Martusciello, Bruxelles certifica una crisi politica che la Campania conosce già.

Bruxelles – Il voto della Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo che ha espresso parere favorevole alla revoca dell’immunità parlamentare di Fulvio Martusciello rappresenta certamente un passaggio rilevante sul piano giudiziario. Ma limitarsi a questo significherebbe non comprendere la portata politica della vicenda.
Perché la crisi di Martusciello non nasce a Bruxelles.
La crisi di Martusciello nasce in Campania.
Nasce nei risultati elettorali sempre più deludenti di Forza Italia. Nasce nel progressivo scollamento tra i vertici regionali del partito e i territori. Nasce nella pretesa di rivendicare vittorie costruite da altri e nella difficoltà crescente di trasformare il controllo delle strutture di partito in consenso popolare.
Political LIFE lo ha scritto più volte nelle ultime settimane.
Lo ha scritto quando Forza Italia ha tentato di attribuirsi vittorie elettorali che non le appartenevano.
Lo ha scritto quando alcuni sindaci appena eletti hanno preso le distanze dalle ricostruzioni trionfalistiche diffuse dai vertici regionali.
Lo ha scritto quando il partito è apparso sempre più impegnato nella gestione degli equilibri interni che nella costruzione di una reale proposta politica per i territori.
Lo ha scritto quando attorno a Martusciello si è sviluppata una struttura politica composta da fedelissimi, nominati, coordinatori e dirigenti che spesso sembravano più interessati alla conservazione delle posizioni che alla costruzione del consenso.
Per anni Martusciello è stato uno degli uomini più influenti della politica campana.
Nell’area a nord di Napoli il suo nome ha rappresentato molto più di quello di un europarlamentare. Ha rappresentato una filiera politica capace di incidere sulle candidature, sulle alleanze e sugli assetti del centrodestra locale.
Per questo il voto arrivato da Strasburgo non riguarda soltanto Martusciello.
Riguarda tutti coloro che hanno costruito la propria legittimazione politica esclusivamente all’interno di quel sistema di relazioni.
Riguarda una classe dirigente che per anni ha governato il partito dall’alto e che oggi si ritrova improvvisamente priva di quella stessa autorevolezza che pretendeva di esercitare sui territori. Naturalmente nessuna responsabilità penale può essere attribuita prima che gli organi competenti si pronuncino definitivamente. Ma la politica segue regole diverse. E la politica sta già emettendo il suo verdetto.
Ad Afragola, come in molti altri comuni della provincia di Napoli, gli elettori hanno già iniziato a smontare quel modello. Hanno già iniziato a mettere in discussione candidature, indicazioni e gerarchie che per anni sono state considerate intoccabili.
Bruxelles non ha aperto la crisi.
Bruxelles, semmai, l’ha resa visibile a tutti.

Afragola – PEGASO e il mercato dei titoli: forse il problema era a monte.

Afragola – Per anni ci hanno raccontato che i concorsi pubblici rappresentavano il trionfo del merito, che lauree, master e specializzazioni erano la prova della preparazione di chi aspirava a ricoprire ruoli di responsabilità nella pubblica amministrazione e che il sistema fosse in grado di selezionare i migliori. Poi è bastato guardare i risultati per accorgersi che qualcosa non tornava. Uffici costruiti sulla dolosa incompetenza, ritardi strutturali, errori o orrori tecnici dolosi, incapacità amministrativa e decisioni discutibili hanno alimentato in noi una domanda semplice: com’è possibile che una macchina popolata (forse troppo) da persone che sulla carta avrebbero dovuto essere dei professionisti non siano capaci di fare un “O” con il bicchiere?

Da tempo ormai le nostre attenzioni si occupano dei concorsi pubblici, delle graduatorie, dei punteggi, degli incarichi e di quelle anomalie che, a nostro avviso, meritavano e meritano di essere approfondite dagli organi competenti che anche grazie alle nostre segnalazioni stanno svolgendo importanti indagini e inchieste. Ma ciò che oggi investe il “Sistema Pegaso” (il nome sistema non è nostro e non è causale) non riguarda direttamente le vicende che abbiamo denunciato, ma aggiunge un tassello che potrebbe aiutare a comprendere meglio il quadro generale.

Se fino ad oggi l’attenzione era concentrata sulle procedure concorsuali, oggi con questa inchiesta emerge un interrogativo ancora più profondo: quanto valevano realmente i titoli (quando c’erano) utilizzati per partecipare a quei concorsi?

La questione è tutt’altro che secondaria. Per anni il sistema ha attribuito punteggi, vantaggi e opportunità sulla base di lauree, master, corsi di perfezionamento e specializzazioni. Quei titoli hanno consentito di scalare graduatorie, superare altri candidati, ottenere incarichi e costruire carriere. Se oggi una parte di quel sistema universitario e formativo viene messa sotto la lente della magistratura, il tema non riguarda soltanto le università alle quali abbiamo sempre guardato con occhio e giudizio sospetto coinvolte ma anche tutte le conseguenze che quei titoli hanno eventualmente prodotto nel mondo dei concorsi e della pubblica amministrazione.

Le nostre denunce hanno sempre sostenuto che il problema non fosse soltanto chi vinceva i concorsi ma il meccanismo complessivo le motivazioni e soprattutto il “sistema” che consentiva ad alcuni di accumulare vantaggi rispetto ad altri. L’inchiesta Pegaso introduce un elemento ulteriore: il sospetto che il problema possa essere iniziato ancora prima della pubblicazione del bando, ancora prima della presentazione della domanda, ancora prima dell’attribuzione dei punteggi. Se il concorso rappresenta il momento finale della selezione, il titolo di studio rappresenta infatti il biglietto di ingresso. E se quel biglietto perde valore, inevitabilmente viene messo in discussione anche tutto ciò che viene dopo.

Abbiamo sottolineato infatti come si preferisse qualcuno laureato alla Pegaso o università “milanesi” a quelli che invece si erano laureati nelle università pubbliche con lauree e dottorati considerati come elementi secondari al cognome o al censo.

Naturalmente sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità e a stabilire se le ipotesi investigative troveranno conferma. Sul piano politico e amministrativo, però, una riflessione è inevitabile. Negli ultimi anni si è assistito a una crescente ossessione per il titolo, per l’attestato, per la certificazione, spesso considerati più importanti delle competenze effettive. Si è progressivamente sostituita la cultura della preparazione con quella dell’accumulo di credenziali. Non contava più ciò che una persona era realmente in grado di fare, ma il numero di titoli che riusciva a esibire.

Abbiamo visto laureati in ingegneria in appena tre anni fregiarsi del titolo di ing. Senza neanche svolgere l’esame di Stato o iscriversi all’ordine professionale ma poi alla resa dei conti incapaci di scrivere una mail o di preparare un banale atto sottoscrivendolo come ing. È forse anche per questo che oggi assistiamo a una profonda crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni. I cittadini, e non solo loro per fortuna, vedono curriculum apparentemente coretti vestire soggetti buoni a nulla ma capaci di tutto portando appalti e procedure a risultati disastrosi. Si vedono professionisti e funzionari (quando le loro dichiarazioni sono veritiere) qualificati sulla carta, ma privi di competenza, capacità organizzativa o qualità amministrativa. Da qui nasce il sospetto che il sistema abbia premiato persone che hanno trovato nella compravendita dei titoli prima e dei posti di lavoro dopo, il metodo di raggiungere i propri obbiettivi.

Per questo motivo l’inchiesta Pegaso merita attenzione anche da parte di chi si occupa di concorsi pubblici. Non perché stabilisca automaticamente l’illegittimità di procedure o graduatorie, ma perché apre una domanda che nessuno dovrebbe avere paura di porsi: quanti incarichi, quante assunzioni, quante progressioni di carriera e quante posizioni di responsabilità sono state costruite sulla base di titoli il cui valore reale merita oggi ulteriori verifiche?

Noi continueremo a fare ciò che facciamo da tempo: leggere documenti, analizzare atti, seguire le inchieste e porre domande. Perché il tema non riguarda soltanto chi ha ottenuto un posto, un incarico o una promozione. Riguarda il rapporto tra merito e potere, tra competenza e certificazione, tra interesse pubblico e convenienze private. E soprattutto riguarda il diritto dei cittadini ad avere amministrazioni composte da persone selezionate per ciò che sanno fare e non semplicemente per ciò che dichiarano di essere, coperte da un sistema ludopatico-clericale, alimentato da latte caprino e coperto da un efficiente, questa volta si, ingranaggio.

Afragola – Giustino: il merito quale metro di valutazione.

Afragola – Giunta di alto profilo nei prossimi giorni, revisione della macchina amministrativa e centralità del merito. Sono questi alcuni dei passaggi più significativi emersi nel discorso con il quale Gennaro Giustino ha inaugurato il proprio mandato da Sindaco di Afragola.

Nel Salone Moriani del Palazzo di Città, in Piazza Municipio, si è svolta la cerimonia ufficiale di insediamento che ha segnato il passaggio di consegne tra il Commissario Prefettizio e il nuovo primo cittadino, con la consegna della fascia tricolore e l’avvio formale della nuova consiliatura.

Nel suo intervento, Giustino ha innanzitutto rivolto un sentito ringraziamento a quanti lo hanno accompagnato lungo il percorso politico che lo ha portato alla guida della città. Un ringraziamento non limitato ai sostenitori della recente campagna elettorale, ma esteso a tutti coloro che negli anni hanno condiviso le battaglie condotte dai banchi del Consiglio comunale, sostenendolo nelle denunce, nelle iniziative politiche e nelle attività di controllo dell’azione amministrativa. È con grande commozione alla propria famiglia.

Il nuovo sindaco ha quindi delineato i primi obiettivi del mandato, annunciando la formazione, nei prossimi giorni, di una giunta composta da personalità di comprovata esperienza e competenza, chiamate ad affrontare le numerose sfide che attendono l’amministrazione comunale. Parallelamente, è stata preannunciata una profonda revisione dell’assetto organizzativo dell’ente, con interventi significativi sulla struttura burocratica e sulla pianta organica del Comune.

Dalle parole del primo cittadino emerge con chiarezza la volontà di inaugurare una nuova stagione amministrativa fondata sul merito, sulla competenza e sulla responsabilità. Una stagione che, nelle intenzioni della nuova amministrazione, dovrà segnare una netta discontinuità rispetto al passato, superando pratiche e metodologie che negli anni hanno alimentato polemiche, contestazioni e interrogativi sulla gestione della macchina comunale.

Nelle prossime ore non si esclude che ci saranno “interventi radicali”. Secondo le prime indiscrezioni saranno avviate verifiche di natura tecnico-amministrativa finalizzate ad accertare la regolarità delle procedure che hanno portato all’attribuzione di incarichi e funzioni all’interno dell’ente. Verifiche che riguarderanno il possesso dei requisiti richiesti, la correttezza delle procedure selettive e la piena legittimità dei percorsi concorsuali, anche alla luce di vicende che risultano tuttora oggetto di attenzione e approfondimento da parte delle autorità competenti.

Particolarmente significativo il passaggio dedicato al sistema di valutazione della dirigenza comunale. Il sindaco ha evidenziato come non possa più ripetersi una situazione nella quale, pur in presenza di un ente caratterizzato da gravi difficoltà organizzative e finanziarie, fino al punto da prospettare scenari di dissesto, ai dirigenti venissero attribuite sistematicamente le massime valutazioni previste dai sistemi premiali.

Per la nuova amministrazione, il riconoscimento economico e professionale dovrà essere strettamente collegato ai risultati effettivamente raggiunti, alla qualità dei servizi erogati e alla capacità di perseguire gli obiettivi assegnati. Il merito, e non l’automatismo, dovrà costituire il criterio fondamentale per la valorizzazione delle professionalità presenti all’interno della Casa Comunale.

Si apre dunque una fase che si preannuncia caratterizzata da scelte rapide e incisive. Una fase nella quale il nuovo governo cittadino intende riportare al centro dell’azione amministrativa i principi di trasparenza, responsabilità, legalità ed efficienza, nella convinzione che il rilancio della città passi innanzitutto attraverso una macchina comunale credibile, competente e capace di rispondere concretamente alle esigenze dei cittadini.

Strasburgo – Martusciello, primo via libera alla revoca dell’immunità: nuovo terremoto in Forza Italia

Strasburgo – Il voto della Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo che ha dato il primo via libera alla revoca dell’immunità parlamentare di Fulvio Martusciello rappresenta un fatto politico di assoluta rilevanza. Non si tratta ancora di una decisione definitiva, né tantomeno di una sentenza, ma il pronunciamento dell’Eurocamera nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Huaweigate” apre uno scenario che Forza Italia non può permettersi di sottovalutare.

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il partito in Campania, già alle prese con risultati elettorali inferiori alle aspettative, tensioni interne e crescenti difficoltà organizzative sui territori. Il coinvolgimento del principale riferimento del partito al Parlamento europeo rischia ora di alimentare ulteriormente un clima di incertezza e di indebolire la credibilità politica di una classe dirigente chiamata a fornire risposte e prospettive.

È doveroso ribadire il rispetto del principio di presunzione di innocenza e attendere che la magistratura faccia il proprio corso. Tuttavia, sul piano politico, non si può ignorare la portata di quanto accaduto. Il voto espresso dalla Commissione Affari Giuridici non è un dettaglio procedurale: rappresenta un passaggio che inevitabilmente pesa sull’immagine pubblica del partito e sulla sua capacità di presentarsi come forza credibile e affidabile.

Forza Italia ha il dovere di affrontare questa fase con trasparenza e responsabilità, evitando silenzi o minimizzazioni che rischierebbero di allontanare ulteriormente militanti ed elettori. La questione non riguarda soltanto il destino personale di Martusciello, ma investe il futuro stesso dell’organizzazione politica in Campania e la necessità di una profonda riflessione sulla sua guida, sulla selezione della classe dirigente e sulle strategie adottate negli ultimi anni.

Mentre l’Aula di Strasburgo sarà chiamata nelle prossime settimane a esprimersi definitivamente sulla revoca dell’immunità, la politica non può permettersi di restare immobile. Per Forza Italia è arrivato il momento della chiarezza, della responsabilità e delle scelte coraggiose. Continuare a ignorare i segnali di difficoltà significherebbe condannare il partito a un progressivo indebolimento proprio nel momento in cui servirebbe maggiore autorevolezza per affrontare le sfide future.

Afragola – “Schede Ballerine”, quando i brogli sono il disperato tentativo di non perdere

Afragola – La storia ad Afragola sembra sempre la stessa. Quando vince il centrosinistra, improvvisamente spuntano ombre, insinuazioni, fantomatici sistemi criminali, voti comprati e democrazie alterate.
Successe già dopo la vittoria di Mimmo Tuccillo contro Antonio Pannone. Da quel giornale vicino al mentore politico, che in quel periodo si trovava agli arresti domiciliari, venne fuori la famosa teoria del “giovedì nero”. Un racconto tossico costruito su sospetti, allusioni e presunti voti della camorra che avrebbero drogato il consenso elettorale.
Ma poi la realtà ha raccontato un’altra storia. Nelle dichiarazioni si parlava di 10.000 voti gestiti tutti concentrati a San Marco, tutti concentrati su Tuccillo. Solo che in quei seggi non votarono neanche 3.000 persone e li aveva vinto Pannone il quale aveva addirittura ribaltato il risultato del primo turno.
Mimmo Tuccillo, estraneo ai fatti, concluse regolarmente il proprio mandato amministrativo senza alcuna interruzione. Nessun arresto. Nessun terremoto giudiziario. Nessuna fine anticipata della consiliatura.
Diversamente dal suo predecessore. Perché il vero “giovedì nero” qualcuno lo ha vissuto davvero. E lo ha vissuto il 13 maggio di 16 anni fa, tra arresti, processi durati oltre dieci anni e qualche condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.
Eppure oggi il copione si ripete identico.
Dopo la sconfitta della dottoressa Iroso si torna a parlare di brogli, di voto alterato, di schede ballerine. Sempre con lo stesso schema: se vince il Campo Largo allora bisogna insinuare che dietro ci sia qualcosa di sporco. Giusto per dare un senso alla sconfitta.
Noi invece vogliamo vederci chiaro davvero. Tanto è vero che siamo stati i primi a denunciare quelle imbarazzanti passeggiate, quelle visite nei comitati elettorali, quelle fotografie poi frettolosamente cancellate dai social, e quegli sgombri dei comitati elettorali abusivi eseguiti solo successivamente al nostro post. Immagini che oggi sembrano certificare esattamente ciò che sarebbe accaduto nel seggio 10 e sottoscritto nelle “Schede Ballerine”.
Ed è per questo che lanciamo una sfida pubblica.
Ai sedicenti giornalisti indipendenti, quelli che fanno il voto disgiunto perché hanno i contratti disgiunti, diciamo: visto che avete prontezza delle schede ballerine, pubblicate i nomi presenti sulle famose schede del seggio 10 oggetto di indagine.
Dite agli afragolesi chi compare su quelle schede. Il nome di quale scandidato sindaco e quale consigliere.
Perché esiste un particolare che qualcuno finge di non vedere: eventuali irregolarità non necessariamente favoriscono chi vince. Potrebbe essere esattamente il contrario.
Potrebbe anche emergere che il vero tentativo disperato sia stato quello di non perdere. Vincere a tutti i costi. Anche quando il consenso non basta più.
Ed è per questo che attendiamo serenamente il lavoro della magistratura. Ma nel frattempo chiediamo una cosa semplice: Fuori i nomi. Fuori le schede. Fuori la verità. Noi non abbiamo paura del fango, anzi, vogliamo vederci chiaro sempre. Noi non facciamo finta di dimenticare ciò che è successo, ciò che non è successo, noi andiamo sempre fino in fondo. Dite i nomi del sindaco e dei consiglieri coinvolti nelle schede ballerine, avete addirittura le foto. Non potete sbagliare.

Afragola – Il nuovo Consiglio Comunale tra esordi, ritorni e uscite eccellenti

Afragola – Con la proclamazione di Gennaro Giustino a sindaco prevista per giovedì 4 giugno alle ore 11, prende ufficialmente forma il nuovo Consiglio Comunale della città di Afragola, un’aula profondamente diversa rispetto a quella uscita dalla precedente esperienza amministrativa.

La maggioranza che sosterrà il nuovo sindaco sarà composta da Raffaele “Lello” Botta, Gennaro Davide Castaldo e Sara Tralice per la lista A Viso Aperto; Antonio Boemio e Vincenzo De Stefano per A Testa Alta; Raffaele Mosca e Serena Russo Clemente per +Europa; Antonio Caiazzo e Crescenzo Russo per Casa Riformista; Pasquale Rosario Iazzetta e Camillo Manna per il Partito Democratico; Ferdinando Salzano e Raffaele Tontaro per La Svolta Giusta; Maria Carmina Sepe per Noi di Centro; Santo Senna Esposito per Afragola al Centro.

Sui banchi dell’opposizione siederanno invece Alessandra Iroso insieme a Giacinto Baia per Forza Italia, Francesco Fusco per la Lega, Biagio Castaldo per Coerenza e Coraggio, Arcangelo Ausanio per Cantiere Afragola, Rosaria Pecchia per Nuova Città, Benito Zanfardino per Alessandra Iroso Sindaco per Afragola, Tommaso Bassolino per Afragola Libera e Antonietta Di Maso per Fratelli d’Italia.

Il dato politico più interessante che emerge dalla nuova composizione dell’assise cittadina è però il forte ricambio registrato all’interno del Consiglio Comunale.

Entrano infatti per la prima volta nell’aula consiliare afragolese Raffaele Mosca e Serena Russo Clemente per +Europa, Ferdinando Salzano e Raffaele Tontaro per La Svolta Giusta, Rosaria Pecchia per Nuova Città, Santo Senna Esposito per Afragola al Centro e Pasquale Rosario Iazzetta per il Partito Democratico, oltre che ad Alessandra Iroso

Accanto agli esordi si registrano anche alcuni ritorni politici significativi. Tornano infatti in Consiglio Comunale Gennaro Davide Castaldo, Antonio Boemio e Camillo Manna, nuovamente eletti dopo una legislatura di assenza dall’assise cittadina.

La nuova aula segna invece l’uscita di scena di diversi protagonisti della precedente consiliatura. Non ritornano infatti in Consiglio Comunale Giuseppe Affinito, Giuseppe Migliore, Chiara Nespoli, Francesco Castaldo, Antonio Lanzano, Domenico D’Errico, Pina Tignola, Gianluca Di Maso e Marianna Salierno del Movimento 5 Stelle, tutti consiglieri che avevano fatto parte della passata esperienza amministrativa ma che questa volta non sono riusciti a rientrare nell’assise cittadina.

Fuori dal nuovo Consiglio Comunale anche Antonio Iazzetta che non era candidato in questa tornata elettorale.

Il nuovo Consiglio Comunale nasce così da un equilibrio tra continuità e rinnovamento. Da una parte alcuni volti storici della politica cittadina lasciano l’aula; dall’altra emergono nuovi consiglieri chiamati per la prima volta a confrontarsi con il funzionamento delle istituzioni, delle commissioni consiliari e con le responsabilità amministrative che accompagneranno il futuro della città nei prossimi anni.

Afragola – Si dimette il direttore dell’Azienda speciale Umberto Setola

Afragola – La storia è iniziata qui.

Le dimissioni di Umberto Setola dalla direzione dell’azienda consortile ACCC19, con decorrenza dal primo luglio, erano tutt’altro che inattese. Da settimane, infatti, negli ambienti politici e amministrativi cittadini si rincorrevano voci sempre più insistenti circa un passo indietro ormai considerato imminente.

Ed è proprio questo il punto politico della vicenda.

Perché, mentre durante la campagna elettorale venivano contestati articoli, ricostruzioni di un sistema e persino l’eccellente lavoro del giornalista Marco Di Caterino del Il Mattino, al quale veniva chiesto in maniera imbarazzante la rettifica di un articolo, i bene informati raccontavano contemporaneamente di forti pressioni affinché quelle dimissioni non arrivassero prima del voto.

Il motivo sarebbe stato legato soprattutto al quadro politico e amministrativo che fino a quel momento avrebbe garantito il sistema nella gestione dell’azienda consortile e dell’ente. Dimissioni pre voto avrebbero influito negativamente su una parte politica, anche se questa valutazione è essa stessa inquietante. Perché sentirsi danneggiati di fronte alle dimissioni, tra l’altro senza motivazione, di un azienda consortile?

Con il risultato elettorale, infatti, quel sistema politico-amministrativo sarebbe quindi venuto meno, determinando inevitabilmente anche la fine di quelle che molti consideravano vere e proprie “coperture” politiche e tecnico amministrative rispetto alle procedure adottate negli ultimi anni.

Procedure che, a questo punto, non sarebbero state più sottoposte soltanto all’attenzione della magistratura, ma anche alle verifiche e alle valutazioni della nuova classe politico-amministrativa destinata a subentrare proprio in virtù dell’esito delle elezioni.

Ed è in questo contesto che le dimissioni assumono un significato diverso: non la semplice conclusione della campagna elettorale o l’abbassamento dei toni dello scontro politico, ma piuttosto la presa d’atto di un mutato scenario istituzionale e della necessità, per chi aveva gestito fino ad oggi determinati equilibri, di tutelare i propri interessi in una fase completamente nuova.

Anche perché, già nei mesi scorsi, aveva fatto discutere la scelta di Setola di apparire vicino alle indicazioni di una precisa area politica, circostanza che in molti avevano ritenuto quantomeno inopportuna per il ruolo ricoperto. A gamba tesa era infatti scesa nella questione giudiziaria la candidata Iroso, intervistata dall’amministratrice della società che aveva avuto in gestione la comunicazione dell’azienda speciale.

Ora però il tema non può più essere aggirato. Capire le dinamiche concorsuali delle nuove assunzioni e verificare, oltre al possedimento dei titoli, chi abbia realmente avuto accesso ai percorsi privilegiati all’interno dell’ente, significa ricostruire gli ingranaggi del sistema e smontarlo vite per vite, bullone per bullone e chiodo per chiodo. Un lavoro che richiederà trasparenza, coraggio amministrativo e soprattutto la volontà politica di andare fino in fondo senza fermarsi alle apparenze o alle versioni di comodo.

La nuova amministrazione dovrà non solo prendere atto delle dimissioni ma anche di quelle che per qualche candidato inevitabilmente non potranno più essere archiviate come semplici insinuazioni senza fondamento. Le dimissioni, infatti, non solleveranno né la magistratura dall’accertare eventuali profili di rilevanza penale, né l’ente stesso dall’avviare una rigorosa procedura interna di verifica sulla legittimità degli atti prodotti e delle dichiarazioni rese sia nella fase di selezione e costruzione dei curricula, sia nelle successive valutazioni tecniche e amministrative svolte nell’ambito delle procedure concorsuali.

Sarà necessario verificare eventuali profili di nullità o illegittimità degli atti derivanti dalle procedure adottate, comprese quelle relative ai rapporti contrattuali e agli affidamenti assunti in nome e per conto dell’ente, anche al fine di prevenire possibili contenziosi o richieste risarcitorie da parte di aziende e soggetti che hanno intrattenuto rapporti con l’ACCC19. Un’attenzione particolare dovrà inevitabilmente riguardare gli affidamenti diretti, anche di importo contenuto, soprattutto quelli legati ai servizi di comunicazione, promozione e gestione delle attività connesse ai fondi assicurativi e agli incarichi fiduciari assegnati negli ultimi anni.

Per non parlare anche delle sedicenti agenzie di comunicazione, verificarne requisiti, finalità e scopi contrattuali, che hanno dimostrato in modo inequivocabile di essere pronte ad immolarsi per “onorare clausure contrattuali”. A questo punto la domanda dovrebbe essere: chi oggi si assumerà la responsabilità politica e amministrativa di fare piena chiarezza su quanto accaduto negli ultimi anni all’interno dell’azienda consortile e sui rapporti che ne hanno accompagnato la gestione?

Elezioni comunali – Il “partito delle vittorie altrui”: il flop di Martusciello trascina anche Tajani.

Dopo il deludente risultato di Forza Italia alle amministrative in Campania, arriva anche una clamorosa operazione di appropriazione politica che rischia di trasformarsi nell’ennesima figuraccia per il coordinatore regionale Fulvio Martusciello e, questa volta, persino per il vicepremier Antonio Tajani.

Nelle ore successive al voto, infatti, dai vertici azzurri sono arrivate dichiarazioni trionfalistiche sui risultati ottenuti nei comuni al voto, con Forza Italia pronta ad intestarsi le vittorie di Trentola Ducenta e Terzigno. Peccato però che la realtà politica racconti tutt’altro.

A Trentola Ducenta il neo sindaco Michele Apicella ha costruito una coalizione totalmente civica, senza alcuna lista riconducibile a Forza Italia. Nessun simbolo azzurro, nessuna presenza ufficiale del partito, nessun radicamento politico che possa giustificare l’esultanza dei vertici regionali. Una vittoria nata lontano dalle logiche dei partiti tradizionali e costruita esclusivamente sul territorio.

Situazione praticamente identica a Terzigno, dove il neo sindaco Salvatore Carillo ha ottenuto un’affermazione netta e schiacciante grazie ad un progetto civico di centrodestra che ha saputo intercettare consenso popolare senza il peso dei partiti. Anche qui, Forza Italia ha inciso poco o nulla. Anzi, la vittoria è arrivata proprio in un contesto dove la dimensione civica ha prevalso sulle appartenenze di partito.

Eppure, da Roma e dalla Campania, qualcuno ha provato ugualmente a mettere il cappello su risultati che non appartengono agli azzurri. Una dinamica che ormai sembra diventata il marchio di fabbrica di Martusciello: rivendicare successi dove Forza Italia non esiste o conta marginalmente.

Il precedente di Lacco Ameno, d’altronde, è ancora freschissimo. Comune annunciato con enfasi come “vittoria di Forza Italia” dal coordinatore regionale azzurro, salvo poi essere clamorosamente smentito pochi minuti dopo dal neo sindaco Domenico De Siano, che ha immediatamente preso le distanze da ricostruzioni partitiche forzate.

Un cortocircuito politico e comunicativo che certifica la difficoltà di Forza Italia in Campania: il partito non riesce più ad essere competitivo con il proprio simbolo e tenta di sopravvivere appropriandosi delle vittorie civiche altrui.

Il problema, però, è che questa strategia rischia adesso di coinvolgere anche Tajani, indotto probabilmente da informazioni parziali o troppo “ottimistiche” provenienti dai vertici regionali campani. E così, nel tentativo di salvare la faccia dopo settimane difficili, Forza Italia finisce per collezionare un’altra brutta figura pubblica.

Più che una prova di forza, quella andata in scena appare come la fotografia di un partito che in Campania fatica a trovare identità, candidati e consenso reale. E quando il simbolo non porta voti, resta solo la corsa ad intestarsi quelli degli altri.

Afragola – Gennaro Giustino vince. La città dice no al “sistema”

Afragola – Il giorno dopo lo spoglio elettorale che ha consegnato la vittoria a Gennaro Giustino, qualcuno ha parlato di festa.

Ma una città non ha nulla da festeggiare quando le prime parole del nuovo sindaco riguardano la necessità di mettere immediatamente mano alla macchina comunale, riorganizzarla, ripulirla, ricostruirne credibilità e autonomia.

Ed è proprio questo il punto politico centrale di queste elezioni.

Ad Afragola non si è consumata una normale alternanza amministrativa. Non c’erano semplicemente destra contro sinistra, rossi contro neri, buoni contro cattivi. C’era una città davanti a un sistema.

Un sistema di potere che negli anni ha messo radici dentro l’attività amministrativa del Comune, insinuando tentacoli ovunque, trasformando la macchina pubblica in uno strumento spesso percepito come funzionale più alla conservazione della rendita del sistema che all’interesse collettivo.

Una cappa politica, amministrativa e relazionale che molti cittadini ritengono abbia trascinato la città dentro alcune delle pagine peggiori della sua storia recente: PNRR, Concorsopoli, polemiche sui concorsi, nepotismo amministrativo, gestione opaca del potere e perfino scandalo verso chi chiedeva semplicemente trasparenza.

Perché ad Afragola si è arrivati al punto che chiedere chiarezza sugli appalti o sui concorsi pubblici veniva percepito quasi come un atto ostile.

E questa volta qualcosa si è rotto.

Non hanno funzionato i riferimenti politici esterni. Non hanno funzionato le filiere istituzionali, i sottosegretari, i parlamentari, i richiami governativi utilizzati per tentare di blindare un sistema ormai percepito da molti cittadini come autoreferenziale.

Ma soprattutto si è rotto il controllo della narrazione.

La comunicazione politica costruita attorno a quella candidatura non solo non ha convinto, ma in diversi momenti è stata perfino derisa pubblicamente. Gli improvvisati comunicatori dell’ultima ora, chiamati a difendere e raccontare una candidatura espressione di quel circuito politico-amministrativo, hanno finito per diventare essi stessi simbolo della distanza tra il racconto costruito e la realtà percepita dalla città.

E quando una città smette di credere alla narrazione, succede qualcosa di pericoloso per ogni sistema di potere: il voto diventa libero.

Quando il voto non è più controllabile, quando diventa partecipazione di massa, la città reagisce con la sua anima. E quell’anima si chiama consapevolezza.

Per questo il dato politico più importante non è soltanto la vittoria di Gennaro Giustino. Il dato politico vero è il rigetto di un modello.

Perfino il voto di preferenza, in alcuni casi, ha lanciato segnali chiarissimi: figure considerate secondarie sono state preferite ai riferimenti più diretti e più organici al sistema. Come se, simbolicamente, la città avesse scelto la damigella invece della principessa.

A Gennaro Giustino spetta adesso un compito difficilissimo: restituire alla città una macchina amministrativa credibile, autonoma e trasparente. Perché una buona amministrazione non deve soltanto apparire onesta. Deve esserlo davvero.

E mentre i procedimenti ancora aperti attendono il loro epilogo, restano anche interrogativi inevitabili sul destino politico e amministrativo di chi quella candidatura l’ha incarnata.

Noi continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: vigilare, raccontare, chiedere trasparenza.

Perché il punto finale di questa vicenda è uno solo.

Non ha vinto soltanto Gennaro Giustino.
Non ha vinto il campo largo.
Non ha vinto la sinistra.

Ha vinto la coscienza civile.

Ha vinto Afragola.

Lacco Ameno – La smentita che imbarazza Martusciello: il neo sindaco prende le distanze da Forza Italia

Lacco Ameno- Doveva essere una delle bandierine politiche da esibire all’indomani del voto amministrativo sulle isole campane. E invece, nel giro di poche ore, quella che Fulvio Martusciello aveva presentato come una “grande vittoria di Forza Italia” si è trasformata in un clamoroso caso politico.

Nel comunicato diffuso il 25 maggio, il segretario regionale degli azzurri aveva rivendicato con entusiasmo il risultato di Lacco Ameno e Procida, parlando apertamente di “forte presenza di Forza Italia sulle isole” e sostenendo che il partito avesse “messo la faccia” attraverso i propri dirigenti e la propria classe dirigente sul territorio. Un messaggio chiaro: trasformare il voto locale in una vittoria politica del partito e della sua leadership regionale.

Ma a raffreddare immediatamente i toni ci ha pensato il neo sindaco di Lacco Ameno, Domenico De Siano, che con una nota durissima nei contenuti ha di fatto smentito la narrazione costruita da Martusciello.

De Siano ha precisato senza lasciare spazio a interpretazioni che “l’esito elettorale non può essere ricondotto o peggio appartenere all’affermazione di una forza politica strutturata o di un partito”, rivendicando invece la natura “esclusivamente civica” della lista “Sempre per Lacco”. Parole che suonano come una presa di distanza netta dal tentativo di intestarsi politicamente il risultato elettorale.

Il neo sindaco ha inoltre sottolineato che “ogni lettura che tende a ricondurre tale risultato a logiche di appartenenza politica tradizionale è sbagliata”, ribadendo che la vittoria nasce da un progetto territoriale, autonomo e costruito sui bisogni della comunità locale.

Una replica che, politicamente, rappresenta una vera e propria doccia fredda per il coordinatore regionale di Forza Italia. Perché non si tratta soltanto di una precisazione formale: è la smentita pubblica di una operazione di appropriazione politica tentata poche ore dopo il voto.

L’episodio evidenzia ancora una volta il rischio, sempre più frequente nei territori, di voler trasformare automaticamente ogni esperienza civica vincente in un successo di partito. Ma a Lacco Ameno il messaggio arrivato dagli elettori — e ribadito dal sindaco appena eletto — appare inequivocabile: la vittoria appartiene alla comunità locale e non a sigle o leadership regionali.

E così, quello che nelle intenzioni di Martusciello doveva essere un trofeo politico da esibire, si è rapidamente trasformato in un caso imbarazzante, con una smentita arrivata direttamente dal protagonista della vittoria elettorale.