istituto comprensivo. Una matrioska di recinzioni, utile solo a una cosa: spendere fino all’ultimo centesimo del finanziamento disponibile.
Il quadro diventa ancora più serio se si considera che l’asilo nido, collocato all’interno della scuola “Europa Unita”, è stato affidato senza che l’opera risultasse collaudata.
E che proprio su quell’edificio erano già emersi gravi dubbi tecnici, in particolare sulle fondazioni, ampiamente documentati nei nostri articoli precedenti. Dubbi mai chiariti, mai affrontati nel merito, semplicemente sepolti sotto il peso degli atti amministrativi.
È proprio questa scuola che l’ex sindaco Antonio Pannone portò in visita istituzionale, meno di un anno fa, al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara a glorificare il lavoro svolto dalla sua amministrazione sorvolando sull’interdizione antimafia ricevuta dalla ditta esecutrice.
Una passerella rassicurante, una fotografia spendibile, oggi in stridente contrasto con ciò che emerge dalle carte: lavori non collaudati, perizie postume, fondazioni controverse, e una gestione complessiva più attenta alla contabilità che alla sicurezza e alla qualità dell’opera pubblica.
Non è finita qui.
L’azienda consortile a cui il dirigente ha consegnato le chiavi della scuola lo ha fatto senza collaudo, assumendo la disponibilità dell’immobile in assenza di una verifica finale regolare. La stessa azienda, oggi, si appresta a bandire nuovi concorsi per l’assunzione di personale con qualifiche ad oc.
E mentre formalmente tutto procede secondo rito, nei corridoi del “sistema” qualcuno già scommette sull’esito.
Come in una corsa truccata, c’è chi indirizza gli scommettitori verso una vincitrice data per certa, una “figlia d’arte”, indicata come sicura prima ancora che la gara abbia inizio.
Non è una voce isolata. È il clima.
È il sintomo di un ambiente amministrativo in cui la fiducia nella neutralità delle procedure pubbliche è talmente compromessa da lasciare spazio al pronostico, alla previsione ufficiosa, alla rassegnazione preventiva.
A confermare che la vicenda ha ormai superato i confini locali, proprio oggi, sabato, il deputato Francesco Emilio Borrelli si è recato personalmente ad Afragola, nel quartiere delle Salicelle, accompagnato dal verde Salvatore Iavarone, per verificare direttamente quanto sta accadendo.
Il sopralluogo ha riguardato sia il cantiere PINQuA, sia la vicenda dell’asilo nido all’interno della Scuola Europa Unita dove ha potuto accertare che i lavori erano già stati svolti prima della loro definitiva approvazione come previsto per norma. Al termine della visita, il deputato si è impegnato a presentare nei prossimi giorni un esposto al Prefetto, riservandosi di procedere in tutte le sedi competenti, chiedendo di accertare la gestione complessiva dei cantieri PNRR, con particolare riferimento all’uso disinvolto delle varianti e alla superficialità procedurale che ha interessato anche i cantieri PINQuA, Castello e Scuola Marconi.
Quando i lavori si fanno prima, le varianti arrivano dopo, le scuole vengono consegnate senza collaudo e i concorsi sembrano già scritti premiando i solidali al sistema “indicati dall’amministrazione”, non siamo davanti a singole anomalie. Siamo davanti a un modello amministrativo. Un modello che oggi è sotto gli occhi di tutti.
E che difficilmente potrà continuare a sopravvivere nell’ombra.

Afragola – PNRR il sistema che premia chi è solidale.

Afragola – PNRR il sistema resta. Non arretra, non si corregge, non si interroga. Continua a funzionare nello stesso modo, con le stesse logiche, con gli stessi obiettivi.

È un sistema che premia la fedeltà. Non la competenza, non l’autonomia di giudizio, non la capacità di esercitare un controllo critico. Chi lo fa viene buttato fuori, Vengono premiati, invece, coloro che hanno dimostrato di essere pienamente integrati nel meccanismo, affidabili, ubbidienti, silenziosi. Che abbiano o non abbiano titoli o requisiti, anche questo è secondario. Oggi quella fedeltà viene ricompensata con contratti a tempo indeterminato. La stabilizzazione diventa il passaggio conclusivo: non il riconoscimento di un merito professionale, ma la certificazione dell’appartenenza.

In questo contesto matura l’ultima perizia di variante dell’asilo nido costruito all’interno del giardino della scuola “Europa Unita”. Certificata e giustificata con la solita determina dirigenziale. Perché non sostanziale. Sottratta all’occhio degli organi di vigilanza e controllo perché nelle prerogative del dirigente che ne è insieme al direttore dei lavori il responsabile.

Oltre sessantaseimila euro per intonaci, grondaie e pluviali. Lavorazioni dichiarate non previste nel progetto esecutivo, emerse quando i lavori sono ormai in fase avanzata. Come se un asilo nido potesse essere progettato senza finiture complete o senza un sistema di smaltimento delle acque meteoriche. Senza quella variante, la conseguenza è evidente: l’edificio non sarebbe stato protetto dalle infiltrazioni. Eppure la variante viene qualificata come non sostanziale, perché la sostanza non è l’opera, ma la necessità di chiudere il quadro economico senza residui. Altre varianti abbiamo già visto, come quella più famosa dei Pinqua che portò alle dimissioni del Dirigente, del RUP e del Direttore dei lavori; o quella del Castello sottoscritta addirittura dalla finta Architetto.

Tutto questo avviene mentre resta irrisolta la questione dell’impresa esecutrice, coinvolta in una vicenda di interdittiva antimafia, oggi oggetto di sospensive e contenziosi. Una condizione che avrebbe imposto cautela amministrativa, sospensione degli atti, rafforzamento dei controlli. Invece si procede normalmente: si approva, si liquida, si spende.

Nel frattempo, in piena campagna elettorale, prima del collaudo dell’edificio e prima che fosse chiarito fino in fondo l’esito dell’intervento, l’asilo nido viene affidato in gestione. Che quella gestione venga poi mantenuta o revocata è un dettaglio secondario. L’atto è stato compiuto, la procedura avviata, la rappresentazione istituzionale costruita.

All’interno degli uffici il clima è mutato profondamente.

I direttori dei lavori evitano incontri formali con le imprese nelle stanze. Le interlocuzioni, quelle importanti, avvengono all’esterno, nel cortile del parcheggio, senza telefoni, seguendo una prassi consolidata e tramandata nel tempo: “nessun telefono durante le riunioni”. Non si tratta di prudenza organizzativa, ma del riflesso di un ambiente dominato dal sospetto, dalla diffidenza reciproca, dal timore costante di essere ascoltati. Chi sa perché…

In questo scenario si colloca anche l’interlocuzione avuta con un consigliere dell’Ordine degli Architetti. Le considerazioni emerse sono parole condivise, nostre e sue, e riguardano criticità rilevanti sotto il profilo della sicurezza sismica dell’edificio. Le NTC 2018 non consentono scorciatoie: una fondazione non si valuta solo perché è in grado di sostenere i carichi, ma perché deve limitare i cedimenti, in particolare quelli differenziali. La scelta di realizzare una platea in calcestruzzo di circa trenta centimetri, con intradosso a quota del piano campagna e senza una documentata bonifica del terreno di posa, su terreni superficialmente poco addensati, è una soluzione che avrebbe dovuto attivare immediatamente l’attenzione di chi aveva compiti di controllo.

Una platea non è una garanzia in sé. Se scarica direttamente sugli strati più deboli del sottosuolo, il rischio di deformazioni e fessurazioni non è un’ipotesi astratta, ma una conseguenza prevedibile, soprattutto in un edificio scolastico. In questo quadro, il silenzio del direttore dei lavori e del collaudatore non può essere letto come prudenza, ma come assenza di vigilanza.

Nonostante ciò, nessuna verifica approfondita, nessun chiarimento pubblico, nessun atto conseguente. La sicurezza resta sullo sfondo. La spesa, invece, procede.

Il quadro complessivo è ormai chiaro.

Se in questa città si è arrivati a lasciare malati oncologici murati vivi, sacrificabili agli obbiettivi del PNRR, non sorprende che la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere in un asilo nido venga trattata come un elemento secondario. La tutela della vita, della sicurezza e della dignità non rappresenta una priorità.

L’obiettivo resta uno solo: spendere fino all’ultimo centesimo. L’obiettivo mai confutato del PNRR

Dopotutto perché sono stati scelti? Se non loro chi altri?

Ad Afragola si scava: da una parte si trova una civiltà antica, dall’altra i rifiuti tossici del PNRR.

Afragola – Per oltre due anni finti architetti sono stati profumatamente pagati dal Comune, con i fondi del PNRR con la complicità di chi avrebbe dovuto controllare titoli e requisiti e non lo ha fatto. Godendo anche degli incentivi che per funzioni cha non avrebbero potuto avere. Anche dopo le segnalazioni dell’Ordine degli Architetti che insistentemente ed inutilmente hanno chiesto spiegazioni al Sindaco, nonostante le interrogazioni consiliari dei consiglieri comunali del M5S e perfino le richieste di accesso agli atti dei consiglieri di maggioranza alle quali non si è mai dato seguito, tutto è stato inghiottito dal solito muro di gomma: si finge di ascoltare, ma nulla viene affrontato.

Le denunce partono da più parti anche da alcuni professionisti, ma l’Ufficio Personale sceglie la via più comoda: fare le orecchie da mercante. Invece di segnalare l’esercizio abusivo della professione e le dichiarazioni mendaci rese nelle domande concorsuali alla Procura della Repubblica previo licenziamento, si attivano procedure anomale, costruite per perdere tempo, non per chiarire e ripristinare la legalità.

Anomali sono anche i concorsi di stabilizzazione successivi, gestiti da commissioni fedelizzate al sistema associativo e intimidatorio. Ed infatti i primi diventano ultimi perché considerati non allineati al sistema. Le carte lo dicono senza bisogno di interpretazioni: un commissario ammette di prendere “indicazione dall’amministrazione”, sia per convivenza al sistema sia per evitare rappresaglie nel prossimo concorso gestito dall’ente, quello in cui dovrà essere secondo i bene informati assunta la figlia.

Il metodo è sempre lo stesso: punire chi non si piega, soprattutto quando mette in discussione gli affari costruiti attorno ai fondi del PNRR. Allora una laurea presa all’ex Istituto Iervolino in un anno vale più di un Dottorato di Ricerca. E sulla via dei tratturi le “capre” , guidate dal buon pastore avanzano nella transumanza.

Nel settore dei lavori in corso del PNRR il quadro è persino più grave. Direttori dei lavori che si fanno redigere la contabilità dalle imprese; errori macroscopici come fondazioni sbagliate coperti in silenzio; nessuna valutazione dei rischi di crollo delle strutture durante i lavori; anzi si chiede ai funzionari di soprassedere per raggiungere gli “obbiettivi”. Queste erano le “indicazioni operative” impartite ai funzionari più diligenti… diligenti verso il sistema, non verso la legge. Riunioni nelle quali si chiedeva di tenere fuori i telefoni.

Un contesto che ha prodotto perfino danni biologici ad alcuni degli operatori coinvolti, uno dei quali non ha retto allo stress e alla pressione, dimettendosi da tutti gli incarichi di direttore dei lavori.

Nemmeno lo scioglimento del Consiglio comunale, provocato dalle dimissioni di massa, è stato sufficiente a interrompere questo meccanismo. L’intimidazione sulla città continuava a essere esercitata da figure “dominus” delle attività o dai loro , che ostentavano la loro presenza in strada violando le misure cautelari a cui erano destinati in seguito a condanne definitive passate in giudicato. Un messaggio chiarissimo a tutti: il sistema è ancora lì.

“La politica sapeva tutto.”

Così parlò, in un Consiglio comunale ad occhi e microfoni aperti, l’ex dirigente PNRR, utilizzato poi come capro espiatorio e scaricato dall’amministrazione. Parole confermate nella sua successiva lettera di dimissioni, in cui denunciava pressioni della politica sul suo operato, finanche nelle scelte tecniche.

Il dirigente è stato poi sostituito dal decano dei lavori pubblici, che in piena continuità agli interessi del sistema ha permesso che le opere proseguissero per mesi senza la direttore dei lavori prevista per legge per controllare i lavori, pur di non danneggiare le imprese e accelerare l’emissione dei SAL. Una gestione che ha violato più volte le procedure ANAC e ministeriali.

Ma si sa: siamo tutti padri di famiglia, e nessuno più di lui sa come il sistema punisce chi gli si mette contro, soprattutto quando si tratta di concorsi pubblici a cui si deve partecipare.

Questo è il quadro che emerge dal copioso dossier che, di qui a qualche giorno, ci dicono verrà depositato sul tavolo della Procura.. vi terremo come sempre aggiornati.

Afragola – PNRR come nei clan si puniscono i dissidenti.

Afragola – Con un dossier di migliaia di pagine in fase di completamento — destinato agli organi inquirenti e al nuovo commissario prefettizio — opposizioni e parte della ex maggioranza si preparano a rispondere all’ex sindaco Antonio Pannone, confutando le versioni da lui fornite sui reali motivi che li hanno condotti alla firma delle dimissioni contestuali dal notaio.

Dalle ricostruzioni emergono ipotesi di concorsi pilotati, procedure dirigenziali anomale, affidamenti diretti ritenuti discutibili e una gestione del PNRR rimasta, secondo gli estensori, perfettamente incardinata in quello che ormai molti definiscono “sistema polistirolo”.

Mentre la magistratura inquirente verifica le circostanze che avrebbero portato un detenuto a evadere più volte dagli arresti domiciliari nel pieno della campagna elettorale regionale — spingendosi fino all’interno di uffici pubblici e determinando solo in seguito ad un esposto circostanziato, mentre tutto vedevano e sapevano , il trasferimento immediato nel carcere di Poggioreale — un nuovo filone si apre su ciò che viene ormai indicato come il “retaggio del buon pastore”. Una definizione che richiama il nostro articolo di qualche giorno fa, con cui si sanciva la fine dell’era Pannone.

Al centro dell’attenzione figurerebbe una cartellina arancione, poi scomparsa, che secondo alcune fonti avrebbe raccolto pizzini, indicazioni e istruzioni da smistare. Proprio attraverso le carte già acquisite emergono i primi riscontri sul presunto “concorso pezzotto”: graduatorie volutamente invertite per punire chi aveva scelto di non piegarsi alle indicazioni attribuite a un sistema politico-affaristico, per alcuni connotato da logiche persino camorristiche. Audio e video, destinati alla magistratura, delineerebbero chiaramente meccanismi e rapporti che — nonostante la revoca dell’ex dirigente al PNRR — sarebbero proseguiti senza soluzione di continuità anche sotto la nuova guida amministrativa.

Tra gli elementi più critici compare la gestione dei pagamenti alle imprese impegnate nei lavori PNRR, due delle quali, è noto, sono state destinatarie di interdittiva antimafia ma risultano ancora operative nei cantieri pubblici.

In parallelo, la vicenda del Castello Angioino registra un’improvvisa accelerazione. A seguito di un esposto, ieri è stato effettuato un sopralluogo per verificare se — dopo l’avvicendamento della sedicente architetto (in realtà pianificatore territoriale) e le dimissioni improvvise dell’allora direttore dei lavori dei PINQuA — il nuovo D.L., l’ing. Boccia, autoproclamatosi tale, fosse effettivamente in possesso dei requisiti professionali e delle competenze necessarie per assumere quell’incarico, trattandosi di un bene vincolato e soggetto a specifica tutela.

Un alternarsi febbrile di nomine, revoche e dimissioni di figure tecniche che, secondo chi oggi denuncia, sarebbe stato finalizzato unicamente a garantire la legittimazione della variante da 350.000 euro relativa a lavorazioni già eseguite e poi successivamente programmate.

A completare il quadro, emerge la strategia di utilizzare funzionari assunti a tempo determinato — spesso inesperti, talvolta privi delle necessarie competenze — per ottenere la firma di atti giudicati di dubbia liceità, con la prospettiva, percepita come certa, della loro stabilizzazione una volta eseguiti i “compiti” richiesti. Chi non si fosse allineato veniva scientemente penalizzato. E così, puntualmente, è accaduto.

Ed ecco allora che torna la domanda, sospesa come un filo invisibile sopra l’intera vicenda:

E se l’elenco dei vincitori ai concorsi fosse stato racchiuso in una semplice cartellina arancione?

Afragola – PNRR, cambia il dirigente ma non l’ecosistema: la stabilizzazione come premio ai fedelissimi

Afragola – Cambia il nome sulle carte, cambia il dirigente al PNRR, ma non cambia la sostanza. La macchina è sempre la stessa: un sistema dove la vigilanza è distratta, i controlli sono superficiali, le responsabilità si dissolvono nei meandri della burocrazia e dove la stabilizzazione del personale sembra seguire un criterio semplice e lineare: premiare chi non vede, non sente, non parla.

Nella procedura di stabilizzazione, infatti, emergono profili bene allineati alla “metodologia PNRR”: figure che non hanno mai esercitato una severa azione di controllo sui cantieri, che hanno accettato — senza colpo ferire — che fossero le stesse imprese appaltatrici a preparare contabilità e stati d’avanzamento, rinunciando, di fatto, alla verifica autonoma che la legge pretende da chi rappresenta la stazione appaltante.

Professionisti che in materia di sicurezza hanno già dimostrato una disinvolta leggerezza: responsabili dei lavori che hanno incassato sanzioni per mancati accertamenti nei cantieri del PNRR. Eppure, proprio questi percorsi professionali sembrano oggi aprire le porte alla stabilizzazione, come se l’assenza di controllo fosse la chiave di accesso per appartenere alla squadra.

Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è chiaro: chi non crea problemi, chi non solleva rilievi, chi lascia correre e firma ciò che gli si mette davanti, può aspirare a essere premiato. La logica è rovesciata: non la competenza, non la vigilanza, non il rispetto delle procedure, ma la fedeltà silenziosa a un metodo che troppe volte ha mostrato crepe profonde. Gli altri fuori.

Allora si concede addirittura di partecipare a chi con false dichiarazioni ha ottenuto incarichi e ha in corso procedure di “decadimento” piuttosto che di licenziamento per falso in atto pubblico.

Tra l’ex dirigente e quello nuovo il filo resta sottile, ma visibile: una comunanza di impostazione che lascia intendere più continuità che discontinuità. E non è un caso che, in questo stesso contesto, sia esploso il caso della fuga di notizie sul concorso per la stabilizzazione. Una vicenda emblematica, nella quale un componente della commissione — poi divenuto oggetto di attenzione pubblica — avrebbe dichiarato di “seguire gli ordini dell’amministrazione”. Un’amministrazione che, secondo le ricostruzioni e i documenti in preparazione, sarebbe al centro di un articolato esposto–querela corredato da allegati, verbali, denunce e testimonianze, proprio a causa dei sospetti sulla regolarità delle procedure e sulle dinamiche interne che hanno accompagnato l’intero percorso concorsuale. Una storia che aggiunge un altro tassello al mosaico delle criticità: se i concorsi diventano terreno di sospetti, se la trasparenza si incrina e se la selezione del personale coincide con l’allineamento a un metodo, allora il problema non è solo chi siede alla scrivania dirigenziale, ma il sistema che la sostiene.

Si sperava che, con lo scioglimento del Consiglio Comunale causato dalle dimissioni di 14 consiglieri, quei tentacoli e quelle influenze che, secondo molte ricostruzioni, provenivano dalle celle di Poggioreale — dalla voce di un detenuto indicato come regista occulto delle dinamiche PNRR — si dissolvessero. Che la fine di un ciclo politico segnasse anche la fine di un condizionamento opaco.

Invece no.

Nei giorni di transizione, tra la caduta dell’amministrazione e l’insediamento della successiva, si è consumato uno degli episodi più emblematici: qualcuno ha apposto l’ultima firma, quasi a difesa di un fortino, dichiarando con arroganza “qui comandiamo noi”. Lo stesso spirito con cui un’impresa, in pieno cantiere PNRR, si presentò sbattendo i pugni sul tavolo e pretendendo pagamenti come se le verifiche, le contabilità e i controlli fossero una formalità da archiviare. Stesso modus operandi, stesso linguaggio, stessa convinzione di impunità.

Una linea di continuità che attraversa uomini, uffici e metodi. Una convinzione di fondo: che il PNRR sia un terreno di conquista, non un ambito di rigorosa disciplina tecnica; che le regole possano piegarsi, che i controlli possano essere trattati come fastidio, che gli interessi pubblici possano soccombere dinanzi alla pressione e alla forza di chi bussa forte e pretende.

Metodologie opache e ambigue continuano a insinuarsi in una gestione che, pur negli avvicendamenti dirigenziali, sembra restare ancorata allo stesso schema. Nessuno sembra voler invertire la rotta o fare luce sulle criticità che hanno caratterizzato questi anni di gestione.

E vale la pena ricordarlo: la storia recente del PNRR cittadino non è immacolata. La magistratura e le forze dell’ordine hanno già accertato tentativi di infiltrazione, con la criminalità organizzata che aveva messo gli occhi — e le mani — su almeno due cantieri. Un segnale pesante, che avrebbe dovuto scuotere qualunque apparato pubblico e imporre un cambio netto di visione e di governance.

Eppure, no. Il quadro resta statico. Il dirigente cambia, la metodologia resta. E con la stabilizzazione viene garantita la sopravvivenza della stessa struttura burocratica che, anziché prevenire, ha tollerato. Anziché controllare, ha avallato. Anziché pretendere trasparenza, ha chiuso gli occhi.

Sono previste nei prossimi giorni il deposito da parte di alcune componenti politiche interrogazioni parlamentari e deposito di atti presso la Procura della Repubblica, esposti corredati di documenti, che mirano a dimostrare questo sottile legame tra le celle di Poggioreale e l’attività dell’amministrazione, anche attraverso l’esplicitamento delle procedure concorsuali.

Noi, come sempre, staremo a vedere e non solo e vi terremo aggiornati.

Afragola – Termina per sempre l’esperienza Pannone

«Ego sum pastor bonus; bonus pastor animam suam dat pro ovibus suis»

(Gv 10,11 

«Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la propria vita per le sue pecore.»

Così Antonio Pannone aveva scelto di raccontarsi alla città: il pastore buono, quello che guida, protegge, orienta. Ma la storia, si sa, a volte si diverte a ribaltare le metafore più solenni. E Afragola, oggi, assiste all’epilogo di un racconto che ha preso una piega imprevista: il pastore che voleva guidare il gregge è stato trascinato nel baratro perche ostinato a curare gli interessi delle sue “Capre”, e del loro stesso letame è rimasto intrappolato e infine sommerso.

La serata segna un punto di non ritorno. Quattordici consiglieri comunali hanno rassegnato contestualmente le dimissioni, facendo scattare l’automatismo previsto dall’art. 141 del TUEL: scioglimento del Consiglio, fine immediata del mandato, chiusura anticipata dell’amministrazione Pannone. Una raffica di firme che manda a casa sindaco e giunta e che riapre un vecchio spartito della politica afragolese: dal 1994, infatti, solo Mimmo Tuccillo ha chiuso il suo mandato; tutti gli altri sono caduti prima del tempo, travolti da crisi più o meno annunciate.

L’era Pannone, iniziata sotto il segno dell’innovazione e del rinnovamento, da mesi era ormai un mosaico che si sbriciolava a vista d’occhio. Le crepe non erano più crepe, ma vere e proprie voragini. La gestione del PNRR, che avrebbe dovuto rappresentare il motore della trasformazione urbana, si è trasformata nel fulcro di una tempesta perfetta: ritardi, tensioni, dubbi, scelte opache e un crescente senso di precarietà amministrativa. Lo scandalo dei PINQuA ha innescato una reazione a catena che ha portato alle dimissioni dell’assessore competente, del direttore dei lavori, del dirigente PNRR, del presidente della commissione consiliare competente, oltre a stimolare un interesse sempre più marcato da parte degli organi inquirenti. E sopra tutto aleggiava un’ombra sempre più ingombrante: quella del detenuto indicato da molti come consigliere non tanto occulto del sindaco, una figura in grado di orientare scelte, equilibri e umori della maggioranza più di qualsiasi assessore ufficiale.

Intanto, dentro il Palazzo, i consiglieri depositavano esposti e sollecitazioni formali sulla vicenda della direzione lavori del Castello, bene vincolato. E lì è successa la cosa più grave: il silenzio del sindaco. Nessuna iniziativa, nessuna segnalazione, nessun atto dovuto. Nulla. Eppure era emersa una verità di quelle che scuotono le fondamenta di qualsiasi amministrazione: la direzione lavori era stata assunta e firmata da una persona che si presentava come architetto senza esserlo. Un abuso professionale macroscopico, consumato su un bene sottoposto a vincolo, con atti firmati indebitamente e senza che l’amministrazione muovesse un dito. Cosi come la variante da mezzo milione di euro dei PINQuA; le interdittive antimafia che piovevano per le imprese che lavoravano nei cantieri e tanto altro ma tutto sembrava per il sindaco “folklore”. Appunto, visto quanto si andava invece consumando in negli uffici e nelle strade…

Da lì in avanti, la maggioranza non ha più avuto margini. Gli equilibri sono saltati, le fratture si sono trasformate in scollamenti irreparabili. Le riunioni erano diventate ring, le discussioni tribunali, le decisioni un esercizio impossibile. E quando un’amministrazione smette di governare e inizia a sopravvivere, la fine è una questione di tempo.

Questa sera, quel tempo è finito. quattordici firme hanno scritto la parola definitiva su un’esperienza politica che aveva smesso da tempo di essere governo vero. Afragola entra ora nella fase commissariale, in attesa di tornare alle urne. Sul tavolo rimangono tutte le domande che questa vicenda ha sollevato: Chi guidava davvero la città? E soprattutto: poteva essere evitato?

Afragola – Chiesto Consiglio comunale urgente: “Paralisi amministrativa e crisi politica”

Afragola – Si riaccende lo scontro politico ad Afragola. Un gruppo di consiglieri comunali ha protocollato una richiesta urgente di convocazione del Consiglio comunale, indirizzata al presidente dell’assise, al segretario generale e, per conoscenza, alla Prefettura di Napoli.

Nel documento, i firmatari parlano apertamente di una “paralisi amministrativa” e di una crisi politica senza precedenti, imputando al sindaco Antonio Pannone e alla sua maggioranza “gravi inadempienze, omissioni e carenze gestionali” che avrebbero violato i principi di correttezza, trasparenza e buona amministrazione.

La nota ricorda che il primo cittadino aveva presentato le proprie dimissioni lo scorso 6 ottobre, salvo poi revocarle pochi minuti prima della scadenza dei venti giorni previsti dalla legge. Tuttavia – si legge nel testo – non è stata ancora nominata una nuova giunta, circostanza che “dimostra l’assenza di qualsiasi agibilità politica e amministrativa a sostegno della decisione di ritirare le dimissioni”.

I consiglieri denunciano inoltre la grave situazione finanziaria del Comune, già in dissesto, e un apparato amministrativo “inefficiente e paralizzato”.

Per questo chiedono che il Consiglio comunale venga convocato “con urgenza”, come atto di responsabilità verso la cittadinanza, per chiarire se esistano ancora i presupposti per proseguire l’attività amministrativa nelle attuali condizioni di instabilità.